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Quest'ultimo romanzo di Grisham è stato supportato
da una grande campagna pubblicitaria nella quale si annunciava il ritorno
di Grisham al legal thriller.
Be', sappiate subito che non è così, e che se sperate che
questo romanzo sia come i vecchi libri di Grisham (Il rapporto Pelican,
Il momento di uccidere, Il socio...) allora vi conviene lasciarlo in libreria
ed aspettare il prossimo anno che arrivi in economica.
La storia, di per sè, non è male, ma è priva di mordente,
di colpi di scena. E' una storia, in fin dei conti, "normale",
senza intrighi, senza corruzione, senza crimini. L'unico indizio che può
far capire che è un libro di Grisham è che tutti i protagonisti
sono legati, in un modo o nell'altro, alla vita dei legali.
Ray Atlee è uno stimato professore universitario di legge, che
viene convocato dal padre, un giudice ottantenne malato di cancro allo
stadio terminale e che non vede da moltissimi anni, a casa sua per discutere
della sua eredità. Alla stessa riunione di famiglia viene chiamato
anche il fratello Forrester, la pecora nera della famiglia, alcolizzato
e tossicodipendente. Quando Ray arriva a casa del padre, lo trova già
morto, e, mentre guarda tra le sue carte, si imbatte in diversi scatoloni
pieni di denaro, oltre tre milioni di dollari, che non sono registrati
da nessuna parte e nemmeno menzionati nel testamento (che, anzi, è
molto esiguo). Da dove vengono questi soldi? Cosa farne? Dividerli con
il fratello o tenerseli? E, sopratuto, sono soldi sporchi?
Sinceramente, il romanzo poteva esser più coinvolgente, invece
va avanti in modo abbastanza anonimo. Devo ammettere, però, che
Grisham sa scrivere, e la lettura è molto scorrevole, tanto che
ho letto il libro in tre giorni e non mi ha annoiato.
Diciamo che lo consiglio solo allo zoccolo duro dei fan di Grisham.
John Grisham - La convocazione - Mondadori, pp. 324,
€ 18,60
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