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Letture Incrociate - Racconti : il sangue del figlio
Inviato da hinao85 il 9/6/2004 19:14:01 (2416 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Per tutta la casa si sentiva un fragrante profumo di pioggia mattutina che, picchiettando sul vetro della finestra, aveva svegliato Amira. L’ afa era incessante quell’anno e dalle spesse tende della stanza filtravano raggi di luce prepotenti ma sbiaditi e increspati dalle fronde degli alberi. Un volto spento e scolorito si guardava allo specchio e, con fare lento, dita affusolate pettinavano riccioli di capelli corvini.

Due labbra rosse e carnose erano socchiuse come in attesa di aprirsi in un monologo, già intrapreso da tempo da occhi astuti e aggrappati al vuoto. Amira pensava scrutando i suoi lineamenti allo specchio. Era un giorno particolare per lei. Ma forse ormai lo erano diventati un po’ tutti da parecchio tempo. Era uno di quei giorni in cui ti chiedi se dove sei arrivato era dove veramente volevi arrivare o se forse è il caso che ti fermi e ti guardi indietro per vedere chi ti sei lasciato alle spalle. In ogni caso il momento era giunto e non poteva più ripudiare il destino. Come spesso accade concentrandosi troppo su un dilemma, il suo pensiero spaziava fra memorie remote senza seguire il filo logico con cui era stato precedentemente impostato. Un istante prima meditava su ciò che l’attendeva e un istante dopo rammentava ciò che l’aveva attesa.

Era ancora limpido nella mente il ricordo del suo primo giorno nella casa dei consorti. Era stata condotta nel talamo appena diciassettenne, ma aveva allietato ben presto il nido con la nascita di un figlio maschio. Lo chiamarono Anuar, il luminoso.
I momenti delle poppate lasciarono ben presto spazio al primo dentino e alla prima parola. Anuar germogliava di giorno in giorno. Il padre ebbe la cura di dargli la migliore istruzione. Era un bambino intelligente, furbo e precoce, buone prospettive per sussistere come epigono nella carriera paterna. Il fato luminescente annunciava infatti per lui un’alta carica di funzionario statale, proprio come il padre. Amira guardava negli occhi Anuar e vi coglieva la lungimiranza che avrebbe voluto per sé. Ormai era complice e serva del suo impulso materno e si adattava a telaio per quel figlio che era perfetto. Lo vestiva con amore ogni mattina. Lo seguiva a casa nello studio e nel gioco ma non nell’educazione che spettava prettamente al padre. Non poteva far altro che donare il suo amore incondizionatamente.

Per una madre avvengono sempre troppo presto la crescita e l’abbandono di un figlio ma il tempo scorre d’un fiato, come le pagine di un libro di fiabe che ora Amira non poteva più leggere al suo bambino. Il giovane Anuar aveva ormai diciassette anni. Cominciava ad interessarsi di politica ed economia e negli occhi aveva l’esaltazione della fierezza adolescente. Partecipava a convegni, incontri e dibattiti, con grande orgoglio suo e dei genitori. Ormai la sua vita in casa era quasi una latitanza ed erano sporadici gli appuntamenti con il mercato della puerilità elargito dalla madre.

I ricordi tentavano di fermarsi sempre qui ma una lacrima scorreva puntualmente veloce sui meridiani del viso e si infiltrava in una bocca straziata dal dolore. Amira si puntava le dita sulle tempie nel tentativo di placare il rimbombo che le risuonava giornalmente nella testa e nelle orecchie. Brandelli di memoria squarciavano la sua anima folgorandola. Ella rivedeva il figlio che come al solito usciva per un ritrovo. Rivedeva le lancette dell’orologio segnare l’ora di cena, e un’altra ora e un’altra ancora. Rivedeva le labbra farneticanti del cronista mentre illustrava lo scempio dell’attentato. E rivedeva sangue,
tanto sangue.

Il sangue del figlio. Lo stesso che macchiava gli affetti personali restituiti alla famiglia. Dopo quel giorno nulla fu più come prima. Il padre aveva perso con Anuar il suo orgoglio e le sue speranze per il futuro, mentre Amira rifiutava anche solo l’idea di poter essere ancora madre di un’ altra creatura. Fu così che il marito, nel tentativo di riequilibrare un nucleo dei congiunti che senza figli non era tale, sposò Nazima, la poetessa.

Nazima era una donna ormai matura dal carattere estremamente docile e mansueto. Fu scelta appunto perché il marito, ormai invecchiato, non era più nelle condizioni di sostenere l’audacia giovanile. Evidentemente Nazima era anche sterile, perché non ebbe mai figli. Per questo motivo fu presto considerata inutile e portò alla disperazione il marito che decise di prendere con sé una terza moglie. Stavolta una ragazzina. Il suo nome era Jamila e, come si voleva dimostrare, non fece attendere una nuova gravidanza. Il nuovo nato prese il nome di Amir, che in arabo significa principe, forse nella manovra di renderlo desiderato e importante quanto lo era Anuar.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Shoen
Inviato: 10/6/2004 16:12  Aggiornato: 10/6/2004 16:12
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: il sangue del figlio
Il racconto mescola sentimento politico e sentimento umano in modo a tratti vibrante, a tratti retorico. La descrizione del dolore della madre è breve ma ben resa. Il tema appare un pò troppo di facile presa, ma io credo che la chiave di lettura di questo racconto sia la frase: "Il sangue, mescolato al fango, nascondeva altri volti, altre storie.". Lo è perchè dà un senso ed uno scopo al focus on sulla storia della famiglia della protagonista e sulla sua sofferenza. Fin qui dunque tutto ok.
Però: lo stile è troppo ridondante, periodi lunghissimi privi di virgole finiscono per far perdere di vista ciò che si vuole dire. Inoltre, ho notato opinabili scelte lessicali ed imprecisioni morfosintattiche (mi sono innamorata di questa parola... ).
In risposta alla domanda di un tuo topic: non sei una schiappa. In the mouth of the wolf!
hinao85
Inviato: 10/6/2004 20:25  Aggiornato: 10/6/2004 20:25
Home away from home
Iscritto: 8/6/2004
Da: Brescia
Inviati: 1471
 Re: il sangue del figlio
Grazie per i tuoi consigli, per me sono preziosi per migliorare il mio stile, e cmq grazie.. sapere di non dover partire proprio da zero mi conforta! E ricorda.. viva i manga!!!
senza
Inviato: 11/6/2004 7:25  Aggiornato: 11/6/2004 7:25
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: il sangue del figlio
non so se volevi scrivere un racconto politico o il dolore di una madre, va bene lo stesso.
forse però potevi evitare di fare questi enormi sbalzi di anni, potevi risolvere dicendo qualcosa come: Amira pensava a quando... il figlio era piccolo, grande, al primo dente... non era difficile poi attaccarsi al finale.
inoltre a volte la lettura pocede bene a volte è pesante, a volte descrivi minuziosamente a volte troppo a grandi linee.
immagino che sia uno dei tuoi primi racconti, mi dicono che fino a poco tempo fa anch'io facevo errori simili, quindi non preoccuparti!
elianto84
Inviato: 11/6/2004 15:44  Aggiornato: 11/6/2004 15:44
Just popping in
Iscritto: 4/6/2004
Da: Pisa versus Vasto
Inviati: 14
 Re: il sangue del figlio
Notevole. Un pezzo molto meditato, pieno
di forza, ben scritto (non trovo affatto che
i tuoi periodi siano pesanti). Applaudo.
Autie76
Inviato: 11/6/2004 15:56  Aggiornato: 11/6/2004 15:56
L'iscritto più vecchio di OZoz
Iscritto: 18/8/2003
Da: Far West
Inviati: 600
 Re: il sangue del figlio
Innanzitutto ben arrivata in Ozoz Hinao,
che in giapponese immagino significhi qualcosa del tipo: " Fiore di pesco sbocciato in aprile e portato dal vento"
Per quel che riguarda il tuo testo devo dire che mi è piaciuto.
Nonostante non sia dei più originali come svolgimento, ho notato una buona predisposizione alla scrittura.
Cerca di evitare che il lettore si rilassi, mantienilo in tensione, lascia intravvedere sviluppi, non cadere nel retorico.
Un appunto che ho fatto anche a Mate e Solaris: credo sia controproducente presentare troppi personaggi in poche righe... perchè il lettore potrebbe rimanerne disorientato.
Comunque un ottimo testo considerando anche la tua giovane età.
A presto.
hinao85
Inviato: 11/6/2004 17:13  Aggiornato: 11/6/2004 17:13
Home away from home
Iscritto: 8/6/2004
Da: Brescia
Inviati: 1471
 Re: il sangue del figlio
lamù
Inviato: 12/6/2004 10:42  Aggiornato: 12/6/2004 10:42
Home away from home
Iscritto: 27/10/2003
Da:
Inviati: 1409
 Re: il sangue del figlio
Prima di tutto benvenuta!
Allora il racconto mi è piaciuto, anche se c'è qualcosa che non mi torna...forse sono io che non ho capito...la famiglia che descrivi è una famiglia araba, arabi sono i nomi, e le usanze, prendere più mogli è una prerogativa dei musulmani. Ma poi la donna dice che nessun figlio di israele dovrà più morire...
Per il resto mi è piaciuto molto quando vede il marito all'incontro, mi ha emozionato, brava!
Sulla forma c'è qualcosa da migliorare, ma già così è scorrevole.
un bacio
lamù
Gabraz
Inviato: 13/6/2004 10:15  Aggiornato: 13/6/2004 10:15
Just can't stay away
Iscritto: 27/2/2004
Da: Venezia
Inviati: 285
 Re: il sangue del figlio
Bello, è scritto molto bene.
è scorrevole ed ha una dimensione meditativa molto profonda.
Interessante anche (se pur per nulla originale) la deisione di trattare parallelamente questione politica e questionr familiare...sei riuscita a bilanciare bene le due parti, senza far sì che una oscurasse l'altra.

Una critica:
potrebbe essere solo una mia impressione, però trovo l'inizio esageratamente compiato dal Ritratto di Dorian Gray.........

Gabraz
hinao85
Inviato: 13/6/2004 16:54  Aggiornato: 13/6/2004 16:54
Home away from home
Iscritto: 8/6/2004
Da: Brescia
Inviati: 1471
 Re: il sangue del figlio
Grazie del tuo commento Gabraz!non l'ho mai letto il ritratto di Dorian Grey, cmq penso ke questo più che una critica sia un complimento, addirittura compararmi a Wilde! Cmq ti prometto che non appena mi libero dalla maturità corro a leggerlo, almeno eviterò di fare queste gaffe (anche se inconsapevoli)! Spero che non appena inserirò qualche altro racconto in letture incrociate vorrai commentarmi di nuovo! Ciao ciao!

hinao85
vasco
Inviato: 15/6/2004 7:34  Aggiornato: 15/6/2004 7:34
Just popping in
Iscritto: 6/4/2004
Da:
Inviati: 21
 Re: il sangue del figlio
Il tuo lavoro mi ha fatto ricordare uno spettacolo teatrale sulle mamme dei desaparecidos, che dal Cile all’Argentina mai si stancarono di cercare i loro figli. E così la madre dell’ennesima vittima non può tirarsi fuori da ciò che si sente in dovere di compiere. Gli accenni solo minimi che fai ai due ragazzi riflettono efficacemente la conidizione in cui vivono oggi migliaia di ragazzi non solo in Israele, ma abbiamo purtroppo visto pure in Iraq, in Arabia Saudita e chissà in quali altri paesi.
Il dolore e la volontà che spinge per riprendersi da quello con la lotta sono le chiavi di un racconto ben organizzato, coraggioso come il suo argomento di narrazione.
mimmo
Inviato: 18/6/2004 1:28  Aggiornato: 18/6/2004 1:28
Just popping in
Iscritto: 15/6/2004
Da:
Inviati: 6
 Re: il sangue del figlio
bello e a mio avviso molto onirico,(forse un tantino troppo) sono d'accordo sulla frase: "Il sangue, mescolato al fango. nascondeva altri volti.." frase calda e d'effetto.
una accettabile tecnica narrativa che mi ricorda alcuni romanzi marocchini letti in passato, ho provato anch'io a scrivere usando lo stile di Ben Jalloud ma, evidentemente non mi è consono.
brava ancora
solaris
Inviato: 25/6/2004 15:48  Aggiornato: 25/6/2004 15:48
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: il sangue del figlio
cara hinao,
prima di tutto complimenti per la buona volontà, per le intenzioni e per la grazia con cui hai assecondato l'idea centrale del testo.

ci sono però un paio di cose di cui vorrei sciverti:
la prima, abbastanza grave ma potrei sbagliarmi, è la confusione "culturale" che già lamù isolatamente ha notato nel suo commento (eheh come mai non le hai risposto? ). Credo che per quanto uno possa dare per scontate certe cose, beh, sia opportuno in casi così delicati documentarsi ed evitare di metter mani in discorsi come questo con troppa leggerezza.

La seconda è inerente alla scrittura.
Ma ne parlo in genrale, cara hinao, non prenderla come una constatazione quanto come una sollevazione di domanda.
Che senso ha provare ad adottare un codice stilistico così ingenuamente "esotico"? Il linguaggio si innesta sulla lingua e la lingua è cultura di un popolo.
L'estraneità alla nostra cultura in casi come questo tra l'altro, richiederebbe anni di studi di lingua madre per evitare che si debbano colmare "vuoti" stilistico-linguistici con ibridazioni grossolane.
Certo hinao , non sto focalizzando sul tuo testo.
La tua buona fede è evidente e infatti il risultato lascia intravedere una penna carezzevole.
Solo che io mi terrei alla larga per un po' da ambientazioni del genere, provando ad acquisire magari intanto maggiori nozioni su cultura e lingua (non traduzioni della stessa, ma lingua madre se tieni a scrivere ancora in questo senso).
Nel mentre che la tua formazione mediorientale si compia, continua a scrivere,
sarà un piacere leggerti ancora.

buon tempo

A.
dimenticavo..aldilà di tutto
c'è voluto un bel coraggio e forse un po' di sana incoscienza a trattare questo argomento che è importante e sarebbe bello ritornarci ancora su magari spogliandolo di certi vezzi e andando a fondo sulla questione..
Mi unisco agli altri nel dirti che alcune espressioni che usi sono assai preziose.
hinao85
Inviato: 25/6/2004 21:54  Aggiornato: 25/6/2004 21:54
Home away from home
Iscritto: 8/6/2004
Da: Brescia
Inviati: 1471
 Re: il sangue del figlio
Ciao Solaris!Grazie innazitutto del tuo commento... beh, passo a risponderti . Solitamente se qualcuno mi commenta e voglio risp lo faccio in pvt, infatti ho risp in pvt anke a Lamù !Ma x kiarire dubbi ke potrebbero sorgere anke in futuro, stavolta ti risponderò qui! Allora... prima di tutto questo racconto l'ho ideato per un concorso letterario a cui mia madre teneva partecipassi. Io fin dall'inizio mi ero dissociata dall'idea, proprio xkè nemmeno un profondo conoscitore o studioso può avere la prepotenza di metter bocca su cose ke nn vive (almeno io la penso così), xò alla fine ho ceduto. Fortunatamente ho un professore di geografia molto valido e soprattutto molto interessato a queste questioni. Mi sono limitata ad utilizzare le sue fonti: x farla breve, quello che lui ci ha spiegato è che Israele è sì composto dall'80% da ebrei, ma soltanto perchè gli arabi non hanno accettato la loro presenza e si sono "trasferiti" in territori limitrofi. Ma in Israele rimane un buon 20% di arabi. Appunto x la loro minoranza vivono una sorta di isolamento economico e sociale. Inoltre proprio attaccata al celeberrimo muro del pianto sorge un'antica moschea. Queste sono le poche cose che so e che dunque ho inserito nel mio testo! Figurati, non mi sarei mai xmessa di procedere x odiatissimi luoghi comuni, anche xkè sn x metà straniera e quindi ne ho risentito in prima persona, cmq hai fatto bene a chiedere!Il tema del concorso chiedeva appunto di analizzare il ruolo delle "attiviste" (e quindi non solo donne qualsiasi o solo madri) Palestinesi oppure Israeliane, nello stato di Israele, in cui, maggiormente, queste due popolazioni convivono.


Seconda cosa. Per quanto riguarda il linguaggio (penso tu ti riferisca ai nomi.. giusto???) ho fatto una breve ricerca in internet x quanto riguarda il significato dei nomi (mi hanno sempre affascinata ) e ho "scelto" dunque il nome dei miei xsonaggi (tanto x nn usare il solito "Fatima" o "Mohamed"). Per quanto riguarda lo stile "esotico", nn capisco bene cosa intendi... se intendi solo x i nomi ho fatto solo brevi citazioni, sperando forse che rendessero più, forse "arabeggianti" certe frasi. Credo sia questo quello ke intendi giusto? xkè x il resto è proprio il mio stile "naturale" !
Vabbè, spero di aver esaurito in tuoi dubbi, cmq se vorrai ancora chiedermi qualcosa o darmi maggiori consigli ti aspetto (ne ho proprio bisogno )Ciao ciao e grazie ancora!!!

PS. Ti ho linkato il collegamento al bando di concorso x quel concorso... nel caso interessi!

http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=814
Hinao85
solaris
Inviato: 25/6/2004 22:18  Aggiornato: 25/6/2004 22:18
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: il sangue del figlio
ohi hinao..
immaginavo non avessi lasciato al caso..troppo sentito il tuo lavoro..
quello che mi dici sugli arabi in israele l'avevo immaginata come l'unica soluzione all'"enigma".
Sei stata molto gentile a rispondermi!
Forse però nel testo non è semplice ricostruire questo scenario per chi non sa certe cose.
Per il linguaggio non mi riferivo ai nomi quanto alla scelta di alcune perifrasi e costrutti che "arabeggiavano" come tu hai intuito..ma lascia stare..in effetti sollevavo la questione in generale.
Spero che aldilà delle due domande..ti sia chiaro il mio gradimento, che ci tengo a ribadirti..

In bocca al lupo per il concorso e continua così!!



buonanotte

A.
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