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Letture Incrociate - Racconti : Prateria
Inviato da Autie76 il 27/2/2004 15:56:51 (1986 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Pare che la grande prateria americana appaia come un immenso e fluttuante mare verde, senza rive e scogli, ma attraversata e vivificata da immense ondate d’erba create dal vento.
Il cielo si staglia nitido e ricopre fino al limitare dell’orizzonte questo paesaggio quasi irreale che rende il solitario viaggiatore al tempo stesso partecipe della maestosità della natura, ma fragile e insignificante in quella vastità.

In lontananza si può notare, a volte, qualche cane della prateria: sembra quasi sorpreso da ciò che vede, volge lo sguardo circospetto d’intorno, prima d’annegare di nuovo al sicuro in qualche buca riparata.
Quello era un giorno d’autunno: gli uomini e gli animali avvertivano sotto pelle che presto il gelo sarebbe giunto a portare morte apparente e a soffocare col suo bianco manto ogni cosa.
Da quelle parti gli inverni sanno essere terribili: violente bufere scaricano la loro rabbia giungendo dal grande nord senza incontrare ostacoli naturali e allungando il loro gelido soffio.
Ecco che arriva la fame, quella vera che fa brontolare lo stomaco e che spesso non perdona quando non si hanno scorte per l’inverno.
La vita spesso non dipende d’altro che di carne affumicata in quei luoghi.
Un Lakota vagava per quelle terre alla ricerca delle ultime mandrie di bisonti che i Wasicu, i ladri di grasso, non avessero ancora sterminato e lasciate marcire solo per la loro pelle o, peggio ancora, per la lingua, considerata una prelibatezza nei mercati dell’est.
Erano ormai giorni che vagava senza sosta, ma ancora nessuna traccia del sacro animale.
Tristemente il suo pensiero tornò agli anni della giovinezza fatti di sole, di grandi accampamenti fumanti e poi ancora all’odore acre della carne stessa sugli essiccatoi, alle grida dei suoi amici che giocavano alla guerra, alle immense mandrie che facevano tremare la terra e che un uomo poteva attraversare al galoppo per giorni senza vederne la fine.
Quindi pensò alla sua gente e sentì il proprio cuore mancare: rivide gli amici morti sul sentiero di guerra, la donna che aveva amato sposata ad un altro guerriero, la figlia morta ancora giovane a causa della “tosse senza fine” portata dai bianchi.
Il Grande Mistero gli aveva donato dei poteri ma anche un enorme fardello da portare, nessuno, tra la sua gente, ignorava come il creatore, nella sua giustizia, sappia chiedere tanto a chi tanto dona.
Decise quindi di recarsi sulle Paha Sapa, le sacre colline, per udire la voce di Wakan Tanka, il Grande Spirito, che di quei declivi dalla bellezza mozzafiato aveva fatto la sua dimora.
Già da qualche giorno passava meditabondo le sue giornate nella più completa solitudine, nell’intima ricerca della voce del vento, del sussultare delle foglie, dello scorrere dei torrenti: suoni familiari alle sue orecchie, parole chiare e dolci nel turbinio di una vita dura.
Finché un giorno sentì, portato dal vento, odore di fumo, prima ancora di vederlo in lontananza. Nessun indiano poteva essere così ingenuo da segnalare la propria presenza per miglia e miglia, solo stupidi Wasicu, o peggio, i lunghi coltelli potevano fare una cosa così insensata.
Scese così dal piccolo cavallo baio che montava, lo legò ad un tronco ormai rinsecchito e si sedette per terra alla maniera indiana.
Accese la sacra pipa e rese grazie alle quattro direzioni.
Poi con movimenti lenti estrasse da una sacca di pelle di daino le pitture di guerra.
Si cosparse il viso di polvere e disegnò sul suo volto una saetta, nel fare questo toccò, un poco vibrando dall’emozione, una lunga cicatrice che gli ricordò quale fosse il suo dovere nei confronti del suo popolo e quanto costasse dimenticarsene.
Ornò la sua capigliatura con una penna di falco rosso trattenuta, sulla nuca, da una crocchia.
Quindi si legò dietro l’orecchio una piccola pietra ed infine, fedele alla visione avuta molti anni prima, dipinse il suo cavallo con saette e punti bianchi, simboli del tuono e della grandine.
Montò a cavallo e senza far rumore si avvicinò all’accampamento dei bianchi.




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Autore Albero
arcimengo
Inviato: 28/2/2004 0:43  Aggiornato: 28/2/2004 0:43
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 17/11/2003
Da: Bologna
Inviati: 106
 Re: Prateria
Il primo incontro tra il grande guerriero Cavallo Pazzo, che nessun bianco poteva uccidere e che infatti morì colpito da uno scout indiano, e Capelli Gialli Custer...
Purtroppo il racconto non mi ha colpito molto: all'ottima descrizone iniziale, con la prateria solcata dai rivoli di vento, seguono momenti importanti del passato del protagonista che vengono espressi in alcuni casi un poco confusamente e in altri forse troppo in fretta.
Il finale invece, sempre a mio parere, manca un poco di epicità, magari lavorare maggiormente su particolari come gli sguardi tra i due condottieri, l'atmosfera che li circonda, la forza del destino che viene fissato potevano rendere l'incontro più "memorabile".
Finito il "massacro", comunque, ti devo confessare che, da neo-arrivato, sono contento di vedere anche racconti come questo che rivisitano momenti importanti del passato ed escono dal "descrittivo contemporaneo" che mi pare vada per la maggiore...
Spero di non essere stato troppo cattivo, al massimo pensa che è tardi e che sono molto stanco
Mitakuye Oyasin,
Marco
Shelly
Inviato: 28/2/2004 4:04  Aggiornato: 28/2/2004 4:04
Home away from home
Iscritto: 3/1/2004
Da: ancona
Inviati: 1618
 Re: Prateria
Quando dalla descrizione che facevi ho capito che stavi per parlare di Cavallo Pazzo, mi ha preso un colpo, e mi dispiace mi sono un pò distratta per l' emozione...volevo consigliarti un gran libro, ma ti giuro ho un vuoto di memoria pazzesco...argh! Che rabbia non riesco a ricordarmelo!
All' inizio hai un tono un pò da documentario (non in senso cattivo!), sei molto descrittivo e metti a volte un pò troppe impressioni personali, troppe contaminazioni, come il fatto che l' uomo si sente piccolo nella vastità della prateria. Secondo me sarebbe meglio che tu, con la tua descrizione dell' ambiente, lo facessi sentire piccolo.
Poi stacchi, e ti fai prendere anche tu dal racconto della battaglia...si vede che ti piace molto, però dovevi forse spingere un pò più avanti il lettore perchè altrimenti, a parte chi è già patito degli indiani (come me!), si sente abbastanza estraneo, non riesce più a contare su di te come punto di riferimento all' interno del racconto e va a finire che non si coinvolge tanto. E' un peccato in questo caso.
Per il resto, ho notato solo che fai dei periodi un pò lunghi che spesso dovresti scandire meglio con un pò di punteggiatura.
Aspetto altri racconti sugli indiani e spero che il titolo di quel libro mi venga presto in mente, altrimenti non ci dormo!
Un salutone Shelly.
Eagle
Inviato: 29/2/2004 16:33  Aggiornato: 29/2/2004 16:33
il pennuto di OZoz
Iscritto: 27/12/2003
Da:
Inviati: 977
 Re: Prateria
Splendida la tua visione alternativa sul far destinato della futura guerra all'ultimo sangue tra Custer e Cavallo Pazzo. Però avrei inserito anche Sitting Bull nella vicenda, visto che il ruolo gli è di dovere qua. Nel racconto non ho trovato pecche di forma, nè tantomeno gaffe cronistoriche. Solo, ho ancora il dente avvelenato con gli usurpatori statunitensi, di una terra che non appartiene a loro e soprattutto con i pochi pellerossa rinchiusi nelle riserve. Viva i pellerossa, viva la loro cultura e il loro stile di vita.
criscia
Inviato: 3/3/2004 18:54  Aggiornato: 3/3/2004 18:54
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 1/1/2004
Da:
Inviati: 349
 Re: Prateria
Pur non essendo esperta di indiani, devo dire che certe parti descrittive me li hanno fatti vedere proprio, e quando si riesce ad immaginare qualcosa quando si legge vuol dire che già molto è stato fatto.
Sei molto bravo con le parole. Insomma hai una indiscutibile capacità. Usa di più la punteggiatura, concordo con shelly, e magari, prova ad ampliare la parte centrale. Potrebbe crearsi maggiore coinvolgimento nella scena.
A me l'inizio piace comunque. Non mi dispiace che ci sia immedesimazione. Insomma questione di gusti credo.
ciao cri
arzy
Inviato: 5/3/2004 16:22  Aggiornato: 5/3/2004 16:22
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 10/12/2003
Da: Piacenza
Inviati: 1917
 Re: Prateria
Carinina.

Giudizio con inevitabile sospetto da chi ha una sezione della libreria dedicata agli usi e costumi delle tribù della prateria, oltre alle intere raccolte di Capitan Miki, Tex Willer, Storia del West e, da ultimo, l'introspettivo e profondo (come il tuo racconto) Ken Parker. Con pizzico di Magico Vento (eri tu, vero, che mi chiedevi se m'interessavo di fumetti?).

Insomma, tratti temi "sacri", guardarti con circospezione e sospetto è inevitabile.

Si, tutto sommato, è carinino, te la cavi con le suggestive descrizioni specie della parte iniziale.

Peccato solo che usi due personaggi un pò abusati e, come tali, leggermente "scontati": a Little Big Horne, se non sbaglio, erano presenti tremila persone, tra giacche blu e indiani. Ne avresti, di scelta.
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