|
| Autore | Albero |
|---|---|
| oriana | Inviato: 3/5/2004 0:00 Aggiornato: 3/5/2004 0:00 |
Just popping in ![]() ![]() Iscritto: 29/3/2004 Da: Licata (AG) Inviati: 6 |
Ho letto il racconto tutto d'un fiato perchè mi ha appassionato fin dall'inizio! E' scorrevole e scritto bene. Non mi è piaciuta, però, la fine, mi è sembrata un pò banale. Non so, mi aspettavo qualcosa di più. La frase "un morto in famiglia è più che sufficiente" mi è sembrata eccessiva, una caduta di stile! E poi non ho capito quali sono le sue "indiscutibili colpe", non è stato un incidente? Ciao, a presto.
![]() |
| vasco | Inviato: 3/5/2004 10:30 Aggiornato: 3/5/2004 10:30 |
Just popping in ![]() ![]() Iscritto: 6/4/2004 Da: Inviati: 21 |
Ho articolato il mio commento in due passaggi. Della prima fase ho apprezzato la scelta della lotta secolare che mai avrà fine tra l’uomo e l’acqua, che per natura è per noi madre e assassina. Il racconto si trascina come cullato dall’acqua, e credo di poter ravvisare nella scelta del lessico un tuo tentativo di dare questa impressione. Non c’è una battuta che stona con il clima generale che hai voluto imprimere alla narrazione, con l’atmosfera distesa della pesca, e di ciò ti rendo merito perché spesso io mi lascio portare dalla contaminazione, rinunciando a quella coerenza che nelle tue pagine ho invece riscontrato. Hai descritto bene il volto di un bambino imbronciato, gettando anche le premesse di una sciagura annunciata ma non scontata. All’inizio infatti credevo che il bambino alla fine avrebbe sorpreso il padre pescando il pesce più grosso che avesse mai visto.
La seconda parte supera agevolmente, a mio parere, il momento della morte, che passa giustamente in secondo piano. Non c’è da dire molto sulla morte, e hai fatto bene ad insistere piuttosto sul rimorso e sulla pena del padre. Temevo che facessi apparire il fantasma di Andrea, ma mi sono rassicurato quando l’unica presenza citata è la canna da pesca, la cui sola comparsa spiega il finale del racconto. L’immagine conclusiva è forse un po’ scontata, anche se pure a me piacciono le cornicette poetiche; io avrei lasciato Marco mentre ritorna piangendo su per le scale, senza specificare che la moglie aveva bisogno di lui, e che un morto in famiglia bastava. |
| spenny | Inviato: 3/5/2004 14:59 Aggiornato: 3/5/2004 14:59 |
Home away from home ![]() ![]() Iscritto: 29/1/2004 Da: Milano Inviati: 600 |
Mamma mia che tristezza! Se c'è una cosa che faccio con grande difficoltà è leggere storie di bambini che muoiono. Però ho voluto fare uno sforzo e terminare la lettura. All'inizio non capivo dove volessi andare a parare, anche se la storia si legge bene. Poi ho capito. Forse la parte dedicata al rimorso andava allungata un po', a scapito della prima parte. Oppure semplicemente allungato tutto il racconto. La fine invece la trovo un po' banalina, sorry, ma le avrei fatto prendere un a piega diversa, forse perchè io non credo al Paradiso?! Forse.
Comunque è un bel racconto e scrivi bene, ma questo si sa. Io ci avrei dato dentro di più, intendo con più pathos. Spenny |
| matemati | Inviato: 3/5/2004 16:48 Aggiornato: 3/5/2004 16:48 |
Home away from home ![]() ![]() Iscritto: 13/1/2004 Da: Firenze Inviati: 1790 |
Bella storia, nel complesso, molto tragica ma con un (tenuissimo) filo di speranza.
Mi è piaciuta di più la prima parte, molto "kinghiana", nel senso che hai rappresentato i personaggi in modo tanto accurato da farci sentire più partecipi al loro dramma. La seconda mi sembra meno efficace, penso che hai esplicitato troppo cose che si potevano capire lo stesso: il ritorno del bambino e il destino futuro del padre. Ma approvo il finale, non saprei trovare una migliore alternativa, e cmq se questo è il senso che tu volevi dare alla storia va bene così. |
| solaris | Inviato: 4/5/2004 15:32 Aggiornato: 4/5/2004 15:32 |
Sostenitore di OZoz ![]() ![]() Iscritto: 4/4/2004 Da: Alcadia Inviati: 2416 |
Mi chiedo quanto tu sia vicino all'introspezione del tuo personaggio, quanto tu sia nella sua riflessione: un mondo in cui quel padre è colpevole è anche il tuo mondo?(per questo mi unisco al dubbio di oriana). A volte le considerazioni che scorrono sembrano alzare il dito oltre la tragicità di un caso, o che dir si voglia, un destino da interrogare.
Il Paradiso - come la colpa - è per me (e in questo mi avvicino a spenny) molto difficile da immaginare. Non so. Qualcosa non torna, qualcosa che forse mi spaventa. Perchè se mi immedesimo in quel dolore, so che non vivrei mai il sogno di quel Paradiso. Parlo di me, me ne rendo conto. Hai raccontato un affetto filiale molto delicato e di questo ti ringrazio. Prova a far parlare i tuoi personaggi però con maggior colloquialità (mi riferisco alle battute del papà nel discorso diretto) perchè la loro intimità risulti fresca come gli sguardi, le espressioni dei visi e dei movimenti che tanto bene riesci a raccontare. Non so se le mie considerazioni ti possano tornar buone. Ci tengo comunque a dirti che mi è piaciuto leggerti! ![]() Alla prossima! A. |
| AccaLarentia | Inviato: 8/5/2004 1:45 Aggiornato: 8/5/2004 1:46 |
Just can't stay away ![]() ![]() Iscritto: 15/1/2004 Da: Perugia Inviati: 320 |
Allora.... tanto per iniziare, un omaggio doveroso a coloro che si sono presi la briga di leggere questo mio racconto: solaris, spenny, vasco, oriana e l'inimitabile professore matemati, ai quali va un saluto ed un caloroso ringraziamento per aver espresso la loro opinione in merito. Per rispondere alla questione sollevata, vi dico che i pensieri, i sensi di colpa e le immagini di ogni mio personaggio non rappresentano in alcun modo miei orientamenti o ideologie: nel caso specifico, le "visioni" di Marco circa il luogo in cui lo attende il piccolo Andrea sono insite nel personaggio stesso e frutto della sua personale opinione religiosa. Mi capita spesso, nel far parlare i miei personaggi, di cedere alla tentazione di "contaminarli" con la mia visione globale, ma in linea generale cerco di dar loro sotto questo aspetto una certa "indipendenza": questo per non creare modelli troppo simili.
A solaris infine, dico che in effetti ha toccato un tasto dolente: le parti dialogate sono un mio tallone d'Achille da sempre (per delucidazioni in merito rileggere i commenti ricevuti nella saga - ancora incompleta - di "Ciò che videro i miei occhi"). Che dire? Io mi alleno, forse col tempo.... Concludo riproponendo i miei più sentiti ringraziamenti per i commenti espressi, ripromettendomi (quando riuscirò a trovare il tempo, è un momentaccio ) di contraccambiare l'aiuto.Ciao! |

PRIMO RIGO 
















