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Quando una persona ribadisce più e
più volte di leggere un libro, comincio a sospettare che ne valga
la pena. Se poi la persona che consiglia il libro è qualcuno di
cui mi fido, non perché i suoi gusti coincidano sempre 100% coi
miei (quello sarebbe un modo un po' tonto di fidarsi), ma perché
formula giudizi competenti e ha una discreta cultura specifica alle
spalle, allora la convinzione che il libro vada cercato si fa ancora
più forte.
Se infine andiamo ad aggiungere che il libro è una Space Opera,
allora la frittata è fatta: devo trovarlo.
Non l'ho cercato spasmodicamente, diciamo che ho controllato quando
mi capitava (sono uno smemorato), e manco a dirlo l'ho trovato tutto
solo, in parecchie copie, unico Solaria dello scaffale, come se
la gente volesse leggere solo quello e la libreria fosse stata costretta
ad ordinarlo in quantità. Buon segno, visto che l'autore (e tantomeno
l'edizione) non è certo cool, quindi si suppone che chi lo compra
si basi sul passaparola e sia intenzionato a leggerlo, non a metterlo
sul tavolino del salotto.
Solaria, per la cronaca, è una collana da edicola/libreria, un po'
come gli Oscar agli inizi, più recentemente i Miti e i SuperPocket
e, per parlare della cugina famosa, come la storica Urania (che
però si trova anche in libreria relativamente da poco). A sentire
chi la segue regolarmente, la qualità del materiale pubblicato si
mantiene su buoni standard, e a ben vedere tanto basta.
Finalmente, dopo tutte queste righe, parlo del libro.
Cos'è la Space Opera? Trattasi di un sottogenere della fantascienza,
che, se ben realizzato, può arrivare a contenerli tutti o perlomeno
buona parte (solito esempio: gli Hyperion Cantos di Simmons). Per
intenderci, è la fantascienza con le astronavi, i pianeti (colonizzati
da umani o abitati da alieni), gli Imperi galattici e le Federazioni,
i vari iperspazi (ogni saga di fantascienza ha il suo sistema di
propulsione iperluce o surrogato), ecc.. ed è quella che sfrutta
le capacità immaginative umane al livello massimo, anche perché
richiede una coerenza interna che al delirio non è richiesta: creare
mondi non è una passeggiata. La buona Space Opera è grande letteratura.
Andreas Eschbach è un autore tedesco, delle cui precedenti produzioni
letterarie ci informa l'introduzione (e a questo punto attendo un'edizione
italiana anche per gli altri suoi titoli); una ventata di novità
per noi, abituati allo strapotere della fantascienza anglosassone.
Non so dire se la differenza si veda, perché la fantascienza letteraria
è un genere abbastanza apolide (a parte le tamarrate, riconoscibili
subito quando sono americane), ma fa piacere che anche in Europa
si produca materiale di questo livello, e che non sembri "copiato".
La storia è ambientata in una galassia vecchissima (in termini umani,
non certo cosmici), tanto che durante la narrazione si fanno riferimenti
a ben 70.000 anni prima, e non come ad un'epoca mitologica, ma come
ad un periodo storico tra l'altro nemmeno primitivo, anzi, con tecnologie
di navigazione spaziale superiori a quelle che noi avremo raggiunto
nel 10.000 d.C.e la storia, dicevo, si svolge 70.000 anni dopo...
Parlavo di una galassia, ma non ero preciso: qui si parla di un
impero che si espande in più galassie (distanze quasi inconcepibili),
anche se la vicenda parte da un piccolo mondo, dove un'intera categoria
sociale di capifamiglia passa la vita intera a tessere un solo tappeto,
uno per tessitore, coi capelli di mogli, concubine e figlie. L'intera
vita sociale dei tessitori è basata sui tappeti, tanto che, per
dire, mogli e concubine vengono scelte in base ai capelli. E tutte
le altre categorie sociali (allevatori, maestri, mercanti) sembrano
esistere solo in funzione dei tessitori e dei loro tappeti, tessitori
che pure non sono ricchi o potenti: sono necessari. I tappeti vengono
comprati regolarmente dai mercanti, che poi li rivenderanno alle
astronavi imperiali: e i tappeti vengono tessuti al solo scopo di
ornare il Palazzo delle Stelle, dove dimora l'imperatore, onorato
come un dio, anzi, come Dio. Un imperatore che sorride dalla fotografia
che tutti sul pianeta tengono in casa, unica nota "stonata", perché
chiaramente moderna, in quel mondo desertico medievaleggiante, a
tratti post-apocalittico.
I "perché?" si insinuano sottili nel lettore, prima con interesse
antropologico-culturale (chissà da cosa ha origine questa società),
poi con voglia di vedere "oltre" (ma il resto dell'impero? cosa
succede in giro per la galassia?), infine con degli evidenti misteri
sulla cui soluzione, comprendiamo, si poggerà la tensione narrativa.
Posso anticipare, senza timore di svelare nulla di trascendentale,
che noi vedremo ciò che succede nel resto dell'impero. La cosa interessante
è il "come".
Il romanzo non è costruito a capitoli, bensì a racconti. Ognuno
di questi racconti aggiunge un pezzo al puzzle, e più o meno (ma
non tutti) i racconti sono in ordine cronologico; in ognuno di questi
racconti, seguiamo le vicende da punti di vista (e talvolta anche
da luoghi) sempre differenti: anzi, in ogni racconto seguiamo le
vicende di un personaggio diverso, che solo in varia percentuale
sono direttamente funzionali alla trama principale, ma che con essa
inevitabilmente si intrecciano. Alcuni personaggi, protagonisti
di un racconto, ritornano come coprotagonisti in un altro (ma descritti
da un differente punto di vista), o solo come comparse, o vengono
soltanto nominati. Oppure, spariscono dopo il "loro" racconto, e
non sapremo mai che fine abbiano fatto. Ma la loro vicenda dà sugo
e anima al flusso principale, oltre a contribuirvi attivamente,
anche se magari solo con un piccolo mattone.
Eschbach ha trovato il modo di descrivere a fondo un universo senza
sembrare divagatorio, perché la struttura a "racconti" (che a ben
vedere sono solo capitoli non numerati) predispone psicologicamente
il lettore ad aspettarsi storie diverse, anche se la vicenda principale
prosegue, inesorabile, a volte in primo piano e a volte in sottofondo.
Questo universo, poi, è profondamente debitore a Guerre Stellari;
a partire dal topos del pianeta desertico e "primitivo" rispetto
ad una galassia superevoluta (che volendo essere precisi affonda
le radici in Dune), fino alla figura dell'Imperatore dall'immenso
potere non solo politico ma, soprattutto, metafisico, e a quella
dei ribelli, che per loro stessa natura non possono non far venire
in mente i "berretti verdi" spaziali di Lucas.
C'è addirittura una scena ben precisa che ha fortissime corrispondenze
"atmosferiche" con una scena analoga nel Ritorno dello Jedi. Attenzione,
Eschbach non copia. Semplicemente, si vede che ha Star Wars nel
DNA, quasi inconsciamente. Qui però non ci sono gli Jedi... ci sono
i tappeti.
Consiglio vivamente di recuperare questo libro; prima di tutto,
ovvio, ai fantascientisti. Poi, a chiunque fosse interessato, magari
per muovere al meglio i primi passi in un genere che, davvero, apre
il cuore e la mente.
Nota di colore: l'ho letto in 5 ore.
QUARTA
Da tempo immemorabile, in un mondo
lontano, tessono tappeti annodando i capelli delle loro figlie e
delle loro donne. Sono manufatti cosí complessi che nel corso della
vita ogni tessitore porta a termine un solo tappeto. L'arte viene
trasmessa in eredità dal padre al discendente maschio, fin dall'inizio
della Storia. Tessono per l'imperatore divino che dimora su un altro
pianeta. Ma tutto cambia: i ribelli hanno fatto cadere l'imperatore
e solo ora scoprono i dimenticati tessitori di tappeti di capelli.
E comprendono che in questi tappeti si cela un segreto incredibile
e inimmaginabile. La soluzione si trova nella biblioteca dell'imperatore,
e i tappeti di capelli fanno parte del suo disegno di vendetta,
che si sta ancora compiendo...
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IL PRIMO CAPITOLO
Andreas Eschbach - Miliardi
di tappeti di capelli - Fanucci,
Solaria #13, pp 288, £ 7.900
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