 |
Siamo cambiati rispetto ai nostri padri
latini o agli uomini del Rinascimento? Si sarebbe subito tentati
di rispondere affermativamente, ma se maliziosamente qualcuno sollevasse
altre domande del tipo perché e soprattutto come siamo cambiati?
Ecco venirci in aiuto il saggio curato dalla coppia Ariés-Duby,
che attraverso una ricerca incrociata tra diversi modelli sociali
europei e transoceanici, mette a nudo la vita privata del Novecento,
lo stile di vita domestico e in effetti umano e relazionale che
le società italiana, francese, americana e così via, hanno visto
svilupparsi e modificarsi nei diversi decenni del secolo scorso,
con una rapidità unica, che mai si era riscontrata in epoche passate.
Tutto questo è probabilmente da ascriversi allo scoppio delle due
grandi guerre da una parte, al poderoso e sorprendente sviluppo
tecnologico dall'altra.
Voci autorevoli ci spiegano i motivi occulti della liberazione omosessuale
o della crisi demografica, ma non solo. Qual è per esempio il ruolo
della religione? Cos'è il mito americano e qual è il suo impatto
nelle società europee attraverso il cinema e la musica jazz? E poi,
il modello della famiglia in rapporto a una maggiore consapevolezza
sessuale; la ricerca del piacere nel matrimonio ma anche al di fuori,
inteso come diritto; una nuova forma di edonismo e l'immagine dell'io
allo specchio.
Ancora, tutta una serie di sguardi incrociati fra i vari popoli
che si imitano, criticano, odiano o amano.
Si va così dalla trasparenza della società svedese al rigido formalismo
di quella nipponica, o alla forte censura cattolica in Italia in
un gioco esaltante di parallelismi, di scontri, di dicotomie illuminanti
su chi siamo stati e chi ci avviamo a divenire in questo Terzo Millennio.
QUARTA
In tutti i tempi un’area particolare,
nettamente delimitata, è stata assegnata a quella parte dell’esistenza
che in tutte le lingue è stata detta privata; una zona d’immunità,
offerta al raccoglimento, al riposo, dove ognuno può abbandonare
le armi e le difese di cui gli conviene munirsi quando si avventura
nello spazio pubblico; una zona in cui ci si distende, ci si mette
a proprio agio, per così dire ‘in pantofole’, liberi dalla corazza
di ostentazione che ci assicura protezione all’esterno. Questo luogo
è familiare. È domestico. È anche segreto. Nel privato è racchiuso
ciò che si possiede di più prezioso, che appartiene solo a noi,
ciò che non riguarda gli altri; che è vietato divulgare e mettere
in mostra perché troppo diverso da quelle apparenze che l’onore
esige si salvino in pubblico. Naturalmente inserita dentro la casa,
dentro la dimora, chiusa sotto chiave e cintata, la vita familiare
si presenta come fosse murata. Il recinto accoglie un gruppo, una
formazione sociale complessa, dove le inuguaglianze, le contraddizioni,
sembrano addirittura al colmo, con un urto più sensibile, rispetto
all’esterno, del potere degli uomini con quello delle donne, di
quello dei vecchi con quello dei giovani, e del potere dei padroni
con lo spirito ribelle dei servi. L’ambizione di quest’opera è precisamente
quella di rendere percettibili questi mutamenti lenti o precipitosi,
che nel corso del tempo hanno caratterizzato la nozione e gli aspetti
della vita privata.
Georges Duby
Philippe Ariès, Georges Duby - La vita privata.
Il Novecento - Laterza,
I Robinson/Letture, pp. 474, € 13,43,
£ 26.000
|