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Evoè : Il paradosso dell'apprendista scrittore
Inviato da siddharta il 29/5/2003 19:19:00 (5198 letture) Notizie dallo stesso autore


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Evoè

Siete amici di uomini di potere, avete conoscenze nel campo dell’editoria, fate parte dello showbiz? No? Allora, mi dispiace tanto per voi, ma “lasciate ogne speranza, voi ch'intrate”! Eh sì, perché se non fate parte della nutrita schiera degli eletti (leggi raccomandati) o di quelli che possono vantare un vago appena accennato potere mediatico (leggi l’intero bestiario dei personaggi televisivi, comici, presentatori, letterine, veline etc. etc.) non avete nessuna chance per farcela. O meglio, se mai ne aveste, sarebbero minori di zero, quanto a dire negative. Ecco a voi il paradosso dell’apprendista scrittore.

Affannatevi pure a spedire manoscritti a tutte le case editrici, dalle più piccole alle più grandi, dai microbi agli elefanti, (escludendo quelle a pagamento, perché se paghi puoi avere tutto ciò che desideri, ovvio) nella migliore delle ipotesi riceverete un affabile calcio nel sedere per lettera che vi informa che il vostro lavoro non è in sintonia con la politica editoriale.
Credete davvero che i vostri romanzi, o racconti o poesie vengano letti da stuoli di volenterosi editor che non aspettano altro che pescare, in mezzo allo sterminato oceano di dattiloscritti, il capolavoro di un esordiente desideroso di venire tirato su nella rete? Davvero pensate che sia così che i nuovi giovani scrittori vengano scoperti e pubblicati con la loro opera prima?
E voi che fate, drogati di queste ottimistiche leggende metropolitane continuate a scrivere, impacchettare le vostre fatiche cartacee e spedirle in tutti e quattro i punti cardinali. Con grande felicità delle Poste Italiane! Sapete che succede a quei vostri figli partoriti in centinaia di notti insonni? Archiviati, mai letti, dopo il periodo di giacenza, se nessuno li reclama (la maggior parte non si prende questo disturbo, alcuni editori invece vi danno la possibilità di recuperarli a vostre spese), finiscono al macero.
Dopo aver letto queste righe, sentite di aver subito un oltraggio in tutti questi anni di duro lavoro e di grandi speranze? Pensate di essere stati gabbati nelle vostre legittime aspirazioni, truffati nello spirito e nel portafoglio? Bene eccovi qualche suggerimento, un sorta di vademecum dell’aspirante scrittore incazzato!

1) Basta comparare libri!
Tutti questi nuovi autori -che vorrebbero spacciarsi per povera gente comune senza santi in paradiso, e che poi come minimo vantano nel proprio albero genealogico o nelle frequentazioni di famiglia, ministri, dirigenti televisivi, zii registi, cugini giornalisti, pronipoti attori o musicisti-, via dal carrello acquisti!
2) Basta con i comici!
Una cosa è la comicità, una cosa è la letteratura. E poi, anche non volendo fare queste distinzioni che hanno un non so che di sciovinista, ragazzi sveglia! Questi paraculi non solo si fanno tanti soldi sparando le loro cazzate in TV, ma tentano la via del libro perché hanno fame di soldi. Diciamo basta!
3) Basta anche cogli autori stranieri!
Vi siete accorti che la maggior parte dei titoli in libreria non sono italiani? Perché le case editrici indigene preferiscono pubblicare titoli stranieri anziché autori italiani sconosciuti. Vigliaccheria: puntano sul sicuro profitto di titoli già da qualcun altro selezionati e pubblicati sui mercati esteri, e non hanno il coraggio di rischiare nulla.
4) Basta al fenomeno dei ghost-writer!
Perciò guardatevi bene dal comprare i libri che portano la firma di gente famosa che pubblica le proprie memorie senza sapere neppure come si prende una penna in mano. Libri spazzatura che non valgono la carta su cui sono stati scritti. E allora perché circolano in libreria? Perché qualcuno se li compra!
5) Leggete solo classici!
Comprateli se proprio siete dei bibliomani, oppure fateveli prestare, rubateli nelle biblioteche, o scaricateli da Internet! Se proprio non sapete resistere alla tentazione di leggere quello che di nuovo il panorama letterario vi propone, allora fatelo a sgamuffo nelle librerie. Appostatevi in qualche luogo comodo e leggete, se proprio non potete farne a meno; però assolutamente non regalate i vostri soldi a queste viscide, truffatrici, stronze case editrici da cui un giorno aspirate a farvi pubblicare. Tanto non lo faranno mai e allora: fatele fallire!

La verità è rivelata.
Aspiranti scrittori unitevi!




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Autore Albero
Ospite
Inviato: 30/5/2003 19:41  Aggiornato: 30/5/2003 19:41
 Re: Il paradosso dell'apprendista scrittore
Complimenti Siddharta!
Il tuo articolo mi è proprio piaciuto, specie i tuoi consigli criminali come rubare libri e leggere a sgamo!
Vorrei segnalare a te e tutti quelli che leggono una piccola chicca!
Riguarda la casa editrice Minimum Fax che pubblica i libri dei suoi editor. In effetti non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che sono gli unici libri di emergenti italiani che pubblica. Forse che così riduce gli stipendi accontentando i suoi dipendenti con un bel libro stampato? Chissà... E forse anche questo non basta a far gridare allo scandalo. Peccato che i libri suddetti siano dei veri aborti. Pagine sconclusionate, frasi vuote, un'accozzaglia di parole.
Un'altra cosa concerne la veste grafica: vi siete accorti di come un po' tutte le case editrici dilatino i caratteri di stampa per occupare quanto più spazio possibile? E questo perché? Perchè vorrebero spacciarci per romanzi degli stiracchiati racconti. Ci ritengono forse dei cretini?
In particolare la Piemme ha la stampa più sciatta e piena di errori che mi sia mai capitato di leggere.
Un'ultima nota. Il fatto che la Minimum Fax vi spedisca una lettera con cui dice di non scrivere lettere di rifiuto e che se entro nove mesi (prima erano solo quattro) non ricevete risposta dovete considerare il vostro lavoro rifiutato, è una cosa assolutamente sconcia! Come qualcun altro aveva sollevato qui sul blog in un altro articolo, è solo un modo per non inimicarsi i potenziali lettori che, dopo i suggerimenti di Siddharta, mi auguro saranno uguali a zero! A proposito, io quella lettera di riufiuto anticipato l'ho ricevuta due volte!
Un saluto

Lupo della steppa
Ospite
Inviato: 3/6/2003 14:34  Aggiornato: 3/6/2003 14:34
 Re: Il paradosso dell'apprendista scrittore
Caro Sidda',
non ci siamo. No.
Scrittura è anima, vita, fuga dalla realtà, può essere anche competizione artistica di piccassiana memoria, non gloria o appagamento dell'ego. Sciocchezze e divertimenti legati a una pubblicazione vanno di pari passo con la frustrazione che si prova a entrare in una libreria e vedere migliaia di volumi e non il tuo.
Io, che per ammissione non di amici, ma di critici, sono più bravo del 50% di ciò che si legge oggi, penso che non è ancora arrivato il mio momento, che la mia scrittura non è tale da assurgere a una degna pubblicazione. Devo lavorarci ancora sopra, giorno dopo giorno. Ce l'ho dentro la voglia di raccontare e non mi posso basare né sull'acquirente medio delle librerie italiane né sul mondo della letteratura. Né sulle case editrici (è fin troppo ovvio che sono deprimenti per uno scrittore), che quotidianamente ricevono tanta robaccia da chi ha scritto una cosa in vita sua e pretende di avere la patente.
Siamo dei prodotti, Sidda', convinciti. Ma la fede nella scrittura ci deve portare altrove.
Chi se ne frega se non pubblicano. Io non smetto perché non riesco a coprire i costi di pubblicazione!
Incazzarsi fa bene alla salute mentale, ma devi deciderti, Sidda': arte o gloria. Se no smetti e datti alla cura del fisico.
Joe Protagoras
Ospite
Inviato: 5/6/2003 20:30  Aggiornato: 5/6/2003 20:30
 Re: Il paradosso dell'apprendista scrittore
Arte o gloria? Ma stiamo scherzando?
L'arte è un concetto così vago: oggi tutti sono artisti e io preferisco non mischiarmi con personaggi del genere! Caro Protagoras l'arte è fin troppo sopravvalutata al giorno d'oggi!
e poi di quale gloria parli? Io friggo patatine in un fast food e scrivo: fra le due cose preferisco scrivere. Che male c'è? Nessuno ovviamente. Il fatto di volerne fare un mestiere e di guadagnarmici da vivere mi sembra del tutto giustificato. Anche perché io so di avere talento, e non ho bisogno che me lo dicano critici di fama. Quella del talento è una cosa che si sente dentro.
Però hai ragione: ci vuole fede, non nella scrittura ma in ciò che si ha da scrivere. Quello che conta è raccontare.
Perciò appoggio il boicotaggio proposto da Siddharta. Anch'io leggerò a sgamuffo nelle librerie, anche perché tanti soldi da regalare a editori idioti non ne ho!

Un'ultima cosa: i libri sono prodotti, perciò dovresti di tanto in tanto piegarti alle regole del mercato e scrivere anche per chi ti legge, non soltanto per te stesso.
A proposito perché pubblichi, non ti basta scrivere e tenere le tue opere chiuse nel cassetto? Arte o gloria, non è così che dici?

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