Se il Tevere è biondo, la Dora è rossa e ha pure le mèches...
Ananke - Torino
Brossura, 192 pagine 13x21, € 13
“Ma dove sarà poi la Dora?” pensò la donna; “lungo Dora Liguria, uno crede che sia una strada lungo la Dora, certo che è proprio uno strano quartiere questo; tre quarti d’ora che giro qui intorno per trovare questa maledetta società di consulenze; ma come fa una persona normale a pensare che in questo casermone color giallino ci siano degli uffici; mi sa che questo lavoro si mette già male, speriamo bene!”
Per essere una ispettrice del Ministero anche lei non era tanto comune: capelli castano scuro, occhi verdi, fisico mozzafiato, tailleurino con minigonna bassoinguinale, camicetta tesa nell’inutile sforzo di contenere ciò che proprio non si riesce a contenere. Entrata nel cortile della vecchia fabbrica riadattata ai più svariati usi, trovò, stavolta al primo tentativo, l’ingresso della Società di consulenze, salì la doppia rampa di scale ed entrò. Alla sua sinistra un ufficio dalla porta chiusa che sembrava la reception o meglio la portineria, bussò ed entrò.
“Buon giorno signorina, io avevo un appuntamento con…”
“Buongiorno” la interruppe bruscamente Natalia “lei è quella della cancelleria, la mia collega la sta aspettando; spero che abbia un omaggio anche per me”.
L’ispettrice la guardò con aria offesa “veramente io avrei appuntamento col Dottor Ruta per la revisione dei documenti dei progetti comunitari svolti dalla vostra Società”.
Natalia si rese conto immediatamente di aver fatto una piccola gaffe.
“Mi scusi ma lei…lei è così diversa dai soliti ispettori che io non immaginavo…”.
“Non importa, non importa ma adesso non perdiamo altro tempo, vorrei iniziare il mio lavoro”.
Natalia si alzò, girò intorno alla scrivania e uscì dalla stanza.
“Venga con me, la accompagno; tra l’altro dovrò collaborare con lei, molti dei progetti li ho seguiti io; sapesse che casino per mettere a posto tutti i documenti, molti conti non tornavano, si erano perse delle fatture, spesso mancavano le firme dei partecipanti ai corsi di formazione …”
“Basta signorina, forse è meglio che non dica più niente, per il suo bene e per quello della Società ”.
Natalia fece accomodare la donna in sala riunioni, dove era già stata preparata tutta la documentazione e andò ad avvisare il presidente.
Il presidente era il dottor Ruta; chi lo conosceva da parecchio tempo giurava che nella sua vita avesse fatto sempre quel lavoro, fin dalle scuole elementari, dove aveva sempre rifiutato di farsi chiamare banalmente capoclasse e aveva ottenuto dalle maestre il titolo di presidente unico di tutti gli allievi del plesso scolastico. Ricopriva la presidenza di innumerevoli Società, enti, consorzi, associazioni benefiche, squadre di calcio e quant’altro. Ovunque c’era la necessità di ricoprire una carica presidenziale, lui era lì…
La scuola è maestra di vita... ...o almeno, di sopravvivenza
Ananke - Torino
Brossura, 160 pagine 13x21, € 13,50
I colloqui erano iniziati alle sedici e da quel momento il professor Costaganna non aveva smesso per un istante di parlare. Chi lo aveva detto che i genitori non vanno mai ai colloqui con i docenti dei loro figli? Quando il suo collega, il professor Di Gioia, aveva proposto in collegio docenti di fissare due date durante l’anno scolastico in cui ricevere i genitori degli allievi, a tutti era sembrata un’ottima idea. In questo modo si evitava di sprecare quell’ora a settimana nell’inutile attesa di veder comparire in sala insegnanti una parvenza di genitore interessato alle sorti del proprio figliolo e si concentravano i colloqui con i pochi genitori interessati in due soli giorni. Tra l’altro Di Gioia aveva più volte sottolineato che tanto non si sarebbe presentato quasi nessuno, al massimo tre genitori su dieci, e la formalità sarebbe stata sbrigata rapidamente.
In realtà le cose non erano proprio andate nel modo in cui le aveva ottimisticamente descritte Di Gioia; il povero Costaganna, docente di Fisica, insegnava in ben nove classi dell’Istituto, con un numero medio di allievi per classe oscillante tra i venticinque e i trenta. E così in tre ore e mezzo aveva sì parlato con poco più del trenta per cento dei genitori, ma, facendo un rapido calcolo, questo voleva dire che la prossima mamma che gli si stava facendo incontro era la novantesima della giornata. Aveva ormai terminato da un pezzo il suo repertorio di frasi fatte adatte ad ogni circostanza: “suo figlio ha enormi potenzialità, se solo si impegnasse un po’ di più…”, che tradotta in termini reali significava “suo figlio non fa un cacchio dalla mattina alla sera” oppure “purtroppo suo figlio ha delle spiccate propensioni artistiche e così studia malvolentieri Fisica e le altre materie tecnico-scientifiche, compromettendo suo malgrado il suo profitto”, da interpretare: “suo figlio non capisce una beneamata minchia, credo che se andasse a Chi l’ha visto per far ritrovare i suoi neuroni scappati chissà dove, il telefono della redazione rimarrebbe inesorabilmente muto”…
Turin Tales – un caffè a Torino (Antologia)
Lineadaria Biella - 2009
€ 18
Fa parte dell’antologia il mio racconto: “Un incidente di percorso”
Chissà cosa le avrebbe detto adesso suo padre. Probabilmente avrebbe sottolineato la situazione con uno dei suoi odiosissimi “te lo avevo detto”. In realtà suo padre i suoi dubbi su Claudio non avrebbe potuto esprimerli, visto che era mancato quando lei era solo una ragazzina. In ogni caso, e di questo era certa, molto difficilmente sarebbe stata ad ascoltare la sua opinione su quello che, venticinque anni prima, sarebbe diventato suo marito.
Marina accostò le tende della grande finestra che dava sul giardino e si avviò verso la porta della cantina. In venticinque anni di matrimonio quella doveva essere la seconda o terza volta che ci metteva piede. Lei e Claudio avevano i loro territori in casa e la cantina era riserva di suo marito. Lui ci custodiva le sue preziose bottiglie che sceglieva con gran cura andando in giro per Monferrato e Langhe. Lei lo accompagnava in quelle sue gite fuori porta; da sempre era affascinata dall’impareggiabile paesaggio offerto da quelle colline al tramonto, dall’atmosfera unica delle cantine scavate nella roccia, dai gusti inconfondibili dei piatti tipici di quelle zone e, da quando aveva sposato Claudio, dagli aromi e dalle trasparenze di quegli insuperabili nettari che da sempre quella terra regalava a chi la viveva con passione…
Un amaro senso di giustizia (Romanzo)
WLM Editore - Bergamo
200 pagine - costo 14 €
Basso Matese
8 settembre 1993
«Ite missa est» disse con le braccia rivolte verso l’assemblea il celebrante al termine della funzione. Don Paolo era un prete all’antica, e all’antica lo era in tutti i sensi.
A lui non interessava che la messa in latino fosse stata abolita. Era convinto che, nelle occasioni importanti, non ci fosse niente di più adatto del latino per sottolineare la solennità dell‟evento e, da quando era stato nominato parroco di Fossaceca, un paesino al confine tra Campania e Molise, aveva preso l‟abitudine di chiudere il rito delle messe solenni annunciando la fine della celebrazione con l’antica formula latina.
Gli uomini, in piedi in fondo alla chiesa, non si lasciarono ripetere l’invito due volte e ordinatamente infilarono il grande portone in legno, andando poi a radunarsi in capannelli ai quattro angoli del sagrato. Le donne invece si misero a sedere sulle panche e senza alcuna fretta, come se volessero prolungare la celebrazione, intonarono come tradizione Evviva Maria!, che ormai da decenni era diventata la “sigla” di chiusura della messa solenne dell’otto settembre. In quel giorno si commemorava il ritrovamento della statua della Madonna dei Boschi dentro una grotta, sulle montagne che uniscono la valle del Volturno all’altopiano del Matese.
Dopo le piogge dei giorni precedenti, che avevano fatto straripare il fiume in più punti, il tempo si era rimesso al bello e l’estate aveva deciso di regalare ancora qualche piacevole giornata per accomiatarsi nel migliore dei modi.
Angelina uscì dalla chiesa insieme alla cognata e a sua comare Marina. Dopo aver salutato don Paolo e avergli fatto i complimenti per la bella omelia, si avviò verso casa, ormai sicuramente satura dell’odore emanato dal sugo di maiale, che cuoceva da più di due ore a fuoco lentissimo in cucina.
L'uomo con lo zainetto (giallo/noir)
L’autobus della linea cinquantotto si fermò all’angolo di via Vespucci. Dalle porte centrali scese l’uomo che aveva prenotato la fermata. Osservò l’autobus ripartire e diede ancora una sbirciata al tuttocittà che aveva in mano, poi si guardò intorno alla ricerca della direzione giusta. Quando la ebbe individuata si levò lo zainetto dalle spalle, ci infilò dentro lo stradario e si incamminò verso l’obiettivo della sua ricerca. Era certamente curioso vedere un uomo sui cinquant’anni con uno zainetto da studente sulle spalle, ma a Torino, si sa, la gente è abituata a tutto, e nessuno sembrava accorgersi di quella singolare combinazione. L’uomo proseguì per via Vespucci in direzione di corso Lione. Arrivato all’altezza di via Pigafetta osservò la numerazione e si diresse sicuro verso il numero civico che si era appuntato col pennarello sul palmo della mano. Esaminò i nomi riportati sul citofono. Si sentì sollevato quando vide che la persona che lui cercava viveva proprio all’ultimo piano di quello stabile. E la fortuna non si fermava lì. Il portone era solo accostato, non gli restava che spingerlo, scivolare dentro l’androne e salire all’ultimo piano. Sfiorò appena il campanello della porta d’ingresso ma non ricevette alcuna risposta. Sembrava proprio che il professor Latorre non fosse ancora rientrato. L’uomo non si scompose, salì l’ultima rampa che portava alle soffitte, si sfilò lo zainetto e si accomodò sullo scalino della porta del sottotetto, in attesa dell’arrivo della persona che finalmente avrebbe potuto donargli la serenità che da troppo tempo aveva perso. Stranamente non si sentiva emozionato, al contrario si sentiva pervaso di una strana sensazione di appagamento. Si scosse dalla condizione di rilassamento in cui stava lentamente scivolando e rammentò a se stesso ancora una volta il motivo per cui si trovava in quel posto…