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In senso inverso

di Mattia "zio Gilgamesh" Bassani

Quando una persona ribadisce più e più volte di leggere un libro, comincio a sospettare che ne valga la pena. Se poi la persona che consiglia il libro è qualcuno di cui mi fido, non perché i suoi gusti coincidano sempre 100% coi miei (quello sarebbe un modo un po' tonto di fidarsi), ma perché formula giudizi competenti e ha una discreta cultura specifica alle spalle, allora la convinzione che il libro vada cercato si fa ancora più forte.
Se infine andiamo ad aggiungere che il libro è una Space Opera, allora la frittata è fatta: devo trovarlo.
Non l'ho cercato spasmodicamente, diciamo che ho controllato quando mi capitava (sono uno smemorato), e manco a dirlo l'ho trovato tutto solo, in parecchie copie, unico Solaria dello scaffale, come se la gente volesse leggere solo quello e la libreria fosse stata costretta ad ordinarlo in quantità. Buon segno, visto che l'autore (e tantomeno l'edizione) non è certo cool, quindi si suppone che chi lo compra si basi sul passaparola e sia intenzionato a leggerlo, non a metterlo sul tavolino del salotto.
Solaria, per la cronaca, è una collana da edicola/libreria, un po' come gli Oscar agli inizi, più recentemente i Miti e i SuperPocket e, per parlare della cugina famosa, come la storica Urania (che però si trova anche in libreria relativamente da poco). A sentire chi la segue regolarmente, la qualità del materiale pubblicato si mantiene su buoni standard, e a ben vedere tanto basta.
Finalmente, dopo tutte queste righe, parlo del libro.
Cos'è la Space Opera? Trattasi di un sottogenere della fantascienza, che, se ben realizzato, può arrivare a contenerli tutti o perlomeno buona parte (solito esempio: gli Hyperion Cantos di Simmons). Per intenderci, è la fantascienza con le astronavi, i pianeti (colonizzati da umani o abitati da alieni), gli Imperi galattici e le Federazioni, i vari iperspazi (ogni saga di fantascienza ha il suo sistema di propulsione iperluce o surrogato), ecc.. ed è quella che sfrutta le capacità immaginative umane al livello massimo, anche perché richiede una coerenza interna che al delirio non è richiesta: creare mondi non è una passeggiata. La buona Space Opera è grande letteratura.
Andreas Eschbach è un autore tedesco, delle cui precedenti produzioni letterarie ci informa l'introduzione (e a questo punto attendo un'edizione italiana anche per gli altri suoi titoli); una ventata di novità per noi, abituati allo strapotere della fantascienza anglosassone.
Non so dire se la differenza si veda, perché la fantascienza letteraria è un genere abbastanza apolide (a parte le tamarrate, riconoscibili subito quando sono americane), ma fa piacere che anche in Europa si produca materiale di questo livello, e che non sembri "copiato".
La storia è ambientata in una galassia vecchissima (in termini umani, non certo cosmici), tanto che durante la narrazione si fanno riferimenti a ben 70.000 anni prima, e non come ad un'epoca mitologica, ma come ad un periodo storico tra l'altro nemmeno primitivo, anzi, con tecnologie di navigazione spaziale superiori a quelle che noi avremo raggiunto nel 10.000 d.C.e la storia, dicevo, si svolge 70.000 anni dopo...
Parlavo di una galassia, ma non ero preciso: qui si parla di un impero che si espande in più galassie (distanze quasi inconcepibili), anche se la vicenda parte da un piccolo mondo, dove un'intera categoria sociale di capifamiglia passa la vita intera a tessere un solo tappeto, uno per tessitore, coi capelli di mogli, concubine e figlie. L'intera vita sociale dei tessitori è basata sui tappeti, tanto che, per dire, mogli e concubine vengono scelte in base ai capelli. E tutte le altre categorie sociali (allevatori, maestri, mercanti) sembrano esistere solo in funzione dei tessitori e dei loro tappeti, tessitori che pure non sono ricchi o potenti: sono necessari. I tappeti vengono comprati regolarmente dai mercanti, che poi li rivenderanno alle astronavi imperiali: e i tappeti vengono tessuti al solo scopo di ornare il Palazzo delle Stelle, dove dimora l'imperatore, onorato come un dio, anzi, come Dio. Un imperatore che sorride dalla fotografia che tutti sul pianeta tengono in casa, unica nota "stonata", perché chiaramente moderna, in quel mondo desertico medievaleggiante, a tratti post-apocalittico.
I "perché?" si insinuano sottili nel lettore, prima con interesse antropologico-culturale (chissà da cosa ha origine questa società), poi con voglia di vedere "oltre" (ma il resto dell'impero? cosa succede in giro per la galassia?), infine con degli evidenti misteri sulla cui soluzione, comprendiamo, si poggerà la tensione narrativa.
Posso anticipare, senza timore di svelare nulla di trascendentale, che noi vedremo ciò che succede nel resto dell'impero. La cosa interessante è il "come".
Il romanzo non è costruito a capitoli, bensì a racconti. Ognuno di questi racconti aggiunge un pezzo al puzzle, e più o meno (ma non tutti) i racconti sono in ordine cronologico; in ognuno di questi racconti, seguiamo le vicende da punti di vista (e talvolta anche da luoghi) sempre differenti: anzi, in ogni racconto seguiamo le vicende di un personaggio diverso, che solo in varia percentuale sono direttamente funzionali alla trama principale, ma che con essa inevitabilmente si intrecciano. Alcuni personaggi, protagonisti di un racconto, ritornano come coprotagonisti in un altro (ma descritti da un differente punto di vista), o solo come comparse, o vengono soltanto nominati. Oppure, spariscono dopo il "loro" racconto, e non sapremo mai che fine abbiano fatto. Ma la loro vicenda dà sugo e anima al flusso principale, oltre a contribuirvi attivamente, anche se magari solo con un piccolo mattone.
Eschbach ha trovato il modo di descrivere a fondo un universo senza sembrare divagatorio, perché la struttura a "racconti" (che a ben vedere sono solo capitoli non numerati) predispone psicologicamente il lettore ad aspettarsi storie diverse, anche se la vicenda principale prosegue, inesorabile, a volte in primo piano e a volte in sottofondo.
Questo universo, poi, è profondamente debitore a Guerre Stellari; a partire dal topos del pianeta desertico e "primitivo" rispetto ad una galassia superevoluta (che volendo essere precisi affonda le radici in Dune), fino alla figura dell'Imperatore dall'immenso potere non solo politico ma, soprattutto, metafisico, e a quella dei ribelli, che per loro stessa natura non possono non far venire in mente i "berretti verdi" spaziali di Lucas.
C'è addirittura una scena ben precisa che ha fortissime corrispondenze "atmosferiche" con una scena analoga nel Ritorno dello Jedi. Attenzione, Eschbach non copia. Semplicemente, si vede che ha Star Wars nel DNA, quasi inconsciamente. Qui però non ci sono gli Jedi... ci sono i tappeti.
Consiglio vivamente di recuperare questo libro; prima di tutto, ovvio, ai fantascientisti. Poi, a chiunque fosse interessato, magari per muovere al meglio i primi passi in un genere che, davvero, apre il cuore e la mente.
Nota di colore: l'ho letto in 5 ore.

QUARTA

Da tempo immemorabile, in un mondo lontano, tessono tappeti annodando i capelli delle loro figlie e delle loro donne. Sono manufatti cosí complessi che nel corso della vita ogni tessitore porta a termine un solo tappeto. L'arte viene trasmessa in eredità dal padre al discendente maschio, fin dall'inizio della Storia. Tessono per l'imperatore divino che dimora su un altro pianeta. Ma tutto cambia: i ribelli hanno fatto cadere l'imperatore e solo ora scoprono i dimenticati tessitori di tappeti di capelli. E comprendono che in questi tappeti si cela un segreto incredibile e inimmaginabile. La soluzione si trova nella biblioteca dell'imperatore, e i tappeti di capelli fanno parte del suo disegno di vendetta, che si sta ancora compiendo...

 

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Andreas Eschbach - Miliardi di tappeti di capelli - Fanucci, Solaria #13, pp 288,     £ 7.900