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Letture Incrociate - Racconti : Civiltà e natura
Inviato da JohnandWayne il 23/12/2010 18:00:00 (1217 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

H. non terminò mai gli studi, ciò che apprese fu il frutto delle proprie osservazioni sull’uomo e sulla natura, e la lettura di innumerevoli libri. Completò le scuole medie, ma la condizione economica disagiata della famiglia, non gli permise di continuare gli studi.
Il padre di H. era un brav’uomo, dal volto intelligente e dagli occhi malinconici, non era mai andato a scuola, e fin da bambino, fin dagli undici anni aveva sempre lavorato la terra, con altri bambini poveri, e adulti tristi.

La madre anch’ella proveniente da famiglia povera eveva preso solamente la licenza elementare e non aveva mai lavorato, escludendo piccoli lavoretti di pulizie svolti nelle case di anziane donne solitarie del villaggio dove abitava.
H. quindi, non aveva mai ricevuto un’educazione superiore e non aveva idea di cosa si potesse studiare in un liceo o ancor meno in un’università. Aveva vissuto quei pochi anni scolastici con grande passione, e allo stesso tempo grande malinconia pensando all’impossibilità di continuare, e aveva studiato molto, soprattutto la letteratura e la filosofia.
Fin da bambino H. stava molto all’aperto, soprattutto d’estate camminava parecchio per i campi di grano, per i sottoboschi bruni coperti da alberi di castagne. Vagava in solitudine al calar del sole, quando le ombre s’allungavano sulle distese gialle dei prati di fine estate, quando legiornate si spegnevano in sfavillanti tramonti, vagava H. tra quei paradisi non ancora colpiti dalla meccanizzazione dell’uomo, studiava le piante, osservava la vita tranquilla e il volo degli uccelli, si fermava sulle rive dei ruscelli a contemplare l’acqua che scorreva limpida, da ignote sorgenti, forse nascoste tra rocce in alto sui monti. Contemplava l’acqua limpida che mai più ritornava indietro, che sempre diversa gli passava sotto gli occhi.
Man mano che H. cresceva iniziò ad osservare la vita degli uomini, la vita che conducevano i suoi compagni di scuola, osservava le differenze che c’erano, gli abissi tra l’uomo e gli animali, abissi incolmabili, eppure, come aveva studiato sui libri di scuola, gli uomini e gli animali avevano un passato in comune. Gli uomini e gli animali avevano le stesse caratteristiche fisiche, nascevano allo stesso modo, gli uomini si cibavano e bevevano allo stesso modo degli animali che osservava tra i campi.
Eppure H. percepiva qualche deviazione nell’uomo di oggi da quello del passato, dal vero uomo, qualcosa che era successo nell’uomo e aveva segnato una grande rottura tra gli uomini e la natura. Pensava H. alle brutture che l’uomo commetteva, agli imbrogli, all’odio che l’uomo provava spesso verso i suoi simili e ciò che lo circondava.
Notava anche nei compagnetti qualcosa di cattivo, qualche cosa di maligno nei loro pensieri, nelle loro parole.
Compagnetti che soprattutto provenivano dalla città o dai paesi lì intorno, provenivano da grossi palazzi in stile barocco, da famiglie borghesi, partecipavano a grosse feste dove si poteva mangiare cibo di tutti i tipi, avevano servitù, e governanti che s’occupavano di loro, indossavano vestiti di preziose stoffe ricamate dai migliori sarti della città, dello stato; mentre H. indissava semplici pantaloni spesso rattoppati, camicie sformate, scarpe scucite, viveva in una piccola casetta di legno, circondato dai prati, lontano dalla città, lontano dalle strade lisce e dal traffico delle automobili che gli abitanti dei palazzi barocchi potevano permettersi.
Cercava H., si sforzava di comprendere quella vita così diversa dalla sua, e da quella degli animali, così alienata dalla natura; pensava e rifletteva su ciò che i compagni gli raccontavano, sulla vita degli altri ragazzi, piena di credenze e paure, inesistenti in lui e negli animali.
Finita la scuola, e gli impegni di studio, non avendo altro da fare se non aiutare il padre nei campi, abbandonata la città dove c’era la sua scuola e con essa i compagni, con i quali non aveva mai fatto troppa lega, iniziò a nascergli la curiosità di studiare il comportamento degli altri ragazzi, di capire se qualcosa in lui fosse sbagliato, se quello degli altri ragazzi fosse il giusto modo di comportarsi.
Iniziò a frequentare biblioteche in cerca di qualche libro che gli potesse spiegare ciò che lui non capiva, iniziò a leggere libri di filosofia.




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Autore Albero
senza
Inviato: 2/1/2011 13:36  Aggiornato: 2/1/2011 13:36
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Civiltà e natura
iniziamo con ordine: il titolo fa immaginare qualcosa di diverso, qualcosa di più critico e/o radicale, sembra più il titolo di un saggio ( comunque non è un problema! ). Tono e linguaggio sono quelli della favola, e a dire il vero, il tema fa proprio pensare a qualcosa di scritto per affascinare i bambini. Però secondo me, al di là della semplicità tipica appunto delle favole, la costruzione delle frasi è in alcuni punti sbagliata: ripetizioni e punteggiatura sono a volte proprio brutti! dovresti lavorare di più su questa cosa, e mi riferisco in particolare alle prime 15-20 righe, dove le ripetizioni sono molto più evidenti.
In ogni caso avresti potuto ragionare di più sul rapporto civiltà/natura, che è interessante, e non andrebbe letto solo come sentimento o 'spirito', o almeno questa è la mia idea.
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