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Certi bambini

"Un momento prima di sparare Rosario sente nella mano, insieme alla pistola, la vita che sta per togliere. È una sensazione che gli va dritta alla testa, una porta che gli spalanca il mondo davanti agli occhi in una luce magnifica".
Rosario ha undici anni e una doppia vita. Uccide e aiuta, ruba e regala. È un piccolo delinquente e frequenta un centro di volontariato. Con lo stesso grado di inconsapevolezza, compie il male e compie il bene. Un romanzo appassionato e terribile, un libro etico contro ogni moralismo.
Una mattina, in una città mai nominata ma perfettamente riconoscibile, un bambino di undici anni si alza, prepara la colazione alla nonna, si affaccia alla finestra. Per un po' guarda vivere i suoi vicini, oscillando tra indifferenza e rabbia. Poi prende la borsa degli allenamenti, si veste da piccolo calciatore ed esce di casa per compiere il suo primo omicidio, la testa piena di ordini e di istruzioni. Con questa scena di sangue e di ghiaccio si apre il libro di Diego De Silva: fin da subito un pugno al cervello. Perché il Sud, in questo romanzo, è un luogo comune fatto a pezzi e rimontato, impastato in una lingua ricca, affabulante, ipnotica, sintatticamente sghemba a furia di correre dietro alla vita. Il protagonista di Certi bambini è un ragazzino napoletano come tanti, camorrista per caso. Rosario si guarda esistere, compie con la stessa indifferenza azioni criminose e piccoli gesti buoni. È una banderuola, perché molto banalmente non ha morale. Affascinato da una personalità carismatica come quella di Santino, bravo ragazzo da oratorio, Rosario è capace di fare qualunque cosa: persino il bene. Ed è questo senso della casualità - del bene e del male - a rendere il libro di De Silva inconsolabilmente tragico, lo specchio di un mondo spaventoso che è il nostro mondo.

 

Diego De Silva - Certi bambini - Einaudi, I Coralli, pp 153,     £ 20.000