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Una casa isolata sulle colline innevate del
New England. Un grande scrittore, Lonoff, e il suo giovane ammiratore,
Zuckerman. Tra di loro la presenza misteriosa di una ragazza che tutti
credono morta nell'Olocausto. Le «pretese» della vita e le
esigenze dell'arte in uno dei romanzi fondamentali di Roth.
Una sera di dicembre del 1956, sulla soglia di casa di Emanuel Isidore
Lonoff appare un giovane scrittore di belle speranze, Nathan Zuckerman,
venuto a porgere ammirato omaggio all'uomo che considera il proprio maestro.
Lonoff vive in quasi totale reclusione sulle colline del New England,
«leggendo, scrivendo e guardando la neve», con la moglie Hope
e una misteriosa ragazza, Amy Bellette, una sopravvissuta all'Olocausto
che il grande scrittore ha aiutato a stabilirsi in America.
Zuckerman non immagina ancora di quali avvenimenti strani e burrascosi
sarà testimone nelle poche ore in cui verrà ospitato in
quella casa, quali fantasie gli occuperanno l'immaginazione mentre cercherà
di far quadrare la vita apparentemente monacale di Lonoff, la propria
«turbolenza», l'ebraismo, i problemi con la famiglia, e persino
l'ipotesi suggestiva che Anne Frank, autrice del Diario piú famoso
del mondo, non sia morta in un campo di concentramento durante la guerra.
Lo scrittore fantasma segna l'ingresso in scena di uno dei piú
importanti personaggi della letteratura americana del Novecento: Nathan
Zuckerman. Pubblicato per la prima volta nel 1979, il romanzo è
divenuto ormai il primo tassello di un ciclo che ne comprende altri sette,
tra cui i recenti Pastorale americana e La macchia umana. Uno Zuckerman
ventitreenne, pieno di sacro fuoco per la letteratura, non incontra in
Lonoff soltanto una figura paterna, un modello a cui assomigliare a tutti
i costi. Diviso tra le esigenze della propria arte e le «pretese»
della vita, Lonoff è il fantasma dello scrittore che Zuckerman
stesso diventerà.
Philip Roth - Lo scrittore fantasma - Einaudi,
Supercoralli, pp. 149, € 13
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