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Letture Incrociate - Poesie : L'indiano
Inviato da Jurgen il 16/11/2009 15:36:27 (1021 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Poesie

L'indiano solitario
poca roba nel suo inventario
speranze esigue
forze residue
Un'armata intera contro di lui,
tutti pieni di fucili e cannoni,
anche loro grande sofferenza per il deserto
ma lui solo, e loro tanti
loro pieni di fucili e cannoni,
lui solo coll'arco e le frecce,
quanti i membri dell'armata...?

quante le frecce?
L'indiano coraggioso,
l'indiano audacemente pazzo,
l'indiano, segnato da mille battaglie
eppure sempre vivo
sempre vivace,
sempre indistruttibile
le mani piene di cicatrici di mille battaglie
inutili... lesive battaglie...
l'indiano solitario
poca roba nel suo inventario
l'indiano, ingenuo, ignorante, intrepido
l'indiano da solo contro la gigantesca armata....
Perché contro la gigantesca armata?
Dietro di loro una prateria...
tanti racconti su di essa,
verdeggiante, romantica, piena di latte e miele,
la prateria, piena di sole e di vita,
e non di deserto e di morte,
dietro...
una gigantesca armata...
piagata da mille e mille battaglie
eppure sempre vincente e altrettanto coraggiosa...
L'indiano... eccolo... l'inizio della battaglia...!!
alcuni spari... lui via dal suo destriero...
tra le pallottole... una freccia volante dal suo arco...
un'altra ancora... due uomini per terra...
tre frecce dallo stesso arco... tre per terra...
dagli uomini della gigantesca armata tante risate...
impossibile la vittoria per l'audace indiano...
eppure giù con le frecce... giù con i cadaveri...
ma il fischio delle pallottole tra i timpani dolorosi...
La prateria un sogno, la prateria una voglia sincera...
I soldati della prateria nel deserto ma soldati della prateria...
L'indiano audace contro un'intera armata di soldati di prateria...
soldati stanchi, ma vogliosi della prateria...
vogliosi della sua difesa...
L'indiano imbattibile... ormai i morti a centinaia...
tantissimi... eppure... eppure...
Tantissimi i soldati, irresistibile l'armata...
ma l'indiano coraggioso in combattimento...
in combattimento... in combattimento...
Forse la prateria la sua prateria...
eppure... eppure...
vale quella prateria
lo spreco di tante energie?




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Nebridio
Inviato: 20/11/2009 16:29  Aggiornato: 20/11/2009 16:29
Quite a regular
Iscritto: 11/11/2009
Da: Napoli
Inviati: 110
 Re: L'indiano
Che la civiltà degli indiani d'america e d'altri popoli è stata cancellata via quasi senza lasciare traccia, dalle solite civiltà <<progredite>> che volevano esportarvi la propria <<cultura>> è risaputo, detto questo però mi sembra che ci sia una eccessiva semplificazione nel contrapporre un esercito schierato ed armato di tutto punto che muove contro il nemico,questo indiano,che descrivi solo indomito coraggioso,intrepido, perfetta rappresentazione del mito del buon selvaggio.In definitiva ho trovato questa poesia banale scontata ed anche un po' retorica.
Jurgen
Inviato: 20/11/2009 22:25  Aggiornato: 20/11/2009 22:25
Quite a regular
Iscritto: 17/11/2005
Da: Bolzano
Inviati: 117
 Re: L'indiano
Ho apprezzato l'estrema - oserei direi estremissima - profondità della tua analisi. Il senso dell'indiano non si rivolgeva certo all'idea letterale degli indiani d'america. Credo che sarei stato perlomeno idiota se avessi inteso sintetizzare la contrapposizione tra indiani d'america e esercito degli Stati Uniti. L'utilizzo dell'indiano ha ben altri significati. Ben altri... Potrei stare lì a suggerirli, ma farei torto all'intelligenza di chi legge, xkè sono evidenti in maniera estrema - oserei dire estremissima - come la profondità della tua analisi.
Grazie per il commento in definitiva.
Nebridio
Inviato: 21/11/2009 9:49  Aggiornato: 21/11/2009 9:49
Quite a regular
Iscritto: 11/11/2009
Da: Napoli
Inviati: 110
 Re: L'indiano
Si naturalmente non mi riferivo neanch'io letteralmente all'indiano, l'ho inteso in senso simbolico. Ogni lettore dà una sua personale interpretazione di quel che legge, ed è proprio un testo poetico che risente in maniera particolare della sensibilità di chi lo interpreta, criticare il lettore che espone dei rilievi critici, significa sfuggire alla critica di se stessi. Grazie a te per avermi dato l'opportunità di esprimere un commento.
Jurgen
Inviato: 23/11/2009 6:43  Aggiornato: 23/11/2009 6:43
Quite a regular
Iscritto: 17/11/2005
Da: Bolzano
Inviati: 117
 Re: L'indiano
Fortunatamente io non ho criticato il lettore. Chi scrive sa sempre di scrivere per un ipotetico lettore, oltre che per se stesso. Facevo solo delle oneste constatazione sui rilievi critici, senza peraltro criticarli o meno. Sono rilievi critici e, come tali, ne tengo sempre e comunque in debito conto, perché comunque attraverso questi posso cercarmi di volta in volta di migliorarmi. Sono dell'idea, in effetti, che nessuna parola sia inutile. Immagina un po' quanto non lo sia, a questo punto, un commento.
In ogni caso, la mia è stata unicamente una precisazione sul senso cui andrebbe intesa la lirica, omettendo DEL TUTTO l'interpretazione letterale. Sono lieto di aver frainteso il tuo primo commento, in questo caso. E comunque, non voglio arrogarmi un ringraziamento che non mi occorre visto che, comunque, non posso arrogarmi il diritto di scegliere chi possa esprimere commenti sulle mie liriche. Anzi, la meraviglia dei blog - e quindi, anche di questo - è che si possa essere soggetti a rilievi critici e che, poi, si possa argomentare e crescere attraverso questi rilievi critici, precisando se è il caso, e accettando, sempre e comunque, qualunque tipo di critica.
Sono io che ti ringrazio di avermi dedicato la tua attenzione.
lcasc
Inviato: 28/11/2009 17:20  Aggiornato: 28/11/2009 17:20
Quite a regular
Iscritto: 5/4/2009
Da:
Inviati: 175
 Re: L'indiano
Caro Jurgen, ci ritroviamo, per dir cosi', in un altro mondo. Ogni tanto, per rilassarmi, mi siedo qui davanti al computer e vado lontano. Cosi' mi capita di scoprire universi nascosti e sconosciuti, per alimentare la mia curiosità. Oggi cercavo ancora qualcosa di tuo - per approfondire il dialogo a cui tu mi hai invitato- per vedere se c'era ragione di commentarlo e di trovarvi qualche pepita che valesse la pena di fondere nel crogiuolo della critica. Ho letto questa poesia e tutti i commenti che si sono succeduti e anch'io devo aggiungermi ad essi per dirti che in questa "lirica" di poesia non ho visto nemmeno l'ombra. Forse ti arrabbierai di nuovo, ma non posso fare a meno di essere sincero. Il tuo scritto mi sembra più una serie di appunti per un copione di film western che il canto dell'eroe indiano, quale suppongo volevi che fosse.
Non posso veramente credere che uno che dimostra di possedere in fase critica intelligenza e mezzi per discorrere ad alto livello, non si accorga quanto, a volte, il suo volo poetico sia basso e prosaico e non cerchi di staccarsene.
Non insisterei tanto sul tuo caso, se non avessi avvertito, nella lettura di quell'altra poesia, la presenza, come ho scritto, "di qualche prezioso talento". Io direi che tu dovresti cercare una poetica che sia più profondamente ancorata alla tua personalità e alla tua anima. Se non la trovi, cerca in altro campo. Mi dicevi,tra l'altro, che ti senti più romanziere: mettiti dunque all'opera; ma guarda che quel racconto che hai qui pubblicato, anch'esso purtroppo, non mi convince affatto. Scusami, ma è cosi'.
Jurgen
Inviato: 28/11/2009 19:45  Aggiornato: 30/11/2009 8:30
Quite a regular
Iscritto: 17/11/2005
Da: Bolzano
Inviati: 117
 Re: L'indiano
Caro Lcasc, ti ringrazio per quest'ulteriore commento.
Come ho scritto in precedenza, non sono poeta. Aggiungerò che "La casa dei miei" non era altro che un processo decostruttivo del racconto stesso.
Per tornare alla poesia. Uso volutamente un tono prosaico proprio per sottilineare ancorpiù la prosaicità dell'esistenza. Devo solo fare una banalissima notazione. La lirica non parla di un indiano, nè come figura fisica, nè come figura metaforica di un indiano, sè non inteso come allegoria di talune caratteristiche proprie ad un indiano solitario. Un indiano che deve combattere una battaglia impari, una battaglia per la sua stessa sopravvivenza...
Non sono tipo che si offende, e torno a ripeterti - se mi permetti di darti del tu, Lcasc - che anch'io sono dell'idea che occorra costantemente imparare e mai restare sulle proprie posizioni.
Detto questo, consigliarmi di smettere di scrivere senza conoscermi realmente, senza sapere da quando scrivo è comunque indice di una certa superficialità, e lo scrivo senza intento polemico.
Il fatto che la poesia non sia il mio genere privilegiato non significa che non mi ci sia mai cimentato o che non lo conosca.
Quando scrivo, di qualunque cosa si tratti, mi metto costantemente in gioco. La tua critica è sicuramente un motivo di crescita per me, giacchè comprendo altri particolari del sottoscritto e, allo stesso tempo, parliamo di letteratura in un mondo così vuoto di essa.
Non sono, però, ad un livello tale da non saper assolutamente scrivere poesie. Certo, è un tuo parere, ma preferisco molto di più quando mi muovi critiche più circostanziate e usi quelle mirabili metafore, piuttosto che dare una stroncatura netta e, forse, ingenerosa - tu stesso hai parlato di soffio poetico.
Dopo aver scritto questo vorrei, da parte mia, vorrei sottolineare che i toni sono assolutamente amichevoli e che qualunque sottolineatura che faccio è solo per puntualizzare o per difendermi - bonariamente - e non per attaccare o demolire in maniera arrogante.
Sono comunque lieto che tu dedichi il tuo tempo a scrivere e spero che, in futuro, alla comparsa di ulteriori miei scritti che avranno l'arroganza di chiamarsi liriche tu vorrai concedermi sempre il privilegio di un tuo commento.
lcasc
Inviato: 30/11/2009 20:29  Aggiornato: 30/11/2009 20:29
Quite a regular
Iscritto: 5/4/2009
Da:
Inviati: 175
 Re: L'indiano
Caro Jurgen, la mareggiata non c'è finalmente stata, come temevo, a parte qualche piccola onda che si è infranta dolcemente contro la risacca, vivacizzando un po' l'aria. Una critica dura e serena serve a volte ad aiutarci a fare un bilancio, un inventario dei propri mezzi, e a riproporci su nuove basi. Ma non bisogna di nuovo cedere all'errore di crearsi facili alibi. Solo chi non ha risorse di scorta cede all'autogiustificazione e all'autoassoluzione. Il buon poeta, o scrittore, è il più impietoso giudice di se stesso. Non gli si addice ricorrere a giustificazioni ellittiche e scollate dalla realtà del testo per colmare le proprie incertezze e deficienze; cio' che il poeta o lo scrittore vuole esprimere deve passare nell'immediatezza del suo testo, senza aspettare successive colmature e delucidazioni. Da questo si apprezza la qualità e la compiutezza dell'autore. E' assurdo dire di "scrivere in prosa per sottolineare la prosaicità della vita". Mi piacerebbe semmai incontrare dei bei versi che mi suggerissero il sentimento dell'ineluttabile e amara prosaicità della vita, senza magari chiamarla per nome.
Mi invitavi a darti la mia idea di poesia. Caro Jurgen, posso dirti che non ne ho una sola, o meglio, ne ho una multiforme, sfaccettata, quasi sfuggente, indefinibile. Una volta, in un mio libercolo che non ha ancora visto la luce, scrissi:
" Suppongo che la poesia passa da sola, esista: noi siamo solo lo strumento, il mezzo di cui lei si avvale e attraverso cui si manifesta, e anche se siamo riluttanti, lei ci piega ai suoi modi; quindi non noi, ma lei compie le scelte e metafisicamente si realizza. Bensi', per attuarsi pienamente, sceglie sempre gli strumenti migliori, che sono rari e preziosi come gli stradivari. Cio' si accorda bene con la moderna teoria fisica delle "corde", che farebbe evocare uno spirito che dalle insondabili e infinite profondità dell'universo le tocca e le fa vibrare fino a noi, che ne siamo il tramite e il misterioso strumento risuonante. E darebbe in qualche modo ragione al tormentato Baudelaire che nei suoi "Fiori del male" sosteneva che il poeta venisse alla sofferenza del mondo per un decreto delle potenze supreme, per una "benedizione" o "maledizione" divina o diabolica.
Non vado oltre. Mi aspettano a cena. Un saluto.
Jurgen
Inviato: 30/11/2009 20:46  Aggiornato: 30/11/2009 21:12
Quite a regular
Iscritto: 17/11/2005
Da: Bolzano
Inviati: 117
 Re: L'indiano
Sono sinceramente stanco di questa querelle. Passo per uno che non sa mettere i propri errori e non riconosce il diritto\dovere della critica, quando invece è nell'essenza stessa del mio scrivere quella di cercare il confronto con un ipotetico lettore.
Se intendessi scrivere semplicemente per me stesso, pensando che quanto scrivo basta a me stesso, credo che avrei ben poco da raccontare. Credo, peraltro, che il mio scrivere equivarebbe ad un diario adolescenziale privo di ogni velleità letteraria se non quella di aiutarsi a crescere attraverso uno sfogo sulle proprie difficoltà esistenziali.
Il sottoscritto scrive perchè ama scrivere. Scrive perchè ama il confronto. E quando ho inteso scrivere l'indiano, non ho rincorso un messaggio poetico, ho solo cercato di seguire il vento dell'ispirazione.
Tu hai addotto valide ragioni per esprimere un tuo parere ampiamente negativo. Ok. D'accordo. Io... però... non ho abborracciato alcuna spiegazione temporanea. Mi hai citato Baudelaire. Perfetto. Prova a leggere liriche dello stampo di "La Beauté" - a cui io, in ogni caso non voglio minimamente paragonarmi - e dimmi se il messaggio del poeta è immediato. Prova a leggere l'intera scuola simbolista, l'intera raccolta di Verlaine "Sagesse", quella simbolista per eccellenza, o i "Romances sans paroles"... Sans paroles... Senza parole.
Sì. Nel mio caso di parole c'è ne sono state anche tante, ma nel momento in cui ci si spende ad una lettera ESTREMAMENTE superficiale sono obbligato a richiamare una più attenta lettura.
Il guardare al di là della maschera, il cercare l'invisibile attraverso il visibile, è un tema della poesia di ogni tempo.
Il sottoscritto sa perfettamente che ha ancora molta strada da fare in quest'ambito. Il mio nume tutelare è Montaigne il quale sosteneva di aver scritto i suoi "Essais" non per dare delle risposte ma per porre nuove domande.
Intendiamoci... Lcasc. Lo scopo di questa ennesima - e sottolineo ULTIMA - risposta, non è quella di disconoscere il valore del tuo commento, ma di rilevare l'arroganza profonda di quest'ultimo che sussiste nel momento in cui neghi - senza conoscermi minimamente - la mia essenza stessa in quanto scrittore.
In passato posso aver criticato anche aspramente altri poeti di questo blog, ma non mi sono mai permesso di fare insinuazioni sul loro desiderio di scrivere, giacchè avrebbe inaridito pesantemente il discorso.
Quando ti ho chiesto la tua idea di poesia, non l'ho fatto già pensassi che tu avessi la soluzione dei problemi del mondo della lirica, ma semplicemente perchè intendevo - e intendo - porre un binario di dialogo in cui ogni forma di saccenza venga messa da parte.
La mia lirica nasce per essere quello che è, e non ho offerto spiegazioni supplementari. La sua corposità fa sì che eventuali spiegazioni possono essere cercate se si ha tempo, voglia e UMILTA'.
Evidentemente, però, non posso avere io l'arroganza di dirti come devi fare il critico. D'accordo, è il tuo metodo. Non è il mio. Si può dissentire da una lirica, ma non addurre ragioni che demoliscano la natura stessa di una persona che, come sottoscritto, scrive per passione, per volontà e per desiderio di essere stroncato, piuttosto che per l'idea di essere lodato. Capisci qual'è il paradosso?
Il sottoscritto è totalmente il contrario del ritratto che hai fatto. Io non mi permetto di fare un tuo ritratto. Certamente hai un grandissimo bagaglio culturale. Esso, però, non consente di poter trovare messianici giudizi su chicchessia.
Montaigne diceva che è meglio una testa fatta bene, che una testa riempita bene...
Ora devo andare. Devo cenare anch'io.
Un saluto.
Spero di leggere un commento ulteriore quando pubblicherò un'ulteriore lirica. Ne sarei molto grato.
Ciao. Senza rancore. Jurgen
lcasc
Inviato: 1/12/2009 6:58  Aggiornato: 1/12/2009 6:58
Quite a regular
Iscritto: 5/4/2009
Da:
Inviati: 175
 Re: L'indiano
Tanto tuono' che piovve! Mi dispiace dell'epilogo; ma un po' me lo aspettavo. Auguri.
Panzer
Inviato: 4/12/2009 10:15  Aggiornato: 4/12/2009 10:38
Home away from home
Iscritto: 5/1/2009
Da: Bologna e dintorni
Inviati: 960
 Re: L'indiano
Ciao Alex (posso chiamarti Alex?), innanzitutto volevo ringraziarti per il bel commento articolato che hai saputo dare alla mia poesia, ed ora proverò a dire qualcosa sulla tua. Volerò abbastanza basso e con termini crudi e semplici, rispetto ai commenti così eruditi come possono essere i tuoi o quelli del simpatico Icasc.
Posso dirti che non la trovo una poesia (e questo non vuole essere un'offesa), ma diciamo che la scelta di utilizzare un tono prosaico (come tu stesso sottolinei) ci allontana da una certa convenzione di poesia. Forse perché tu stesso dici che la prosaicità si lega perfettamente con la vita, forse perché ti senti più narratore, forse perché io ho una sbagliata percezione della poesia ancorata più a forme classiche (anche se apprezzo il Pavese "prosatore" di alcune sue poesie).
Non condivido l'utilizzo di rime baciate (ma forse anche qui vi saranno delle mie reminiscenze scolastiche) e il ripetersi di taluni versi... ma poi penso un attimo di più... rime baciate, il ripetersi di versi come ritornelli... ma... ma questa è una canzone!
E tutto ciò mi riporta ad un'altra canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=h_ewkW72c6I&feature=related

Avrò detto cose stupide, forse banali? ma io sono arrivato a questa interpretazione/sensazione.

Gianluca
Jurgen
Inviato: 9/12/2009 11:56  Aggiornato: 9/12/2009 11:56
Quite a regular
Iscritto: 17/11/2005
Da: Bolzano
Inviati: 117
 Re: L'indiano
Ciao Gianluca.
Mi scuso per il ritardo con cui sto rispondendo al tuo commento. Non è mia abitudine essere ritardatario, specie quando qualcuno decide di dedicare parte del suo tempo per leggere ciò che scrivo, ma stavolta lo sono stato - per la serie l'eccezione che conferma la regola.
In ogni caso, risponderò al tuo primo quesito. Sì, puoi chiamarmi Alex.
Condivido nella totalità quanto hai scritto. Quanto al discorso di scrivere in termini crudi e semplici o in termini aulici, beh... ti dirò che per me è importante la sostanza più che la forma, è importante essere efficaci piuttosto che semplicemente efficienti. Se poi si riesce ad essere entrambe le cose, va ancora meglio.
In ogni caso, sono lieto che hai colto nel segno attraverso l'analisi della prosaicità della mia lirica. A me piace moltissimo la letteratura francese, una letteratura che, al pari di quella italiana - ha saputo offrire a noi miseri mortali esempi senza tempo di lirismo in qualunque forma e su qualunque tema. Ripeterò per l'ennesima volta che non mi sento principalmente un poeta. Aggiungerò stavolta che, quando scrivo poesie, provo ad esserlo. La mia idea - umílissima e personalissima - di poesia, si basa tuttavia su una ricerca interiore in cui mi adopero attraverso di essa. Potrei dire che la prosa è la metropolitana con cui mi muovo per costruire le innumerevoli città che sono i miei racconti o - soprattutto - i miei romanzi. La poesia, al contrario, è un momento in cui mi lascio prendere totalmente dall'ispirazione e lascio che lei lavori liberamente in me. Il sottoscritto, quando scrive una lirica, si diverte ad approfittare di ciò che l'ispirazione gli concede, lasciandola navigare a briglie completamente sciolte e traendo reale divertimento nell'impegno a veicolarla ogni volta in maniera diversa.
Nel caso dell'indiano il veicolo migliore dell'idea - o delle idee - che volevo trasmettere era la durezza di versi che sono solo apparentemente prosaici ma il cui significato intrinseco cela in sè, nelle sue allegorie e metafore continue, la propria personale poeticità.
Certo non sto cercando di spiegare la mia poesia perchè torno a ripetere che in essa c'è tutto ciò che serve per capirla. Voglio solo dire che la prosaicità non è altro che un procedimento per distrarre il lettore dal continuo susseguirsi di allegorie e metafore multisfaccettate.
Cavolo... come sempre mi dilungo. Mi dispiace molto. Mi hanno criticato spesso per questo. Ma amo le parole e quando mi avvicino alla tastiera non me ne so più allontanare.
Per concludere, comunque, per quanto riguarda le rime baciate va detto che nemmeno io ne sono un grande amante. Ne approfitto però volentieri, qualora attraverso di esse - così come per la prosa - posso celare meglio il senso profondo delle mie liriche.
Mi auguro di poter leggere al più presto qualcun'altra delle tue poesie. E spero che le mie possano essere sempre meritevoli del tuo commento.
A rileggerCI, Gianluca.

Alex
Panzer
Inviato: 9/12/2009 13:19  Aggiornato: 9/12/2009 13:19
Home away from home
Iscritto: 5/1/2009
Da: Bologna e dintorni
Inviati: 960
 Re: L'indiano
Grazie Alex per la risposta.
E l'accostamento a De Andrè come ti è sembrato? banale o fuori luogo?
Jurgen
Inviato: 10/12/2009 9:16  Aggiornato: 10/12/2009 9:16
Quite a regular
Iscritto: 17/11/2005
Da: Bolzano
Inviati: 117
 Re: L'indiano
Sono arrossito davanti ad un accostamento del genere. Non era banale nè fuori luogo, Gianluca.
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