La nonna e la Romania

Data 21/11/2007 15:04:42 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

Sono ormai due settimane che non vado a trovare mia nonna e oggi ho deciso di farlo, non occorre chiamarla per sapere se è casa, la troverò lì ad aspettare.


Entro nel suo cortile con la macchina, parcheggio, smonto e la vedo seduta su una sedia vicina alla porta d’entrata con il bastone stretto in una mano, un sorriso a mezzi denti e la messa in piega perfetta, sembra scolpita.
"Ciao nonna, dì che ti sei fatta bella perchè sapevi che sarei arrivato!"
Sorride timidamente, si vergogna, non è mai stata abituata a tutti questi complimenti.
"Scommetto che è stata qui la parrucchiera" le dico.
"Bravo, è appena andata via"
"Non è che ti mangi tutta la pensione in permanenti?"
"Male che vada, tuo nonno mi ha lasciato qualcosa di più di quello che mi lascia lo stato"
Si è messa gli orecchini e la collana dello stesso colore, ha la gonna e una camicetta bianca.
Ha ottantacinque anni e aspetta, non so dire cosa ma sta sempre aspettando.
"Cosa mi racconti di nuovo?" le domando.
Mi scruta con quel suo sorriso a metà e manda un’occhiata verso il campo, allora mi giro e comincio a guardare. Vedo un uomo con i capelli lunghi, grigi, raccolti a coda di cavallo che avanza con una carriola, si avvicina e la saluta.
"Salve signora, tutto bene?"
Mia nonna continua a sorridere e risponde "Tutto ben, tutto ben, grazie"
L’uomo prosegue nel suo cammino e lei abbassa lo sguardo.
"Bè, chi è? È un nuovo vicino?"
"Secondo me è un tipo strano...pensa che quelli sono dottori e coltivano i campi" mi dice a bassa voce. "Quella è gente studiata, te lo dico io, però coltivano il campo. E vedessi che bei pomodori fanno crescere, prima o poi gli domando se mi spiegano la tecnica. Pensa te, dei dottori che raccolgono pomodori, che strano il mondo"
"Nonna, adesso c’è anche la laurea in agraria, non sono dottori che lavorano negli ospedali, è gente che ha studiato per coltivare al meglio la terra"
"Nessuno ha insegnato a tuo nonno però ce l’ha fatta e nessuno gli ha insegnato a vendere però sapeva rifilare i polli a tutti i paesi dei dintorni"
"Altri tempi, nonna"
In quel momento diventa cupa, guarda in alto con gli occhi sbarrati.
"Cosa ti succede?"
Non mi risponde allora parlo un po’ più forte, d’altronde la messa in piega sarà anche perfetta ma l’udito lascia un po’ a desiderare.
"Cosa ti succede?" le urlo.
"Sssshhh, sta arrivando Pippo"
"Pippo?"
Mi guardo in giro ma, a parte l’uomo dalla coda di cavallo, nelle vicinanze non vedo nessuno. Cerco di avvertirla ma mi zittisce un’altra volta.
"Ssssshhh, altrimenti Pippo ci scopre!"
Sono sempre più curioso.
"Non muoverti così non ci vede"
"D’accordo nonna, stai tranquilla, non mi faccio scoprire"
Non so da chi non devo farmi scoprire ma l’accontento, capisco che per lei è importante ed è giusto assecondarla. Dopo due minuti la vedo più rilassata, si discosta dal muro, abbassa lo sguardo, torna a sorridere (sempre a mezzi denti) e non parla più di Pippo.
"Sono stanca"
"E di cosa?" le chiedo.
"Di stare seduta"
"Allora alzati, vai a farti un giro per il cortile"
"Mi fa male camminare" mi risponde.
"Secondo me sei pigra"


Alza le gambe e mi mostra le piaghe che la attanagliano, le partono dalla pianta del piede e le arrivano fino ai polpacci, non so più cosa dirle.
"Ti sembra giusto?"
"Che cosa?"
"Vivere così, seduta su una sedia con la schiena che dopo un po’ mi fa male, ho paura di alzarmi perchè ho queste maledette piaghe che mi fanno vedere le stelle, il nonno non c’è più..."
"Ci siamo noi che ti veniamo a trovare, non sei mai da sola...non credere che tutti gli anziani ricevano questo trattamento, sai quanti vengono abbandonati?"
"Lo so, ma c’è anche qualcuno che alla mia età va in Romania"
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La frase mi sorprende.
"E cosa c’entra la Romania, ci sono tanti altri posti più belli"
"Ci sei mai stato tu?"
"No ma non mi attira"
"Dicono che i rumeni sono un po’ cattivi ma i rumeni dicono che i cattivi sono gli albanesi, gli albanesi dicono lo stesso degli italiani...siamo tutti cattivi"
Ormai ha dato il via al suo monologo, ogni tanto le capita, comincia a parlare e collega fatti e persone nella maniera più strana, la maggior parte delle volte non si riesce a trovare una logica.
"Ma perchè ti è venuta in mente proprio la Romania?"
"L’ultima amica che mi è rimasta (lei intende rimasta in vita) mi ha detto che lì si possono comprare tanti campi a pochi soldi....è un affare"
"E perchè t’interessano così tanto i campi?"
"Perchè se mi faccio spiegare la tecnica che usano questi dottori qui, sai quanti soldi ci potrei fare?"
"E dopo cosa te ne faresti di tutti questi soldi?"
"Comprerei Pippo"
Ancora con questo Pippo, non riesco proprio a capire chi sia...
"Vieni dentro che ti offro da bere". Si alza dalla sedia sbuffando, ha gli occhi scavati dal tempo e riempiti dall’esperienza, davanti a loro sono trascorsi anni, immagini, situazioni, paure ed emozioni. La schiena è curva, le due gambe vengono aiutate dal bastone, le piaghe la fanno soffrire ad ogni passo.
"Lascia nonna, prendo io"
"Grazie" mi dice con voce tremante.
Ci versiamo due bicchieri d’acqua e lei aggiunge al suo un po’ di vino. Vecchie abitudini.
"Secondo te sto correndo troppo?"
"Con cosa?"
"Con questa storia della Romania....ma sai, se non corro adesso non penso mi rimanga ancora molto tempo"
"Non dire così, non essere pessimista"
"Non sono pessimista, sono realista. Sai, io non sono stata da molte parti, conosco tutti i campi dei dintorni, la curva di ogni fosso, conosco il giornalaio da una vita, il panettiere da sempre, ogni prete e chierichetto della parrocchia ma dopo basta....sono stata una volta sola a Venezia ma non sono mai andata al di là....però vorrei vedere la Romania"
"Io se vuoi ti aiuto, però prima mi devi spiegare chi è Pippo e perchè vuoi comprarlo"
La vedo farsi cupa nuovamente.
"Ssssshhh, sta arrivando ancora"
Provo a tendere l’orecchio, mi alzo per andare a vedere fuori dalla finestra se sta arrivando qualcuno ma non faccio in tempo a fare un passo che lei mi blocca.
"Non affacciarti altrimenti ci scopre" e indica con un dito verso il cielo.
Cerco allora di concentrarmi e sento a malapena il rumore di un aereo che ci sorvola ma niente più.
"Per favore nonna, dimmi chi è questo Pippo"
"Non l’hai sentito! Ci è passato sopra la testa, lassù"


"Chi, l’aereo?"
"Era Pippo, se ci vede ci lancia le bombe e non posso andare in Romania"
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Finalmente ho capito.
Mia nonna ha ottantacinque anni e lei non ha letto della guerra sui libri, lei l’ha vissuta. Mia nonna ha tremato, ha avuto paura, ha mangiato senza luce, con i balconi chiusi, ha pregato, non ha dormito, ha pianto. Lei era giovane, aveva tanti sogni ma qualcuno glieli ha ridimensionati, aveva progetti ma altri glieli hanno cancellati. Certe cose non si dimenticano, mangiare in piena estate con i balconi chiusi per far credere che la casa sia disabitata, vedere il nonno sempre con la camicia nera anche se non convinto ma solo per una questione di sopravvivenza, ogni giorno dover lottare per aver qualcosa da mangiare ma soprattutto vivere con il terrore di Pippo....la gente lo chiamava così quel maledetto aereo, lui passava, sorvolava le case, i campi, i paesi e, senza sapere i pensieri della gente, senza conoscere la vita di tutti quelli che invece camminavano per terra, sganciava, distruggeva e uccideva. Come potrà dimenticare certe cose.
"Adesso ho capito nonna, ma non ti devi preoccupare..."
Cosa le dico, di non preoccuparsi di Pippo perchè aerei ne passano ogni cinque minuti e che con gli aerei adesso si viaggia per lavoro e per turismo?
"Allora ti aiuto"
"In cosa?"
"Ad andare in Romania, coltivare i campi come fa l’uomo con la coda, fare i soldi e comprare l’aereo"
"Grazie....così se Pippo smette di volare potremo dormire tutti più tranquilli"
"E non hai idea di quanta gente te ne sarebbe grata, pensa a tutti i tuoi coetanei che ogni giorno tremano per colpa sua"
"E il nonno, lassù in cielo, non sarà più costretto a mettersi la camicia nera" mi risponde con un sorriso.
Mi rendo conto che le sto regalando un sogno, non desidera un aiuto, non vuole medicine per le piaghe o antidolorifici per la schiena, ha solo bisogno di continuare a sognare, anche ad ottantacinque anni.
"Ma come ci andiamo fino in Romania?" mi domanda.
"Andiamo in aereo!"
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"Tranquilla, sto scherzando, prendiamo il treno, sarà un po’ più lungo ma non faremo del male a nessuno"
Si rilassa, ricomincia a guardare l’uomo con la coda e i suoi pomodori, sogna il nostro viaggio e la sparizione di Pippo....è come se io non ci fossi.
Io mi emoziono al pensiero della Romania, non mi era mai successo.




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