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Letture Incrociate - Racconti : Sogni
Inviato da arbogast il 28/12/2012 16:38:55 (1359 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Molti hanno un sogno nel cassetto.
Tu, invece, i sogni li hai ovunque. Li hai nella credenza e nel frigo, li hai nelle pentole posate sulle piastre dei fornelli, incastonati tra i volumi della libreria, sul comodino accanto all’abat-jour. Li hai nella scarpiera tra le superga blu elettrico e gli stivali di cuoio, li hai nell’armadio, appesi tra la giacca di tweed e l’impermeabile grigio, li hai nel lavabo tra le pile di piatti che ti ostini a non lavare.

A volte te ne dimentichi, e quando apri l’armadio e scansi via le grucce alla ricerca del maglione di lana caprina, non ti accorgi che stai scansando uno di loro, e finisci per sbattergli le ante in faccia.
Altre volte, invece, ti fermi a parlare con lui.
Non è facile dialogare con un sogno. E’ come parlare con il mare, quando sei sulla riva e con la spuma delle onde ti solletica giocoso il dorso dei piedi, ma poi alzi lo sguardo e lo scopri silente e azzurro, freddo, seducente e lontano. Anche il sogno è vicino e lontano. Ti accarezza bonario con le sue dita sottili come fili di seta, ma se provi a guardarlo negli occhi finisci per perderti nei riflessi infiniti di un labirinto di specchi.
Sono spesso indisciplinati, i sogni. Vorresti rimanessero in frigo, in libreria, nelle pentole, per sollevare i coperchi e sbirciare di tanto in tanto come bambini curiosi. Ma invece saltano fuori e te li ritrovi per il corridoio, a intralciare i passi nervosi della tua giornata fatta di panni da lavare, corse al supermercato e bollette in scadenza. A quel punto cerchi di ignorarli, di non dar peso alla loro presenza, come si fa con i ragazzini viziati alla ricerca di attenzioni. Ma alla fine cedi. Ti lasci cadere sul divano, loro si avvicinano a te saltellando e si dispongono a semicerchio. Ti osservano pazienti. Ma tu non sei il loro cantastorie.

Cosa volete da me, ti vien da chiedergli. Loro sono forse stupiti da quella domanda, ondeggiano come campanelli al vento guardandosi, forse, l’uno con l’altro. Non ti sei accorto di nulla, dice uno di loro, da un po’ di tempo siamo sbiaditi. Ti massaggi le tempie con l’indice e il medio mentre rifletti sulle parole del sogno. E’ vero, ultimamente sono sbiaditi. Può qualcosa sbiadire per la noncuranza, per il poco tempo che ci hai dedicato, chiedi a te stesso. No, la noncuranza è amica della polvere, dello sporco, del degrado, ma non sbiadisce le cose, non le rende diafane e quasi trasparenti.
E allora perché, da un po’ di tempo, quando provi a guardare un sogno negli occhi finisci per guardarci attraverso? Forse la tua vista si è fatta più acuta? Li ami e li odi, ma non vuoi che svaniscano. Perché quando guardi al di là dei sogni vedi solo il muro della parete davanti, bianco, anonimo, terrificante. Cosa sarebbe casa tua senza di loro? Solo uno spoglio sgabuzzino di oggetti polverosi. Potresti vagare di stanza in stanza sfiorando con la punta delle dita infissi e soprammobili, accendere la televisione e guardare omini calvi e ballerine, potresti sedere alla scrivania e prendere appunti sulle spese e i conti da pagare. E scopriresti di essere solo, ti accorgeresti che non c’è nulla al di là dei contorni degli oggetti, dei supermercati e delle bollette, delle pareti bianche che ti tengono prigioniero.
Perché dunque avete perso il vostro colore, e adesso riesco a guardare attraverso di voi come se foste di vetro, ti vien dunque da chiedere. Il sogno che avevi davanti, quello più loquace ed estroverso, quello che di solito prende sempre la parola, stavolta tace. Sto parlando con voi, continui, fate finta di non sentire? E finalmente il sogno risponde. E’ strano, volevamo chiederti la stessa cosa, dice. La risposta ti infastidisce. Precipiti in un vortice di domande che non avranno mai risposte. Ti alzi e afferri il sogno per l’orecchio, lo trascini per tutto l’appartamento fino all’ingresso, lui non oppone resistenza. Apri la porta e lo sbatti fuori di casa. Torni al divano, gli altri sono ancora lì, non si sono mossi dal semicerchio. Non sembrano scossi. Forse qualsiasi cosa tu faccia non può far del male a loro. Al più, sei solo tu a soffrirne. Hai un sussulto e il sogno che hai appena cacciato è ora alle tue spalle, provi a sfidarlo con lo sguardo, se non fosse quasi trasparente potresti giurare che ha sorriso. Sei un idiota, dici a te stesso, davvero pensi sia possibile scacciare un sogno trascinandolo per le orecchie fuori di casa? Secondo te basta una stupida porta di legno per tenerlo lontano?
Sconfitto, torni a sedere sul sofà. Lasci cadere la testa all’indietro e sospiri. Siete sbiaditi ma ci siete, dici, e loro continuano ad osservarti, silenziosi, oscillando come fuochi fatui. Non ti abbandoneranno, dici a te stesso. Perderanno a poco a poco colore, ma rimarranno con te. Seducenti e inafferrabili.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
lcasc
Inviato: 5/1/2013 18:57  Aggiornato: 5/1/2013 18:57
Quite a regular
Iscritto: 5/4/2009
Da:
Inviati: 175
 Re: Sogni
Caro Arbogast, se uno dei tuoi sogni era di divenire scrittore, quello lo hai realizzato con questo racconto raffinato e poetico che ti ha traghettato definitivamente sulle sponde della letteratura. Mi è piaciuto molto. È inutile commentarlo, parla da sè. Complimenti
Enzino
Inviato: 13/3/2013 10:02  Aggiornato: 13/3/2013 10:05
Just popping in
Iscritto: 25/9/2011
Da:
Inviati: 46
 Re: Sogni
Sì, mi convince!
Argomento intricante, originale; frasi - secondo me bada - grammaticalmente corrette.
Unica perplessità, il mancato utilizzo delle virgolette alte nei discorsi diretti ("Sei un idiota,dici a te stesso ...[cut]...per tenerlo lontano?", oppure "Cosa volete da me, ti vien da chiedergli",...).
Mi sembra nel complesso un esperimento ben riuscito.
Enzo
Jack88
Inviato: 15/5/2013 17:30  Aggiornato: 15/5/2013 17:30
Just popping in
Iscritto: 8/5/2005
Da: Lecce
Inviati: 42
 Re: Sogni
Ciao Arbogast, ho appena finito di leggere il tuo racconto. Mi ha subito incuriosito. Mi piace tantissimo il tuo modo di vedere la realtà, tutte quelle piccole sfumature, piccolezze e dettagli che, se assaporati, rendono la vita degna di essere vissuta. E' una dote questa, preservala! per quanto riguarda l'idea del racconto in sè (oltre a ciò che ho già anticipato) è certamente originale ma, leggendo, mi pare che giri intorno a se stessa per troppo tempo. E' come se un concetto tu lo ribadissi in più salse senza cambiarne il contenuto. Proprio per questo non mi ha convinto fino in fondo. Splendide descrizioni, affascinanti visioni ma poco sviluppo.
E' ovviamente una mia modestissima opinione.
A rileggerti
Jack
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