Nella mente di Sabina

Data 28/6/2004 17:43:33 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

"Più che altro, a stupirla, era stata la naturalezza con cui lo aveva fatto. Mentre saliva di sopra ci pensava e pensava a come sarebbe stata la sua vita, in futuro, da quel momento in poi. Diversa, migliore o peggiore, forse… ma senz’altro diversa."
Gliel’aveva detto. Non si sarebbe mai aspettata che fosse così facile, senza cercare le parole adatte né stare mille volte a giudicare se fosse giusto oppure no.
All’improvviso era bastato dire due uniche lettere per chiarire tutto.. E ora non restava che aspettare.
Tre giorni prima, quando si era svegliata e l’aveva visto avvicinarsi al letto con il vassoio e la colazione che aveva preparato per lei, le era venuto quasi da piangere, ma poi non l’aveva più fatto, anzi gli aveva dato un grosso bacio e l’aveva ringraziato.
Lui l’aveva guardata e Sabina da quello sguardo aveva capito quanto ancora fosse innamorato.
Ed in quell’istante aveva provato la solita fitta dolorosa, che da sempre riusciva a distruggere ogni suo momento felice.
Era intensa come non mai, e aveva temuto che lui se ne accorgesse.. Così si era alzata ed aveva cercato di tranquillizzarsi, pensando che questa malattia avrebbe potuto far male al bambino.
Era incinta di appena un mese, ma Pietro ancora non lo sapeva.
Poi gliel’aveva detto.
Ma questo era successo subito, prima che aprisse la porta ed uscisse, come ogni maledetta mattina, per andare a lavorare.
Questa scena l’aveva già vista milioni di volte nella sua immaginazione.. Non vedeva l’ora che si realizzasse, e finalmente, quando aveva ritirato le analisi, l’unico problema era stato solo scegliere quale delle tante frasi avrebbe potuto dire, per fargli quella sorpresa che anche lui aspettava da tanto.
Aveva già girato la chiave, quando si era fermata di scatto, ed aveva capito che non avrebbe potuto aspettare un’altro giorno. Era arrivato il momento, un mese era già troppo tempo.
Aveva sbattuto la porta, si era girata e gli era corsa incontro. L’aveva stretto fortissimo a sé e gli aveva sussurrato all’orecchio che aspettavano un bambino. L’espressione e le parole di Pietro avrebbero dovuto toglierle ogni dubbio.. era gioia, inequivocabile ma equivocata. Perché Sabina ebbe come l’impressione di una finzione, un’apparenza che non rispecchiava dei veri sentimenti. E allora aveva deciso che il nuovo dolore che quell’impressione aveva provocato sarebbe stato l’ultimo della sua vita. Per questo era di nuovo andata verso la porta, ma stavolta l’aveva chiusa dietro di sé e, scese le scale, dopo aver percorso quasi tre chilometri con la sua piccola auto, regalo di nozze dei suoi genitori, aveva trovato l’ennesima farmacia. Nell’ultimo mese ne aveva già passate sei, e aveva speso un’ora il giorno prima in ufficio a spulciare l’elenco telefonico cercandone un’altra che fosse nei paraggi. Era piccola, sperduta in campagna, ma era probabile che avesse lo stesso un test di gravidanza. E in effetti era così.
Quando l’aveva chiesto alla farmacista, gli occhi della donna si erano illuminati: Sabina pensò che fosse per via della fede.. Dà sempre una certa commozione sapere una ragazza appena sposata già in attesa di un figlio. Avrebbe voluto soddisfare la sua curiosità, elogiare il suo splendido matrimonio e il marito- il ragazzo più speciale che si potesse desiderare, ma aveva troppa voglia di correre al lavoro, chiudersi in bagno e avere un’ulteriore conferma del suo stato.
Ogni test che aveva fatto- questo era il settimo- aveva dato esito positivo.. Ma lei voleva esserne convinta al cento per cento, perché questo avrebbe cambiato tutta la sua vita, avrebbe smesso finalmente di soffrire…


Quello che questo figlio poteva fare per lei, era legare per sempre a sé Pietro.
Non li faceva, infatti, perché non era sicura di essere incinta, ma solo per l’immenso potere che questo nuovo stato le avrebbe dato.. quel figlio, che aveva disperatamente voluto fin dal giorno delle nozze, era l’ulteriore conferma che Pietro sarebbe stato del totalmente suo, perché solo lei gli aveva dato ciò che desiderava, e che li avrebbe uniti in un legame indistruttibile.
Mentre era all’apice della celebrazione di una striscetta di carta colorata, nel bagno delle donne, entrò Lorena.
Sabina non aveva calcolato che altre persone potessero aver bisogno della toilette, e quando l’aveva vista aveva subito allungato le mani per nascondere ciò che stava facendo, anche se era più che convinta che l’altra avesse visto tutto. Censurò i suoi pensieri..
Rimise tutto in ordine nella borsa, non fece nemmeno finta di salutarla, ed uscì.
Lorena non avrebbe dovuto scoprirlo in quel modo. Aveva altri piani, altri progetti per lei, ed ora avrebbe dovuto cambiarli. Voleva umiliarla, farle capire quanto era aumentato il suo potere, e soprattutto non voleva più vedersela davanti, sia in ufficio che nella vita.
Entrò nella sua piccola stanzetta, alzò le serrande così da illuminare tutto al massimo e, come ogni mattina si sedette alla scrivania e contemplò per qualche minuto la foto del suo matrimonio che campeggiava, enorme, su quel tavolo. Era stato un giorno meraviglioso, in assoluto il più bello. Niente era andato storto, vestito perfetto, acconciatura, ristorante splendido- e anche, stranamente, piuttosto economico- amici, parenti, magnifici regali, e poi all’altare ad aspettarla lui, che era tutti i suoi sogni, e che da quel momento era solo per lei.
Se non fosse stato per Lorena, che era lì, vestita di uno sfavillante azzurro che le metteva in risalto gli occhi, in ultima fila.
Fu la prima persona che Sabina vide entrando in chiesa, e in quel momento avrebbe voluto strapparsi di dosso tutti quei veli e scappare via, ma non l’aveva fatto ed era andata avanti, convinta che prima o poi la sua vendetta l’avrebbe avuta.
Due anni prima, Sabina aveva sorpreso Pietro e Lorena a letto insieme. Lei aveva appena lasciato Pietro, in un momento di rabbia destinato ad un rapido pentimento e relativa riconciliazione. Solo che non era stato così, e Pietro la consolazione l’aveva trovata nella loro collega.
Cose che capitano.
La foto rappresentava solo loro due.
Aveva accuratamente evitato le foto-ricordo con gli amici, perché non voleva essere costretta a posare anche con i colleghi.
Voleva eliminarla da quella giornata.
Per un po’ c’era riuscita, il viaggio in Messico era stato favoloso, ma al ritorno le fitte si erano acuite e avevano ricominciato a tormentarla.
Era gelosia.
Ogni attimo con Pietro dimostrava quanto fosse ingiustificata, ma quel dolore lancinante, proprio fisico, che provava in ogni pensiero rivolto al passato, non riusciva ad abbandonarla.
Fino a tre giorni prima.
Si era decisa e lo avrebbe fatto.
Il bambino che era in lei aveva bisogno di una coppia di genitori salda ed innamorata, ed era necessario togliere di mezzo ogni distrazione del suo papà.
Oggi Sabina avrebbe ucciso Lorena.


Al funerale aveva ritrovato tutto lo staff della discoteca in cui Lorena lavorava ogni tanto, più tutte le facce che vedeva ogni mattina al lavoro, e altra gente che piangeva disperata, ma che le restava sconosciuta.
Aveva risposto con dei sì, no, non ricordo, non saprei alle domande della polizia e di chi la incontrava per strada e le chiedeva informazioni sulla tragedia.
D’altronde, non avrebbe proprio saputo che altro rispondere se non che per lei non era affatto una tragedia, anzi...si sentiva liberata di un gran peso.
Fortunatamente la messa non era stata troppo lunga: non ce l’avrebbe fatta a sopportare ancora per molto la vista di quella lacrimevole assemblea.
Il suo cuore saltava di gioia, e non si sentiva affatto cinica, né aveva sensi di colpa.
Ora le paure e gli sbalzi di umore sarebbero svaniti insieme alla loro causa.
E Sabina, senza rimorsi, immaginò sé stessa e Pietro che ballavano allegramente, esultanti e liberi, in mezzo a quella chiesa ora così triste, ma che pochi mesi prima aveva ospitato le loro nozze.
Si sentiva l’artefice di quell’emozione, quell’ebbrezza, travolgente che non voleva negarsi, dopo tanta sofferenza.
Finita la funzione, moglie e marito erano usciti e lei aveva sentito per la prima volta che Pietro le apparteneva del tutto, completamente.
Poteva cancellare il passato e si apriva per lei un mondo nuovo, in cui Pietro sarebbe stato una sua esclusiva e le avrebbe dedicato tutta la sua vita.
Lo amava, ma di un amore egoista, dove al centro c’era lei, onnipotente e dominatrice, e ogni altra cosa era sotto il suo controllo.
Era stato per celebrare sé stessa che gliel’aveva detto.
Erano arrivati in macchina, e Pietro si stava ponendo la domanda che aveva aleggiato in quella lunga ora tra i banchi sospettosi e curiosi della chiesa.
“Ti rendi conto che fra noi c’è un assassino? Chi può aver ammazzato Lorena?”
La risposta era stata semplice.
“Io”
L’aveva guardato e, pronunciando quelle due lettere, si era resa conto di colpo di ciò che aveva confessato.
Quella parola aveva bloccato il silenzio, ma era uscita dalle sue labbra con una naturalezza inaspettata.
Era a questo che stava pensando, mentre ora saliva in camera, seguita da Pietro, incredulo e visibilmente teso.
E lei l’aveva ripetuta, quella parola, più volte, accompagnata da altre, che trasudavano agitazione, passione e relativo auto-convincimento.
Erano seduti sul letto, uno accanto all’altra, e Sabina avrebbe voluto essere perdonata per quella rivelazione, anche perché non si rendeva conto del motivo che l’aveva spinta a farla.
Gli assassini non dovrebbero rivelare a nessuno le loro colpe. Ma per lei quelle parole erano state più importanti della morte di Lorena, avevano sancito sia la sua libertà che il suo ruolo nel salvare il loro amore.
Ma fu sorpresa nel vedere il marito osservarla intensamente ed iniziare a piangere.
“ Sapevo che prima o poi l’avresti fatto”
Sabina non pensava che l’avrebbe presa sul serio. Era convinta che l’avrebbe considerato uno scherzo macabro e poco divertente.
Invece ora per lui era un’assassina.
Bè, se l’era voluta.
Pietro l’aveva abbracciata e baciata sulla fronte.
“Quel che hai fatto è tremendo” le aveva detto.
Un fortissimo senso di nausea misto ad un crampo allo stomaco inflissero a Sabina il più grande dolore che avesse mai provato.
“Non mi interessava più nulla di Lorena, e non avresti dovuto arrivare a tanto. Amo te, avremo un figlio, che bisogno c’era?”
Aveva ripensato a tre giorni prima e alla doppiezza che aveva intuito nel marito. Ora era svanita, era di nuovo lui. Non gli interessava più nulla di Lorena.
Ora sapeva che la sua vita sarebbe stata migliore.


L’azienda non era poi così diversa senza di lei.
Era passata davanti alla sua porta, prima, dove c’era ancora la targhetta argentata con l’odioso “L. Siriani”.
Era contenta che fosse morta, ma sinceramente aveva anche un po’ paura di quello che era successo.
Nessuno sapeva chi l’avesse uccisa, e come aveva detto Pietro, al funerale c’era sicuramente anche l’assassino.
Poi gli era apparso sollevato, quando gli aveva detto di essere lei.
L’aveva baciata, ma poi le aveva chiesto se avesse intenzione di costituirsi.
Sabina non ci aveva affatto pensato, e l’idea ora la faceva sorridere.
Davanti al distributore automatico vedeva il viavai di facce note e cercava di capire chi oltre a lei volesse vedere Lorena accasciata a terra, senza vita, così come Gianni l’aveva trovata quattro giorni prima, ma le sembrava palese che fosse lei quella che la odiava di più.
Aveva scrutato a lungo i volti delle persone, ma non trapelava nulla, se non diffidenza e ansia.
Chissà se stavano pensando a lei.
Centoventicinque persone pensavano a lei e la temevano...
Tutto questo le aveva dato un senso di vertigine: si sentiva estremamente potente, pur non avendo fatto nulla per diventarlo. Lorena era eliminata, Pietro era di nuovo suo, Chiara dormiva nella sua pancia- ne era sicura, era una femmina.
Chi era che le voleva così bene e le aveva fatto un regalo così grande?
Aveva guardato ancora monetine entrare nel distributore e mani che ritiravano bicchierini di plastica.
Poi era arrivato Pietro, che non si aspettava di vedere, perché era in ferie dal giorno prima.
Le aveva detto “volevo vedere come stai” e poi “non so se ti rendi conto di ciò che hai fatto”.
Aveva insistito di nuovo perché confessasse, ma in un tono troppo alto, e Sabina gli aveva risposto di parlare a bassa voce, perché orecchie curiose non afferrassero quello che aspettavano.
Poi, sul tavolinetto dei giornali, lo vide.
Era una colonnina laterale a pagina 10, di un quotidiano rimasto aperto e divorato quel giorno da almeno duecento occhi prima dei suoi.
Lo lesse.
Lorena Siriani, 26 anni, uccisa nel suo ufficio, nessun indizio illuminante, per ora... era incinta di due mesi.
Stavolta la fitta non l’aveva sentita nemmeno, non aveva fatto in tempo.
Il suo corpo aveva realizzato ciò che era successo prima della sua mente, che ancora si rifiutava di capire.
Era corsa in bagno a vomitare, aveva appena fatto in tempo a chiudersi la porta dietro le spalle.
Aveva urlato di dolore.
Aveva voluto chiudersi per sempre in quel bagno e morire dalla disperazione.
Ma aveva aperto la porta.
E quando aveva visto Pietro davanti alla porta, gli aveva stretto le mani attorno al collo, ma non aveva abbastanza forza da strangolarlo, anche se avrebbe voluto. Non era capace di uccidere nessuno.
Lui l’aveva fermata, spingendola contro il muro.


“Andiamo a casa”
Lungo il tragitto Sabina non aveva detto una parola, non aveva saputo cosa dire, né cosa pensare.
L’unica cosa che aveva chiara in mente, era il tradimento del marito, la sua storia con Lorena, che non era mai finita.. Se lei non fosse morta, avrebbero avuto un figlio.
Un figlio, un mese prima di Chiara.
Chiara, che tanto aveva desiderato e che ora avrebbe voluto buttare via.
Erano arrivati a casa, e seduti sul letto dove lei gli aveva confessato il suo omicidio immaginario, si erano guardati a lungo prima di cominciare a parlare.
Sabina stava bevendo un bicchier d’acqua, si sentiva ardere la gola, ma forse non era sete, erano lacrime trattenute troppo a lungo.
Poi gliel’aveva chiesto.
“Era tuo?”
“Pensavo l’avessi scoperto. Credevo fosse per questo che l’hai uccisa.”
“Io non ho ucciso nessuno.”
Era finito lo scherzo, il delirio d’onnipotenza di una donna troppo gelosa?
All’improvviso, si era trovata davanti tutte le sue fantasie, spaventosamente reali.
Finora aveva giocato, ora sembrava non averne più voglia.
“Lo so”
“Ti aveva detto che era incinta?”
“Lo sapevo da un mese”
“E che volevi fare?”
“Restare con te. Non ce la facevo più. Ti amo, e ti ho ingannata per troppo tempo”
“Ma quel figlio? Che destino avrebbe avuto, se sua madre non fosse stata...”
Aveva capito tutto, e dentro di sé, aveva sorriso. Ecco chi la amava, e aveva sacrificato Lorena per lei.
“Non hai ancora capito chi ha ucciso Lorena?”
Aveva capito tutto, ma voleva sentirselo ripetere.
Quella parola così bella, che già una volta l’aveva reso suo, lo avrebbe fatto di nuovo.
Le tremavano le labbra, volevano sorridere, volevano godere del male che la mente aveva ideato, e che altre mani avevano materializzato.
Aveva già dimenticato la voce troppo alta di Pietro che la accusava in pubblico, e la invitava a costituirsi...
Soppresse il pensiero che lui l’avesse fatto per salvarsi al posto suo.
Ora nessun ostacolo sarebbe stato sul loro cammino e su un futuro radioso insieme.
“L’hai uccisa tu?”
“Sì”

Nota: questo è il racconto che ho inviato al concorso Giallo Wave, e l'incipit non è mio, ma di Carlo Lucarelli.



Questa notizia proviene da OzBlogOz
http://www.ozoz.it/ozblogoz

L'indirizzo di questa notizia è:
http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=960