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Letture Incrociate - Racconti : Un uomo di parola
Inviato da Jack88 il 27/5/2013 16:43:31 (1828 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti


Seconda fermata

Questa mattina, nel momento in cui il sole era appena spuntato dietro i palazzi grigi, sono giunto in questa città. Con la sola compagnia di una sigaretta, mi sono addentrato in questa giungla urbana che non tratta tanto bene i nuovi arrivati come me. È come se la città ti sbattesse in faccia con forza tutta la sua frenesia, i rumori assordanti, la fredda comunicazione. Da piccolo ragazzo di provincia, mi chiedo il motivo di tutta questa fretta. Possibile che tutti abbiano così tante cose da fare? Possibile che nessuno di loro si fermi un attimo anche solo per respirare? A volte ho la sensazione di essere un piacevole intruso, uno di quelli che non conosce le regole del gioco, che rischia di far crollare un intero castello di carte facendo una mossa sbagliata.
Ti starai chiedendo perché ho fatto questo viaggio. Beh, ho voluto dare un volto a una persona tanto importante per me, ma che fino a poco fa è esistita solo attraverso lo schermo di un computer. Poche parole, qualche frase scritta di fretta, immagini confuse. Dare un volto a una sagoma è molto importante, sai? Si capiscono molte cose, ci si addentra nell’altro tramite un sorriso, uno sguardo o un semplice gesto. È stato proprio in quel momento, mentre incominciavo a prender confidenza con il rumore dei passi e delle parole, che ho visto Lui.
L’autobus si è appena fermato di botto, siamo giunti alla seconda fermata. Il vecchio signore con il bastone e la barba lunga, in piedi di fronte a un finestrino appannato, scende. Da quando è entrato ho avuto come l’impressione che quel bastone non gli servisse, cammina benissimo. Sale un ragazzo minuto, con uno zaino sulle spalle. Appare un po’ imbranato, imbarazzato anche. Lo capisco perché si tocca continuamente i capelli, poi mette le mani in tasca, poi le toglie, infine si rifugia nello schermo del suo cellulare. Anche noi, Vera, guardavamo i passeggeri dell’autobus che camminava lento verso casa. Non ci conoscevamo affatto, avevamo scambiato lì, sul marciapiede, solo alcune parole. Eppure mi sentivo bene con te, ti parlavo delle mie passioni, del teatro, dell’università. Tu ascoltavi in silenzio, ascoltavi e meditavi. Mai prima d’allora avevo conosciuto una persona così disposta ad ascoltare, a vivere intensamente l’altro come se fosse uno studio da condurre a termine alla perfezione. Mi confidasti che anche tu amavi il teatro, eri un’attrice. Ti eri concessa quel viaggio nella mia secca terra per festeggiare la fine di una carriera grandiosa, conclusasi con l’apertura di un’accademia d’arte drammatica. Io ero sorpreso, non potevo credere di star lì a parlare con una grande icona del teatro serbo. Ma era giusto così. In fondo io parlavo con Vera, la donna dal volto rigato e stanco che, senza dir nulla, faceva trasparire una vita corrosa dall’emozione, dal mettersi in gioco.




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