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Una
casa alla fine del mondo
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di Luca Barbareschi
Terminato di leggere questo primo (scritto nel 1990) romanzo
di Michael Cunningham e apprestandomi a scrivere queste righe mi sono chiesto;
consiglierei di leggerlo? E se sì, a chi? E ancora, per quale motivo
lo consiglierei?
Cominciamo allora dall’ultima domanda e cioè per quale motivo andrebbe
letto questo romanzo: a me sembra che il motivo principale sia da ritrovare
nel fatto che Cunningham scrive un romanzo da quattro punti di vista diversi.
I quattro protagonisti principali del libro, infatti, parlano sempre in prima
persona, ogni capitolo del romanzo si intitola (se così si può
dire) con il nome di uno dei protagonisti e in quel capitolo è proprio
quel personaggio a parlare in prima persona.
Ogni personaggio, ovviamente, ritorna più volte e la vera forza del romanzo
è proprio nel fatto che è scritto tutto alla prima persona singolare
ma dal punto di vista di quattro personaggi diversi.
Così facendo, oltre a sentirsi sempre al centro della scena, il lettore
impara a conoscere i protagonisti dall’interno di se stessi, a calarsi
di volta in volta nei panni dell’uno o dell’altro e a vivere la
storia come uno di loro.
Ma quale è la storia? Jonathan e Bobby vivono a Cleveland in due famiglie
modeste ognuna delle quali ha vissuto un forte dramma mentre loro erano bambini;
si incontrano alle scuole medie inferiori e diventano amici inseparabili, tanto
più che Bobby, a mano a mano che la sua famiglia si sfalda vive sempre
più spesso a casa dell’amico.
Diventano sempre più intimi fino a scoprire anche il sesso tra di loro.
Arriva il momento in cui Jonathan parte per New York dove si è iscritto
al college mentre Bobby che non ha più nessuno si trasferisce definitivamente
a casa dei genitori di Jonathan.
Dopo qualche anno Bobby decide di raggiungere a New York l’amico che nel
frattempo convive con Claire di dieci anni più grande di lui.
La loro è un’amicizia vera, intensa, più forte dell’amore,
che prescinde dal sesso anche perché Jonathan nel frattempo ha sviluppato
la sua omosessualità.
L’arrivo di Bobby consentirà a Claire di “prendersi”
quello che Jonathan non le può dare ma soprattutto porterà i tre
“amici” a tentare di costruire una famiglia molto particolare.
Mi fermo qui per non raccontare oltre di una trama che non va avanti per colpi
di scena clamorosi ma è al contrario molto credibile e ben congegnata
pur nella sua semplicità; la scrittura è molto rapida e il ritmo
incalzante, vi sono molti dialoghi e grazie alla trovata di far parlare sempre
i protagonisti, l’autore sembra non esserci mai, rimanere esterno e, soprattutto
non giudicare né commentare ciò che avviene.
In definitiva direi che è senz’altro un libro da leggere, perché
parla d’amore, ma di un amore universale che prescinde dal sesso dell’oggetto
del sentimento e dalla sessualità; perché è scritto benissimo
ed emoziona, soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, quando a raccontare
è Claire.
E a leggerlo dovrebbero essere soprattutto gli adolescenti, coloro che attraversano
un momento così importante nella crescita di un individuo del passaggio
all’età adulta che non faranno fatica ad identificarsi in qualcuno
dei protagonisti e in qualche passaggio della storia che essi raccontano
Michael Cunningham - Una casa alla fine del mondo
- Bompiani, Letteratura, pp. 368, € 16,53
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