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Evoè : Una storia dimenticata
Inviato da AccaLarentia il 28/3/2004 23:26:31 (3528 letture) Notizie dallo stesso autore


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Evoè


Gli attuali confini di questa circoscrizione si devono alla riorganizzazione delle diocesi presenti nel territorio perugino voluta nei primi anni del 1600 dal cardinale De Torres che, dividendo Perugia in 5 propositure (una per ogni porta della città), stabilì che le rispettive parrocchie fossero divise in decanie, le quali a loro volta dovevano essere composte da fraternite: l’area Arnense venne inserita nella seconda fraternita del rione di Porta Sole e i suoi confini lambivano quelli attuali, eccezion fatta per Pilonico e Lidarno che vennero infine riannesse soltanto dopo l’800. Ripa, data soprattutto l’alta produttività dei suoi terreni (solo il 3,5 per cento quelli incolti, in un’ epoca in cui quasi l’intera economia si reggeva sull’agricoltura) venne nominata capo-fraternita: i suoi confini si estendevano per circa 723 ettari e comprendevano oltre 50 case sparse nelle campagne a sud-est.
La storia di questi castelli in quegli anni può essere raccontata attraverso il sudore degli umili mezzadri che l’abitarono, gestendo i poderi dei rispettivi Signori; gran parte delle case e dei terreni era infatti in mano a pochi enti religiosi o a nobili famiglie perugine come gli Ansidei, gli Alfani e i Floramonti, che lasciarono significative testimonianze del loro passaggio. Accanto ai mezzadri c’erano gli artigiani, o mastri: muratori, fabbri, falegnami, il cui tenore di vita variava a seconda della richiesta di lavoro del momento. Un gradino sociale più in basso c’erano infine i braccianti, lavoratori precari che trovavano un impiego durante i periodi di semina e di raccolta, vivendo di espedienti più o meno leciti durante il resto del tempo. L’analfabetismo era pressoché generale. L’unico luogo di distrazione erano le taverne, nelle quali la gente aveva l’occasione di conoscersi e di confrontare le rispettive esperienze; un altro importante collante era rappresentato dalla Chiesa e dal suo parroco, che intercedevano con i Santi a cui il popolo affamato e aggredito dalle carestie affidava le proprie speranze attraverso la preghiera.
Nel 1860, dopo essere stato a lungo contesa da Stato Pontificio e truppe napoleoniche, l’intera zona circoscrizionale aderì al Regno d’Italia, mentre a Ripa le due parrocchie di Sant’Emiliano e Santa Maria Assunta vennero unificate così com’è ancora oggi. Importanti cambiamenti strutturali sono stati compiuti nel castello nei primi anni del ‘900, allorché si decise l’abbattimento delle due Chiese presenti al centro per costruirne una più grande appena fuori le mura; al loro posto venne realizzata una piazza, ove tuttora fa bella mostra di sé il monumento a tutti Ripaioli caduti nelle guerre di cui si conserva la memoria.

E oggi? oggi il ricordo di tanta storia che fu rischia di sbiadire ingloriosamente di fronte alla manifesta mancanza di riguardo che le autorità delegate dimostrano verso questo territorio. Sembra incredibile infatti che, innanzi ad almeno 4 roccaforti medievali, 3 chiese altrettanto antiche, numerosi dipinti e più in generale ad un immenso retaggio storico-culturale (basti pensare all’antichissima cisterna presumibilmente d’epoca romana ancora presente in quel di Castel d’Arno) non vi sia alcun serio progetto di rivalutazione e rilancio del patrimonio a disposizione. E l’apatia delle istituzioni diventa ancora più inspiegabile se si pensa che questi monumenti avrebbero in alcuni casi un urgentissimo bisogno d’interventi (nella stessa Castel D’Arno alcune impalcature sono state addirittura affisse ad un affresco del XVI secolo in gravissimo stato d’usura, e noi vorremmo tanto sapere chi è il genio che dovrebbe controllare il corretto svolgimento di questi lavori), interventi di cui invece non vi è purtroppo alcuna traccia al momento. Nel caso di Ripa poi, l’immobilismo diventa addirittura generale: da lustri non si hanno notizie di opere pubbliche di una certa importanza e completezza, mentre intanto la serenità della popolazione è seriamente minacciata da furti ed aggressioni che non hanno più purtroppo una cadenza così episodica. Forse sarebbe il caso di rivedere i locali piani di prevenzione del crimine, ammesso che ve ne siano. Un discorso a parte meriterebbe la ristrutturazione, in seguito al terremoto del 1984, della scuola elementare che nel corso degli anni ha ospitato nelle sue aule intere generazioni di Ripaioli: i già parchi capitali a disposizione sono stati dilapidati in operazioni assolutamente inutili ed incomplete, e l’intero edificio è stato poi definitivamente chiuso poco tempo dopo la fine dichiarata dei lavori. Oggi la maggioranza dei bambini del paese frequenta la vicina scuola elementare di Pianello, in una struttura decisamente incapace di contenere l’attuale organico studentesco presente. Par d’intravedere una sorta d’incomprensibile masochismo di fronte a simili decisioni degli enti locali.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Eagle
Inviato: 30/3/2004 13:55  Aggiornato: 30/3/2004 13:55
il pennuto di OZoz
Iscritto: 27/12/2003
Da:
Inviati: 977
 Re: Una storia dimenticata
La storia di Cinicchia?
Vai Ka, sono/siamo davvero curiosi di leggere il continuo, ci hai messo tanta passione, avanza..
La descrizione dell'Umbria, dei suoi paesaggi, della storia, della gente, e' bellissima e molto reale "anche se io in Umbria non ci sono mai stato" ma credo che sia cosi'.
Ka, questa narrazione saggistica cultural/geografico storica va benissimo per un concorso del tipo "descrivi la tua citta', regione. Non dico altro, come sempre in attesa e alla fine ti lasciero' un commento degno della portata della storia.
AccaLarentia
Inviato: 30/3/2004 21:47  Aggiornato: 30/3/2004 21:47
Just can't stay away
Iscritto: 14/1/2004
Da: Perugia
Inviati: 322
 Re: Una storia dimenticata XEagle
Dal "Dizionario universale dei miti e delle leggende", di Anthony S. Mercatante:

Ka = "doppio, nella mitologia egiziana, il doppio o personalità astratta di un indivduo. Il Ka poteva muoversi liberamente e unirsi o staccarsi dal corpo a piacimento(...)".

Bèh caro Eagle, direi un "vezzeggiativo" quanto mai indovinato!

Per quanto riguarda lo scritto che hai commentato, non è il seguito di "Ciò che videro i miei occhi" (anche se in effetti si parla dello stesso castello in entrambi), bensì un articolo che avevo pubblicato su un quindicinale e che Daniela mi ha concesso di pubblicare anche nel nostro beneamato sito. Purtroppo di fittizio c'è ben poco...


(Una conferma di quanto detto potrai averla se dai un'occhiata alla sezione in cui è inserito l'articolo: Evoè")...

Ciao!!!
Shelly
Inviato: 2/4/2004 12:25  Aggiornato: 2/4/2004 12:25
Home away from home
Iscritto: 3/1/2004
Da: ancona
Inviati: 1618
 Re: Una storia dimenticata XEagle
acca...vuoi fare concorenza al turing club?eheheh...
Comunque mi sa che sono molto belli i posti di cui parli, oltretutto li sai descrivere abilmente e si nota che sei molto legato a loro.
Che dire, faremo una scampagnata...eheheh!
Ciao Shelly.
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