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Letture Incrociate - Racconti : Adriana (tratto da "Flexagon")
Inviato da Mercuzio64 il 13/4/2004 10:48:42 (2149 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Non avendo ricevuto risposte dai genitori alle sue domande da bambina, aveva fatto una scelta.
Adriana era cresciuta per la strada, coi sogni riposti in poesie disperate, sperando che Baudelaire o Van Gogh venissero a rapirla e a portarla via di notte, dalle assenze e dai silenzi.

Siccome non vennero mai a prenderla, aveva scambiato la sua libertà coll’uso del suo corpo, e il tradimento aveva un unico scopo per lei: ricordare ai suoi uomini che non erano veri uomini, e che solo la sua poesia era ciò di cui aveva bisogno, non di un compagno con il quale trattare compromessi.
D'altronde dov'era stato suo padre? Aveva forse ceduto ai compromessi le volte che lei aveva cercato il suo aiuto o i momenti in cui avrebbe dovuto schierarsi dalla sua parte? No, efficace e silenzioso come una lama di rasoio, faceva del suo mutismo la risposta a tutto.
Cos'altro era un uomo per Adriana, se non l'appendice di suo padre?
A volte si chiedeva come sarebbe stato fare la prostituta. Prendersi un piacere e farselo pagare, senza troppe parole da spendere.
Altre si chinava sui suoi fogli bianchi e iniziava a scrivere frasi incomprensibili, ghirigori di parole in cui nasceva la sua unica forma d’amore.
Chiedeva fiducia, e non era capace di farsela offrire, allora si inventava una personalità e la offriva in cambio all'uomo di turno, pur di sentirsi dire “Mi fido di te!” anche senza aver donato un briciolo di veri sentimenti.
Non era lei ad amare, che amava l'amore ma non gli uomini, bensì quel suo "alter ego" illusorio sul quale avrebbe scaricato ogni possibile muta sofferenza.
Infine implodeva dentro la sua stessa menzogna e arrivava il tradimento.
C'erano poi i momenti di cupa malinconia in cui pensava di suicidarsi, emulando gesta romantiche, ma non ne aveva il coraggio, perciò chiudeva gli occhi e sognava come sarebbe potuta finire questa estenuante tortura che altri chiamano "sensibilità".
Sognava di un uomo che la prendesse con la forza, che la trascinasse nella perdizione più trasgressiva e che infine la uccidesse in preda alla passione, al delirio che in lei convivessero altre donne che lui non poteva avere e che nessun altro avesse il diritto di prendere, portandosi via la sua Adriana.
Non uccideva lei, che era la sua amante perversa, ma tutte quelle che attraverso Adriana chiedevano attenzioni, amore, amicizia, stima e fiducia.
Donne che facevano un sacco di domande e che si aspettavano risposte che lui non poteva dar loro.
Femmine petulanti che gli arrivavano al cervello dalle labbra socchiuse di Adriana che sognava. Voci che non riusciva più a sopportare perché gli entravano continuamente dentro le orecchie e da li riecheggiavano dentro il suo cranio in un gran frastuono che non lo lasciava dormire.
Erano voci stridule, come quelle di bambine che domandano “Perché… perché… perchè?” e lui che altro non conosceva se non il suo cazzo con il quale penetrarla e violentarla, scopandola o sodomizzandola, come poteva rispondere a quelle voci che non la smettevano di tormentarlo con le loro domande?
Così trasaliva nel pieno della notte ogni notte.




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Autore Albero
Mercuzio64
Inviato: 13/4/2004 11:23  Aggiornato: 13/4/2004 11:23
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 2/3/2004
Da: Forlì
Inviati: 261
 Re: Adriana (tratto da "Flexagon")
Dunque: trattasi di un brano e non di un racconto, tratto dal mio libro. Mi era stato chiesto che romanzo ho scritto, e piuttosto che descriverlo ne ho citato un breve pezzo.
Perciò: prendetelo per come è: senza capo ne coda!
matemati
Inviato: 13/4/2004 13:24  Aggiornato: 13/4/2004 13:24
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Adriana (tratto da "Flexagon")
Che dirti, se non che questa Adriana dev'essere un personaggio molto interessante, visto che è tanto fuori di testa da fantasticare così dettagliatamente e morbosamente sul proprio assassinio-stupro?
Sono curiosissimo di leggere il romanzo, quando esce?
riana
Inviato: 13/4/2004 16:56  Aggiornato: 13/4/2004 16:58
Just can't stay away
Iscritto: 26/1/2004
Da:
Inviati: 491
 Re: Adriana (tratto da "Flexagon")
Forma sempre sciolta com'è il tuo solito, il linguaggio è brutalmente violento che fa soffermare il lettore a prendere fiato, dopo una frase troppo spinta.
Sangue, violenza, storia "maledetta" di una donna, ma anche molta sensibilità verso di lei.
C'è meno ironia che nell'altro racconto ma in alcuni punti riesce fuori questa caratteristica. Questo stile, definito da me, "inversamente romantico" potrebbe piacere a una larga parte di pubblico.
Secondo la mia modesta opinione saresti un ottimo sceneggiatore di un film. Hai mai scritto come autore di testi per adattarli a dei films? Potresti proporti benissimo. Dalle idee che partorisci c'è molto di "tuo" o di un mix tra tanta cronaca nera che e' imbrattata su tutti i quotidiani e tanta violenza (basta accendere la tv per sentire di attentati terroristici ed ennesimi stupri di pedòfili sputati in faccia dai cronisti come se niente fosse...)
Ma nel tuo scrivere oltre a questo, c'e' amore per le donne, per la vita..si riesce a percepirlo.
Comunque complimenti, mi sono annoverata tra le tue più accanite lettrici, a quando il prossimo scritto?
Riana
Mercuzio64
Inviato: 20/4/2004 18:27  Aggiornato: 20/4/2004 18:27
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 2/3/2004
Da: Forlì
Inviati: 261
 Re: Adriana (tratto da "Flexagon")
Grazie per i vostri commenti: rispondo ad entrambi.
Spero (se mai pubblicherò qualcosa) che il mio stile possa caratterizzarsi proprio per la ricerca sulla psicologia e sulla personalità dei miei personaggi.
Essi sono (come si può ben intendere dai racconti che ho postato su Ozoz) il fulcro di ogni storia e accanto a loro vi sono i sogni, i desideri, le necessità che un pò accomunano tutti gli essere umani, nel bene e nel male.
Il ciclo di racconti (non è escluso che il mio libro venga scomposto per dar nascita ad altri brevi storie, come in effetti è già capitato) che andranno a comporre il mio secondo libro (che sto finendo in questi giorni di scrivere) ha la pretesa di raccontare la vita con semplicità.
La formula che ho usato, e che ormai conoscete, è quella di incollare fatti comuni con le emozioni, l'ironia e il surrealismo. Non entro mai nello specifico, ma credo che, chiunque, con molta semplicità, possa leggerci le ansie, le tragedie, le paure ma anche la gioia, la leggerezza e le soddisfazioni che si incontrano nel nostro cammino su questo splendido pianeta.
Il messaggio che vorrei lanciare è: (questo pianeta) amiamolo di più... amiamoci di più, perchè ne vale la pena e perchè credo che solo così, insegnando il buonumore anche di fronte alle tragedie, a chi ci sta accanto (ai nostri amanti, ai nostri figli, ai nostri amici) si possa davvero cambiare il mondo in meglio.
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