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Evoè : Il tramonto della lettura
Inviato da ozoz il 19/3/2003 19:32:39 (4612 letture) Notizie dallo stesso autore


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Evoè

Il mio post sulla concezione della letteratura del romanziere messicano Paco Ignacio Taibo II ha suscitato nella blogosfera un piccolo dibattito sulle cause della crescente disaffezione alla lettura (soprattutto tra i giovani). Taibo dà la colpa agli stessi scrittori, mentre Giuseppe Granieri punta l'indice contro insegnanti e critici, e Quarky gli risponde propugnando una modalità di fruizione del libro che potremmo definire "sensuale".

Da parte mia, vorrei segnalare un altro ordine di ragioni per così dire "strutturali" della progressiva perdità di centralità della lettura tra le attività umane: il declino della lettura, soprattutto quella intesa come puro piacere fine a se stesso (ovvero la lettura di opere letterarie, in particolare romanzi), ha origini lontane, ed è in certa misura irreversibile. Se infatti è vero che sentirsi raccontare storie è un bisogno primario ed essenziale per l'uomo, bisogna riconoscere che nel corso degli anni altri medium hanno cominciato a svolgere questa funzione, una volta assolta dalla sola letteratura (scritta o orale): i fumetti, il cinema, la televisione, perfino i videogiochi. E la fruizione di questi nuovi medium, fondata sull'immagine più che sulla parola, è più "facile" e accattivante.
In passato, poi, si leggeva di più anche perché "non c'era altro da fare". Durante una serata passata in casa non esistevano molti altri modi di passare il tempo. Oggi, pur essendosi allargata la platea dei potenziali lettori grazie alla maggiore alfabetizzazione, ci sono la radio, la TV, Internet, la Playstation e quant'altro.
La lettura infine è sempre più incompatibile con i ritmi e i modi della vita moderna. Leggere è un atto solitario, che richiede raccoglimento e concentrazione, e soprattutto tempo (un bene sempre più scarso e prezioso nelle nostre frenetiche vite). Per queste sue caratteristiche, oltre che per la difficoltà di conciliarla con gli attuali ritmi di vita, la lettura appare inoltre qualcosa di "vecchio", ha perso fascino, appeal. A me ha colpito molto, per esempio, una ricerca condotta qualche anno fa tra gli adolescenti da cui era risultato che per i giovani leggere è una cosa da sfigati, da secchioni. Ecco, questa percezione aprioristicamente negativa della lettura da parte dei ragazzi di oggi è per me particolarmente grave e preoccupante.
Con questo non voglio dire che non ci sia molto che si può e si deve fare per migliorare la situazione, soprattutto in Italia dove si legge molto meno che in altri grandi paesi europei (come Inghilterra, Germania e Francia). Però bisogna ammettere che già oggi la letteratura, e i libri in generale, sono purtroppo condannati a una sostanziale marginalità, non hanno più una vera rilevanza e influenza nella nostra società (ne è una spia il fatto che è sempre più raro, in particolare in Italia, che un libro susciti vero scandalo, meritandosi un processo o un tentativo di censura. Oggi nei libri si può scrivere praticamente qualsiasi cosa, perché a nessuno interessa più, o fa più paura).



di Jacopo De Michelis, curatore della collana Marsilio Black




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