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Letture Incrociate - Racconti : Lungo i verdi prati del Paradiso
Inviato da AccaLarentia il 2/5/2004 13:03:06 (2238 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti


-2-

Ora che si trova insonne a rigirarsi fra le coperte, sente i sensi di colpa aggredirlo come una morsa che non lascia scampo: Dio solo sa come sia possa essere stato così stupido e superficiale. È passata una settimana da quando suo figlio ha perso la vita in quel tragico incidente, e gli sguardi inebetiti e privi d’espressione di sua moglie (che ora udiva gemere continuamente nel sonno) e dei parenti riuscivano perfettamente nell’intento di farlo sentire quel pazzo incosciente che ormai aveva realizzato d’essere. Aveva frettolosamente bollato come esagerati i consigli di Elisa di munirsi di un salvagente, mostrando una fiducia nelle sue presunte capacità che ora gli appariva quasi ripugnante; si era fatto cogliere di sorpresa, nonostante la lunga esperienza, da un qualunque bastardo lagunare, lasciando che il suo atterrito bambino affogasse tra mille urla d’orrore (che ora gli rimbalzavano in testa incessantemente, notte e giorno) senza neanche riuscire a muoversi.
Davvero un idiota, signore e signori.
Sua moglie si agita nel sonno, e Marco avverte il pianto sommesso di lei che probabilmente ora sta parlando al figlio perduto. È insopportabile questa assoluta sensazione d’impotenza che avverte l’uomo, e davvero non riesce a pensare a come potrà essere d’ora in avanti la sua vita, irrimediabilmente flagellata dalla consapevolezza di essersi dimostrato un padre incapace ed un marito inadeguato. Per questo è convinto che, ora che si sarà nuovamente levato il sole, lui sarà già corso da qualche ora a riabbracciare il piccolo Andrea, per chiedergli cento volte scusa per aver lasciato che morisse in quell’insensata maniera. Perché si ucciderà, ormai ha deciso, anche se questa consapevolezza è maturata finora solo a livello inconscio: non riesce a riflettere sul nuovo dolore che in tal modo infliggerà all’anima già sin troppo martoriata di sua moglie, tutti i pensieri sono offuscati da un alone di sensi di colpa che attecchisce nella sua mente alla stregua d’un cancro maligno. Inutile continuare a combattere, quando si è perduta la battaglia principale.
All’improvviso avverte un colpo sordo provenire nel buio da un punto imprecisato della casa, come di qualcosa che è stato fatto cadere in terra, e allora dopo una breve riflessione si alza per andare a controllare: potrebbero essere i ladri, ma quale importanza può avere adesso il potenziale pericolo che rappresentano? In fondo non stava meditando di uccidersi? Si veste mentre lo sguardo langue nell’oscurità della stanza; nel frattempo ode nuovamente lo stesso strano tonfo di poc’anzi, e stavolta riesce ad individuarne la provenienza: viene dal piano disotto, dalla cantina o dal garage. S’infila distrattamente le scarpe e s’avvia senza fretta particolare.


Quando Marco accende la luce della cantina per un attimo lo sguardo vaga perplesso alla ricerca di ciò che può aver procurato il rumore che ha già udito ripetersi per ben 3 volte, poi focalizza il centro dell’angusto locale ed è allora che sente il cuore arrestarsi per qualche interminabile istante. Poggiata sul rozzo pavimento c’è la vecchia canna da pesca che per anni è stata la sua inseparabile compagna d’avventure, fedele amica che ormai aveva pensato di avere perduto per sempre in quella sciagurata mattina di qualche giorno prima.
E che ora invece giace a terra a pochi passi da lui. Tutt’intorno, il consueto ed essenziale arredamento è il muto testimone di un fatto che nella mente di Marco non ha una spiegazione razionale. Poi lentamente comincia a comprendere, e allora crolla in ginocchio e piange davvero per la prima volta durante quelle infauste giornate, portandosi le mani sul volto quasi a volerselo strappar via di dosso e chiedendo scusa alla stanza vuota una, dieci, mille volte, perché è convinto che lo spirito di suo figlio sia presente con lui là dentro. Quando sente di essersi sfogato abbastanza si rialza, un uomo sopraffatto da un dolore troppo grande da sostenere, e come dentro un sogno si porta innanzi alla canna e la fissa silenziosamente per qualche secondo: quindi si china e la raccoglie. Andrea, Andrea, Andrea: sente la sua mente ripetere all’infinito il nome del suo bambino. È stato lui a riportargliela, è stato il piccolo Andrea che ha sentito i suoi propositi di morte ed ha voluto fargli intendere che non deve assolutamente dar loro seguito: un morto in famiglia è già più che sufficiente, e la nuova dipartita non restituirà la vita al figlio né contribuirà ad alleviare le pene di Elisa. È la vita l’ultimo regalo di un bambino straordinario.
Sta ancora piangendo Marco, quando uscendo dalla cantina si riavvia verso la stanza da letto al piano superiore. Ora sa che deve vivere, ora capisce che per espiare le sue indiscutibili colpe dovrà restare per sempre accanto a sua moglie, per aiutarla a rimarginare ferite che lasciano cicatrici profonde ed incancellabili. E un giorno, quando sarà destino, lascerà anch’egli questo pianeta, e allora correrà subito verso uno qualsiasi degli sterminati e rigogliosi prati che fioriscono in Paradiso, dove Andrea lo sta già attendendo sorridente e a braccia aperte.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
oriana
Inviato: 2/5/2004 22:00  Aggiornato: 2/5/2004 22:00
Just popping in
Iscritto: 29/3/2004
Da: Licata (AG)
Inviati: 6
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Ho letto il racconto tutto d'un fiato perchè mi ha appassionato fin dall'inizio! E' scorrevole e scritto bene. Non mi è piaciuta, però, la fine, mi è sembrata un pò banale. Non so, mi aspettavo qualcosa di più. La frase "un morto in famiglia è più che sufficiente" mi è sembrata eccessiva, una caduta di stile! E poi non ho capito quali sono le sue "indiscutibili colpe", non è stato un incidente? Ciao, a presto.
vasco
Inviato: 3/5/2004 8:30  Aggiornato: 3/5/2004 8:30
Just popping in
Iscritto: 6/4/2004
Da:
Inviati: 21
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Ho articolato il mio commento in due passaggi. Della prima fase ho apprezzato la scelta della lotta secolare che mai avrà fine tra l’uomo e l’acqua, che per natura è per noi madre e assassina. Il racconto si trascina come cullato dall’acqua, e credo di poter ravvisare nella scelta del lessico un tuo tentativo di dare questa impressione. Non c’è una battuta che stona con il clima generale che hai voluto imprimere alla narrazione, con l’atmosfera distesa della pesca, e di ciò ti rendo merito perché spesso io mi lascio portare dalla contaminazione, rinunciando a quella coerenza che nelle tue pagine ho invece riscontrato. Hai descritto bene il volto di un bambino imbronciato, gettando anche le premesse di una sciagura annunciata ma non scontata. All’inizio infatti credevo che il bambino alla fine avrebbe sorpreso il padre pescando il pesce più grosso che avesse mai visto.
La seconda parte supera agevolmente, a mio parere, il momento della morte, che passa giustamente in secondo piano. Non c’è da dire molto sulla morte, e hai fatto bene ad insistere piuttosto sul rimorso e sulla pena del padre. Temevo che facessi apparire il fantasma di Andrea, ma mi sono rassicurato quando l’unica presenza citata è la canna da pesca, la cui sola comparsa spiega il finale del racconto. L’immagine conclusiva è forse un po’ scontata, anche se pure a me piacciono le cornicette poetiche; io avrei lasciato Marco mentre ritorna piangendo su per le scale, senza specificare che la moglie aveva bisogno di lui, e che un morto in famiglia bastava.
spenny
Inviato: 3/5/2004 12:59  Aggiornato: 3/5/2004 12:59
Home away from home
Iscritto: 29/1/2004
Da: Milano
Inviati: 600
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Mamma mia che tristezza! Se c'è una cosa che faccio con grande difficoltà è leggere storie di bambini che muoiono. Però ho voluto fare uno sforzo e terminare la lettura. All'inizio non capivo dove volessi andare a parare, anche se la storia si legge bene. Poi ho capito. Forse la parte dedicata al rimorso andava allungata un po', a scapito della prima parte. Oppure semplicemente allungato tutto il racconto. La fine invece la trovo un po' banalina, sorry, ma le avrei fatto prendere un a piega diversa, forse perchè io non credo al Paradiso?! Forse.

Comunque è un bel racconto e scrivi bene, ma questo si sa. Io ci avrei dato dentro di più, intendo con più pathos.

Spenny
matemati
Inviato: 3/5/2004 14:48  Aggiornato: 3/5/2004 14:48
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Bella storia, nel complesso, molto tragica ma con un (tenuissimo) filo di speranza.
Mi è piaciuta di più la prima parte, molto "kinghiana", nel senso che hai rappresentato i personaggi in modo tanto accurato da farci sentire più partecipi al loro dramma.
La seconda mi sembra meno efficace, penso che hai esplicitato troppo cose che si potevano capire lo stesso: il ritorno del bambino e il destino futuro del padre. Ma approvo il finale, non saprei trovare una migliore alternativa, e cmq se questo è il senso che tu volevi dare alla storia va bene così.
solaris
Inviato: 4/5/2004 13:32  Aggiornato: 4/5/2004 13:32
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Mi chiedo quanto tu sia vicino all'introspezione del tuo personaggio, quanto tu sia nella sua riflessione: un mondo in cui quel padre è colpevole è anche il tuo mondo?(per questo mi unisco al dubbio di oriana). A volte le considerazioni che scorrono sembrano alzare il dito oltre la tragicità di un caso, o che dir si voglia, un destino da interrogare.
Il Paradiso - come la colpa - è per me (e in questo mi avvicino a spenny) molto difficile da immaginare.
Non so. Qualcosa non torna, qualcosa che forse mi spaventa. Perchè se mi immedesimo in quel dolore, so che non vivrei mai il sogno di quel Paradiso. Parlo di me, me ne rendo conto.

Hai raccontato un affetto filiale molto delicato e di questo ti ringrazio.
Prova a far parlare i tuoi personaggi però con maggior colloquialità (mi riferisco alle battute del papà nel discorso diretto) perchè la loro intimità risulti fresca come gli sguardi, le espressioni dei visi e dei movimenti che tanto bene riesci a raccontare.

Non so se le mie considerazioni ti possano tornar buone.
Ci tengo comunque a dirti che mi è piaciuto leggerti!


Alla prossima!

A.
AccaLarentia
Inviato: 7/5/2004 23:45  Aggiornato: 7/5/2004 23:46
Just can't stay away
Iscritto: 14/1/2004
Da: Perugia
Inviati: 322
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso -x tutti
Allora.... tanto per iniziare, un omaggio doveroso a coloro che si sono presi la briga di leggere questo mio racconto: solaris, spenny, vasco, oriana e l'inimitabile professore matemati, ai quali va un saluto ed un caloroso ringraziamento per aver espresso la loro opinione in merito. Per rispondere alla questione sollevata, vi dico che i pensieri, i sensi di colpa e le immagini di ogni mio personaggio non rappresentano in alcun modo miei orientamenti o ideologie: nel caso specifico, le "visioni" di Marco circa il luogo in cui lo attende il piccolo Andrea sono insite nel personaggio stesso e frutto della sua personale opinione religiosa. Mi capita spesso, nel far parlare i miei personaggi, di cedere alla tentazione di "contaminarli" con la mia visione globale, ma in linea generale cerco di dar loro sotto questo aspetto una certa "indipendenza": questo per non creare modelli troppo simili.

A solaris infine, dico che in effetti ha toccato un tasto dolente: le parti dialogate sono un mio tallone d'Achille da sempre (per delucidazioni in merito rileggere i commenti ricevuti nella saga - ancora incompleta - di "Ciò che videro i miei occhi"). Che dire? Io mi alleno, forse col tempo....

Concludo riproponendo i miei più sentiti ringraziamenti per i commenti espressi, ripromettendomi (quando riuscirò a trovare il tempo, è un momentaccio ) di contraccambiare l'aiuto.

Ciao!
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