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Letture Incrociate - Racconti : Lungo i verdi prati del Paradiso
Inviato da AccaLarentia il 2/5/2004 13:03:06 (2250 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

-1-

“Papà, io a dire il vero ho un po’ di paura”, mormorò sommessamente Andrea abbassando lo sguardo a terra. Era arrivato in riva al lago insieme al padre di buon’ora, canticchiando spensieratamente per l’intera durata del viaggio, ma ora che erano finalmente giunti a destinazione avvertiva nettamente l’ansia affacciarsi maliziosa tra le pieghe del suo turbolento stato d’animo.
“Ma di cosa, piccolo?” domandò Marco accucciandosi innanzi al bambino “Non dobbiamo mica fare il bagno, sai. Ora saliamo sulla barca, ce la filiamo dritti dritti in mezzo al lago e una volta li mettiamo a mollo le canne ed aspettiamo in tutta comodità che abbocchino. E non tarderanno a farlo, fidati” pronosticò, poggiando quindi la mano grande e confortante sulla spalla del figlio e strizzando verso di lui un’occhiatina complice.

“Sì, ma io non so nuotare, lo sai. E se poi cado in acqua?”
“Non succederà, a patto che tu resti seduto buono al tuo posto: se non te ne sei accorto, l’imbarcazione è piuttosto spaziosa. Comunque, nell’improbabile ipotesi che ciò accada, ci sono io con te e si da il caso che, a differenza tua che non hai mai voluto imparare, io invece sappia nuotare e anche piuttosto bene. Perciò, come vedi, non c’è nulla di cui aver paura” fece eco il papà rialzandosi in piedi. “Allora, siamo pronti comandante?”
“Mh-mh”, annuì Andrea poco convinto. Sapeva con certezza che suo padre non avrebbe mai permesso che gl’ accadesse qualcosa di spiacevole, tuttavia quell’inquietudine che lo aveva colto di sorpresa non si era ancora completamente sopita. D’altro canto, a 10 anni le paure sono un mostro con il quale ci si trova a convivere quasi quotidianamente. Con le canne poggiate sulle spalle, la cassetta per l’attrezzatura e un thermos pieno di bevande e di panini i due uomini salirono sulla barca e scambiandosi battute e risatine s’avviarono lentamente sull’acqua, mentre dalla fitta boscaglia che circondava il lago il risveglio della natura salutava una nuova giornata di sole.

Alle 11 di mattina, mentre la temperatura dell’aria aveva cominciato a surriscaldarsi considerevolmente facendo presagire l’ennesimo pomeriggio d’afa estiva, nel retino del papà immerso a metà nell’acqua limpida Andrea poteva già contare una nutrita fetta di popolazione lagunare. C’erano infatti 2 carassi di media dimensione, una splendida carpa a specchi che era costata loro una bella faticata, un boccalone e qualche persico reale: con una punta d’orgoglio, il bimbo constatò che suo padre in fatto di pesca sapeva decisamente il fatto suo. Spostò lo sguardo meditabondo in avanti, laddove il lago rifletteva dilatandola all’infinito l’immagine del sole: erano lì ormai da più di tre ore, eppure la mattinata gli era parsa scorrer via veloce come la sagoma d’un segnale d’indicazione osservato di sfuggita percorrendo a tutta velocità l’autostrada. Si stava divertendo, e ormai le ansie d’inizio giornata non erano altro che un fievole e lontano ricordo: suo padre aveva avuto ragione, come sempre.
Il galleggiante appeso alla sua canna ebbe un leggero sussulto, e Andrea notandolo sentì il cuore accelerare improvvisamente il ritmo del suo battito: fino a quel momento in effetti i pesci si erano completamente disinteressati di lui. Piombò di scatto sulla sua canna, afferrandola saldamente sul manico come gli aveva insegnato suo padre, quindi attese nuovi segnali. “Papà, si muove” disse, sentendo la sua concentrazione volgere compatta verso un’unica direzione: ora lo sguardo era fisso sull’anonimo pezzettino di sughero che cavalcava l’acqua innanzi a lui, il quale per tutta risposta ebbe un nuovo sobbalzo, più marcato di quello precedente.
“Stai calmo, non avere fretta sennò ti scappa”, lo ammonì Marco alle sue spalle. Senza girarsi Andrea fece un segno d’assenso con la testa, e fu proprio un quel momento che la placida tranquillità del lago e la loro attenzione furono bruscamente interrotte da uno scroscio improvviso provocato probabilmente dal salto di un pesce piuttosto grosso sull’acqua. Si girarono entrambi di scatto verso la direzione da cui avevano sentito provenire lo schianto.
“Era enorme, papà!” esclamò Andrea in fibrillazione.
“Sei riuscito a vederlo?”
“No, ma hai sentito che rumore?”
“Eh sì, ho sentito” convenne Marco, tornando a controllare il galleggiante del bambino che ora non dava più segni di vita.
“Che cos’era?”
“Forse una carpa” azzardò Marco.
“O forse una balena” buttò là allora il bimbo.
“Le balene non vivono nei laghi” gli fece notare il papà “solo nei mari, e a giudicare da quante ne sono rimaste forse tra un po’ si troveranno solo sui libri di scienze”
“Ma le carpe possono davvero essere così grandi?”
“Eccome. Una volta tuo nonno ne estrasse una che pesava oltre trenta chili: io ero con lui e non ti dico la fatica che facemmo per catturarla”, replicò Marco abbozzando un sorriso malinconico. Quando gli capitava di ripensare a suo padre c’era sempre un velo di nostalgia che gli adombrava il cuore.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
oriana
Inviato: 2/5/2004 22:00  Aggiornato: 2/5/2004 22:00
Just popping in
Iscritto: 29/3/2004
Da: Licata (AG)
Inviati: 6
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Ho letto il racconto tutto d'un fiato perchè mi ha appassionato fin dall'inizio! E' scorrevole e scritto bene. Non mi è piaciuta, però, la fine, mi è sembrata un pò banale. Non so, mi aspettavo qualcosa di più. La frase "un morto in famiglia è più che sufficiente" mi è sembrata eccessiva, una caduta di stile! E poi non ho capito quali sono le sue "indiscutibili colpe", non è stato un incidente? Ciao, a presto.
vasco
Inviato: 3/5/2004 8:30  Aggiornato: 3/5/2004 8:30
Just popping in
Iscritto: 6/4/2004
Da:
Inviati: 21
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Ho articolato il mio commento in due passaggi. Della prima fase ho apprezzato la scelta della lotta secolare che mai avrà fine tra l’uomo e l’acqua, che per natura è per noi madre e assassina. Il racconto si trascina come cullato dall’acqua, e credo di poter ravvisare nella scelta del lessico un tuo tentativo di dare questa impressione. Non c’è una battuta che stona con il clima generale che hai voluto imprimere alla narrazione, con l’atmosfera distesa della pesca, e di ciò ti rendo merito perché spesso io mi lascio portare dalla contaminazione, rinunciando a quella coerenza che nelle tue pagine ho invece riscontrato. Hai descritto bene il volto di un bambino imbronciato, gettando anche le premesse di una sciagura annunciata ma non scontata. All’inizio infatti credevo che il bambino alla fine avrebbe sorpreso il padre pescando il pesce più grosso che avesse mai visto.
La seconda parte supera agevolmente, a mio parere, il momento della morte, che passa giustamente in secondo piano. Non c’è da dire molto sulla morte, e hai fatto bene ad insistere piuttosto sul rimorso e sulla pena del padre. Temevo che facessi apparire il fantasma di Andrea, ma mi sono rassicurato quando l’unica presenza citata è la canna da pesca, la cui sola comparsa spiega il finale del racconto. L’immagine conclusiva è forse un po’ scontata, anche se pure a me piacciono le cornicette poetiche; io avrei lasciato Marco mentre ritorna piangendo su per le scale, senza specificare che la moglie aveva bisogno di lui, e che un morto in famiglia bastava.
spenny
Inviato: 3/5/2004 12:59  Aggiornato: 3/5/2004 12:59
Home away from home
Iscritto: 29/1/2004
Da: Milano
Inviati: 600
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Mamma mia che tristezza! Se c'è una cosa che faccio con grande difficoltà è leggere storie di bambini che muoiono. Però ho voluto fare uno sforzo e terminare la lettura. All'inizio non capivo dove volessi andare a parare, anche se la storia si legge bene. Poi ho capito. Forse la parte dedicata al rimorso andava allungata un po', a scapito della prima parte. Oppure semplicemente allungato tutto il racconto. La fine invece la trovo un po' banalina, sorry, ma le avrei fatto prendere un a piega diversa, forse perchè io non credo al Paradiso?! Forse.

Comunque è un bel racconto e scrivi bene, ma questo si sa. Io ci avrei dato dentro di più, intendo con più pathos.

Spenny
matemati
Inviato: 3/5/2004 14:48  Aggiornato: 3/5/2004 14:48
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Bella storia, nel complesso, molto tragica ma con un (tenuissimo) filo di speranza.
Mi è piaciuta di più la prima parte, molto "kinghiana", nel senso che hai rappresentato i personaggi in modo tanto accurato da farci sentire più partecipi al loro dramma.
La seconda mi sembra meno efficace, penso che hai esplicitato troppo cose che si potevano capire lo stesso: il ritorno del bambino e il destino futuro del padre. Ma approvo il finale, non saprei trovare una migliore alternativa, e cmq se questo è il senso che tu volevi dare alla storia va bene così.
solaris
Inviato: 4/5/2004 13:32  Aggiornato: 4/5/2004 13:32
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso
Mi chiedo quanto tu sia vicino all'introspezione del tuo personaggio, quanto tu sia nella sua riflessione: un mondo in cui quel padre è colpevole è anche il tuo mondo?(per questo mi unisco al dubbio di oriana). A volte le considerazioni che scorrono sembrano alzare il dito oltre la tragicità di un caso, o che dir si voglia, un destino da interrogare.
Il Paradiso - come la colpa - è per me (e in questo mi avvicino a spenny) molto difficile da immaginare.
Non so. Qualcosa non torna, qualcosa che forse mi spaventa. Perchè se mi immedesimo in quel dolore, so che non vivrei mai il sogno di quel Paradiso. Parlo di me, me ne rendo conto.

Hai raccontato un affetto filiale molto delicato e di questo ti ringrazio.
Prova a far parlare i tuoi personaggi però con maggior colloquialità (mi riferisco alle battute del papà nel discorso diretto) perchè la loro intimità risulti fresca come gli sguardi, le espressioni dei visi e dei movimenti che tanto bene riesci a raccontare.

Non so se le mie considerazioni ti possano tornar buone.
Ci tengo comunque a dirti che mi è piaciuto leggerti!


Alla prossima!

A.
AccaLarentia
Inviato: 7/5/2004 23:45  Aggiornato: 7/5/2004 23:46
Just can't stay away
Iscritto: 14/1/2004
Da: Perugia
Inviati: 322
 Re: Lungo i verdi prati del Paradiso -x tutti
Allora.... tanto per iniziare, un omaggio doveroso a coloro che si sono presi la briga di leggere questo mio racconto: solaris, spenny, vasco, oriana e l'inimitabile professore matemati, ai quali va un saluto ed un caloroso ringraziamento per aver espresso la loro opinione in merito. Per rispondere alla questione sollevata, vi dico che i pensieri, i sensi di colpa e le immagini di ogni mio personaggio non rappresentano in alcun modo miei orientamenti o ideologie: nel caso specifico, le "visioni" di Marco circa il luogo in cui lo attende il piccolo Andrea sono insite nel personaggio stesso e frutto della sua personale opinione religiosa. Mi capita spesso, nel far parlare i miei personaggi, di cedere alla tentazione di "contaminarli" con la mia visione globale, ma in linea generale cerco di dar loro sotto questo aspetto una certa "indipendenza": questo per non creare modelli troppo simili.

A solaris infine, dico che in effetti ha toccato un tasto dolente: le parti dialogate sono un mio tallone d'Achille da sempre (per delucidazioni in merito rileggere i commenti ricevuti nella saga - ancora incompleta - di "Ciò che videro i miei occhi"). Che dire? Io mi alleno, forse col tempo....

Concludo riproponendo i miei più sentiti ringraziamenti per i commenti espressi, ripromettendomi (quando riuscirò a trovare il tempo, è un momentaccio ) di contraccambiare l'aiuto.

Ciao!
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