B-r-i-c-i-o-l-e (di Rosa) blu

Data 8/10/2005 13:26:13 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

– Sedevi accanto a me, mi sorridevi intrecciando la tua mano nella mia…e non capivi. –

Dormo con te stanotte, ho paura.
Senza che tu te ne accorga mi sdraio lungo il bordo del letto. No…non credo ti sveglierò e, per una volta, il mio respiro ti accarezzerà senza farti solletico.
Mi basta un angolino per rannicchiarmi nel mio solito modo, per tirare su le ginocchia verso il ventre e sentirmi protetta dal tuo abbraccio…quell’abbraccio che ti esplode dentro perché non ti è più permesso di donarmelo liberamente.
Per non farmi male. Per non farti male.
Sei stanco, e hai pianto.
Hai pianto perché sei stanco, mentre cedevi al sonno stringendo il mio pigiama (…quello con le coccinelle, che portano fortuna!), con le mani sotto al cuscino.
La tua stanchezza attraversa le tue palpebre chiuse per riempire i miei occhi, mentre la luna è alta e fiera in cielo, coperta solo da un velo di nebbia.
Tu dormi, gli occhi ancora più chiusi per quelle lacrime quasi asciutte, e io fermo la mia mano sul tuo viso.
Mi manca non poter più nascondere il mio sguardo nello spazio tra il cuscino e il tuo collo…e non ti faccio solletico. Il mio respiro non ti fa solletico.
Perché non senti il mio respiro?
Non riesco più a trasmetterti nessun calore, nessuna emozione nonostante la mia vicinanza…nonostante i miei occhi appoggiati sui tuoi.
Ho i piedi freddi, sai?
Domattina ti sveglierai con gli occhi ancora umidi, ma non lo saranno per le tue lacrime.

Rosa è stanca e ha freddo, trema perché ha freddo, ha freddo perché è stanca.
Faticosamente, Rosa ansima nel suo letto bianco.
Con una mano stringe il piccolo ciondolo che ha al collo, un quarto di luna azzurra, mentre piange gocce colorate che precipitano lungo le orecchie, gettandosi nei suoi neri capelli.

La nebbia si è portata via un pezzetto di luna, e il suo intenso colore…ma il resto è ancora lì, con il suo contorno troncato, nell’intento di disegnare un buco in cielo.

Svegliati, presto! No, non è la sveglia…è il telefono, t’inganna sempre quel suono simile.
Scaraventi il lenzuolo in aria mentre il tuo cuore si mette a suonare il tamburello.
Ricordati che sarai tu che poi dovrai rifare il letto, non fare il furbo eh!
Vestiti con calma, non sei in ritardo. Guarda che più cerchi di fare le cose di fretta…e più tempo, invece, perdi.
Ma perché pensi di essere in ritardo? In ritardo per cosa poi?
Copriti bene, che inizia a fare freddo…però non piangere.
Ti prego, non piangere.
Sssh! Non sbattere la porta, che svegli tutti. Puoi anche camminare, siamo vicini…perché corri?
Dai, non correre…guarda quante foglie secche in terra, lo sai quanto mi piace camminare sulle foglie e tu invece corri, corri facendole scricchiolare e urti un signore che porta a spasso il suo cane, ehi! Chiedigli scusa! Sì, bella scusa quella della fretta, delle lacrime e della vista appannata; resta il fatto che sei un maleducato, e potresti avergli fatto anche male, sai?
Allora, me la compri quella rosa blu? Non me ne sono dimenticata…ma tu corri perché hai paura di non fare in tempo, ma lo sanno tutti che qui non si corre.
Lo sanno tutti che qui il tempo può sfuggire, anche se tu corri.
Secondo piano, stanza numero diciotto.
Ti perdi nel bianco, come la luna di questa notte nella nebbia.

– Siedi accanto a me, urli lacrime impregnate di dolore con le tue labbra posate sulle mie…e continui a non capire. –

Cambierebbe qualcosa per te, amore mio, se ti dicessi che neanch’io capisco perché devo morire?
Ricordati della rosa. Sì, una sola…ma che sia blu.



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