IGINIO CARVELLI è nato a Scandale (KR) il 29.3.38 dove risiede in via Borrelli 21. Sposato con Rosa Coriale è padre di 4 figli, Francesco Massimo –Giuseppina Amelia – Nicola Carmine – Enrico Arnaldo.
Giornalista – pubblicista
Protagonista in Calabria :
Per il sociale:
da giovane ha diretto i movimenti giovanili dell’azione cattolica della diocesi di Santa Severina;
impegnato attivamente nel sindacato , ha guidato la cisl del crotonese per oltre 12 anni nel periodo degli anni 80 quando il territorio subiva i processi della crisi industriale nel settore della chimica e della metallurgia. Successivamente è stato responsabile della Federazione pensionati della cisl a livello provinciale e regionale.
Nel 1995 fonda l’associazione di volontariato “San Paolo” che successivamente aderisce all’Antea( Associazione nazionale terza Età Attiva);
Nel 1974, di fronte al fenomeno dell’usura che colpiva in particolare le famiglie degli artigiani e dei contadini,lancia l’idea di una cassa rurale ed artigiana che con 150 soci fondatori verrà realizzata due anni dopo. Oggi Banca di Credito Cooperativo di Scandale con operatività su circa 15 comuni della provincia di Crotone è da tutti riconosciuta come un vero motore di sviluppo dell’economia locale e svolge un ruolo altamente sociale. Nel 1991 ne ha assunto la presidenza rimanendo in carica fino a Maggio 2010.
Svolge l’attività di volontariato come direttore della casa della carità di Scandale.
Per la Cultura:
nel 1974 fonda il periodico “Il Cammino” nel contesto delle iniziative culturali della Villa Condoleo . Casa della carità di Scanale.
è direttore di "KAIROS" rivista mensile di cultura attualità approfondimento.
Autore delle seguenti opere letterarie:
“Danuta” ediz.Lavoro Roma
“Rughe di pietra” ed. Rubbettino (per quest’opera ha ricevuto un premio di giornalismo letterario)
“Donna d’onore” Ed. Stango Roma
“Scende la sera” Ed. Rubbettino
"Uguali ma diversi" Ed:Rubettino
Profilo biografico di D. Restuccia Ed.Rubbettino
"Diario di un cane randagio" Falco editore
Nei suoi scritti è dominante il tema della legalità e della lotta alla mafia.
Di lui , così ha scritto l’Arcivescovo mons. Giuseppe Agostino : “ Conosco Iginio dal 1974, quando sono venuto Vescovo in questa terra provata e luminosa. Lo conoscevo come uomo d’impegno sociale ma la lettura di Rughe di pietra me lo hanno rivelato uomo ben radicato, scrittore dai forti sapori, cristiano dignitoso e serio, interprete appassionato di una cultura che se è “pietrosa” è da lui mostrata venata da lacrime che le donano un continuo humus di vita, ove appaiono germi di Risurrezione.”
Danuta
Edizioni Lavoro Roma
1990
Narra la storia di un sindacalista italiano in viaggio nella polonia di Jeruzelski che, attraverso Danuta , una figura enigmatica incontrata in modo avventuroso e di cui si innamora , viene a contatto con Solidamosc clandistina, con i suoi militanti, con le sue vicende. E sono proprio le vicende politiche che hanno favorito l’incontro a rendere possibile il realizzarsi di un vero rapporto tra i protagonisti. Il romanzo ruota attorno a personaggi che si sfiorano, che si toccano un istante per poi respingersi, è fatto di corpi che si attraggono senza mai incontrarsi sullo sfondo di una Varsavia che l’onnipresenza impalpabile del regime rende grigia e impenetrabile.
Rughe di pietra
Rubettino Editore
1995
premio medaglia d’oro – giornalismo letterario – XXXV edizione “Il pino d’oro”
Racconta piccole storie di Scandale, immagini di gente semplice e laboriosa, protagonista di un cammino di riscatto. A riguardo, scrive L’ArcivescovoGiuseppe Agostino: "Queste piccole storie sono rilevatrici di una vicenda tipica di un paese del crotonese. Ci sono ansie, amori, tensioni sociali, attese, delusioni, figure nobili, semplici; ci sono fatti e personeche hanno inciso nell’umanità dell’autore che rivede, risente, con commovente pathos, il silenzioso e dignitoso vivere della nostra gente di Calabria”. Per questo libro, l’autore ha ricevuto il Premio Il Pino d’oro - 1996 - Giornalismo letterario.
Donna d'onore
Stango Editore Roma
1999 - Romanzo
Una donna del nord vive in Calabria l’esperienza dell’impatto con la"ndrangheta" e riscopre il gusto della lotta che la vide in prima linea nei giorni caldi del ‘68. E’ una storia che pone l’eterna questione del sud in una visione di riscatto sociale da conquistare con la forza morale della gente, chiamata a rischiare sulla propria pelle senza nascondersi nell’attesa dell’intervento di uno Stato sempre più lontano e senza anima.
Scende la sera - Le prediche di don Renato
Rubettino Editore
2001
Un maestro e un discepolo con un lungo percorso di vita insieme. Il maestro è un prete di periferia, di campagna che varcando la soglia del 50° di sacerdozio avverte il bisogno sincero dell’anima di chiedere perdono al suo popolo - L’autore raccoglie il pensiero spirituale del suo parroco don Renato Cosentini: discorsi di ieri per i giovani di oggi.
Uguali ma diversi
Rubettino Editore
Sono dieci racconti per denunciare la giustizia negata,le vittime del sopruso, il degrado sociale e ambientale;
per esaltare la generosità del sapersi perdere per gli altri senza rinunciare al sogno di una società migliore;
per cantare l'amore nella sua purezza, l'amore che non spegne emozioni e sentimenti nell'uomo con l'avanzare dell'età lungo la strada della vita;
per affermare la pace come unica arma per vincere la logica della guerra.
Sogni diversi ma uguali, immagini di persone uguali ma diverse s'intrecciano o si sfiorano in metafore e ironie, in passionie tensioni nella fantasia sbrigliata che racconta attingendo a un vissuto sociale che ha forgiato la mente e il cuore dell'autore.
Il libro - prezzato 12 euro si può chiedere nelle librerie oppure tramite internet - www.rubbettino.it
CHICCHE
da
UGUALI MA DIVERSI
Introduzione
Arriva sempre un momento della vita in cui il cervello dell’uomo avverte lo straordinario bisogno di rilassarsi. Una spia si accende e segnala il limite oltre il quale la depressione incomincia a ferire il corpo e l’anima.
Ho incontrato persone molto vicine alla mia amicizia e ai miei affetti, oppresse da quella malinconia che spezza il respiro, toglie il sorriso e spinge al rifiuto d’ogni cosa. Prigioniere di un’ansia nascosta, di una debolezza mentale e di tanti sensi di colpa, vivevano in modo opprimente il buio della loro interiorità.
Non so se la paura sia penetrata anche nel mio inconscio. Un giorno, ho visto abbastanza vicina la linea di demarcazione tra la serenità e l’angoscia. Ho pensato a quelle persone e ho temuto il buio che stava invadendo la mia vita. Ho tentato allora di fuggire lontano con la mente e il cuore anche se la casa, il lavoro e l’ambiente rimanevano appiccicati alla mia quotidianità. Mi rifugiai nei ricordi, ma anche le circostanze liete, stimolando rimpianti e nostalgie, accrescevano l’angoscia e toglievano il respiro. Volsi lo sguardo ai libri che riempivano una mezza parete di casa mia.Ogni volume, in un baleno, mi raccontò una storia, una fatica, un sapere. Finanche il libro della grammatica latina di Zanone, invecchiato con i miei anni, mi suscitò una strana tenerezza.. Ricordai di avere letto da qualche parte che la malinconia si cura anche con i libri. Sorrisi su tanta banalità. Bisognava pure tentare qualcosa. Bisognava reagire. Decisi di rileggere “L’isola del tesoro” di Stevenson. La prima lettura risaliva agli anni della mia adolescenza. Feci una scoperta meravigliosa. Più davo spazio alla fantasia e più ritrovavo la freschezza della mia interiorità e la compagnia di quanti mi erano vicino. Qualcosa si rivoluzionava nel mio subconscio. Godere all’impatto con la fantasia era soltanto un’autosuggestione? Può darsi. Con la fantasia mi trovavo bene. Me la sono fatta amica, l’ho accarezzata, l’ho amata, l’ho scelta come segreta compagna dei miei giorni.
Come un cavallo allo stato brado, incominciai a correre sui prati dei ricordi e delle immagini di luoghi e persone, incontrando il fiume Neto e il mare Ionio,le montagne nevate e i lupi della Sila ,i volti contadini della povertà e della sofferenza,le vittime della giustizia negata e dell’arroganza,la bontà di chi sa perdersi per gli altri e i sogni di chi non abbandona il sogno di una società migliore.
Sogni diversi ma uguali di viandanti di un lungo cammino sulle strade della vita. Il tramonto vicino o un po’ lontano non proibisce loro di sognare ancora.
Sono anziani che , come dice Giovanbattista Sgritta “Sono uguali ma diversi, diversi ma uguali. Accanto all’età cromologica e biologica, un individuo possiede un’età personale, un’età sociale e un’età soggettiva. Raramente queste età coincidono. Si può essere giovani e vecchi allo stesso tempo”.
La fantasia radicata in un vissuto sociale aveva qualcosa da raccontare e l’ho raccontata in questo libro.
Memorie di un cane randagio
Gli animali,nelle favole, parlano, e spesso danno prova di una saggezza superiore a quella degli uomini. Li ammoniscono e li educano. Da questo punto di vista, che ciascuno di noi ha vissuto di persona nelle remote latitudini dell’infanzia, il libro di Iginio Carvelli, “ Diario di un cane randagio”( Falco Editore), può venir considerato una favola moderna, favola, perché l’animale protagonista parla, e moderna, perché agita dei problemi di dolente attualità. Nel libro, il cane si appropria, per dir così, della penna dello scrittore e si mette a raccontarci, lui stesso, in prima persona, la propria storia, che è insieme dolorosa ed epica, perché vissuta nella sofferenza e nell’orgogliosa consapevolezza canina di essere un perseguitato a torto. Solo perché gli uomini non riconoscono negli animali un loro prossimo, anche se è un po’ meno prossimo dei loro simili, ma degni di essere amati, e di incontrare, qualora sia necessario, un buon samaritano. Questa favola, che è, se si vuole, per bambini, ma , e forse soprattutto per gli adulti, intende ricordarci quanto l’abbandono di un cane sia un atto di grande crudeltà, un maltrattamento grave, considerato oggi, nel nostro paese come in Europa, suscettibile di denuncia penale. Dicevo della crudeltà dell’abbandono: per il cane il padrone è restato il capobranco cui obbediva e che amava quando era ancora un lupo, è un animale sociale che, tradito dal suo idolo, riceve un colpo mortale. Il cane abbandonato vaga senza meta, con gli occhi supplichevoli e squadra le persone nell’intento di riconoscere il padrone perduto. Attraversa la strada senza alcuna prudenza, preso com’è dalla sua idea fissa, immerso nella sua ossessione. Succede così che finisca sotto le ruote di un’automobile, spesso provocando dei gravi incidenti. Nel racconto di Carvelli il cane appare un po’ come l’equivalente di un uomo che abbia scelto la via della mendicità, del barbone insomma, perché entrambi, uomo e animale, conducono un’esistenza precaria, che li accomuna ed è fatale che si riconoscano come simili e diventino amici. Questa amicizia tra il nostro eroe a quattro zampe e il suo amico vestito di stracci, che finirà con la morte di quest’ultimo costituisce, insieme alla testimonianza del cane cieco, uno dei punti più commoventi del libro. Il cane di Carvelli, come abbiamo già detto, è un animale che parla come un uomo, e se questo, dal punto di vista dell’etologia, può sembrare fuorviante, dal punto di vista degli scopi del libro, che vuole educare il lettore ad amare questo nostro compagno di strada da quindicimila anni in poi, che sia dotato di favella diventa un punto di forza. Difatti, l’emozione è figlia dell’empatia, e l’animale che parla di se stesso batte con maggior efficacia alle porte del nostro coinvolgimento. Il libro ha il merito di essere scritto con parole semplici e con una linearità stilistica che lo rende adatto a essere letto da tutti. Peccato, lo dico tra il serio e il faceto, che proprio i cani, che ne sono i protagonisti, non siano in grado di leggerlo.