Se il Tevere è biondo, la Dora è rossa e ha pure le mèches...
Ananke - Torino
Brossura, 192 pagine 13x21, € 13
Quarta di copertina
Ispirandosi ai paradossi della vita d'ufficio, caricaturando i molti vizi e le poche virtù dei colleghi che ne condividono la quotidianità, l'autore ambienta quattro paradossali storie rosa-noir in un ipotetico ufficio pubblico, nel quale gossip, maldestri tentativi di arrampicate sociali ed improbabili delitti si intrecciano in un tutt'uno di piacevolissima lettura.
Recensioni
Sito della Provincia di Torino – 18/10/05: SULLA DORA NE SUCCEDONO DI TUTTI I COLORI
Luigi Schifitto ci traghetta in un ufficio pubblico, ambiente lavorativo solo apparentemente opaco e abitudinario all'interno del quale il noir e il rosa vanno a braccetto regalando il sorriso e creando situazioni a volte buffe, altre imbarazzanti.
Sullo sfondo, le dinamiche sociali e umane classiche: sotterfugi, arrampicate sociali, invidie e derisioni, che qui sono condite con humor.
Tutto ha inizio quando la società di consulenze per cui lavora il protagonista - l'autore non fa nulla per mascherare l'inevitabile accostamento con la società in cui egli stesso lavora - deve sottoporsi ad un controllo per ottenere la certificazione della qualità.
L'azienda si trova in Lungo Dora Liguria e l'ispettrice incaricata si interroga sul curioso nome di una via che non si trova affatto lungo il fiume.
Anche l'ispettrice non ha nulla a che fare con polvere e scartoffie.
L'autore, bravo giallista, ci diverte con storie paradossali e ci porta alla risoluzione di un delitto in una lettura molto piacevole. (Ambra Lazzari)
‘L Peilacan (periodico – nov dic 2005)
“A giudicare dalle bollicine e dal sapore, il cadavere più che in un lago di sangue sembra che sia immerso in una pozza di lambrusco, guardate, ci sono anche i cocci della bottiglia."
"Aspirò una terza boccata, un altro brivido gli percorse la schiena e fu allora che capì, che realizzò chiaramente; si bloccò, si guardò le mani, osservò attentamente la sigaretta che stringeva tra le dita alla maniera di Humphrey Bogart: le maniche della sua giacca si erano incredibilmente accorciate e lui… lui non aveva mai fumato!"
Una Torino a colori, grigio, rosso, mélange, traspare dalle pagine dell'opera prima di Luigi Schifitto E naturalmente giallo, il colore che identifica la letteratura del genere: ci si imbatte infatti, in quattro racconti che hanno la collocazione in un ufficio di consulenza ambientale, sede tutto a un tratto, di una serie di efferati delitti… Gli avvenimenti a dir poco insoliti mettono in risalto le personalità dei personaggi, Ruggero Goggi, detto Ruggi che s'improvvisa detective, Andrea Schillaci il laconico ingegnere, le colleghe Carla e Natalia, il vicepresidente Romagnoli ed altre figure in cui l'autore rivela una palese ispirazione al mondo dei suoi colleghi, tra tentativi di conquiste (sentimentali e professionali), un po' di ipocrisia, inevitabili invidie, difetti, pettegolezzi, gli ingredienti insomma di tutti gli uffici del mondo. Nuovo è il linguaggio usato, nonché la mescolanza di ironia e di trovate paradossali che accompagnano una lettura gradevole. L'autore, di origine siracusana, si è laureato a Torino e vive a Grugliasco, si è dedicato al mestiere di scrittore dopo aver seguito le orme di insegnante, tecnico petrolifero, consulente…
Graziella Cortese
La scuola è maestra di vita... ...o almeno, di sopravvivenza
Ananke - Torino
Brossura, 160 pagine 13x21, € 13,50
Quarta di copertina
Dopo il felice esordio con Se il Tevere è biondo, la Dora è rossa e ha pure le mèches…, Luigi Schifitto ritorna sul luogo del delitto con un’altra avventura del detective dilettante Ruggero Goggi.
Tra oggetti e persone che spariscono misteriosamente, complice una forma di pecorino sardo, ecco profilarsi una nuova storia ambientata a Torino (e non solo…) che vede coinvolta, oltre la famosa e famigerata Società di consulenza del dottor Romagnoli, una classe insegnante in grave crisi di identità.
Recensioni
Luna Nuova (maggio 2009)
Così come negli episodi raccontati nel precedente libro, il giallo è solo il pretesto per una benevola parodia del lavoro d’ufficio e soprattutto del mondo della scuola, per poter raccontare in maniera disincantata i vizi, le invidie, le gelosie, i pettegolezzi, che necessariamente sono destinati a nascere tutte le volte che un certo numero di persone, maggiore di due, si trova a lavorare sotto lo stesso tetto e con lo stesso fine, sia che si tratti degli uffici di una società di consulenza sia che si tratti delle aule di un istituto scolastico.
Vuole inoltre essere il pretesto per far riflettere in un modo diverso dal solito sul mondo della scuola e sul precariato, in questo particolare periodo così delicato in cui si cerca di imporre dall'alto una riforma che ha tutta l’aria di essere una “controriforma” che poco ha a che vedere con le reali esigenze del mondo della scuola. (Angela Malara)
Pagina.to.it
Serata letteraria al Marzanati organizzata dalla neonata associazione Trofarello Sport e Cultura. Lo scrittore Luigi Schifitto presenta domani sera, venerdì, alle 21 nel salone Nimbo del centro Marzanati di via Battisti 25, il suo secondo romanzo “La scuola è maestra di vita… o almeno, di sopravvivenza”. È l’occasione per raccontare la realtà scolastica di una gita, vista dalla parte di docenti precari che non rinunciano a instaurare rapporti umani con gli studenti.
Pagina dei libri
Appassionante, ben scritto e strutturato (il grande giallo accanto al piccolo giallo. L’autore mescola con sapienza e arguzia le miserie del quotidiano, attingendo a piene mani nel mondo stravagante della scuola, non rinunciando nemmeno al pistolotto finale (sante parole!). Esilarante la scena, disgustosa e grottesca, del sesso a base di pecorino sardo.
Paolo Bovino
Turin Tales – un caffè a Torino (Antologia)
Lineadaria Biella - 2009
€ 18
Fa parte dell’antologia il mio racconto: “Un incidente di percorso”
"Un amaro senso di giustizia"
WLM Editore - Bergamo
200 pagine - costo 14€
Otto settembre del 1993, Salvatore, un settantenne che vive in un paesino dell’Appennino molisano, si ritrova a leggere il giornale seduto al bar della piazza del suo paese. La sua attenzione è richiamata dal titolo di un articolo sul cinquantesimo anniversario dell’armistizio di Cassibile, con cui veniva sancita la fine delle ostilità tra l’Italia e le truppe alleate. L’uomo non può fare a meno di ripercorrere con la memoria quei giorni dell’estate del ’43, gli ultimi giorni da militare vissuti in un bunker sulla costa del litorale siracusano, la sua cattura insieme ai suoi commilitoni, la sua prigionia e la successiva fuga rocambolesca attraverso le campagne siciliane. Rivede i volti dei componenti della famiglia di contadini che prima lo ospitò, per qualche settimana, e poi fece di tutto per aiutarlo a lasciare l’isola e tornare, dopo una lunga marcia, al suo paese di origine. In quei cinquant’anni non era mai riuscito a far ritorno in Sicilia per sdebitarsi di tanta generosità, così come si era ripromesso il giorno in cui si era accomiatato da loro. Il ricordo di quei momenti lo convince così ad accettare l’invito al matrimonio di un suo nipote, che si sarebbe celebrato la settimana successiva in un paese della provincia di Siracusa: è l’occasione giusta per rimediare alla sua grave mancanza e poter saldare quello che per anni lui aveva considerato un debito d’onore.
In Sicilia riesce a rintracciare la donna, ormai più che ottantenne, che cinquant’anni prima insieme a suo marito non aveva esitato a privarsi dei suoi pochi risparmi per consentire a Salvatore di tornare a casa. Riesce anche a rintracciare Corrado, uno dei figli della coppia, che all’epoca dei fatti aveva otto anni e che adesso svolge l’attività di veterinario presso l’ASL di un paese vicino. Dopo essere rimasto per qualche giorno suo ospite, si reca al paese dove si sarebbe celebrato il matrimonio del nipote ed è lì che gli arriva una tragica notizia…
Recensioni
"Seguendo la fluida prosa di Schifitto si ha l'impressione che quella frase, quella sequenza non avrebbe potuto essere espressa, congegnata con più limpida necessità.
Il che è tipico dei veri narratori. Con uno stile piano e misurato, egli rassicura il lettore, lo gratifica dando voce ai suoi pensieri e alle sue deduzioni.
E quanta abilità anche in questa sua ultima prova "seria", nel condurre appassionatamente la vicenda drammatica attraverso montaggi alternati, flash-back e flash-forward, mescolando e insieme denunciando con ironia stereotipi, debolezze e luoghi comuni di un'Italia piccolo-borghese, operaia e contadina, che tuttavia sa dare prova di straordinaria umanità proprio quando il male, dopo essersi infiltrato nel tessuto sociale, si abbatte sui singoli. Ma la sua visione ragionata della nostra società cosiddetta civile, partendo dalle contraddizioni della guerra "giusta" contro il nazifascismo a fianco degli alleati fino a quelle della guerra assai più complessa e duratura contro le mafie, non conduce mai ad un cupo pessimismo, quanto piuttosto ad una superiore accettazione dell'uomo, seppur non priva di virile malinconia, laddove è proprio impossibile un sorriso" (Paolo Bovino)