La regina dei ghiacci (Marta cap.10)

Data 31/12/2004 20:06:02 | Argomento: Letture Incrociate - Racconti

In cui scrivo di Marta che tarda a tornare dalla lezione di violino; poi arriva in piazza Santa Maria Liberatrice, a casa, indossando una giacca blu.

Se c’è se non c’è
ascolta.

//
Avevo scritto una bella storia ascolta
poi un fulmine l’ha portata via
sì un fulmine qui al centro del foglio
l’ha bruciato e non mi rimane che dirtela riscriverla no
è impossibile
ma ascolta
la storia era una bella storia
e a te
la voglio dire

era la storia che raccontava di un uomo
che uomo sia da dove veniva e cosa desiderava
non puoi sapere
però com’è vestito quest’uomo
di grigio, una giacca, di bianco, una camicia, di nero, una cravatta,
i pantaloni dritti e le scarpe lucide,
capelli corti scuri
e occhi piccoli questo ti posso dire
che l’uomo era alto
era alto e magro molto magro e aveva un bellissimo naso e bruttissime mani
l’uomo che strappato dal suo tempo Lo vedi? O no
si trovava ad esser trascinato per la bocca come un pesce.
Lo vedi?

O no guardalo,
tagliare l’acqua bruna
affondare
riemergere
le sue mani stringono un filo
che non vedi
se non per le striature lasciate dalla lacerazione dei palmi annodati
sono semplici tracce lungo un crine
secco
di colore
un grumo in punta
la luna d’acciaio fissata sulla parte superiore della bocca
l’uomo strattona l’aria
sputa
sangue.

L’uomo ricorda. Camminava. Diritto. Aveva attraversato la strada e raggiunto il pozzo. Nei pressi di uno slargo, si raccoglieva la pioggia.


Ti dico.
La storia di un uomo. E di una donna.
Una donna chiusa in una stanza. All’inizio della storia questa donna è chiusa in una stanza
bianca.
Tutta bianca, la stanza. La donna siede
accanto a dei suoni siede la donna.
Adagia le mani pinne del suo bacino disteso
e sorride ai salti leggeri
frequenze timide
evitano di toccarla
sorride ai salti e ai rimbalzi dei suoni
in eco
lucida
rete si alza
la donna
sottile
in un abito rosso
la donna si alza.
La vedi? O no le sue spalle adunche di farfalla e la pelle della schiena
tende una curva
di vertebre incise. Ha un lungo collo un collo lunghissimo e alla congiunzione del collo
con il petto
un neo il segno di un morso.
La pelle del collo in striature legate di vimini
tradisce la giovane
opaca tenda
che la contiene viva
e sul petto i polsi socchiusi,
nascondono la confessione dei veli, muso di gatto
il suo seno sfacciato negli occhi
le gambe falde nella terra
si piegano
precarietà minuziosa,
nessun gesto perde nell’aria
la donna primi passi
mima
di danza i suoni un cerchio
mima
primi passi la donna.

L’uncino segna un punto argenteo sul suo volto la pelle cede.
Traiettorie irregolari curve spezzate lo vedi? O no l’uomo lo spazio muove l’acqua straziata dai suoi tagli
si vergogna del suo sangue arrossisce il cielo in onde schiumose
son palpiti vermigli
di un pube scosso è
piacere
è piacere
in posa da flautista
s’annoda l’acqua e contorce la spuma
la mascella sfondata
in brandelli il viso
l’uomo resiste
alla velocità dell’incidere
è piacere
o no lo vedi?


L’uomo era andato dritto, dritto come gli avevano detto. Ricorda ogni cosa l’uomo era andato dritto, dritto come gli avevano detto.

Perde il peso delle mammelle
una incrinata
coppa di mani chiare
la donna agita il suo corpo in volteggi
strappati al bianco i confini dei nervi
suoi i desideri una macchia
dell’iride
la incorona
sui fianchi il rosso
caduto colpito infilzato tessuto
discinto
perde la schiena
lieve lasciandola nuda
meravigliosa
mente nuda.
Ma il suo piede sfiora un suono
e un suono sfiora il suo piede.
Ma un suono sfiora il suo piede
e il suo sfiora un suono.
Odiosa
mente
scivolare dal viso
fuggire il suo sguardo lo vedi?
O no dalle celle della prospettiva
evade coscienza infame
non paga le colpe ma cerca speranze
e un colpo vibra
di acciaio vibra un colpo
sulle sue labbra
torcendo
la gola in spasmi di seta la donna si piega
indugia
sulle ginocchia
costringe
l’aria al respiro l’anima all’aria.

Sei stanca. Cambiamo posizione? Aspetta, copriti meglio. Fa freddo. Se vuoi smetto di raccontare. No, davvero. Va bene, così? No, no, puoi stare, non mi dà fastidio. Mi piace la mano
qui. Così. Se ti addormenti non mi rattristo. Davvero Allora. Aspetta. Un bacio.
Ecco. Dicevo.


L’uomo.
Un prete tra gli occhi ha l’uomo
un chiodo eretto scuro
un chiodo tra gli occhi un prete
che agita la sua predica
(non so la risposta non guardarmi non io non io
prete sto zitto lo giuro)
su donne raccolte in bianchi
scialli calcificati
gli zigomi nudi
i nervi composti in file
coprono lastroni di pietre
dalla bocca alla fronte
un corridoio l’uncino
apre il volto dell’uomo.
Nell’ora del sole alto
la luce scompone
gli smalti
e un bambino
s’agita vicino la porta il naso o ciò che ne resta
(lo giuro sto zitto prete non io non io
non guardarmi non so la risposta).
Raccoglie le offerte
e
ceste di primizie denari un inchino
al cranio e con passo lento
lento torna a sedere
l’uncino
alla base dei denti lo vedi?
O no un ricamo
un nodo rosso
un fiore solo
e i riverberi
delle scene sacre
sull’uomo
in risacca tra
le ossa di vetro e le urne ottonate
piange
la cantilena devota della
marea
piange la cantilena devota della marea.

A un bivio solo aveva esitato: erano due strade simili, i lampioni posti a distanza regolare sui lati opposti. Dovendo andar dritto aveva preso quella meno inclinata, quella di destra. Non poteva sbagliare, gli avevano detto di andare dritto. E quello non era neanche un bivio a guardarla bene la strada proseguiva a destra senza esitazione. Era andato dritto, come gli avevano detto.
La pioggia fine, lenta, non chiedeva alcun riparo, l’uomo ricorda.


La donna
sì la donna
aveva danzato
aveva danzato
aveva danzato ancora.
E ancora era caduta
era caduta
la donna in terra
era caduta
la donna in terra ancora.
Una macchia di latte e di sangue la donna
colpendosi il seno
donando vuoto agli archi sottili
del suo costato
colpendosi il seno
graffiandosi il seno
cercando l’oro la donna colpendosi il seno la vedi?
O no
strapparsi le unghie per una sorgente
una sorgente era lì ne era certa
a nutrire presto! il suo corpo
foresta
la donna
vedeva ogni capillare brillare
dipingerla di gallerie vivide e pulsanti
e tossiva la donna sputando fuoco tossiva
e cercava di ingoiare vita senza dover
gridare
la donna la donna bruciava
e i suoni intorno a lei
si sollevarono in cerchio
si sollevarono in cerchio e
in cerchio costruirono un muro
costruirono un muro e
la donna scomparve
guardandosi il grembo
fiorito il grembo
la donna scomparve
cadendo
in un pozzo
la stanza
bianca
scomparve
con lei.

La storia a questo punto chiarisce ogni cosa.


L’uomo è fermo adesso, fermo in equilibrio sull’orizzonte. Respira.
Il acqua l’ha portato lontano, dove l’occhio guarda e riconosce l’interruzione dello spazio,
l’uomo è là dove l’occhio guarda finire il mondo.
Il filo lo cinge lo avvolge lo tiene
all’orizzonte
e l’uomo è fermo adesso, e fermo in equilibrio sull’orizzonte respira.
L’acqua l’ha abbandonato alla fine del mondo
e dalla fine del mondo
come un tappeto riposto da servi solerti
si è ritirata placida.
Rettile ricerca la sua lingua scura
ricerca dannata l’ultimo suo dire
la vedi ? O no viola inerpicarsi
lungo gli organi conchiglia
la lingua innalzarsi al cielo
vibrare al cielo
e in un gorgoglio dimesso
perdere il suo tenore
posarsi strisciare sulle ferite e
la piega del metallo stringere
la piega del metallo
la vedi? O no viola ritirarsi
lungo gli organi conchiglia
rettile la lingua
ritirarsi lungo gli organi conchiglia
dell’uomo fermo, fermo. In equilibrio fermo sull’orizzonte fermo.
Respira l’uncino, l’uncino respira
l’uomo.
E l’uncino
orribile
mente alla fine del mondo
l’uncino
scivola nella gola dell’uomo
e l’uomo
l’ingoia
gelando d’acciaio
l’inizio del cielo.


L’uomo era seduto in una piazza. Su dei gradoni sentiva la stanchezza della postura scorretta. Leggeva parole alla luce ladra fuggiva la luce tra i pioppi. E di tanto in tanto alzava lo sguardo a seguire i giochi l’uomo, dei bambini nella pancia della balena, così sembrava la piazza, ricorda l’uomo, se guardata da uno dei balconi che vi si affacciavano.
Da quel balcone in cui aveva vissuto del tempo guardava la piazza e nella sua pancia i bambini sembravano piccoli pesci. Incoscienti i bambini. Del piccolo mare e del piccolo cielo incoscienti di muoversi nel corpo di una balena. Piccoli pesci i bambini.
I bambini ricorda l’uomo. L’uomo che era seduto in una piazza. Su dei gradoni sentiva la stanchezza della postura scorretta. E di tanto in tanto abbassava lo sguardo per leggere parole che l’ombra dei pioppi rifiutava l’ombra dei pioppi.

Aspetta, mi sposto un attimo che il braccio mi fa male. No, no sta’ pure basta che mi muovo un attimo. Hai sonno? No perché io..inizio a crollare. Dai, ora ti dico come finisce la storia.


L’uomo ricorda che i bambini gli erano andati vicino. Piano lo avevano circondato i bambini.
L’uomo si era alzato allora. In piedi non comprendendo si era alzato l’uomo, ricorda.
Uno di loro guardò verso l’alto. Tutti guardarono verso l’alto. E anche l’uomo non potè che guardare. Basse nubi anticipavano il buio.
Il bambino dinanzi a lui, era bruno magro e con molti molti capelli, teneva sotto il braccio un pallone arancione. Lo vedi? O no il bambino bruno magro e con molti capelli era tornato a fissarlo e tutti quanti in cerchio l’osservavano attenti.
Vedi stasera ti diciamo dov’è che è andata.
Chi?
Lei quella della stanza sopra la piazza, noi lo sappiamo dov’è.
Voi? Sapete? Cosa?
L’uomo ricorda di aver provato a fare un passo indietro, ma era inutile. Era inutile fare un passo indietro. L’uomo ricorda il cerchio dei bambini che si spostava con lui, lasciandolo solo, al centro. L’uomo.
Cosa vuoi dire, spiegati.
Noi sapevamo che c’era un uomo che ci guardava da quella finestra lì, e sapevamo che quell’uomo era amico della balena.
Io, amico della balena? No ti sbagli!
La guardavi la piazza che ci aveva inghiottito! Tu la guardavi!
Sì, ma ..non ho mai..mai parlato con la balena..te lo giuro.
Bene noi sapevamo. E ti abbiamo visto quella sera andare via per non tornare.
Sappevate? Ma io, io non avevo deciso, io non ho deciso, io.
Noi sapevamo.
Ve l’ha detto..lei?
No. Ma tu ora sei qui. Leggi, ci guardi, e di tanto in tanto cerchi la finestra. Tra i pioppi i tuoi occhi e sono graffi.
L’uomo si tocco d’istinto le palpebre, sane, secche, asciutte. Ricorda l’uomo.
Lei non c’è.
Lei non c’è. Sappiamo anche questo. E sappiamo dov’è.
Ma volete dirmelo..o cosa?
Va’ dritto, dritto per quella strada.
L’uomo ricorda che il bambino senza rompere il cerchio indicava la strada alle sue spalle il bambino. La conosceva quella strada.
E dove dovrei andare, spiegami!
Dritto, sempre dritto.
Il bambino sorrideva.
Ma mi dovrò fermare! Dove? Dove potrò fermarmi?
Ci andrai?
Sì, no. Non lo so, ma spiegami dove dovrei fermarmi..chi siete..
Ci andrai. Lei è lì in un pozzo.
In un pozzo?
Sì. In un pozzo. Lo vedi? O no in un pozzo.
Non capisco più niente.
L’uomo ricorda di essersi seduto. I bambini in cerchio gli si strinsero intorno ancora un po’.
Il bambino passò il pallone arancione al suo vicino e mise le sue mani sulle spalle dell’uomo il bambino.
Tu sai che se vuoi ritrovarla devi ascoltarci.
Io non so..chi siete..
Devi andar dritto e troverai un pozzo.


Un pozzo. Qui, in città. Ma ti rendi conto? E io che ti sto ascoltando..
L’uomo ricorda che le lacrime dovevano rigargli il viso perché non vedeva più chiaramente il bambino.
Devi andar dritto e trovare quel pozzo. Lei è lì dentro.
Non può essere come dici bambino, ma chi ti ha detto questa storia, smettila! Chi c’è dietro questa storia, chi vi ha detto di fare questo!
L’uomo ricorda che il bambino lo colpì con uno schiaffo il bambino colpì con uno schiaffo ricorda l’uomo.
Ma sei pazzo?
L’ho fatto per te. Devi ascoltarmi.
L’uomo ricorda di essere tornato dritto rigido in piedi rigido dritto il bambino lo guardava il bambino.
Devi andare sempre dritto e troverai un pozzo. Arrivato al pozzo devi guardarci dentro.
Dentro il pozzo.
Lei è lì da quella sera, da quella sera che sei andato via.
Non può essere, sono passati mesi, lei in un pozzo! Ti prego, smettila..Sarà, sarà..morta.
No, è viva. Lei è in quel pozzo. Quando arriverai lì, potrai scegliere se scendere giù da lei o tirarla su. Nel primo caso non posso dirti come scendere. Nel secondo caso, ti lascio questo.
Cosa dovrei fare di questo uncino?
Lo dovrai fermare al tuo labbro superiore.
Perché dovrei farlo?
Se decidi di scendere da lei non posso spiegarti io come scendere. Il pozzo è buio e quando l’abbiamo trovato avevamo paura. Ma le abbiamo chiesto come fare a tirarla su e lei ci ha dato questo. Lo vedi? O no nessuno però di noi ha voluto l’uncino nella carne.
L’ha detto lei?
Sì.
Ma perché non avete chiamato aiuto!
Non c’era nessuno.
Nessuno?
Tu sei arrivato solo adesso.
Dio, ma che sta succedendo..
Tu sei arrivato solo ora.
Ma che ne potevo sapere? E come..come faccio a essere certo..che sia vero..che sia giusto..
Tu lo sai. O no.
L’uomo ricorda che l’uncino tra le sue mani era freddo tra le mani l’uncino ricorda l’uomo.
Ora? Devo scegliere ora. O no.
Dovrai scegliere giunto lì. Troverai il filo a cui l’uncino deve esser legato, è alla base della carrucola.
Lei vorrà uscire, perché dovrei entrare nel pozzo? Lei vorrà sicuramente uscire.
Tu lo dici.
O no.
Tu lo dici.
Lei non ve l’ha detto. Non vi ha chiesto di salvarla?
Lei ci ha chiesto di salvarla. Ma non ci ha detto come. Ci ha detto di scegliere. E noi siamo tornati qui. Abbiamo deciso che avremmo aspettato. Saresti venuto e sei venuto.
L’uomo ricorda di aver stretto l’uncino nella tasca Era ancora freddo ricorda l’uomo.
Dopo averlo fissato al labbro la dovrei tirar su?
Piove, guarda.


I bambini fissavano il cielo. Le prime gocce sui loro visi.
Poi tutti insieme ruppero il cerchio e corsero via, abbandonando l’uomo nella pancia della balena.

L’uomo ricorda di aver iniziato a camminare, ricorda
in bilico sull’orizzonte
ricorda
l’uomo
ogni passo
e quella pioggia silenziosa
cadere e raccogliersi ricorda
l’uomo in bilico sull’orizzonte
ricorda. Poi
il mattino
buca il cielo e
in un punto rosso
lo divora
il sole.

Ascolta
se c’è un bambino

gli vorremo bene

ascolta se c’è un bambino
e parlagli
ancora
qui davanti a me
cosa domanda
rispondigli
e non ti disegnerò tende colorate
non ti terrò la mano
ma ti saprò guardare
parlare
quando vorrai dirgli che è vivo
e tu sei la sua casa
adesso

se c’è un bambino io sarò
vicino
zitto io
zitto
se vorrai
parlargli


digli che è vivo
digli che sei la sua casa
digli che non ci sono tende
colorate
né mani
digli che lo aspetti
e che non c’è
aria cattiva con te
perché l’hai bevuta e sputata
via
pura
tutta l’aria del mondo

digli che non deve nascere
digli che non deve muoversi
digli che non ti farà male
digli che non ti vedrà morire
digli che non ci sono tende né mani

se c’è il bambino
ascolta il bambino
ascolta

e parlagli
parlagli adesso
nessuno saprà
zitto
zitto io
andrò via
se il bamino c’è ascolta
zitto io
come se non ci fossi
e parlagli parlagli
del tuo grembo bianco
parlagli della tua pelle
parlagli delle stanchezze delle tue labbra
se c’è il bambino parlagli delle stanchezze
delle tue labbra e delle tue gambe
lunghe per
star stese potevi camminare
diglielo
io come se non ci fossi
potevi camminare
le tue gambe lunghe
diglielo
non andri mai via
e ascolta digli
di ascoltarti


se c’è
ovunque sia
ovunque sia ascolta
se c’è il bambino
gli vorremo bene

io zitto

con te un figlio
lo vorrei
con te un figlio

lo vorrei
ascolta

ascolta se c’è il bambino
dimmi se c’è
il bambino
io starò zitto
se c’è il bambino ascolta
racconta una storia
senza tende e senza mani
digli l’aria pura
se c’è se non c’è
ascolta tutta l’aria del mondo
io zitto
pura

ti amo.



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