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Selene Coccato - Incipit

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"Fu sempre un treno a separarli"
L'Autore Firenze Libri
144 pagine, € 12,10
Capitolo I
Montana 1905
Sarah nacque a Billings in primavera, tra il profumo dei fiori
appena sbocciati e tra i colori di una natura che tornava a vivere. Sua madre
e suo padre l'amarono dal momento in cui aprì per la prima volta
i suoi grandi occhi verdi e i primi anni di vita trascorsero per lei tra la pace
e la tranquillità di una casa abitata da una famiglia felice e serena,
finché Melody, la madre di Sarah s'ammalò e in poche settimane
si spense lacerata dalla polmonite. Sarah aveva solo due anni e da allora suo
padre divenne la sua unica famiglia.
Thomas Wilson era un uomo mite, dalle umili origini, che, grazie alla propria
caparbietà riuscì a creare un impero. Le terre più belle
del Montana divennero di sua proprietà ed egli fu in grado di amministrarle
con maestria; benché caratterialmente poco incline a comandare, seppe essere
padrone dei propri terreni e dei lavoranti pur conservando l'umiltà
di un uomo appartenente al popolo, un uomo nato e cresciuto contadino, tra le
terre di un altro padrone, agli ordini di persone spesso senza scrupoli, incuranti
delle necessità di coloro che lavorando la terra, la rendevano ricca.
Mr Wilson, dopo la morte della moglie, visse il resto della propria vita dedicandosi
unicamente alla figlia Sarah, la piccola pargoletta dai boccoli biondi che, dall'età
di due anni, divenne la sua unica ragione di vita. Nel crescerla fu aiutato da
Molly, la donna che l'allevò diventandone balia e governante. Molly
aveva un figlio: Arthur, di soli 2 anni più grande di Sarah. Arthur era
nato dalla relazione della donna con il padrone della casa in cui aveva lavorato
prima di essere accolta dai Wilson; un uomo gretto che, venuto a conoscenza dello
stato della giovane amante, la licenziò e cacciò di casa costringendola,
nei primi mesi di gravidanza, a vagabondare tra una terra e l'altra: nessuno
aveva intenzione di assumere una donna incinta. Arthur nacque e visse i primi
anni della sua vita in un convento di suore, le uniche ad ospitare la giovane
madre. I suoi primi anni non trascorsero serenamente quanto quelli di Sarah e
solo dopo che fu, con la madre, accolto dal signor Wilson, incontrò un
po' di serenità.
Molly non poté mai completamente dimenticare l'uomo che prima l'aveva
sedotta e poi Abbandonata e un alone di tristezza la caratterizzò per il
resto della vita. A causa della triste esperienza passata, Molly divenne molto
rigorosa nel rispettare le distanze che, a suo pare, dovevano esistere tra il
"padrone" e il "servo", perciò, benché divenne
l'unica amministratrice della casa, la sola persona di cui Mr Wilson si
fidava ciecamente, mai abusò del suo potere, né diede particolare
confidenza ai padroni di casa e, tantomeno, volle che il figlio acquisisse tali
confidenze. Ma Arthur crebbe, giorno dopo giorno, accanto a Sarah, e con lei si
comportò come con una comune compagna di giochi, una sorella minore, dimenticando
e abolendo quelle "distanze" che sua madre voleva imporgli.
Modalità di acquisto: sul sito www.libreriauniversitaria.it
o in libreria.
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"J- Gli anni bui"
Edizioni Universum
44 pagine, € 10,00
Amava Jo con tutte se stesso, eppure doveva vivere lontano da
lei.
Jolly aveva deciso di restare accanto a Sharon e non poteva più tornare
indietro.
La sera in cui avrebbe dovuto raccontare a Sharon di Jo, era un'afosa serata
estiva e l'aria era irrespirabile. Più nulla poteva separarlo da
Jo, finalmente la donna aveva ceduto e si era resa conto che le loro anime si
appartenevano, che i loro cuori non potevano essere divisi e che l'uno poteva
esistere solo accanto all'altra. La vita li aveva spesso divisi e Jolly
imputava a se stesso, alla propria stupidità, alla propria immaturità,
la colpa per aver allontanato Jo da sé; ma adesso era diverso, entrambi
erano differenti, perché più consapevoli del legame che li univa:
Sharon era l'ultimo ostacolo e Jolly era certo che la donna avrebbe capito.
Quella sera, però, andò tutto storto. Il sogno che da tempo Jolly
inseguiva e che credeva ormai di avere raggiunto, gli scivolò tra le mani
e rimase solo l'amaro in bocca e nel cuore.
Sharon lo precedette: "Devo parlarti" disse a Jolly quella sera ed
egli pensò che la donna avesse intuito ciò che egli provava per
Jo, ma non era così. "Non dobbiamo vederci più" Jolly
non riuscì a comprendere se Sharon avesse scoperto tutto, oppure se la
donna aveva deciso di troncare il loro rapporto per un altro, apparentemente oscuro,
motivo.
Jolly rimase senza parole. Sharon lo guardava con i suoi grandi occhi grigi, occhi
che imploravano il suo aiuto, ma perché gli chiedevano aiuto?
"Io...Io credo di non aver capito..." Jolly era confuso e
uno strano presentimento s'impadronì di lui...Qualcosa stava
per accadere... Sharon scoppiò in lacrime: "Sono malata"
disse singhiozzando "Ho il cancro".
Il mondò crollò e Jolly rimase seppellito sotto le sue macerie.
Jolly non disse nulla, abbracciò Sharon finché si calmò.
"Non voglio costringerti a rimanere con me; dovrò affrontare un periodo
molto difficile, il peggiore della mia vita. Sono condannata, non c'è
più niente da fare, il dottore dice che qualsiasi cura sarebbe inutile,
perché sono troppo debole. Da mesi dovevo fare una visita, ma avevo paura.
Nella mia famiglia ci sono stati altri due casi di tumore al cervello ed io temevo
di essere affetta dallo stesso male. Ed avevo ragione. Ricordo mia zia, la sua
lotta, le crisi dopo la chemioterapia, il suo volto sofferente, il suo sguardo
triste; benché le avessero diagnosticato il cancro in tempo, non è
stata in grado di sconfiggerlo ed io seguirò il suo stesso destino. Non
ho paura; voglio affrontare ogni ostacolo con coraggio, come fece mia zia Lenny,
ma non pretendo che tu mi stia accanto, perciò, ti prego, vai via...Dimenticami!".
Jolly si stupì di una tale forza d'animo. Sharon sarebbe morta presto,
ma aveva deciso di non arrendersi e di guardare con coraggio la morte in faccia.
Come poteva abbandonarla? Sarebbe stato un vile se, per soddisfare il proprio
ego, l'avesse lasciata nel momento in cui aveva più bisogno di lui,
ma Jolly non poteva pretendere che Jo aspettasse con lui la fine.
"Non posso sperare nella morte di qualcuno per essere felice" disse
Jo quando Jolly le raccontò di Sharon e del suo male.
Jo decise di partire e Jolly assecondò la sua scelta, benché con
lei partì anche una parte del suo cuore, la parte che sarà sempre
legata a lei, al Suo amore, alla sua unica ragione di vita. Jolly scelse Sahron,
perché la donna aveva più bisogno di lui, ma con Jo se ne andò
anche la sua gioia di vivere.
Inizialmente Sharon non volle accettare la vicinanza di Jolly: "Non voglio
condannarti a starmi accanto" gli ripeteva. "Io voglio vivere con
te ogni giorno che ci resta e non è una condanna, ma una scelta che ho
compiuto perché ti amo". Era vero, Jolly amava Sharon; non era l'amore
folle e passionale che provava da sempre per Jo, bensì un amore dolce e
sincero. Jolly non fingeva, voleva realmente condividere con Sharon ogni istante
che la vita gli aveva ancora riservato.
Era trascorso quasi un mese da quando Sharon aveva appreso della sua malattia
da quando Jo era partita; era settembre, l'aria era frizzante e gli odori
dell'autunno si mischiavano nell'imbrunire della sera. La campagna
era silenziosa, Jolly e Sharon, in terrazza, osservavano i colori del cielo. "Vorrei
essere il cielo" disse Sharon, poi prese la mano di Jolly e la posò
sul suo volto; l'uomo l'accarezzò dolcemente, l'avvicinò
a sé baciandola sulle labbra. "Vorrei essere infinita ed immortale,
come il cielo. Vedere il giorno e la notte, il buono e il cattivo tempo, affrontare
l'ira della tempesta ed il calore di una giornata di sole, vorrei essere
in grado di attraversare i giorni, le stagioni, i secoli e rimanere sempre la
stessa, come il cielo" una lacrima rigò il suo volto "Vorrei
essere forte" la voce le si spezzò "Invece sono debole; il
mio spirito è pieno di vita, ma il mio corpo sta morendo...La mia vita
si sta spegnendo ed io..." Sharon pianse a lungo tra le braccia di Jolly.
Erano poche le volte in cui Sharon si lasciava sopraffare dallo paura e dal dolore;
spesso si dimostrava molto più forte dello stesso Jolly.
Dopo Jo, il giovane avrebbe perso anche Sharon e l'idea della solitudine
lo tormentava.
Sharon venne ricoverata a fine gennaio, ma decise di trascorrere le sue ultime
settimane a casa, accanto a Jolly, perciò la dimisero.
La vita stava abbandonando il corpo di Sharon, ma il suo sguardo era ancora acceso.
"Grazie Jolly" gli disse una sera "Sai, non avrò paura
di morire se tu mi sarai accanto" "Io sarò sempre con te, non
dovrai temere ciò che verrà, perché, ovunque andrai, anche
se non fisicamente, io sarò lì con te". Sharon gli sorrise,
poi s'addormentò.
Il giorno successivo la donna chiese a Jolly di accompagnarla in terrazza. Era
molto debole, Jolly la prese in braccio e, insieme, si sedettero sulla poltrona,
al tepore del sole di un pomeriggio di fine inverno. "E' arrivato
il momento, dobbiamo salutarci" Sharon era sicura : la fine era ormai vicina.
Jolly la strinse a sé ed ella appoggiò il capo sulla sua spalla;
insieme osservarono il cielo. "Io so di Jo" Jolly non disse nulla
"So cosa provi per lei e ti ringrazio d'essermi stato accanto, perché,
senza di te, non sarei riuscita ad affrontare la mia malattia con la stessa serenità."
Sharon parlava molto lentamente. "Non è destino che io e Jo stiamo
insieme, il fato ha voluto che rimanessi accanto a te e ne sono felice, perché
da te ho imparato molto; ho appreso il vero significato della vita e il suo valore
inestimabile, con te ho trascorso attimi unici ed indimenticabili" L'uomo
pianse silenziosamente. "Jolly...Tu sei il mio cielo." Sharon
chiuse gli occhi e il suo respiro si fece sempre più debole, poi, anche
lei lo lasciò.
Modalità di acquisto: in libreria.
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"J- Ritorno a casa"
Ennepilibri
106 pagine, 13 €
Cheyenne, maggio 1996
Sono tornata. Sono di nuovo a casa.
Sono passati cinque anni dalla mia partenza eppure tutto è rimasto come
allora, come quell'ultima notte che ho trascorso qua.
Ho meditato a lungo prima di prendere la decisione di ritornare ed ora eccomi
qui, al punto di partenza.
Cinque anni fa', quando me ne andai, credetti di fare una giusta scelta,
ma nel corso del tempo mi sono resa conto di aver scelto solo la via più
semplice, la meno dolorosa: la fuga. Fuggire in ogni situazione in cui sono stati
messi in gioco i miei sentimenti, è sempre stato semplice per me.
Il futuro è, ancora una volta, un'incognita.
Voglio ricominciare da capo, riprendere in mano le sorti della vita che ho abbandonato
cinque anni fa'. Non sarà facile, perché gli anni trascorsi
potrebbero aver cambiato il presente ed ora potrei non trovare più ciò
che ho lasciato, e non mi riferisco solo a Jolly; sono cosciente del fatto che,
probabilmente, si sarà rifatto una vita insieme ad un'altra persona
e non gliene faccio una colpa. Desidero realizzare i miei sogni, quelli professionali,
quelli di una donna adulta capace di dimostrare a se stessa e agli altri di valere,
di essere in grado di continuare da dove aveva interrotto, quando tutti si aspettavano
da me una carriera brillante, che io ho scelto di abbandonare per allontanarmi
da una realtà che avrebbe continuato a farmi soffrire; ero giovane e la
mia vita era già stata abbastanza dolorosa...
Questa è l'ultima pagina dei miei "appunti di viaggio".
Ricomincerò a scrivere la storia della mia vita non più su carta,
ma scolpendola nel presente della mia realtà.
JO
CON IL 15 MAGGIO 1996 JO BUTTMAN CONCLUSE IL SUO DIARIO.
DA ALTRE FONTI SAPPIAMO CHE CIO' CHE ACCADDE IN SEGUITO, E' QUANTO
QUI NARRATO.
Modalità di acquisto: in libreria, sul
sito www.ennepilibri.it
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