Dove danzano le anime

Data 25/2/2011 10:30:00 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

Io so che esiste un luogo dove danzano le anime, liberate dalle incombenze della vita, che giocano e si fondono e si accendono come fuochi fatui, e come loro svaniscono. E’ luogo di luci e di penombra, di colori tenui, voci sussurrate come sospiri, baci bagnati e svaniti, solletico e carezze.
E mentre osservo i detriti del mondo che ci resta, intasandomi di ossigeno sporco ed esaurendo a poco a poco i miei respiri, la mia anima, in quella dimensione sì lontana, si agita entusiasta come fumo al vento, e si perde come goccia di pioggia nell’oceano.

Sono seduto alla mia piccola scrivania bianca, e La vedo. Sì vicina, sì lontana. Un brivido di occhi nocciola che mi sale sulla schiena. Le sue dita sottili e senza unghie tamburellano la tastiera, dolci. Ora Lei è di spalle, non mi guarda. Ma le nostre anime, altrove, stanno già facendo l’amore.
Quale anelabile speranza poter scrutare l’altra dimensione, sia pure per un solo istante! Tornare carichi della certezza che qualcos’altro esiste, e in tal certezza dare un senso alle cose. A volte, mentre scivolo nell’oblio del sonno, prego di poter scorgere l’interminabile festa che si nasconde al nostro sguardo, e al contempo ne ho paura: come fare poi a tornare nel mio mondo, a ricordarmi di esser uomo dopo tale incanto? Al bimbo goloso non si può offrire un singolo biscotto; ma la tentazione è forte, lui accetterà lo stesso, perché i patti possono essere infranti. E’ dunque lecito illudersi di essere anima, quando ci si accorge di rubare spazio al mondo, grotteschi contenitori di sangue e carne e sperma?

Oggi Lei mi ha parlato. Poche parole, ma non importa; per me i suoi fonemi sono le note su cui danzano le anime. Parla di bilanci e resoconti fiscali, e io rispondo aliquote e tasse statali. E’ un codice criptato per l’accesso a un altro mondo, Lei mi ama, lo so, e la sua anima sta pungolando la mia come una salamandra ancora insicura della sua preda. Piacevole è il morso dell’amata, quando i denti nella carne s’illudono di raggiungere l’anima. Alla fine si siede, come sempre di spalle, ma altrove le danze sono appena iniziate.
Com’è duro mantenere la parvenza di uomo in un mondo di uomini, com’è triste cercare sicurezza nei contorni degli oggetti. A volte percorro chilometri a vuoto e sono triste, dov’è la mia casa? Non sono quattro pareti ingiallite la mia meta. Casa mia è altrove; mi siedo su una panchina, e d’improvviso la vedo.
C’è una festa silenziosa, pallidi damerini col codino reggono piramidi di cristallo, fragile, è pericoloso avvicinarsi, non fate rumore vi prego! Sul riflesso del cristallo scorgo le anime, sono tutte lì a guardare, e il mio viso si curva, sorrido. C’è l’ho fatta, dunque, finalmente casa mia! Ma il rombo di un motore in corsa e il fischio di un passante poco educato e io sono già in piedi, cammino a passo rigido. Era solo fantasia.

Scatole e fiocchi, plastica e alluminio, zucchero e carta; le mie mani e le mani degli altri afferrano e riempiono i carrelli, ferrose gabbie per questi mostri. E nel finto biancore delle luci al neon La vedo, vicino alla cassa, in fila. Il suo carrello è pieno, più del mio. Mi avvicino e mi vede. Sorride, io anche; altro codice per oggi, si parla di bollette e supermercati, di prezzi e di cene e di pranzi. E mentre mi perdo nel rosso delle Sue labbra, altrove le nostre anime si svegliano e si attorcigliano come murene eccitate. Coraggioso e vispo è l’agitarsi del mio sguardo su di Lei, sensuale la sua lingua che sbatte sul palato, protetta dalla candida muraglia dei suoi denti, irraggiungibile. La fila è finita, Lei se ne va, di nuovo sparisco nel lerciume delle strade.

Finalmente è successo. Ci sono stato. Questa notte. Mentre smarrivo la cognizione di me ho sentito un brivido sulla spalla. Era una lastra di granito, freddo è il contatto con la pelle. Mi giro e di granito vedo intere pareti, ruvide allo sguardo. E’ un tintinnio di note dolci, come campanelli di vetro mossi dal vento di tramontana. Vedo neonati rotolarsi ridendo sulla sabbia umida del bagnasciuga; la loro pelle diviene crespa come carta vetrata, ma rapida l’onda che giunge ne recupera la salata dolcezza. Sulla stessa spiagga vedo due anziane donne, capelli bianchi al vento, sfiorarsi l’una con l’altra i solchi che l’età ha scavato sul viso; i loro volti sono vicini, gli occhi sorpresi come quelli di due bimbe; ora si stanno baciando. Vedo un ragazzo alto, forte, che corre e ride e afferra le due donne per il braccio e le porta via. Rapido come il vento, le due anziane stanno volando, sono ormai due puntini nell’orizzonte, tra il giallo della sabbia scaldata dal sole e la vertigine dell’azzurro. Vedo due uomini e due donne sdraiati, in fila, ognuno stringe la mano dell’altro. Serrati i loro occhi, secche le labbra di salsedine. Respirano. Forte è la tentazione di sdraiarmi tra loro.
E infine c’è Lei. Certo. Non poteva non esserci. Di spalle, i lunghi capelli neri al vento. Il mare davanti . Ora non siamo in ufficio. Mi avvicino. Le sfioro il collo con due dita, Lei ha un sussulto e fa per girarsi. Ma io chiudo gli occhi. E sono di nuovo tra le anime.



Questa notizia proviene da OzBlogOz
http://www.ozoz.it/ozblogoz

L'indirizzo di questa notizia è:
http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=4273