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Giuseppe Parisi - Racconti e Poesie

L'ubicazone del porto di Locri Epizefiri

di Giuseppe Parisi

 

Locri “la sola delle Città greche che possa dirsi sistematicamente esplorata”, ma pure una Città “non meno sconosciuta e misteriosa di tante altre ancora non tocche dal piccone dell’archeologo”.

Forse queste affermazioni del famoso archeologo Amedeo Majuri chiariscono – ma non giustificano – il perché ancora non è stato non solo ritrovato, ma neanche stabilita con ragionevole certezza, l’ubicazione del porto dell’antica Locri Epizefiri.

La Città “sistematicamente esplorata” è certamente quella del Tempio Jonico di Marasà, delle mura di cinta, del Teatro greco-romano, del Santuario di Persefone, del Tempio Dorico, delle necropoli, dei “pinakes” ecc.

Ma la Città “sconosciuta e misteriosa” è forse quella che nasconde, insieme con l’Akropolis, l’Agorà,lo Stadion, l’Hippodromos,il Metroon, anche il PORTO?.

La domanda, ormai, è una sola : dove era ubicato il porto di Locri Epizefiri?

Forse tra la Stoà ed il moderno Antiquarium dove recenti ricerche farebbero ipotizzare l’esistenza di un porto-darsena ottenuto mediante l’abbassamento artificiale di una fascia di terra lunga 200 metri e compresa fra due importanti strutture parallele che dall’altezza del fronte delle mura di cinta si dipartono longitudinalmente verso il mare?

Questa tesi – che merita ogni rispetto anche per l’autorevolezza di chi la propone - non mi convince per le argomentazioni che mi accingo a fare.

La formulazione di qualsivoglia ipotesi sulla ubicazione del porto di Locri Epizefiri non può prescindere da una considerazione di ordine “pratico” : quello indicato tra la Stoà e il moderno Antiquarium è un tratto di mare ( lo è oggi e lo era sicuramente ai tempi dell’antica Locri) assolutamente in linea retta e non abbiamo notizie di porti che nell’antichità venivano costruiti prospicienti il mare aperto. Ma le indicazioni da tenere presenti sono di natura storica:

  • Il porto era protetto dai venti. Strabone nel libro VI della “ Geografia” scrive :” verso Occidente in prossimità delle insenature dello Jonio, oltre il promontorio della Locride chiamato Zefirio, che protegge il porto dai venti occidentali… ”Se si considera la linea del mare da Capo Zefirio a Roccella ( un rettilineo perfetto) e il fatto che il porto era vicino alla Città, l’unica insenatura idonea alla ubicazione del porto di Locri Epizefiri è quella che indicheremo più avanti.

  • Il porto era vicino alla Città. Tito Livio nel capitolo 7 del libro XXIX della “ Storia di Roma” scrive: “ la flotta romana arrivò a Locri alcune ore prima del finire del giorno. Gli uomini sbarcarono dalle navi prima del tramonto ed entrarono in Città. Lo stesso storico ci dice,nel libro XXVII, che quando giunsero i Numidi, i Romani ebbero tanta paura che si gettarono confusamente a mare, fuggirono alle navi ed abbandonarono le opere e le macchine con le quali battevano i muri della città,consentendo, così, al sopraggiunto Annibale di liberare i locresi dall’assedio.

  • Il porto era invisibile a chi guardava il mare aperto. Il citato Tito Livio, nel capitolo I° del libro XXVI scrive :” dopo che Lucio Atilio,Prefetto del presidio,che era insieme ai suoi soldati, di nascosto fu portato al porto e imbarcato per Reggio,(i locresi) ricevettero Amilcare il Punico perché facesse, ad una condizione non vergognosa e subito. un equo trattamento per la Città.”

  • Non si può parlare di porto-darsena, bensì di porto-cantiere navale. I locresi avevano,infatti, l’obbligo, come ci conferma Tito Livio, di consegnare navi a Roma,ogni qualvolta essa avesse avuto necessità.

Se si fa, poi, una valutazione complessiva delle indicazioni forniteci da Strabone e Tito Livio nonché una sulla “ struttura “ del porto che doveva essere commerciale, militare, cantiere navale dotato anche di una darsena per il ricovero e per la riparazione delle navi,si desume che l’area più idonea per la sua ubicazione è lungo la fiumara Portigliola ( “ sunt saepe nomina consequentia rerum”), area che oggi dista dal mare meno di due chilometri. Non a caso parlo di “area portuale” e non di porto sic et simpliciter.

Sulla base delle valutazioni fin qui espresse si può affermare che l’insenatura della Contrada “Quarantano” sita nel Comune di Sant’Ilario dello Jonio,che risponde ad alcuni requisiti contenuti nelle indicazioni di Strabone e Tito Livio, potrebbe essere l’area portuale destinata a cantiere navale e darsena.

La contrada dirimpetto, viceversa, sita nel Comune di Portigliola e denominata, oggi, Lentù (limitrofa alla contrada San Francesco che si trova più a Sud in direzione del mare Jonio) potrebbe essere l’area di ubicazione del porto vero e proprio: le colline “Epopi” (oggi Castellace), l’Abbadessa e la Mannella lo riparavano dai venti e tutta l’area era vicina alla Città.



( Pianta di Locri Epizefiri:le due linee poste all’estrema sinistra indicano la Fiumara Portigliola e la freccia segna l’insenatura di Contrada Lentù. Il cerchio in basso, quasi sulla linea della Statale Jonica 106, pure segnato dalla freccia, è la Torre di Pagliopoli)



Oggi le Contrade Quarantano e Lentù distano dal mare Jonio meno di due chilometri, distanza determinata quasi certamente da bradisismi, terremoti o sommovimenti vari: in quel tempo la linea del mare era certamente più vicina all’area che stiamo indicando.

I mutamenti orografici che si sono verificati nella zona sono testimoniati, ad esempio dalla posizione della “ Torre di Pagliopoli” , situata nella Marina di Portigliola, che oggi dista dal mare circa 250 metri. In una stampa del 1777 ( Abate di Saint-Non in “Voyage pittoresque” ) appare invece alta sul mare e in una successiva stampa si vedono gli scogli del basamento lambiti dal mare.

Su questa torre, detta anche “Torre dei corvi” , che era stata elevata sui resti di una antica costruzione greca, è opportuno soffermare l’attenzione perché la sua posizione è funzionale alla ipotesi di ubicazione del porto.

L’Ing. G.Abatino nel suo “ La torre di Gerace detta dei corvi” ( Napoli, Pierro. 1903) richiama uno studiio del prof. Domenico Carbone Grio il quale aveva riconosciuto in quel luogo un lungo muraglione greco che si estendeva dalla Torre a Nord fino ad incontrare la strada del Dromo, tanto da far pensare che l’estremo muro, coincidente con la Torre, costituisse il molo del porto dell’antica Locri Epizefiri, “come indica il nome Portigliola preso dalla borgata surta ,nell’epoca moderna, sulla spiaggia di nuova formazione”.

Che questa Torre facesse parte dell’area portuale ce lo testimoniano altre citazioni storiche:

  1. Nel capitolo 39 dell’Università di Gerace del 1540 si legge che nei pressi della Torre fu realizzato uno “scarricaturi”, un porticciolo, cioè, dove caricare e scaricare le vettovaglie.

  2. Giuseppe Scarlata di Scilla con la sua fregata “ Sante Maria” fece spesso scalo allo scarricaturi della Torre di Pagliopoli.

  3. Nella “Guida d’Italia – Basilicata e Calabria “ del Touring Club Italiano, Milano 1965, pag.339 si legge :” presso la testata dell’antimurale, che separava la parte bassa dell’antica Locri al suo porto, sorgeva la cilindrica Torre dei Corvi “. O di Pagliopoli, che era vicina all’area portuale.

Oggi di questa Torre – distrutta parzialmente dal terremoto del 1908 e successivamente ab battuta nella parte diroccata e pericolante - rimane ben poca cosa quasi nascosta in un folto canneto.


( La Torre di Pagliopoli come si presenta oggi)



Ecco : ho la ragionevole certezza che la zona portuale di Locri Epizefiri vada cercata in quell’area compresa tra l’attuale Statale 106 Jonica e le contrade “Quarantano” e “Lentù”, lambite dalla fiumara Portigliola.

A suffragare questa nostra tesi ci sono molti elementi che scaturiscono dall’analisi dei reperti venuti alla luce a seguito degli scavi archeologici.

  • All’incrocio dell’attuale Statale 106 con l’argine della fiumara Portigliola,vicino al litorale marino,in una località denominata “ Tribona”, è venuta alla luce una Necropoli greca. Il sepolcreto sta a dimostrare che gli immigrati ellenici non stettero mai avulsi dal mare dove era anche il loro porto, per la congenita natura marinara e per i rapporti che mantennero con gli altri lidi d’oltrremare.

  • Nelle adiacenze della “Necropoli Parapezza”, nella omonima Contrada, sono venuti alla luce non solo resti di mura di cinta in “petra mollis” e in parte calcare duro, ma - sul lato mare - una piattaforma in conci di calcare tenero (poros) che verosimilmente contrassegnava la “Via Sacra” per i pellegrini provenienti d’oltremare e diretti verso il non lontano Tempio di Marasà.

  • Gli scavi condotti negli anni 1950-55 dal prof. Gaspare Oliverio a “ Centocamere” hanno portato alla luce non solo un vasto comprensorio della Città antica con interi quartieri, separati da vie rette e parallele , ma anche un cosidervole tratto delle mura di cinta , una stada principale delle rete viaria che porta al Tempio di Marasà e in particolare costruzioni extramoenia in cui si possono identificare gli antichi apprestamenti portuali che i Greci chiamavano “Neoria” e i Romani “ Navalia” : ricettacoli destinati ad accogliere le navi quando venivano tirate in secca. Si deduce, tra l’altro, che il quartierato di “Centocamere” potrebbe costituire la Città bassa o portuale ( portus in Tito Livio - XXIV 1,13) in contrasto con l’Urbs, la Città alta.



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i Locri Antica, la Città Santa di Persefone, la Città dove - secondo Plinio – “ non sorse giorno in cui non spelendesse il sole “, la Città che fu culla del nome e della civiltà d’Italia e che diede al nostrro Paese la prima scuola lirica ( quella di Xenocrito, additato da Callimaco quale artefice dell’itala armonia ispiratrice di Pindaro), la Città che diede all’Europa il primo Codice di leggi scritte ( quello di Zaleuco), Locri Antica, dicevo, meriterebbe di non essere più “Città morta” e di vedere riportati alla luce tutti i suoi monumenti e soprattutto il suo PORTO, patrimonio dell’umanità, parte della nostra storia e della nostra civiltà.


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