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Letture Incrociate - Racconti : La mancia
Inviato da ranuncolo il 1/7/2004 13:33:34 (1618 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Lo conobbi che avevo poco più di vent’anni.
La prima volta che c’incontrammo ero dietro al bancone di un bar.
Giovanni, un vecchio amico, me lo presentò.

Io e lui, con Alfredo, passavamo gran parte delle prime ore della notte, la saracinesca abbassata a mezzo, a parlare del senso della vita giocando a backgammon per poi finire inevitabilmente a discutere, a volte sino alla lite, per una sconfitta, per l’ennesima provocazione - dai suoi sabati fascisti alle donne che non portavano le gonne - e ad intristirci, con l’ultimo bicchiere vuoto ancora in mano, per una camomilla che, quando stavi male, dovevi prepararti da solo. La partita chiusa era la vera malinconia, il resto noia. E, nella noia, le confessioni da bar la vera vita.

Giovanni aveva comprato licenza e muri, impiccandosi pur di non lasciare che lì ci aprissero un qualsiasi negozio o, peggio ancora, una pasticceria. Quella brutta faccenda di cocaina aveva lasciato comunque il segno e i due vecchi proprietari erano solo interessati a liberarsene il prima possibile, a costo di perderci. I soldi comunque erano molti e lui l’unico che avrebbe potuto farlo. Imprenditore stimato, separato, uno o più figli già grandi, a seconda dei giorni, una piccola ditta che distribuiva vino e liquori. Il suo lavoro lo portava spesso all’estero, Germania soprattutto, così, nel voler cambiare faccia a quel locale e anche per via dei tanti clienti stranieri, impiegati dell’Augusta o del vicino centro di ricerca nucleare, aveva pensato di affidarsi ad un professionista.

Quando me ne aveva parlato avevo subito obiettato che cosi, della vecchia compagnia, non ci sarebbe venuto più nessuno. Abituati a vedersi rovesciare sul ghiaccio più gin che tonica si conoscevano tutti, consideravano quel posto come casa loro e se ne andavano regolarmente portandosi via anche il bicchiere, di solito lasciando segnato. No, la gestione in mano ad un tizio come questo che mi stava descrivendo, Alfredo, non pensavo avrebbe funzionato e mi dava l’idea che non mi ci sarei trovata nemmeno io. Anzi, mi venne subito in mente che l’avrebbero chiamato Freddy dopo cinque secondi. Sarebbe stato uno spettacolo disgustoso.

Inaspettatamente allora mi aveva chiesto se volevo provare a starci dietro per un po‘, sapendo che stavo giusto cercando qualcosa da fare per l’estate.
Io avevo accettato. Be‘, era un lavoro. Del resto avrei avuto impegnate solo alcune sere per qualche mese e avevo trovato l’idea tutto sommato divertente, in fondo l’avrei fatto anche gratis. Forse ero davvero la persona giusta. E cosi mi presentai ad Alfredo, ‘the barman’. Gli piacqui.

Alfredo aveva cominciato su grandi navi da crociera che era solo un ragazzino, appena uscito dalla scuola alberghiera di Stresa. Mi raccontava spesso di lunghe traversate, di cabine anguste, insopportabilmente calde, dove la notte non era il rollio del mare a cullare il sonno ma il sordo rintronare dei motori della sala sottostante, di donne che trascinavano da un ponte all’altro la loro rassegnata solitudine come uno scomodo biglietto da visita per poterselo dimenticare nella divisa del primo sguardo furtivo che avesse saputo farle risplendere per un’ultima, assoluta notte ancora, di quella timida avance del giorno dopo che gli costò un’umiliazione di troppo, della sofferta scelta di scendere a terra a sopportare la monotonia della routine in cambio d’un sogno che durasse almeno il tempo di sopportarne il fallimento.
E le sue storie cambiavano di scenario, allora: erano i grandi alberghi sfavillanti di Crans, Saint Moritz,Cortina o ancora tramonti che planavano sulle Alpi Marittime in Costa Azzurra e albe attese dietro scuri, riverberi di verde su pareti intonacate a calce, nelle limpide notti di Sardegna.


Amava molto il suo mestiere. Spesso mi ripeteva che, se avesse smesso, avrebbe preso i voti. Io ne ridevo ma in fondo lo capivo. M’incantava sentirlo raccontare di ameni personaggi, delle loro piccole manie come dei grandi gesti, d’una robusta stretta di mano che, di alcuni, ambiva più delle laute mance che l’accompagnavano. Ricordo ancora come sorrise, canzonandomi, nel vedermi arrossire imbarazzata quando una sera, all’ora dell’aperitivo, un nuovo cliente ne lasciò una per me…




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Shoen
Inviato: 1/7/2004 18:44  Aggiornato: 1/7/2004 18:44
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: La mancia
Interessante… Il tuo racconto ha un certo sapore (non so perché) quasi esotico, rimanda a sere d’estate passate davanti a un drink, e fa pensare al mare… Una storia viva (e credo vissuta), anche nel suo essere tranquilla, anche nella semplicità di un uomo col cappello di Panama che intriga non poco. Cito una frase che mi è piaciuta molto:

“… a sopportare la monotonia della routine in cambio d’un sogno che durasse almeno il tempo di sopportarne il fallimento.” (ma occhio alla ripetizione di “sopportare”!)

Dal punto di vista dello stile, ti direi di fare attenzione ai periodi troppo lunghi, spezzettati qua e là, spesso con un criterio strano… Se alleggerisci le frasi anche il racconto suonerà più scorrevole.

Piccola postilla personale: rifiutare una mancia da ventimilalire???? Manco morta!!! Mi attacco pure ai ramini.
hinao85
Inviato: 1/7/2004 21:34  Aggiornato: 1/7/2004 21:34
Home away from home
Iscritto: 8/6/2004
Da: Brescia
Inviati: 1471
 Re: La mancia
Molto carino questo racconto dall'anima un pò "blues". Ti fa capire come si possa vivere una vita intera dietro al bancone di un bar, o anche ai suoi tavolini. Soprattutto ho trovato molto evocativa la prima parte. Splendide le descrizioni minuziose di ciò che sta accadendo, anche x esempio, nel momento in cui l'uomo esita un attimo x accendersi una sigaretta. Mai noioso e scorrevole, mi è piaciuto!
dilaghi
Inviato: 2/7/2004 17:29  Aggiornato: 2/7/2004 17:29
Quite a regular
Iscritto: 19/3/2004
Da:
Inviati: 105
 Re: La mancia
Letto con calma, mi è piaciuto e anche parecchio.
E' un bel modo schietto di scrivere e nello stesso tempo ci sono delle parti poetiche che spuntano qua e là senza darlo a vedere.
Soprattutto il finale, quel sentirsi incastrata che sembra mascherare la scelta di scommettere su qualcosa di perdente (almeno io l'ho vista così) mi pare molto azzeccato.
Poi ci sono alcune cose poco chiare tipo " separato, uno o più figli già grandi, a seconda dei giorni" : non si capisce bene a cosa si riferisca " a seconda dei giorni" .
E poi anche l'inizio, in cui parli di Alfredo come se fosse un amico di vecchia data, al pari di Giovanni, e dopo invece appare come una nuova conoscenza.
Ecco, queste le cose secondo me che sono da rivedere, senza niente togliere alla bellezza del racconto. Del resto quando si scrive di getto si danno molte cose per scontate e si rischia invece di non essere chiari a chi legge.
Però, ripeto, per me è un bel racconto sotto molti punti di vista.
A rileggerti, ciao
ranuncolo
Inviato: 2/7/2004 22:37  Aggiornato: 2/7/2004 22:37
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 12/3/2004
Da:
Inviati: 362
 Re: La mancia (per Shoen)
grazie shoen, in effetti ci sono più ripetizioni
da correggere ma grazie ai commenti le
scovo più facilmente, questa - ad esempio.
mi scuso nel contempo, io sono in ritardissimo
con i miei ma vedrò di mettermi in pari!
ranuncolo
Inviato: 2/7/2004 22:55  Aggiornato: 3/7/2004 1:26
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 12/3/2004
Da:
Inviati: 362
 Re: La mancia ( per di )
ciao dilaghi. "uno o due figli, a seconda dei.."
Cercavo un modo semplice di descrivere la
condizione di un uomo separato due volte,
con due diverse "famiglie" a seconda dei giorni,
appunto. Per quanto riguarda l'altra : sì, hai
perfettamente ragione: mi sono lasciata
condizionare dalla mia amicizia ultradecennale...
rivedo la parte, nella stesura definitiva.
per quanto riguarda il sentirsi "incastrata"..
no. non sono d'accordo, o quanto meno non
è quello che avrei voluto comunicare ma un
racconto è di chi lo legge. ne terrò conto
solaris
Inviato: 4/7/2004 14:31  Aggiornato: 4/7/2004 14:31
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: La mancia
Cara ranuncolo
il tuo racconto in
preziose sequenze di celluloide
si dipanava alterando il tempo intorno..
e i primi piani disegnavano espressioni
chiare e familiari, luci e oggetti trattati con delicatezza e affettuosa confidenza.

la forma dei pensieri si succede con qualche piega
ma i pensieri hanno una forma
su cui posare la mano.
Distese le grinze
la stoffa elegante
vestirà
anche gli occhi più attenti.



A.
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