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Giuseppe Parisi

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Nato a Sant'Ilario dello Jonio (RC)

Residenza: Roma

 

E’ nato a Sant’Ilario dello Jonio ( Reggio Calabria) . Vive a Roma.
Ha svolto la sua attività lavorativa nel sindacalismo agricolo, con funzioni direttive in molte Regioni e Province Italiane ( Campania , Molise, Marche, Sicilia, Sardegna, Piemonte) e all’estero ( Belgio, Germania, Spagna) in rappresentanza della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti.
E’ stato Presidente della Cassa Mutua Provinciale Coltivatori Diretti di Isernia, docente del FORMEZ, componente dei Consigli di Amministrazione di vari Enti ( Ente di Sviluppo Agricolo della Campania, Camera di Commercio di Salerno ed INPS di Salerno, del Comitato Regionale dell’Istituto del Commercio con l’estero dell’Abruzzo, Presidente della Federazione Regionale delle Cooperative Agricole della Campania,nonché autore di progetti di sviluppo in aree depresse e pedagogico – divulgativi per conto dell’Unione Europea e di Università ( Padova, Palermo).
Ha guidato delegazioni italiane all’estero per lo studio e la prevenzione degli incendi boschivi, per l’applicabilità dei fondi strutturali e per la stesura del Regolamento CEE per i problemi del sughero.

Ha collaborato - negli anni -- a: “ Calabria Letteraria”, la “ Gazzetta del Sud”, “ La Tribuna del Mezzogiorno” , “ Il Corriere di Reggio”.
E’ stato redattore de “ Il Popolo” e direttore dei periodici “ Il Coltivatore Calabro” e “Agricoltura e Cooperazione”.
Ha fondato il periodico della Coldiretti di Novara “ Agricoltura 2000” e curato le trasmissioni televisive “ Mezzogiorno Verde” ( Napoli) e “ Salotto Verde” ( Novara)

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Ha pubblicato
“Il Porto di Locri Epizefiri” , studio sulla ubicazione del porto della Metropoli Magno – Greca ( Roma ,2005):
“Palcoscenico” Racconti ( Roma 2006)
“La forma delle nuvole” Racconti ( Carta e Penna Editore – 2007)
"La porta chiusa" Racconti (Carta e Penna Editore - Marzo 2008)

"Io fantasma in Coldiretti?" (Carta e Penna Editore - Febbraio 2010)

"Viaggio fuori dal corpo" ( Aletti Editore - Maggio 2013)

"L'onda gigante" ( Aletti Editore - Gennaio 2014)

 

Hanno scritto di lui :

L’onda gigante –nuovo romanzo di Giuseppe Parisi

Di Bianca Talia


Quando tutto sembra travolgere la persona e si ha bisogno di ritrovare equilibrio e un po’ di serenità, l’unica strada possibile è il ritorno alla realtà primigenia: la famiglia, quindi le radici. E’ quello che succede ad Ottavio Laganà, il protagonista del romanzo, che fa un percorso in controtendenza con quella che è la realtà attuale: fuggire dalla propria terra, quindi dalla propria identità, per andare a cercare un lavoro e disperdersi nel caos della città e dell’alienazione. Intrigante e, quasi apocalittico, nel titolo, il romanzo chiarisce, con linearità, unitarietà narrativa e un linguaggio appropriato e cristallino, e per questo incisivo e coinvolgente, il percorso di vita di un uomo che attraverso il suo interlocutore, un giovane innamorato e deluso, ritorna dentro di sé e rivede e chiarisce le varie tappe della sua vita. Che, però, non sono solo sue ma delle generazioni che si succedono nei tempi e che nei tempi, di crisi o di progresso, di benessere o di miseria, si immergono con la forza della volontà per trovare una collocazione nel contesto sociale, confidando nelle proprie capacità e tuffandosi nello studio prima e nel lavoro dopo senza risparmiarsi e senza cercare facili scappatoie, tipo raccomandazioni o protezioni. L’Onda gigante, quindi rappresenta il turbinio della vita e la sua naturale conclusione. L’aspetto, però, molto rilevante del romanzo è la pacatezza con cui vengono scanditi i turbinii delle varie tappe esistenziali, dell’accettazione, pur nel dolore lacerante, della perdita delle persone care, delle difficoltà nel lavoro che ne scaturiscono, degli insegnamenti che se ne traggono. La naturalezza con cui, partendo dalla propria situazione, il protagonista si contrappone, senza per questo voler dare lezioni di sociologia o di psicanalisi, alle tematiche della vita odierna, di cui mette in risalto, quasi con pudore, le brutture più logoranti come il bullismo, il clientelismo, la droga, il mito del denaro e della ricchezza a qualunque costo, la distruzione della famiglia, l’abbandono dei valori che hanno sorretto, corretto e migliorato le varie tappe della civiltà umana e che, seppure apparentemente inattuali e svenduti al mito della modernità, sono quelli che, nonostante tutto la sorreggono e la costringono a migliorarsi. La struttura del romanzo, costruito sul colloquio tra un giovane deluso e un uomo che dalla sua ricca esperienza di vita trae la forza della sua saggezza, ci ricorda più di un esempio in letteratura, da S. Agostino a Petrarca a Leopardi, ma la linearità e l’equilibrio che non si interrompono mai, nemmeno nei momenti di rievocazioni molto dolorose, coinvolgono intensamente il lettore e lo inducono a interrogarsi, quasi senza accorgersene, su quello che è il suo mondo e su quello che ruota attorno a lui. A rivedere errori, commessi in nome del falso mito della modernità e della sua realizzazione, traguardi sbagliati ma inseguiti perché considerati risolutivi per le proprie aspirazioni; a interrogarsi sulle sue responsabilità. “I figli crescono se crescono i genitori” ripete con forza il protagonista, facendo sua la frase di uno scrittore famoso. Ma come possono farlo, oggi, se manca la famiglia, se oggi i figli sono catapultati nelle cosi dette famiglie allargate dove non capiscono più chi sono i suoi genitori e i suoi fratelli? Come può la società offrire certezze se è minata dalla corruzione, se diffonde miti sbagliati, se ha sostituito le certezze, che rendevano belle le fasi della vita, in cui si riusciva a sognare, a illudersi che il futuro sarebbe stato sempre più bello del presente? No, il turbinio dell’Onda Gigante frastorna la mente umana, la confonde, la inaridisce prima ancora di sopprimerla. E, dunque, che fare? La chiave della soluzione si trova nelle pagine del libro. Nel ritorno alla terra, intesa non in termini letterali ma metaforici, nel percorso vissuto da ognuno e sul quale ognuno dovrebbe ogni tanto soffermarsi, indagare, rivivere, capire. Fare questo non significa rifiutare il presente o fare un’operazione d’involuzione, antistorica e fuori luogo. “Non siamo noi che possiamo fermare il mondo e le stelle” osserva lo scrittore, ma certamente, poiché “il nostro vissuto non è una saga, ma microstorie che sanno di modernità”, ognuno di noi può dare un contributo per invertire la rotta di questo contesto attuale che sembra come impazzito e senza meta. E il richiamo alla riflessione, all’ascolto, a guardarsi intorno, a fermarsi un attimo, a non correre sempre, per essere attuale con i tempi, quasi andasse continuamente alla ricerca di chissà quali continue e inaspettate novità, è molto forte. Un correre continuo il nostro che non ci porta alla soluzione dei problemi ma dall’analista che, oggi, sembra l’unico rimedio per farci capire chi siamo, cosa vogliamo…Eppure basterebbe, per dirla con lo scrittore” Non dimenticare che la vita è fatta di partenze e ritorni. Si può soffrire, stare male, piangere fino a sentire doloranti gli occhi, come è successo a me, ma bisogna rialzarsi perché nulla è più importante della nostra vita, che è il dono più prezioso che abbiamo ricevuto”. Io, questo percorso l’ho fatto, quasi senza accorgermene, leggendo questo splendido romanzo e sono grata allo scrittore, non nuovo a fatiche di notevole pregio letterario, di avermi dato, per poterlo fare, uno strumento quasi magico quale io ritengo l’Onda gigante.


"…… Parisi si conferma un acuto osservatore della natura umana…….. trasferisce la sua sensibilità letteraria nei protagonisti coinvolgendo il lettore all’interno delle vicende che descrive…… Crediamo che la lettura di questo Autore sia importante per avere un panorama completo dell’attuale mondo letterario contemporaneo, non ufficializzato dalla grossa editoria ma comunque non meno importante sotto il profilo della cultura………"

( Leonardo Belli)

 

"…… tra le tematiche proposte si intervallano memorie e ricordi della propria terra, terra faticosa con un paesaggio da favola intrisa di semplicità e scandita da “tempi” che si avvalgono dei cicli della natura, forse più difficili ma meno stressanti……o forse perché la memoria li addolcisce e li decanta in confronto al presente fatto di ritmi incalzanti che ci fanno perdere il senso di quello che è veramente importante……"

(Giacomo Piccoli)


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