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Raffaele Del Re - Incipit

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Guardiani del Gigante

Uni-Service

ca. 240 pagine, € 16,00

 

Il primo ominide non aveva ancora lanciato il suo primo urlo in qualche savana dell’Africa, quando la civiltà di Maillazz raggiunse la sua massima fioritura. Poi d’improvviso scomparve, e ancor oggi non è ben chiaro perché.

Milioni di anni sono trascorsi da allora. Intere montagne si sono sbriciolate e altre sono emerse dal mare. Vulcani sono nati dal nulla e dopo aver devastato immense regioni hanno avuto il tempo d’addormentarsi. Sterminati ghiacciai, mari, oceani, lunghissimi fiumi si sono più volte estesi e ritratti.

Quando gli esploratori terrestri calpestarono le aride sabbie di Maillazz, nulla indicava ai loro occhi che dove posavano i piedi sorgessero un tempo illustri metropoli. La sabbia arancione, fina e compatta, si stendeva senza dune fino alle rive di mari desolati.

Ma poi (...omissis...)

(…) In uno (un testo di geografia o una favola per bimbi? come capirlo?), si parlava d’un monte straordinario, che trenta milioni d’anni fa aveva impressionato i Maillazziti. Un monte altissimo, addossato a un oceano tropicale e incappucciato perennemente di nubi. Una vetta già allora inviolata, che richiamava prepotentemente curiosi e coraggiosi.

Lo chiamavano Jan Dlîra – il Gigante di Pietra. A dar retta a loro, folletti popolavano il mare che ne bagnava i piedi e guardiani alati vigilavano sui fianchi scoscesi.

È a questo monte che è dedicata la storia che ora racconteremo.

La Ragazza dai Capelli Celesti

Il Filo

250 pagine, € 19,50

 

A vederla dal traghetto, l'isola di K* è come tutte le altre. Ne ho viste una dozzina, forse più, lungo la rotta dal Pireo a E*, a destra e a sinistra della nave. Alcune sono grandi, altre piccole, alcune alte e scoscese, altre basse e lievemente ondulate, alcune popolose, altre totalmente disabitate, alcune appena vestite di prati d’erba grama, altre fittamente coperte da basse pinete pettinate dal vento.

Ma alla fin fine s'assomigliano tutte, ombre irregolari nel mare splendido, con le loro accolte di scogli e di rupi, di case bianche e di spiagge solitarie.

La prima che abbiamo costeggiato è stata per me oggetto di uno studio attento, i miei occhi hanno fotografato con attenzione i saliscendi delle falesie candide, i tetti piatti, il rompersi spumeggiante delle onde contro gli scogli, subito placate sui ciottoli della riva.

Mi sono fermato a lungo a osservare anche la seconda, un po' meno la terza, ancor meno la quarta; la quinta e la sesta hanno meritato appena un'occhiata, e altre forse sono passate del tutto inosservate, mentre mi beavo a guardare i gabbiani, le onde, le barche a vela, o magari un elefantiaco cargo che ci incrociava maestosamente.

E dopo tante isole, che ha di diverso K*, solitaria sulla nostra sinistra? 

L'Arcipelago dei Basilosauri

Uni Service

200 pagine, € 16,50

 

Per tutta la notte, il piccolo gommone arancione aveva sostenuto egregiamente le onde del mare aperto. Beccheggiava e rollava, ma filava dritto e regolare. Aveva un buon motore fuoribordo, silenzioso e potente, un quadro comandi piccolo ed efficiente, facile da governare, un timone che si poteva bloccare in qualunque posizione desiderata.

Il fondo di plastica rigonfia su cui m'ero sdraiato, scansando il sedile girevole, era comodo e accogliente. M'ero persino arrischiato a dormire un poco, lasciando il timone bloccato e il motore acceso e non presidiato. Pochi minuti ogni volta, un sonno frammentario e agitato, che non era bastato. Meglio che niente, comunque.

Adesso la notte stava finendo, una luce perlacea inondava la fascia più bassa del cielo, il mare andava trascolorando dal nero all'azzurro. Nell'oscurità non più totale prendevano forma tutt'intorno a me sagome nere, irte e dentate - le cime montuose delle molte isole di un arcipelago a me ignoto.


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