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Luigi Schifitto - Racconti e Poesie

Visto che mi vuoi lasciare

(dalla commedia “Lo chiameremo Rino”)

di Luigi Schifitto

 

Visto che mi vuoi lasciare, non ti trattengo più amore, ma dammi almeno un minuto per convincerti a restare…(Rino Gaetano)

Solo un minuto, Berta, e poi fai come ti pare. Lasciami almeno provare. Lo so benissimo che non è la prima volta che ci troviamo in questa situazione… Aspetta, non riattaccare. Cerca di ragionare. Perché diavolo hai deciso di lasciarmi di punto in bianco? Mi sembrava che tra noi andasse tutto finalmente bene. Cosa? Perché io continuo a trascurarti! Ma che dici? Ma se lavoro dodici ore al giorno e il poco tempo libero che mi rimane lo passo tutto con te! Sì… va bene, a parte la partita di calcetto del giovedì sera, ma cosa vuoi… è solo per fare un po’ di movimento. Certo… certo che tutti i lunedì sera vado al cinema con mio fratello, ma lo sai benissimo che è una tradizione di famiglia, lo facciamo da quando siamo ragazzini…Ma cosa c’entra adesso la Juve? E’ perfettamente vero che oltre al campionato ci sono pure le partite di coppa del mercoledì, ma lo sapevi benissimo anche tu. E poi non è certo colpa mia se la Juve è troppo forte e passa sempre il turno. Vatti lamentare con i calciatori, io cosa centro! Lo so… so benissimo che se potessi scegliere con chi lamentarti preferiresti farlo con Del Piero e il suo uccellino. E poi dici che sono io che guardo le altre donne…Ho detto guardo, non tocco… E quando le toccherei le altre donne secondo te? Al lavoro? Ma che c’entra adesso il lavoro! Che bella scoperta! Col lavoro che faccio è il minimo che mi può capitare! Faccio l’idraulico, certo che ogni tanto qualche cliente vuole farsi dare un’aggiustatina, ma fa parte del mio lavoro, rientra nei compiti dell’idraulico riparare ogni tipo di perdita. Certamente, anche quella temporanea del marito al lavoro. Ma non puoi essere gelosa per queste stupidaggini. Cosa vorresti che facessi? Rischiare di perdere la cliente dicendo che io sono felicemente fidanzato e che non tradirei la mia donna per nulla al mondo! Figurati. Lo sai quanti altri idraulici sono lì che aspettano come avvoltoi che io faccia un errore del genere per portarmi via la preda. Cosa vuoi? Che mandi al diavolo anni di sacrifici solo per la tua stupida gelosia? E già che sei gelosa, sempre con ‘sta storia dei miei tradimenti. Se proprio non ti fidi di me, allora vai a chiederlo ai miei amici se non è vero che ti amo. Sentissi che palle che mi fanno. Mi prendono sempre per il culo perché non faccio altro che parlare di te…Ah…glielo hai già chiesto? Sia a Mario che a Gino? Benissimo, e cosa ti hanno detto? Come sarebbe a dire niente…in che senso non avete più avuto modo di parlare? E allora che li hai incontrati a fare? Cosa? Stai mica scherzando? Sei stata a letto con tutti e due!? Ma…cosa vuoi che cambi se con Mario lo avete fatto in macchina e non a letto! Lo capisci o no che hai tradito la mia fiducia? Ma cosa c’entra? Cosa c’entra che ci eravamo lasciati due ore prima e quindi non si può parlare di corna a tutti gli effetti! Guarda che tu avevi parlato di una breve pausa di riflessione, perché volevi cercare di capire come fare per salvare il nostro rapporto, per non gettare alle ortiche tutti gli anni passati insieme, per non cancellare con un colpo di spugna i nostri bei ricordi. Guarda che queste sono parole tue. Ma che minchia di metodo è mai questo? Ti scopi i miei amici per trovare una soluzione alla nostra crisi! Va bene…va bene…mi calmo. In fondo hai ragione tu, io non sono di certo un santo e adesso pago le conseguenze dei miei comportamenti un po’ troppo allegri. Però tu lo sai benissimo quello che io provo per te, sai benissimo che ti amo e che le altre sono solo stupide avventure. Io te l’ho sempre detto che voglio vivere sempre con te, che voglio essere il padre dei figli che il futuro ci regalerà… Come sarebbe a dire il presente? Puoi mica ripetere quello che hai detto?  Cosa significa che se è solo per i figli non c’è alcun problema? Tu aspetti un bambino… ma è magnifico… o no! Ma scusa, tu non prendevi la pillola da un anno… Ah, capisco… Il mese scorso hai sbagliato e hai preso una pastiglia di dolce euchessina! Adesso ricordo... Ecco perché andavi al cesso ogni quarto d’ora. Scusa ma chi sarebbero questi Ogino e Knaus che sono così sicuri che il figlio è mio. Di che calcolo parli? Lo hai detto tu stessa poco fa che sei stata insieme a Mario e a Gino. Il figlio potrebbe benissimo essere anche il loro… Aspetta un attimo, ti chiedo scusa, non volevo dire quello che ho detto… Dovevo solo… pensarlo. Cazzarola, ha riattaccato. Minchia che razza di casino. Che idiota che sono stato! Come ho fatto a dubitare che il figlio sia mio, a dubitare della mia Berta. Sicuramente con quei due stronzi di Mario e Gino avrà usato il preservativo, se non altro perché non è prudente avere dei rapporti non protetti con degli sconosciuti… figli di puttana. Ma quando li vedo glieli do io quattro consigli da vero amico. Ma sicuro, il figlio è mio, non può essere di quelle due mezze seghe. Devo fare di tutto per rimediare a questo guaio. Berta mi aveva detto che sarebbe passata da casa mia per riprendersi tutta la sua roba. Corro subito a casa, al diavolo il sifone della signora De Angelis, che se lo faccia riparare da qualcun altro. Devo fare l’impossibile per convincerla a restare.


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