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Franco Fabiano - Incipit

Poesie al sole

Joppolo Editore, Milano 1991

96 pagine

 

Le luci prima dell’alba


Le prime luci dell’alba

si scoprono sole,

avanti ad un mondo

in delirio

per l’estasi ed il piacere.

 

 

I cicli del tempo


La storia del mondo

ha percorso per millenni strade

giungendo ai valichi,

dove è grande l’idea dell’Uomo,

unico vero conquistatore

degli assurdi tempi

esistenziali.

 


Le memorie dell’Eden


Come l’incubo della fine,

il principio fu beato,

irradiato dalla luce,

rigoglioso nella sostanza.


Queste memorie,

isolate nell’inconscio,

riaffiorano ancora

come i germogli in fiore.



Quel silenzio


Nel silenzio ritrovo la pace.


Il cuore regna sulla quiete

della stanza e nel tempio suo

venera l’amore.

Quel sentimento libero

che unisce gli uomini.


Nel pensiero comprendo l’essere.


L’essenza vive sopra sé stessa

e nel tempo si verte in vita.

Un sentimento limpido

che accomuna gli uomini.


E poi li denuda.



Il fascino delle origini


La giovane luna

dà le maree

nelle notti.


Sopra gli scogli

lungo le coste

battono alte le onde

che cadono giù.


Risalire alle origini

della nostra vita

contando sui risvegli

delle albe.


Camminando sulle rive

giungo al fiume

che dà vita alle acque.



Senso di vita


Frangono i voraci insulti

sull’uscio del mio

senso di vita.


Si estingue il sorseggio

delle gocce di terra

e di mare.


Il dolore della psiche

si distingue dal valore

dell’enunciato fisico.


Alieno, a fatica mi muovo

in questa giungla

di false promesse.




Alcázar


Atomi, cellule organiche.

Polvere dell’origine

cosmica.

Annullamento dell’essere.




I cicli della vita


Il mondo arido

conserva le ceneri

dei tempi vissuti.


In sé rinasce

la voglia di vita

eterna.


Solo nei suoi cicli

ancora ripetuti

insieme.




Volti


Volti indefiniti,

dalle dubbie origini,

si incontrano,

la sera,

per questa strada

chiamata vita.




Acquaplano


Torbide acque,

ruscelli ghiacciati,

monti innevati;


piogge,

cascate,

acque.




Suspense


Attimi da brivido.


Come se tutto,

all’improvviso,

cambiasse.


Attimi da brivido.


Come se tutto,

all’improvviso,

cambiasse.


Ancora.




Cieli


I cieli si uniscono

al messaggio divino

e liberatorio:

quello dell’amore

senza rinunce.


Nei cieli, poi,

tutto si nega

alla figura dell’uomo

innovativo:

quello dall’essenza

sognatrice.




Lo splendor del sole


Il Sole, innalzato nello splendore

del cielo, riscalda le pietre,

al di là del mar morto,

nell’impeto e nel tormento

dell’amplesso con la Terra.




Il tempo della vita


La vita è come un fiume:

a volte scorre impetuoso,

nel suo letto,

che perpendicolarmente

conduce le acque

ad un mare lontano;

mentre, a volte, avanza

dolcemente, verso un mare,

dove affluiscono

i desideri dell’uomo

di avere l’Infinito.




Uomini


Seduzioni improvvise,

involontari tepori

di tempi lontani.


Orgogli dissolti

come vento

in balìa

dell’intrepido spazio.




Giorni


Giorni infedeli alla vita,

sequenze di un tempo passato

sepolte nel sole d’Oriente

o tra i ghiacciai del Nord.


Clamori lontani,

echi soffusi,

sensazioni e farse d’occasione

abitano qui nel mio cuore.


Streghe e magie,

antiche leggende,

passioni irrisolte

e piccoli fuochi d’amore.


È l’acqua del fiume

che bagna

il cammino segreto

dell’anima mia.




Giochi di colori

nell’enigma involuto


Fitte acrobazie

sopra il sicuro Dio;

unico nostro

triste destino

dividere le lotte,

ferire i deboli,

morire nella sorte

che ci siamo scelti.

Giochi di colori

nell’enigma involuto;

recondito urlo di paura,

un fato finito,

vuotato della gioia

di dire:

Sono in vita!”.




Viaggi oltre confine


I viaggi della mente

varcano

ogni suo confine,

sovrastano

il mondo,

placando le ire

dell’incanto.




Un assioma


La furia inappagata

rifugge dal nulla della sera,

portandosi verso

un invadente assioma,

emulo dello sguardo suo ignaro.




Vane speranze


Quante speranze

e quanti timori

vedono il sole

nel giorno

che segue l’oblìo?




Ricercare la luce


Sole incline

in veglia di fuoco

di luce e fiaba ritratta

e la notte infelice

ne piange

il disperato bisogno.




Luci e segreti


L’inverno tornerà

e la luce soffusa

di una candela,

accesa per illuminare

un angolo della stanza,

illumina anche il tuo viso,

dove nascondi i segreti,

che con tanta sensibilità

ti porti dentro.




Ho vissuto una sola estate


Calato il sole,

l’aria rarefatta

si colora di rosso

ed un’interminabile

oasi di splendore

mi accompagna di notte

in un viaggio

oltre l’immaginazione.




Il silenzio della notte


Si fa ogni giorno sera,

luci in penombra,

idee di vita oscurate

solo per un momento.


Tacciono le voci,

mentre pulsa ancora il cuore,

dolente dei guai

solo una volta svaniti.




L’Aura delle melodie


Come una melodia,

la tua voce

ricopre ogni mio desiderio,

lo cattura, lo porta via…


Sempre un sol motivo,

cantato all’alba

nell’amor argenteo puro,

non si estinguerà col vento

né il sentimento,

suo malgrado è…




Voli giornalieri per l’Olimpo


L’altitudine invade

ogni singola parte

del Creato,

dell’alto significato

esistenziale.

Ombre di luce

L’Autore Libri, Firenze 1994

88 pagine

 

DA “COME ANTICHE BALLATE”

 

Destini


Destini di guerra

e pace sofferta,

ritorna l’amore

inteso per gioco:

un giorno presto tornerò

e sulle dolci ali

della fantasia

i nostri gemiti

non si placheranno!


Destini, destini,

inni aperti al cielo,

luci impenetrabili,

lodi terrene assopite.


Destini di guerra

e pace sofferta,

si forma l’ardore

in difesa del cuore:

un tempo dissi «Tornerò»

e con le mani aperte

sulla fantasia

viaggerò!


Destini, destini,

inni aperti al cielo,

luci impenetrabili,

lodi terrene assopite.


Tra baratri persi

ed ombre occulte,

seguirò il tramonto

sopra il tuo volto.


1991

 

 

Quale consolazione?


Calore che scalda

le pietre,

gli incavi delle rocce;

arsura nei campi.


Le foglie bruciano.


Quale Santo

per questi uomini?


Congiure di menti,

falsi tesori

e onori.


Quale consolazione

per questi uomini?


Lealtà dei cuori!


Nuvole grigie

sui tetti,

ed i camini che fumano;

lacrime dei cieli.


Le foglie cadono.


Sentieri di rabbia,

falsi pudori

e onori.


Quale consolazione

per questi uomini?


Lealtà dei cuori!


Il vento mi fa compagnia!


7 giugno 1992

 


Senza Dio


Ricordi

come, tempo fa,

il lupo rincorreva

l’agnello?


I sotterfugi dell’uomo

saranno scoperti,

poco per volta.


Ma questo mondo

è senza Dio,

non conosce amore,

soltanto dolore.


I volti segnati

dal tempo che va!


Essenze di vita

consumate...

da un geloso

sentimento,

mai svanito.


Ma questo mondo

è senza Dio,

non conosce amore,

soltanto dolore.


Oltre quel ponte

vorrei camminare,

sicuro di me...

incline al silenzio.


7 giugno 1992


 

Muse d'altri tempi


Sul Parnaso

dee d’altri tempi,

con grazia

si muovono

tra le bianche

colonne

degli eterni palazzi.


Sul Parnaso

quante Muse

fanno arte

della vita?


Sul Parnaso

dee d’altri tempi,

con finezza

danzano

tra le bianche

nuvole

degli eterni cieli.


Sul Parnaso

quante Muse

fanno arte

della Vita?


22 maggio 1992



Fiumi di stelle


Il pensiero

si fa luce

nella vena

dei sentimenti.


Epoche perdute

negli echi

delle voci.


Si scolorano

i fati avversi,

si dissolvono

i fiumi di stelle.


Il lamento

si fa luce

nella vena

dei sentimenti.


Epoche perdute

negli scorci

delle valli.


Si scolorano

i fati avversi,

si dissolvono

i fiumi di stelle.


29 maggio 1992

 


L’anfora di Afrodite


Afrodite,

dea dell’amore;

l’anfora è colma

del nettare prelibato,

tuo nutrimento

senza fine.


Il tuo vivido sguardo

regna sugli uomini:

essi ti amano.


Labbra socchiuse,

bagnate dal nettare

della conoscenza.


Afrodite,

dea dell’amore;

il tuo gesto fu

dar pace

agli uomini.


Il tuo velato sorriso

ancor regna

sugli uomini:

essi ti amano.


Labbra socchiuse,

bagnate dal nettare

della conoscenza.


Per amore dell’anima

il silenzio è poesia!


31 maggio 1992

 


Dietro la maschera


Fontane danzanti;

l’acqua sgorga

con innocenza.


Inebrianti volti

scindono la notte

dentro un mistero

di carta velina.


Dietro la maschera

l’uomo è guerriero,

dietro la maschera

non lo si riconosce.


Statue gloriose;

il bronzo

vi fa più uomini.


Avviliti volti

ricordano le guerre

nel calvario di sangue

del fuoco mortale.


Dietro la maschera

l’uomo è guerriero,

dietro la maschera

non lo si riconosce.


8 giugno 1992




DA “MARI VAGANTI DI NOTE”

 

Tuoni e comete


Se viviamo col pensiero

di morire...

Ahi! Tradimento.

Tradimento senza fine,

né principio.


Nel regno celeste

ci potremo amare...

Mai! Saremo carne.

Il corpo muterà in polvere

e noi esulteremo.


Il turbine che sentiamo

ci scuoterà un giorno...

E saremo polvere.

Salvata dalle rovine

della terra.


E tuoni e comete,

lampade e nudi:

pascere e cadere.


21 agosto 1992



Ombre


All’ombra della casa

ristoro le mie membra

con il cibo della quiete.


Il riposo del mio corpo

è rimorso per quell’uomo;

egli conosce i miei affanni.


Alla luna, esile donna,

che ravviva ogni notte,

chiederò una tregua.


Troppe volte ho veduto

il sorriso cadere

e mai più rialzarsi.


Un sospiro di sollievo

s’alzerà dal cuore,

volando verso antiche gioie.


21 agosto 1992



Il gioco di cera


Il tuo piede leggero

si posa sul vellutato prato.


Lungo questo sentiero

proveremo ad amarci.


Così come il fuoco

sposa la cenere.


Il gioco di cera

sarà tradimento.


Ed io scioglierò

il mio sguardo.


21 agosto 1992



D’un dio greco


Il tremendo vortice

t’assale con delirante ira,

s’accascia sul terreno,

così avaro nel comprendere.


Una lode del bacio

e la casa rinasce,

dalle antiche menzogne

che la fecero donna.


Il colore del perdono

muore e poi rinasce,

rinfrancato dal suo cuore

nel tumulto d’un dio greco.


11 settembre 1992



Il sentiero dei silenzi


E l’immagine del vento

la perdo tra i ricordi,

sul sentiero aspro

dei silenzi.


In questo freddo vento

odo il soffio pungente

sfiorarmi la pelle

del volto.


Le mani tue passano

come leggere farfalle

sul giaciglio

dei fiori.


Il mio silenzioso vento

è un volto fiorito,

nel prato seccato

dal gelo.


22 settembre 1992

 


Malizia


Giovani donne

amano uomini

non più uomini.


Quel pensiero

del tuo cuore

è il sentiero

d’ogni uomo.


Malizia povera

nel dare veleno

a labbra d’arpia.


Dentro quel vaso

il tuo fiore

è morto cupamente

piano piano.


6 luglio 1992




Volto dolente


Morte, resurrezione,

aurea donazione

d’un pentimento

da liberarti l’anima.


Sul volto dolente

leggo trepidante

la coscienza del domani.


Sobrietà dell’intesa,

fieno seccato arso

e miele dolce delle api.


Intensità del giorno

che si cede alla notte,

per darsi pace al buio.


Ma ricordi quel sorriso

che spuntò al mattino?


14 luglio 1992




Grano maturo


Nel campo di grano

le spighe gialle del sole

si nutrono della terra

e della nuda pioggia.


Il suolo è dolce-amaro

e su di esso crescono

queste spighe gialle,

come è giallo il tempo: seccato!


Il suono delle cicale

ed il profumo dei fiori colti,

si stagliano sulla casa

infinitamente: quale fantasia!


26 agosto 1992




La soglia del peccato


Posai una mano

sul tuo capo:

gli occhi guardavano

verso la finestra.


Era assente

dalle labbra

ogni parola,

anche un sol gemito.


Fosti solo

un piccolo uomo

nel grembo materno,

pensai silenzioso.


Ed ora che rammenti

anche tacere

è pregare Iddio!


29 agosto 1992




DA “IL MISTERO DELLA VITA”


Ouverture


Dura roccia: ti segni

con l’ira delle piogge

e delle tempeste.


Ti sgretoli sotto una luna

che non conosce amore

per il tuo cuore-pietra.


Ti consumi nell’essenza

d’un sedimento umano

lasciato perire al silenzio.


18 novembre 1992

Alchimie

L’Autore Libri, Firenze 1996

176 pagine

 

DA “BAGLIORI”


La ruvida terra


Desto il mio sangue mi gridò.


Altalenante l’emozione

fiera mi guarì, contemplando

il lontano vuoto della stanza,

il rimorso della nuda culla.




Accordi


Fummo venerati dall’oblìo

che scagliava contro il tempo

l’ingrato odio della terra.


Bevvi finemente l’acqua

che gettava dentro il gorgo

il morente idolo impietrito.




Tremante stella


Flebilmente colsi dal passato

il fugace bacio di una gemma

folle, mesto o vittorioso.


Da una scintillante stella

trassi un tremito di fuoco

che incendiò l’alba della notte.




Gioia e disperazione


Bacio abbandonato sulle labbra,

oh, angoscia protesa verso il mio dolore,

cielo d’avorio bianco e di sventura.


Tacete voci intorpidite senza lacrime,

sangue addormentato nel mio corpo,

gelido stupore di queste membra inferocite.


Vita d’una vita addentrata al sole,

assordanti grida di vendetta,

eterno ardore consacrato agli uomini!




Sorte


Magicamente assorto

in un delirio sconfinato,

apparente straripavo

tra movenze universali,

come il fuoco calpestato

dagli orrori...


Atrocemente rinunciavo

ai frammenti delle notti,

amareggiato errante...


Che magiche schermaglie di colori!




DA “LONTANANZE”


Sgomenti


Lodato,

dalle viscere del mondo

sgorgavi come acqua,

sapiente sortilegio

del peccato e l’ironia.


Delle gioconde trasparenze

– ove m’apprestavo a veder

gioir senza corona –

ricordavo gli orizzonti,

sempre casti, così eguali.


Solitario ricercavo vani sgomenti...




Lieta è la notte


Da lontano sento la malinconia

soffiare sommessamente sull’autunno,

donando da millenni la sua quiete

ai contemplati corpi addormentati.


S’alzi il suo respiro incantatore!




Nel ventre della terra


Sul meschino uscio

freddo e smemorato

canto l’irreale meraviglia

degl’ingloriosi turbamenti.


Furiosamente m’avvento

brancolante, quasi morente

sulla preda; meglio scordar

l’ebbrezza del mistero!


Ignobilmente il precipizio

appare in lontananza:

nel ventre della terra

s’abbandona maledetto...




Antichi splendori


I chiari occhi, guardandosi,

gemevano fervidi e solenni,

sussultando lontanamente,

balzando al vento inorgoglito

della commozione.


Sciagurate, sentii le aurore

bruciare dentro al sangue,

vagando nel fragore autunnale,

traendo dalla contemplata alba

il sangue.


Tenebroso, il silenzio della notte

si prolunga, levando lo sguardo

dal grembo sdegnato, fosco, dolente,

impietosamente franto.




In lacrime


Domani piangerò

chinato sul tuo ventre,

le carni ascolteranno

fremendo, senza rabbia.


Notte, danza di allodole,

canti, aromi d’estasi;

per quali cieli ancora

errerò domani invano?


Il pianto, lacrime di cera.




Parole di ghiaccio


Ghiaccio di neve,

rosso di pietra:

flebile il vento

porta l’oro sulle ali.




Una carezza, un corpo


Folle la pietà

m’assale;


l’anima

prega l’anima,

attende

una carezza.


Nemmeno il riso

ci sorregge.


Langue il corpo

sull’eterno;


il tempo

triste lo ricorda,

e m’insegue

pace.


Una carezza, un corpo.




Il sogno di luce


T’appartengo luce,

remota chiarità

di fuoco;


creatura di silenzio

apparsa in soffio

all’alba.


Avvinto il corpo

geme di promesse

dolci;


incanto di una notte

in mezzo al prato:

senza fine

è il sogno!




Rimembranza


T’ascolto, o notte,

quando rimembri

col passo della voce,

barcamenandoti

tra l’ira delle folle

e l’intrepido silenzio

udito sugli altari.




DA “CANTICI”


Solennità


E quel fil di sangue

l’immenso mistero

mi vela… alle soglie

dei morti senza giudizio.




Spirito-guerriero


La terra nascondeva

quei segreti. E l’uomo

– senza paradiso –

sconfessò il suo spirito.




Vecchia dimora


Quando l’aria

si fece rossa

la dimora

scomparve.


Era cera

e si sciolse

in un abbraccio

secolare.




Rifulgere


Onor di cuore,

quando flebile

la mano m’accarezza

e, leggero,

il cuor s’anima

e s’infiamma!




Nostalgia


Debbo, morendo,

glorificarmi l’anima

che il sangue

spinge per orgoglio

di altre estasi.


Or sono

innamorato della luce.




Aria del tempo


Gettò lo scompiglio, l’uomo

non seppe più pregare;

liberò l’aria... ed il tempo

finì per ucciderlo...




Bianchezza


Di neve è il cielo,

bianchezza orlata

e dorate carni

vespertine.




Simulacro


Accanto al focolare

venga l’arcangelo di neve

per sparger d’incenso

l’antico simulacro di Gesù.




Spleen


Sognante, sorridente

porto la carcassa del mio corpo,

ove s’appresta l’uomo

mascherato, senza volto.


Incarnato, egli come ninfa

rapisce al sonno gli splendori,

dando ad un cantore

lo sgorgante pianto, puro.


Bisbigliando, egli va spargendo

gli ornamenti calpestati,

ove altre lacrime di gioia

trionfalmente mi ricordano.




DA “REMINISCENZE”


Festa del dolore


Perdonate

ogni festa del dolore,

sangue splendente,

vecchie speranze;

ormai il tempo

ardito mi consola.




Preludio della sera


Strano, il ricordo

al focolare, la stella,

l’agonia, il giaciglio.




Gaudio tramonto


L’orologio suonò la mezzanotte

ed il sole tramontava tra i ciliegi,

separava i rami con la luce,

li disegnava all’ombra, sulla terra.

Stavo fermo alla finestra

a veder nascere e morire l’aria,

respiravo tra i canneti

l’aroma della solennità del cielo.


Il tuono spaventoso mi scoprì.




Malinconia


Amavi contrastare

il prezzo della luna

quando ritempravo

del mio orgoglio

il desiderio

di donartene l’imago.


A quale prezzo l’estasi?




DA “SUITES”


Danze del sogno


Guardo un angelo

danzare tra le nuvole,

fiamme del deserto

di cenere e di luce.




Dalla terrazza


Avete mai veduto

la cenere del vento

soffocare all’alba

del primo sole?




Carestie


Tempesta, o notte,

venga mendicando

il giorno del sorriso,

eterno prigioniero

e fiera si levi

dal sentiero sull’altare

l’anima del Liberatore!




Falce di luna


All’imbrunire, quieto,

un arcangelo di luce

o di bianchezza,

o di rugiada,

della luna sente

il flebil canto.




Un’ombra


Tristemente trilla il cuore

prigioniero d’un’ombra nuda,

desiderio e apocalisse!




Anima


Quando il cielo

si farà sangue per amore,

quando dal suo cuore

sgorgherà quel sangue,

possa la mia anima

morirne.




Cantore


Al sognatore, un uomo,

casto nella fede,

disse di pregare, chinando

con il capo verso terra

la sua voce, riflessa

nella voce del Cantore.




Dal muro la notte...


È notte

quando dal muro

sento imprecare

la parola: tu

aprimi il cuore

nel silenzio.




Sirena


Solenne ti baciai

il cuore, nella notte,

quando, come Sirena,

arsa venisti altera,

prostrandoti al mio nome.




Amore e consolazione


Se, per assurda

meraviglia,

la consolazione amara

non m’è data,

desolato,

almeno senza indugio

mostrami, Amore,

l’amore consacrato.




Pathos


Stare calmo, nella penombra

di un ciliegio addormentato,

nell’estasi del sogno, del tempo

che nutre di gelide amarezze.


Stare calmo, pregare, gioire

nel biancore della tenebra

immortale! Immortale?




Echi


Chi raccoglierà la lacrima

se, al fiore d’ombra,

non un petalo è rimasto,

ma reciso dal suo campo

in cui vide il primo giorno,

spegnerà la luna?




Alba


All’alba, alla sera,

non fuggire dolore

alla tempesta,

dove l’antico paradiso

geme tra lacrime

di gioia e nostalgia.




Tristezza


Un grido esanime,

quasi di sasso, pervade

l’oscurità del mio silenzio,

che mai lacrime

han umanamente consolato,

per quell’umile destino

scosso dalla fiamma della luna.




Addii


La vita che sognavi

lenta ti parea un’emozione

d’altri immoti tempi,

mentre sullo specchio

un segno d’innocenza

apre all’avvenire il fato,

arrendevolmente.




Sortilegio


Astuta, anche la parola,

secerne silenziosa

la speranza del mio sangue,

mentr’io, pago,

lascio trasparire l’innocente,

troppo breve sortilegio.





Aria


Forse non sarà

l’aria della notte

che infrangerà del tempo

l’ultimo ricordo.




Fiore di gelso


S’è fermato accanto

quello sguardo

che, del fiore,

semina tempesta

ed aleggia di felicità

il buon mattino.




Eterno


Benché morendo

lento mi ricordo,

mi benedica Padre

eternandomi.




Dei secoli


Balenante, un uomo

sfidò dei secoli

il coraggio di morire;

meditando trapassò.

Blue Theatre

Libroitaliano, Ragusa 1997

64 pagine

 

Imprecazione


Ov’io mi piego, ciecamente,

stanco di chiedere, implorare,

esitando, esitando troppo

perch’io stesso rida!




Meridiana


Cade l’ombra sulla meridiana.


E su quei muri

orribilmente

piove cenere immortale.




Il destino


Forestiero, fui straniero

nella terra ch’io conobbi

amaramente, nel sangue;

m’allontanai cercando

anche di te, fato-solitudine.




Quietata sera


Discendendo da vecchie colline,

sentii lo scrosciar d’un’acqua

che pareva silenziosa, immersa

nella solarità dell’imbrunire,

mentre dalle aiuole bei fiori

sgorgavano, sgorgavano...


agli occhi dei rigagnoli

s’abbeverava il tempo alla mia fonte...




Pergolato


Si spenge la memoria.


Un compianto addio

sfugge, taciturno,

al risonante

guizzo delle stelle.


Pallido o luminoso

od oscuro,

s’accalca, confortandomi

gemendo.


M’intonano canzoni gli alberi.




Musiche


T’imbatti in sparute musiche,

tra i girasoli, tu sublime eroe

stramazzato a terra, tra i filari.


Verrò a te! Verrò a donarti

il miele generoso, che guarisce;

e nel pietrisco or ora

tra sfrenate risa di fortuna

un mormorio di passi s’ode:


T’impaura il tremulo vociare!







Rimorso


Ho serrato le labbra.


Appesantito dal rimorso

per queste amare lontananze

– che si protendono

fino a morirne –

sento un acre odore

di sconfitta

repentinamente...




Folgori


Folgori che dal cielo si dipanano,

cadendo in un’unica sorgente

di salvezza, che del cielo rammentano

la sublime gerarchia di luce...




Tra quegl’infiniti


Immortale, tra le sponde,

tra quegl’infiniti enigmi

celestiali, un alfiere di corallo

rinunciava alle rivolte,

trattenendo mesti orrori…




Splendori d’un guerriero


Ebbi appena ricordato il sogno,

gli ultimi splendori d’un guerriero

vagabondo, quando m’imbattei

abbagliato, quasi accecato dal rimorso,

nel vecchio, ardito sonno:

seppi sorridere, tradito...




Un ritornello errante


Mi celavo dietro mascherate estasi

di gloria; il candore ormai peccato

gelava la mia passione soffocata...

e tu che mi sorridevi sommessamente

cosa cercavi? Un ritornello errante?


Dall’oriente or gli altari gridano,

ancor la collera atterrisce ma non placa

quelle grida, e la disperazione

non cede armi alla pietà.


Nel loro grembo qualcosa regna.


Tempri l’orgoglio la tua forma!





Segrete moltitudini


Minuto, immobile,

è appeso il tempo

al filo di Crono.


Un’acqua d’universo

che languisce;


la brama d’un uomo

avvinto muore.


L’ombra acceca

al capezzale

gli occhi.


Perenta è l’oscurità.




Quel tuo corpo...


Quella mano così scarna,

e quelle gote smunte assai

per ridere del giorno,

come mi paiono consunte

le tue membra.


Scevro quel tuo corpo soffre.




Una scintilla


Ricordo ancor in ombra teneri sospiri;

i desideri svaniscono, mi sfuggono,

come soffi di neve gelano


mentre le aride pietraie

di me, di te mi parlano,

qualcosa ancora cercano, occulte


nel travaglio, nel dolore

quando s’oscura la scintilla,

muoiono gli Dei!


Il sole dal pendio risorga!




Promessa lagrima


Donavo un sol respiro,

un sol tenero respiro

tenevo stretto tra le labbra,

e nel commiato,

quel severo commiato

ch’io bruciai ai miei occhi,

sospirò tre volte l’uomo

alle voraci tentazioni

d’una promessa lagrima.




Primavera


Pendono le rose

sepolte dalla luce, il sole;

timide intonano canzoni,

si scolorano, si disperdono;

infedeli s’oscurano,

come d’autunno.


Avvizzite, ormai avvizzite,

la vivace primavera le denuda;

raminghe vagano nel sole,

nella delirante notte sorgono

come fulmini improvvisi,

amplessi della luna.


Saette d’altre eternità.




Respiro


Giunge sovrastando l’oblìo del mondo,

dell’antico mondo, l’orrore scrollò

pace e supplizio alle radici.


Si fa languida l’immagine ai suoi piedi,

come lo spirito e l’orrida condanna

che lo rivelò agli avi che non mentono.


Guardai gl’innocenti occhi spengere

lo sguardo, trascinando l’impeto e le voci

che non stridono piangenti.


Fonde ormai al tramonto l’ultimo respiro.




Reliquie


Reliquie abbandonate,

grembo disperato, fortilizi;

allegrezze della prima luna

d’occidente, quando, ansimando,

t’afferra con destrezza,

t’adombra nascondendosi

al sereno...


Credimi, credimi pure

quando incurante dei deliri

che ogni uomo prova,

ti lascio gioire alla tristezza

di sparse rovine sottaciute!




Proclama


Di tutti gli uomini

il solo sortilegio mi trattiene,

come il mare confonde nella notte

le rotte dei conquistatori.



L’amaro calice


Lo spirito della notte, librato abisso

ch’io, toccando con mani un poco

increduli, or m’appresto a ricordare,

calando gli stanchi occhi,

mi riempie l’amaro calice vincendomi;

un sospiro d’alba... e la notte

alla luce conquista un’emozione,

un tempo ardito, oscuri presagi.




Un volto nella veglia


La luce sparì nella notte,

un guardiano scosse nella veglia

il preludio d’un’immortale lagrima,

quando si levò dal volto

su cui febbrilmente giacque,

per bisbigliare al mondo

del giogo ch’essa seppe

dominare, vincere...


Evanescente sfuggì alla gloria...




Lunghi addii


E quando sentirò il peso delle ossa,

quando, scoccando le mie dita

vedrò malvagi maghi improvvisare

i loro giochi, eluderò pure la parola,

e stillando goccia a goccia

un antico sogno – ben vorace –

volgerò lo sguardo al sentiero

degli irriverenti lunghi addii d’un uomo...




Senza un’ombra


Il mio inverno, il gelo che provo

nelle mani, quello del cuore,

mi traggono in affanno, tenui

mi sorprendono; senza un’ombra

la mia venuta è vana, e mi sottrae

alle amate verità ch’io piango,

ch’io per amor del fato piango...




Rapirti l’anima


Rapirti, quando ti batteva il cuore,

quando il petto fermo si contraeva

lasciando libero il respiro,

fu come afferrarti l’anima in delirio,

nei solchi della terra vincere

il tuo corpo alla foce del pericolo,

che sempre riversava in me

altre impazienze.




Trasalimenti


Affranto m’imbattei

nel languido sorriso

che dai trasalimenti

– bench’io immobile

apparivo –

mi portò a morire

cercando anche di te,

mio strale, mia saetta

irrefrenabile!




Oscuri fuochi


Volgono ardenti attimi

all’imbrunire, di notte,

contro infausti deliri,

solinghe glorie.


Dimora il silenzio al buio

di queste pietre;

lascerò l’amore crescere,

svelarsi agli occhi

sacri e regali.


D’un fremito chimere nutrono.




Letizia


Ho smarrito, uomo

sfatto, indignato rimasuglio,

prigioniero d’un’ambigua

sorte, d’un ghetto,

ho perduto la mia ragione!


Scuote il vento la polvere

dei miei calzari; in letizia,

nelle grinze dell’autunno

mi ritiro, mi stacco

dalla fonte, mi rianimo!





Riviere


Il corpo disteso sulla sabbia

a baciare il sole nella veglia,

mentre dagli scogli – fieri emblemi

d’un mare assai possente –

un grido sale all’infinito, immensità

di gloria, solinga moltitudine.


Coste audaci nel prendere o donare

il mare, granelli piccoli quanto

un bozzolo di polvere, eppur sì

tanto tanto audaci in questo

paradiso ormai dimenticato.


Forgia l’estate un sole principesco.

LETTERE ALLA MADRE con Elegie e Carmi

Edizioni Montedit, Milano 2010-2011

68 pagine, € 7,00

 

II PARTE - “ELEGIE E CARMI”

DA “ELEGIE”


Stillanti luci


Ha sì mani di cerulo candore

Un’immagine assurta dal passato

Ora in tali membra ridestata,

D’un flebile chiarore tremolante

E stillanti luci e lesti balenii,

Profusi tra quegli alti nembi

D’un nitore quasi abbacinante,

Nell’eterno perpetuarsi

Pregno d’un intenso gaudio...


2004




Tempo che muore


Come d’attimi sognanti,

i nostri giorni bramano

di rincontrarsi – ma struggente

è il passato e languente

l’avvenire – questo s’annunzia;

sull’arida terra, al rugghio

del vento tonante tra frutici, filari,

le incolte arborescenze del bosco,

così, cadendo, noi uomini moriamo:

caduco è il tempo, fuggevole la vita

in quei prodigi che smemorano…


2005




Sublime Verità


La mente ghermiva

il cieco pensiero della vita

che addolora, o Madre!

Degna nel tuo sguardo

d’occhi che cercano

ti volgi, mia beatifica pace

o mia quietudine;

contemplano quest’occhi

d’Iddio la Sublime Verità,

sempre si rivolgono

con amabile benignità;

da divaganti lontananze,

la bianchezza rilucente

che t’accolse, ti svela

– riverbero d’incarnato –

ad occhi sperduti, o Madre!


2006




Orizzonte


Scorto ho il vasto orizzonte

che s’allontana – più gli occhi

l’immenso bramano

più esso gli sfugge –

per celati infiniti, dove mano

non sfiora, dove sguardo non vede,

dove piede non giunge,

non oltre il valico varca

per quest’eterni infiniti;

qui alcun uomo s’alza

dal proprio giaciglio

smunto dal cupo dolore,

qui in mille stille si sventra

il cuore, avvinghiato,

consunto dal male didentro,

oltre quel vasto orizzonte,

eroso, come neve si discioglie,

non lascia orma mendace

né traccia desunta si scorge...


2007




DA “CARMI”


Ricordi ed abbandoni


Del quotidiano silenzio

greve, triste, sdegnato

quali parole soggiacciono

a rammaricati ricordi

o miserevoli abbandoni

che si rammentano,

fin ad esacerbati inquieti spiriti

che indugiano per altre genti...


Stanco, mi nascono parole

soltanto un poco sussurrate,

talor anch’esse intrise

d’afflizione, finanche

paghe di rimpianto,

nel temuto accoramento

per quanto un tempo

fu vinto e poi perduto.


2008




Soltanto cenere


Questo ferace supplizio della vita

mi giunge dentro – dentro mi giunge

per liberarmi, per recarmi novelle paci,

per risanare gl’inflitti sfregi del fato –

mesto in quest’abisso di vaghi presagi,

d’assoluti silenzi, d’antichi abbandoni;

soltanto un cenno d’inerzia s’ascolta

ansimare timidamente d’improbi dolori,

soltanto cenere s’immola, soltanto cenere

ai vènti è dispersa, alla terra s’immola,

nelle placide acque che fluiscono giace

in un lunghissimo istante d’eternità...


2008




Un ansante ansimo


Quale ansante ansimo di vita vissuta

chiede indulgenza, invoca compassione,

quand’anche la mente spazia oltre lo scibile,

oltre lo scindibile dai gesti, dalle parole,

dai sentimenti, dalle placabili trepidazioni

proprie di quanti – come me – amano senza

dolersene, giacché la vita dovunque accorda

i suoi favori per non discernere tra eguali,

tanto amata quanto aborrita, con tale vigore

mi parla, sempre di serenità blandisce,

uomo informe, anima vagheggiante…


2008




Tutto l’esistente


Tutto svanisce l’esistente

alieno al mondo, tutto s’annienta

al solo atto d’inquietudine

d’un mondo avverso per tali enigmi

avulsi, sempre tanto convulsi,

nell’annebbiata miseranda umanità,

preda d’un incessante pianto o grido

o d’abissali sommovimenti ripetuti:

quale estremo compimento n’ebbe

il carnale impeto od indugio?


2008

 

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