Il principe che non sapeva ridere

Data 10/6/2008 14:24:37 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

C’era una volta in un regno lontano un bel principe che non sapeva ridere. La madre e le due sorelle avevano sempre tentato di insegnargli quella semplice arte, ma nulla era servito.
Il giovane non era felice, non rideva tutto il tempo come faceva la maggior parte della nobile gioventù di corte, ma trascorreva le giornate in un misterioso stato di velata malinconia, intervallato da saltuari i momenti in cui una temporaneo divertimento illuminava il suo viso. In quelli istanti sembrava un giovane come gli altri, rideva e scherzava con i nobili compagni. Ma quei momenti si esaurivano presto, le risate si affievolivano e lui tornava serio e cupo.
Il Re, che voleva molto bene al suo unico figlio maschio, decise di indire un concorso, chiunque avesse portato la felicità e il sorriso nel cuore del giovane principe avrebbe potuto chiedere al Re qualsiasi cosa. Il concorso era aperto a tutti, dall’uomo più povero al nobile più ricco. Il figlio accolse il volere del padre. Non passarono che pochi giorni e il castello fu traboccante di partecipanti di ogni genere. Una mattina la gara fu pubblicamente aperta. Iniziarono così le manifestazioni, vi erano fantasiosi racconta-storie che avevano inventato barzellette per l’occasione, abili acrobati che s’impegnavano in complessi esercizi per poi finire a testa in giù con una maschera da pagliaccio, stregoni che avevano creato pozioni per il sorriso, maghi e streghe con potenti incantesimi per rendere l’eterna felicità…ma tutto fu vano. Spesso il principe rise, ma sulle sue labbra non comparivano che risate passeggere, sorrisi momentanei. Dopo quelli istanti tornava a chiudersi in se stesso. Il risultato più grande lo ottenne involontariamente una bimba, che, sfuggita al controllo della distratta madre, corse allegramente al centro del palco. Lì iniziò a sorridere dolcemente e a dondolarsi sulle gambette. Quando notò che la fissavano tutti le sue paffute guance rosa divennero di un bel rosso acceso e nascose il faccino tondo dietro le piccole manine. Ma non smise di ridere teneramente. La madre riuscì allora a prenderla fra le braccia e a riportarla fra il pubblico. Il principe si era però intenerito e aveva mostrato apertamente un sorriso affettuoso, che non lo abbandonò che quando la bimba scomparve fra la folla. Il fenomeno non si ripeté più. Gli spettacoli continuarono fino a sera, ma nessuno riuscì a donare la vera felicità al cuore del giovane.
Tutti i tentativi erano miseramente falliti.
Il tempo tornò a scorrere e qualche mese dopo giunse a palazzo una giovane principessa venuta dall’oriente. La fanciulla era bella come l’alba, luminosa come il sole. Il principe, vista la splendida nobildonna, iniziò a frequentare i luoghi in cui più spesso lei amava recarsi. Convinse i suoi amici a trascorrere più tempo nel grande giardino del palazzo, passarono ore a scherzare in riva al mare…Il principe dedicava però solo una parte della sua attenzione ai compagni, mentre spesso s’incantava a guardare la bella principessa passeggiare sulla sabbia in compagnia delle sue dame, dondolarsi sull’altalena di fiori del giardino, danzare nella sala del palazzo. I suoi amici non notarono la sua disattenzione, lui infatti non lanciava che velati sguardi alla fanciulla orientale. La giovane si accorse dal primo istante di quei due occhi azzurri costantemente su di lei. Ma ciò non la infastidiva, anzi, le piaceva girarsi e incontrare lo sguardo del ragazzo audacemente posato su di lei. Lui però non tentò mai di parlarle, semplicemente non smise di far incrociare il suo sguardo con quello della ragazza. Solo qualche volta capitò di scambiarsi silenziosi inchini leggeri, o di sfiorarsi delicatamente quando prendevano posto a tavola, momenti carichi di parole nascoste.


Un giorno fu organizzata una festa in maschera al villaggio vicino. I giovani nobili riuscirono a convincere il principe a prendervi parte con loro. Lui indossò una maschera blu come i suoi occhi e li seguì. Alla festa aveva preso parte tutto il paese, vi erano le maschere più varie, elfi con lunghe orecchie a punta, fate dalle ali chiare, leoni con una fitte criniere, nani con grosse asce, streghe con orribili nasi adunchi… insomma non mancava nessuna creatura. Il principe si lasciava trasportare dagli amici nei balli e in una delle danze finì in coppia con una fata dalle delicate ali verdine. Il giovane intravide sotto il velo della fanciulla dei profondi occhi scuri. Danzarono a lungo ma il principe non riusciva a divertirsi perché aveva sempre nella mente la misteriosa orientale che alloggiava a palazzo. Pensava a lei ogni giorno, ogni istante, c’era qualcosa di quella ragazza che lo aveva rapito e inspiegabilmente catturato.
Quando la musica s’interruppe i due si divisero con un cordiale cenno del capo. La fata si allontanò dalla folla, ma camminando via perse un velo delle sue ali, che scivolò silenzioso a terra. Lei, non accortasi di nulla, si staccò la maschera dal viso e si appoggiò ad un albero poco lontano, illuminata dal chiarore della luna. Il principe notò il velo celeste a terra e lo riconobbe subito, faceva parte del costume della fata con cui aveva ballato poco prima. Lo raccolse e cercò con lo sguardo la sconosciuta ragazza. La vide e la raggiunse velocemente.
“Mi perdoni il disturbo, lei ha perso qualcosa” le disse appena le fu dietro le spalle. Lei si girò e lui la riconobbe subito…la bella principessa del mistero. Era stata con lui tutta la sera e lui non l’aveva riconosciuta. Eppure quante volte si era perso nei suoi splendidi occhi…Lei sorrise gentilmente “Grazie, lei deve essere un vero principe, non solo nel costume che indossa. Pochi avrebbero perso anche un solo attimo di questa magnifica festa per qualcosa di così poca importanza”. “Oh no, sono sicuro che chiunque donerebbe tutti i suoi averi per poterle parlare anche solo per un istante. Il suo sorriso vale mille di queste feste” disse lui lentamente mentre si allontanava la maschera dal volto. Anche lei lo riconobbe immediatamente, era lui, il principe con cui spesso incrociava lo sguardo, il ragazzo che da giorni la osservava da lontano.
I due giovani ballarono tutta la sera e poi fecero una lunga passeggiata sotto le stelle. Parlarono a lungo, e ognuno si immerse nell’animo dell’altro. Divennero inseparabili e il principe iniziò a sorridere, a ridere, ridere una risata vera. Non solo era allegro…era felice, e non passava istante che nei suoi occhi non splendesse l’anima stessa della felicità.
Pochi mesi dopo i due reali si sposarono, unificando i due lontani regni sotto un’unica corona, innamorati ogni giorno di più, innamorati dal primo istante in cui i loro sguardi si erano incrociati per la prima volta.
…E vissero per sempre felici e contenti, l’uno perso negli occhi dell’altro.
Ecco cosa mancava al principe, cosa la famiglia reale aveva sempre cercato per il suo erede, una principessa che sapesse renderlo felice davvero, una principessa che gli donasse il suo cuore, accogliendo in se quello del suo principe.
…Ecco cosa porta davvero la felicità nei cuori. Il principe lo aveva trovato e lo tenne stretto dolcemente per il resto della sua vita…L’amore.



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