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Letture Incrociate - Racconti : Mille di questi kalashnikov
Inviato da giosp il 13/1/2004 18:27:04 (1673 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Sono stato rapito in una guerra
torturato e addestrato per ammazzare
mi hanno trasformato in una bestia
sono solo un bambino senza identità

- Ska-P, traduzione di "El niño soldado"

Seduto per terra con la schiena addosso al muro, mi guardo intorno e vedo morti, morti e macerie, quel poco che era stato costruito nel nostro povero paese è praticamente distrutto. I miei compagni sono quasi tutti morti. Saremo rimasti in cinque o sei.
Il mio kalashnikov è posato sulle gambe. A quanti esseri umani ha tolto la vita, quest'arma? Uomini, donne, vecchi, giovani, tutte persone che un giorno, all'improvviso, sono diventate miei nemici e che mi hanno detto di trucidare, comando a cui ho obbedito.
Ma di tutta questa guerra, l'ennesima guerra africana, ciò che odio di più è quello che potrebbe succedere adesso: io potrei morire fra un secondo. Oppure potrebbe morire colui che sta dietro al muro a cui mi sono appoggiato.
Lì dietro c'è Gael. Non so se si chiama così, sono stato io a chiamarlo in questo modo. Avrà dieci anni al massimo. E un kalashnikov più grande di lui.
Odio questo momento perché non so più cosa pensare. È un bambino che potrebbe essere mio figlio. Però è lì solo per uccidermi. E io per uccidere lui. Mi ritrovo ad avere meno di un secondo per rispondere a tutte le domande del mondo. Chi deve morire? È vero, Gael è più giovane di me, ha più anni di vita. Ma che vita è, con morti sulla coscienza già alla sua età? Se lo uccido sono un vigliacco perché avrò ucciso un bambino che non si rende neanche conto che sta combattendo una guerra. L'umanità dirà che io ho ucciso un bambino. Se non lo uccido muoio io.
Alla fine penso: questa è una guerra, voglio solo che finisca in fretta, e perciò dobbiamo vincerla. Sono afflitto dal dolore, Gael, ma questa volta è il tuo turno.
Salto fuori dal muro, con il mio kalashnikov fra le mani. Il suo corpo cade a terra, impallinato e sanguinante. Forse mi ha sentito mentre gli dicevo: "Mi dispiace tanto, ragazzo".




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Lu^^
Inviato: 13/1/2004 18:57  Aggiornato: 13/1/2004 18:57
Just can't stay away
Iscritto: 17/8/2003
Da:
Inviati: 402
 Re: Mille di questi kalashnikov
... mmm ...
Non mi sa molto di reale. Per quanto possa valere il commento di una ragazza più piccola e forse infantile di te, non mi sembra vero. Non c'è... mah... sentimento. Di solito è più facile descrivere ciò che si vive, come mi hanno detto, cosa che io approvo in pieno perchè è così. Descrivere certe cose non è facile per una persona che quelle situazioni non le ha realmente vissute... perciò è per questo che non mi convince giosp.
p.s. ti è arrivata una certa mia email ?
fiorderica
Inviato: 14/1/2004 13:28  Aggiornato: 14/1/2004 13:28
Vincitore I OzTorneoZen
Iscritto: 8/1/2004
Da:
Inviati: 879
 Re: Mille di questi kalashnikov
Bello e coinvolgente!
Trovo la tua espressività lineare e accattivante.
Congratulazioni, giosp !
erica
Shelly
Inviato: 15/1/2004 0:41  Aggiornato: 15/1/2004 0:41
Home away from home
Iscritto: 3/1/2004
Da: ancona
Inviati: 1618
 Re: Mille di questi kalashnikov
Questi Ska-p ti ispirano proprio eh? Forse piacciono anche a te i Rage against the machine, ma di musica ne parleremo poi.
Il racconto è scritto bene, senz' altro, ma è poco crudo, le parole sono calzanti ma le scene un pò anonime. Non che io sia una sadica, per amor del cielo, ma credo che avresti dovuto aggiungere qualche colore in più per rimarcare le parole che usi, che rimangono pesate.Troppo.
Mi piacciono però la scene così cinematografiche e tu ti sei già dimostrato molto abile nello scrivere i dialoghi, perchè non combini queste qualità abbozzando una piccola sceneggiatura? Tanto per provare. Secondo me se ci lavori può venire fuori qualcosa di interessante. Ciao Shelly
giosp
Inviato: 15/1/2004 7:34  Aggiornato: 15/1/2004 7:34
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: Mille di questi kalashnikov
Ascolto gli Ska-P più di ogni altro gruppo, xò è praticamente impossibile che mi isprino proprio. Le uniche due canzoni che potrebbero ispirarmi sono questa e "El olvidado" che, dopo aver parlato x 3 minuti dei poveri dimenticati da chi si è diviso i soldi, dice: "Milioni di persone vivono nella più assoluta miseria. Corri! Comincia il Grande Fratello!"

Detto questo, ci sto lavorando cercando di creare una scena più visuale. Ti dirò che è praticamente impossibile scrivere un dialogo in questa storia xché il tutto si svolge in un secondo, inoltre se la userò per un particolare concorso non può essere più lunga di due cartelle. Tu come la coloreresti?
Shelly
Inviato: 15/1/2004 12:01  Aggiornato: 15/1/2004 12:01
Home away from home
Iscritto: 3/1/2004
Da: ancona
Inviati: 1618
 Re: Mille di questi kalashnikov
Ciao! Io non dicevo di utilizzare in questo pezzo un dialogo, dicevo che la scena la sai inquadrare, i dialoghi li sai ben gestire come ho detto nei commenti precedenti quindi se unisci queste due qualità potresti scrivere una sceneggiatura, secondo me. Per quanto riguarda il colore, era inteso nel vero senso della parola e non. Innanzitutto, io intervallerei frasi più lunghe a frasi più brevi per farlo un pò più drammatico, le descrizioni devono essere più evocative. Non so spiegarti bene: è come se si vedesse bene la scena ma rimanesse un tantino grigia. Ad esempio: per il muro io avrei speso qualche aggettivo in più, anche per i cinque o sei che si erano salvati e anche per il fucile lucente sì ma pur sempre nero appoggiato su gambe piegate perchè stanche, anche loro. Le spalle sono appoggiate, tra le fessure di un muro che stavolta non si può abbattere. Solo quello che c' è dietro va abbattuto. Vedi: dire che una persona va " abbattuta" è pesante, in un termine dici che là le persone si uccidono ma come bestie. Le persone sono uccise ma in quella guerra sono abbattute.non so se senti la diversità. Il colore, un pò come in musica (per usare un campo che conosci), è il timbro, la qualità e l' originalità. Secondo me hai una buona organizzazione spaziale della scena, riesci a inquadrare sempre precisamente il luogo dell' azione, devi imparare ora a definire meglio i dettagli dell' atmosfera e di chi popola il racconto. Certe volte basta solo calcare più un termine, come l' esempio che ti ho indicato, per rendere una sensazione molto meglio di qualsiasi descrizione. Dammi retta: prova a scrivere una sceneggiatura secondo me hai la stoffa. Ciao Shelly
fabrizio
Inviato: 15/1/2004 18:18  Aggiornato: 15/1/2004 18:18
Home away from home
Iscritto: 23/10/2003
Da: tolentino (mc)
Inviati: 1095
 Re: Mille di questi kalashnikov
giosp, per me il problema è uno, ferme restando le giuste osservazioni di shelly,in particolare sul muro. tu non sei entrato nel personaggio, non sei quel soldato che deve uccidere gael, sei un osservatore esterno che descrive la scena. la descrivi bene, ma da esterno alla storia. prova a entrare nella testa di quel soldato, fai sentire i suoi sentimenti, falli vivere, non limitarti ad accennarli.
arzy
Inviato: 16/1/2004 12:33  Aggiornato: 16/1/2004 12:33
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 10/12/2003
Da: Piacenza
Inviati: 1917
 Re: Mille di questi kalashnikov
Credo che Lu^^ abbia detto tutto, sintetizzando le sensazioni che provo davanti al tuo racconto. L'ho letto. Poi ho letto un altro tuo racconto. Alla fine l'ho riletto, ma la sostanza non cambia. Hai elaborato un tema sugli orrori della guerra fatto benino, inserendo una serie di messaggi moraleggianti al posto giusto. Un racconto, a mio parere, è cosa diversa, è descrizione di un istante di vita. Ora, te lo vedi un animale che sa di mettere in gioco la vita, che sa di essere con le spalle al muro (o uccide o viene ucciso), te lo vedi che (peraltro nel frammento di un secondo, come precisi in uno dei commenti successivi) si mette a rimirare il suo fucile e a far filosofia sull'ingiustizia della vita? No, io credo che, proprio come un animale braccato, prima agisce e agisce da animale, cioè stringe spasmodicamente il kalashnikov, si avventa come una belva al di là del muro, stringe i denti e spara, spara, spara: credo che, in quel momento, ammazzarebbe chiunque, madre compresa, senza motivo, senza perchè, solo per sopravvivere. Dopo, forse. Dopo arriverebbero i perchè, le valutazioni, i rimorsi, la vergogna di un uomo trasformato dalla guerra, dall'istinto di sopravvivenza, in animale selvaggio. Tutto questo non è reso dal tuo racconto. Va bene la scena, l'ambiente (a me riconduce più in yugoslavia che non in africa, ma va bene, vuol dire che mi hai saputo portare con la mente sul luogo del fatto); non male anche l'idea della la storia in sè, purtroppo mutuata dalla cronaca di popoli che, dopo decenni di guerra e guerriglia, hanno visto tante morti, tanti massacri da spingere i bambini stessi a combattere per vendicare il nonno, il padre, la sorella, il fratello maggiore morti da tempo. Bambini già vecchi cui la vita ed un kalashnikov ed un animale con una divisa di un colore diverso negano il diritto di essere bambini. Storia "interessante" nella sua drammaticità, la cronaca purtroppo ti offre la possibilità di svilupparla al meglio.
riana
Inviato: 16/3/2004 9:20  Aggiornato: 16/3/2004 9:20
Just can't stay away
Iscritto: 26/1/2004
Da:
Inviati: 491
 Re: Mille di questi kalashnikov
Caro Giosp, l'avevo gia' letto, perche' mi interessava lo tile, il tuo linguaggio "plebeo", cioe' rivolto alla gente semplice. I tuoi messaggi si captano facilmente, sono bei messaggi che purtroppo, chi "comanda" non recepisce poiche' la nuova generazione di giovani e' daccordo con te (vedi le tante manifestazioni sulla pace).
... Spero che la tua voce, come quella di tanti altri ragazzi, arrivi al cuore dei potenti, un giorno e la guerra sara' solo un ricordo...
Eagle
Inviato: 25/3/2004 18:24  Aggiornato: 25/3/2004 18:24
il pennuto di OZoz
Iscritto: 27/12/2003
Da:
Inviati: 977
 Re: Mille di questi kalashnikov
Io credo che Giosp abbia vissuto le esperienze di quel soldato, anche se l´espressione non e´ai massimi vertici. Una domanda, Giosp, quanti nemici hai crivellato col tuo kala´ in guerra? Dico seriamente, credo che Giosp provi un gusto reale nell´uccidere.
Un terribile attimo, una decisione difficile da fare, ammazzo, non ammazzo, quanto da mostrarsi uomo, anche se si e´un bambino, ed e´questo il vero orrore della guerra, che siano maledette. Africa? Naaa..questo e´Vietnam Giosp, e´Vietnam bello e buono, anche se non ci sono mai stato, ma se ne sente proprio l´eco del Vietnam.
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