Compagni di scuola

Data 11/2/2008 8:10:10 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

All’uscita di un cinema di periferia, due vecchi compagni di scuola si ritrovano per caso, di nuovo, dopo qualche anno dall’ultimo incontro.
Questo è un breve dialogo sul cambiamento e sulla sensibilità, o forse sulla loro triste assenza.



“Non ci credo! Fiorini, ma sei proprio tu?”
“Samanta! Ciao! Certo che sono io, perché? Mi trovi così cambiato?”
“Bè, un po’…Scusa, ma quanto tempo è che non ci vediamo? Saranno passati almeno 10 anni!”
“Eh, esagerata!”
“Vuoi dire? Ah è vero! Ci siamo incontrati a quel convegno, cos’era, un paio di anni fa, ti ricordi?”
“Certo, come dimenticare? Mi hai presentato al tuo fidanzato come -un vecchio compagno di classe, sai il tipico secchione sfigato su cui si accaniscono tutti con battutine e scherzi di cattivo gusto?- ”
“Caspita non pensavo le mie parole ti rimanessero tanto impresse…non ti sarai mica offeso? Comunque guarda che non volevo farti fare brutta figura, anzi, sai che Micheal ti ha trovato proprio simpatico?!”
“Micheal?”
“Si, Micheal. Il mio fidanzato, o meglio, mio marito adesso”
“Ah, congratulazioni! Non che mi sorprenda, già ai tempi del Liceo impazzivano tutti per te. Sapevo che saresti stata fortunata in amore.”
“Ma non dire cretinate, non è certo fortuna la mia, è furbizia. E l’amore…quello ancora non l’ho trovato, ma sinceramente non mi metto nemmeno a cercarlo, tanto a che serve?”
“Sei sempre la solita romantica sognatrice tu!”
“Cosa vuoi, bisogna fare delle scelte no?”
“Forse…Ma dai, raccontami qualcosa…lavori ancora nella gioielleria di Via Grandi?”
“No, ormai sono anni che mi sono licenziata. Da quando ho conosciuto Micheal più o meno. Quel posto era di una noia mortale”
“Immagino. E adesso che fai?”
“Mah…in questo momento niente di particolare, sai, Micheal ha detto che non è necessario che io lavori, che se voglio posso occuparmi della casa. Ovviamente per quello ho assunto due straniere, figurati…Non mi dispiacerebbe un impiego, ma fino ad ora non ho trovato niente di interessante”
“Non è che hai del lavoro la stessa visione che hai dell’amore?”
“In che senso scusa?”
“Che non l’hai trovato perché non ti metti nemmeno a cercarlo, tanto a che serve?!”
“Che sfacciato!”
“Era una battuta, lascia perdere. Senti, ma che cosa ti piacerebbe fare?”
“Che domanda…tante cose, non so…così su due piedi non mi viene in mente niente…”
“Vabè, ci sarà qualcosa che sei brava a fare…”
“Oddio, mi cogli un po’ alla sprovvista…immagino di si…che ne so, per esempio ho molto buon gusto. Vedi, pensavo che potrei diventare un’ottima arredatrice d’interni, o qualcosa del genere.”
“Bè, non è male come idea, dovresti dirlo a tuo marito. E’ un architetto, potrebbe aiutarti. A proposito, ma una volta non si chiamava Michele?”
“Si, ma cosa vuoi, oggi va di moda avere nomi stranieri. Voleva togliersi uno sfizio…così si è creato un nome d’arte”
“E a te piace? Voglio dire…”
“Vuoi sapere se non mi sento cretina a chiamarlo Micheal sapendo che è di San Donato Milanese?”
“Bè…sarei curioso…”
“All’inizio si. Poi, come a tutto, ci si abitua. Che ci vuoi fare…ci sono cose ben peggiori”
“Per esempio?”
“Ma che ne so! Dai, sai quel che voglio dire. Ma veniamo a te invece?”
“Io cosa?”
“Ma che lavoro fai no? Stupido!”
“Ah, ok. Bè, è un po’ difficile da spiegare…”
“Per forza, sei sempre stato un cervellone tu! Sempre con qualche libro per le mani”
“Eh già, mi sono sempre piaciuti i libri. Non tutti, ovviamente!”
“……”
“Era una battuta…comunque, io sono uno scrittore, più o meno”


“Davvero? Bè, carino no? Ti ci vedo. Hai già pubblicato qualcosa?”
“Ecco vedi io…”
“Non essere timido…voglio una copia di un tuo libro con dedica e autografo, da esporre orgogliosa nella mia libreria. Scusa, non firmi i tuoi libri ai lettori? Tutti i grandi autori lo fanno”
“Vuoi farmi credere che tu hai qualche libro firmato?”
“Vuoi scherzare? Un sacco…”
“Non sapevo leggessi, al liceo odiavi leggere. Forse perché allora era un’imposizione, per fortuna le cose cambiano e si riscopre la bellezza. Dai dimmi, che generi ti piacciono?”
“Bè, diversi…i miei preferiti sono i gialli…misteri, omicidi, detective…”
“E poi?”
“Altri generi…tipo…non so…i romanzi d’amore…ma dimmi tu piuttosto, hai già pubblicato qualcosa o no?”
“Mi spiace deluderti, ma non ho pubblicato nessun libro. Vedi, io scrivo solo l’inizio.”
“Come solo l’inizio, mi prendi in giro?”
“Ma no, sul serio. Lo so che detto così suona un po’ strano. Ti spiego, siccome continuavo ad iniziare libri senza riuscire mai a finirne nessuno, ho pensato, dato che nel mondo c’è di tutto…ci saranno sicuramente autori bravissimi che attraversano momenti in cui non riescono a trovare uno spunto, il modo di rompere il ghiaccio e buttar giù i primi paragrafi. Immaginavo tante fantasie congelate, creatività bloccate che avevano bisogno di un input per dar vita poi a grandi storie, capisci?”
“Più o meno…”
“Così dopo tante ricerche e altrettanta frustrazione, ho trovato una casa editrice che ha sostenuto la mia idea, ammettendo che spesso i loro autori migliori faticavano a mettersi in moto, come dire, sembrava che mancasse proprio la spinta iniziale”
“E come funziona esattamente? Voglio dire…come fai?”
“Ok, io da contratto devo fornire all’editore otto inizi al mese. Lui poi li esamina e li sottopone ai vari scrittori. In genere fai conto che la casa editrice riesce ad affidarne tre al mese, a scrittori diversi naturalmente. Il margine di scelta per loro è dunque piuttosto ampio. Su otto inizi, ne vanno sempre in porto almeno due. Quelli scartati li posso anche riciclare per i mesi successivi, se l’editore li ritiene buoni. In più, il contratto non prevede l’esclusiva, ovvero posso anche proporre i miei inizi ad altri scrittori.”
“E ti pagano bene?”
“Ho uno stipendio fisso piuttosto basso direi, ma poi dipende dall’esito del libro una volta pubblicato. Ho altissime commissioni, se il libro vende bene di conseguenza anche io guadagno molto. Bisogna avere pazienza però, sai il tempo per scrivere un libro varia, ma non è mai breve. Sto vedendo adesso i primi guadagni per inizi che ho consegnato otto o nove mesi fa…Quando invece lavoro con scrittori privati, senza l’intermediazione della casa editrice, mi metto d’accordo direttamente con l’autore. In genere però si tratta di autori emergenti, quindi poche garanzie, e poche pubblicazioni, anche se ultimamente ne sto aiutando qualcuno proponendolo all’editore con cui lavoro”
“Che cosa strana…ma scusa, ti piace questo lavoro?”
“Bè si. Diciamo che all’inizio è stato difficile accettare la mia incapacità di scrivere un libro, mi sentivo sconfitto, però mi sembrava un peccato rinunciare del tutto alla scrittura. Quel poco che scrivevo mi piaceva parecchio, sentivo che aveva del potenziale, non volevo che andasse perduto. In fondo sto facendo quello che ho sempre sognato di fare. Scrivere. E quando vedo il successo di un libro che ho iniziato io, bè, è una bella soddisfazione. Certo non come se lo avessi scritto interamente io…è tutto in proporzione naturalmente.”
“Se lo dici tu. A me sembra un po’ come il premio di consolazione”
“Grazie per essere sempre così sincera…”
“Scusa, non volevo sminuire il tuo lavoro. E’ che non mi convince tutta questa faccenda. In più l’idea di avere per le mani un libro sapendo che non è stato scritto solo dalla persona sulla copertina…insomma, lo trovo scorretto”


“E perché mai?”
“Perché si creano falsi miti”
“Non ti seguo”
“E’ un po’ come un cantante che apprezzi tantissimo, soprattutto per i testi delle sue canzoni, e poi scopri che non è lui a scriverli, ma qualcun altro che nessuno conosce. Insomma, ti senti un po’ preso in giro, no? Deluso, quantomeno.”
“Bè, non ci avevo mai pensato in questi termini. Ma in fondo, ai lettori interessa una buona lettura, non credo che ci rimarrebbero male, sapendo che l’inizio è di qualcun altro. Avrebbero semplicemente un altro scrittore da elogiare, non trovi?”
“Mah…”
“Poi scusa, è ovvio che gli autori veramente in gamba, quelli degni di essere mitizzati, non hanno bisogno di questo tipo di aiuto. Ti immagini, io che inizio il prossimo libro di Baricco?!”
“Chi?”
“Baricco…”
“....”
“Veneziani?”
“….”
“Nessuno…dicevo così, autori a caso.”
“Comunque…scusa ma quanto sono lunghi i tuoi inizi? Voglio dire, stiamo parlando della prima frase, tipo –Pioveva, i due amanti giacevano nudi l’uno nelle braccia dell’altro davanti al camino scoppiettante-?, perché a questo punto vedi, anche io sarei in grado di farlo”.
“Ehm…diciamo che in genere i miei inizi sono un po’ più ampi. Si riesce ad intravedere una parvenza di storia, o a delinearne una da pochissimi elementi. Vedi, non è che gli autori non siano in grado di trovare le parole per iniziare, piuttosto hanno bisogno di un idea su cui poi lavorare. Visto che prima hai fatto l’esempio del cantante, parliamo di musica. Immagina un pianista, o un chitarrista, che sta attraversando un periodo di siccità creativa. Un altro compositore di talento lo aiuta, gli fa ascoltare una sua breve melodia, semplici note che però possono risvegliare il suo genio. E da quello spunto può nascere una sinfonia, o una canzone.”
“Si, capisco. In effetti non è male come idea. Non sei mai stato uno stupido tu.”
“Bè, mi fa piacere sentirtelo dire…”
“Mi sembra il minimo, dopo tutti quei dispetti…”
“In realtà siete stati voi a trasformarmi in un secchione! Non mi invitavate mai alle feste…così io studiavo, che altro potevo fare? Non avevo molti amici a quei tempi.”
“Hai ragione, eravamo proprio degli stronzi. Per fortuna, come hai detto tu poco fa, le cose cambiano, e anche le persone sai?”
“Sono contento, adesso è tutto diverso, sapessi quanti_
“Oddio Micheal! MICHEAL! MICHEEEAL!, scusa Fiorini, c’è Micheal. MICHEAAAL”
“Ehm, credo che ti abbia visto”
“Accidenti che stupida! Mi ero dimenticata che mi stava aspettando fuori. Sarà furioso, eccolo che arriva”
“Samantha, ma dove ti eri cacciata? E’ da più di un’ora che ti cerco. Stavo quasi per andarmene e lasciarti qui. Dai, sei pronta?”
“Si, certo tesoro, un attimo solo. Lasciami salutare…allora ciao, mi ha fatto piacere rivederti, stammi bene. Alla prossima, chissà…magari tra un altro paio d’anni”
“Eh, chissà, magari…Ciao e buona fortuna. Arrivederci Michael”
“Ehm…si, arrivederci anche a lei”


“Samantha, siamo in ritardo, non capisco come tu possa farmi aspettare tanto. Sai che odio aspettare. Ma poi scusa, quello lì con cui parlavi, lo conosco? Mi ha chiamato per nome…”
“L’avevamo incontrato qualche anno fa ad un tuo convegno, non ti ricordi?”
“Dovrei? Non mi sembra che sia uno che conta. Hai visto com’era conciato? Si veste con la luce spenta per caso?”
“Probabilmente si. E i capelli? Una visita dal parrucchiere ogni tanto non gli farebbe male!”
“Poverino, magari non se lo può permettere. A guardarlo così sembra povero.”
“Bè di certo con il lavoro che fa non è che guadagni chissà che cosa”
“Insomma, vuoi dirmi chi è?”
“Ma nessuno…solo un mio vecchio compagno di classe del Liceo. Sai il tipico secchione sfigato su cui si accaniscono tutti con battutine e scherzi di cattivo gusto?”



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