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Letture Incrociate - Racconti : Due per tre
Inviato da cesaremimmi il 24/7/2008 9:29:09 (1795 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

D’estate ero sempre il primo ad alzarmi. Ultimo di tre fratelli, avevo otto anni – o forse nove, o dieci – . Allora mi prendeva una strana voglia d’andare, di trovarmi presto sulla strada, come se avessi un appuntamento con la felicità e temessi di non arrivare a tempo.

Dalla camera dei miei veniva il rumore della macchina da cucire a pedale. Luca, sei tu? – mi chiedeva mia madre. Lo sapeva, che ero io. Mi raggiungeva in cucina. Aspetta, faccio io – diceva, mentre già tenevo il bricco in una mano e il cartone del latte nell’altra. Mi baciava? Mi stringeva fra le braccia? Non ne sono sicuro. Non ne ho ricordo. Inzuppavo il pane nel latte. Aggiungevo lo zucchero. Di nascosto da lei, avrei potuto prendere i biscotti. Sapevo dov’erano. Dovevo solo calcolare se l’ammanco si sarebbe notato; ma, prima ancora d’aver compiuto il gesto, già il senso di colpa m’invadeva; già mi arrivavano all’orecchio le parole di mia madre: – Non possiamo permetterci tutto; con quel che lavora tuo padre, –; già temevo il rimprovero del cappellano, alle confessioni del sabato. E così mangiavo il pane inzuppato con l’amaro in bocca. Mamma, vado a fare un giro – ecco cosa dicevo a mia madre, dopo.
“Vado a fare un giro” è la frase che più ho avuto in bocca, da bambino. Che voleva dire, poi, fare un giro? Tutto e niente. Voleva dire inforcare i pedali della bici e partire alla ventura. Cercare un certo rovo di more che sapevo laggiù, al termine della via, oltre il campo di grano; arrivarci con tranquillità, cogliere i frutti pungendosi le dita, mangiarne con voluttà e imbrattarsi la bocca di nero. Nascondere la bici accanto alla betoniera ed entrare in una casa in costruzione; salire scale sorrette da ponteggi, rubare un paio di mattoni avanzati. Affrontare il saliscendi della strada collinare, fino in cima a Col Roigo – fino a quella villa coi cani rabbiosi che digrignavano i denti, dietro la rete di protezione – e poi tornare dalla parte del cimitero. Incrociare Katia, quella tipa dell’altra sezione con gli occhi a mandorla, la pelle di velluto, i braccialetti di spago ai polsi, e svenire per un suo sorriso. Avere un sacchetto di biglie nuove in tasca e giocarsele con Marco o Lucio, lì sul piano di marmo davanti al negozio di parrucchiera. Addentrarsi nel bosco coi ragazzi del quartiere e lì proseguire il nostro scavo.
L’obiettivo era sbucare dall’altra parte della terra. In Australia, secondo i nostri calcoli. Non sapevamo quanto tempo ci avremmo messo, né le difficoltà che avremmo avuto, ma eravamo convinti che un giorno o l’altro ci saremmo affacciati in una terra pietrosa, dove fra le sterpaglie avremmo visto saltare i canguri. A tre metri di profondità era stato sempre più difficoltoso salire e scendere dalla buca; per tirare su la terra avevamo preso in un cantiere un secchio, una corda e una carrucola, ma il lavoro procedeva a rilento. A poco a poco avevamo dimenticato quel progetto per dedicarci ad altro. Lucio, che l’inverno seguente si era recato sul posto, ci raccontò che le pareti erano franate, al che ci eravamo guardati, dubbiosi. In ogni caso, nessuno di noi ammise che non ce l’avremmo mai fatta.
Quando stavo in quartiere, a volte uno dei miei fratelli veniva a riprendersi la bici che avevo trafugata. Perché ne avevamo due sole, di bici. Giovanni aveva ricevuto la sua come regalo per la prima comunione, quando io ancora non arrivavo ai pedali. Una bici gialla, nuova fiammante, col sellino lungo, a bande gialle e verdi. L’anno dopo era stata la volta di Matteo, che ne aveva avuta una di blu con gli ammortizzatori sulla ruota anteriore. Quando avevo fatto la prima comunione io, il padrino mi aveva regalato un bellissimo orologio; bello quanto inservibile. E così ero rimasto appiedato. La bici era tutto, per un ragazzino di quell’età. La bici era la tua seconda pelle; addirittura conoscevi qualcuno non per nome, ma per quello che ha la bici così e così, nera con i profili di fuoco, col fanale a batteria, col sellino rialzato, sprovvista di carter. Senza la bici, non andavi da nessuna parte. Non partecipavi alle gare di velocità, non potevi rincorrere gli altri sui monti di terra – prodotto degli scavi per le fondamenta di nuove case –, ti potevi scordare il torneo di pallone che si giocava dall’altra parte del paese.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.

Autore Albero
doxa
Inviato: 24/7/2008 16:15  Aggiornato: 24/7/2008 16:15
Home away from home
Iscritto: 5/5/2008
Da: roma
Inviati: 529
 Re: Due per tre
Questo racconto mi è proprio piaciuto! Fresco, ben scritto con quel po' di rimpianto e di amarezza che ci lascia l'infanzia felice ed infelice di volta in volta. Complimenti.

Autore Albero
Malatesta
Inviato: 24/7/2008 17:09  Aggiornato: 24/7/2008 17:09
Just popping in
Iscritto: 19/11/2006
Da:
Inviati: 36
 Re: Due per tre
certo si deve commentare un racconto per aiutare l'autore a migliorarsi (è lo scopo di questo blog o sbaglio?) o almeno a migliorare quel racconto. ma in questo caso che posso dirti? Mi sembra sia perfetto, anche se un racconto difficilmente lo è del tutto. Volendo farti le pulci forse curerei di più il contesto, in modo che anche il personaggio principale possa risultarne arricchito. Però non so fino a che punto questa sia una buona idea anche perchè toglierebbe al racconto quella dimensione intramuscolo che a me piace proprio tanto tanto... a presto

Autore Albero
Ultreya
Inviato: 24/7/2008 17:35  Aggiornato: 24/7/2008 17:35
Just popping in
Iscritto: 18/7/2008
Da: Monfalcone (Go)
Inviati: 13
 Re: Due per tre
Leggendo cavalcavo la mia vecchia biciclettina gialla con i parafanghi rossi.
Mi hai fatto respirare nuovamente i profumi antichi della mia terra natia.

Un racconto che ho apprezzato davvero molto.


Grazie di averlo scritto.

Un caro saluto.

Enrico.

Autore Albero
nonnocurioso
Inviato: 25/7/2008 8:06  Aggiornato: 25/7/2008 8:06
Just popping in
Iscritto: 23/7/2008
Da:
Inviati: 8
 Re: Due per tre
"Fare le pulci" a questo racconto (ovviamente: a scopo collaborativo di miglioramento) è difficile perché è ben costruito, accattivante e sognante. Sogna chi racconta e fa un po' sognare chi legge. Il ritmo scorre calmo nella rievocazione, l'ambientazione campagnola è consona alla narrazione, i profili dei personaggi (il padre che si spacca la schiena, la madre casalinga ed un po' bigotta) sono indovinati. La saldatura - all'inizio ed alla fine - dell'ansia del bambino con quella dell'adulto è indovinata. Che dire allora? Solo qualcosa di marginale:
- che l'adulto non può non ricordare se la madre lo baciava e lo abbracciava;
- che se quel bambino di 8/10 anni "sveniva" per il sorriso di Katia era davvero precoce;
- che a quell'età un bambino scolarizzato non pensa di poter arrivare con un buco dall'altra parte della terra.
Ma, come ho detto, sono osservazioni marginali che attengono alla verosimiglianza, non alla qualità del racconto.
Bravo Cesaremimmi

Rispondi Autore Inviato
 Re: Due per tre Flamio 26/7/2008 13:41
    Re: Due per tre doxa 26/7/2008 17:18
      Re: Due per tre Penny 27/7/2008 7:24

Autore Albero
stradlater
Inviato: 29/7/2008 14:35  Aggiornato: 29/7/2008 14:35
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Iscritto: 7/3/2008
Da:
Inviati: 5
 Re: Due per tre
..incredibile.. ..sono riuscito in una impresa che giudicavo abbondanteMente oltre le mie capacità.. per cui, avendoci FattoLaBocca.. COMMENTO: ..istant-tale abbastanza godibile.. ..incipit proustiano.. .."svenire per un suo sorriso" non mi sembra una pratica comune alla, scarsamente'romantica', età infantile. mi sembra un concetto... adulterato. ..tuttora accade di assimilare le persone alla loro macchina.. (bella immagine..) ..ultima frase stucchevole ma efficace. ripeto:godibile. un saluto.

Rispondi Autore Inviato
 Re: Due per tre strammaio 4/8/2008 11:19

Autore Albero
alex87
Inviato: 12/8/2008 17:58  Aggiornato: 12/8/2008 17:58
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Iscritto: 6/7/2008
Da: basilicata, abruzzo
Inviati: 41
 Re: Due per tre
molto bello questo racconto...e anche un pò malinconico..lasciarsi trasportare sull'onda dei ricordi, soprattutto d'infanzia, è comune un po' a tutti..si lascia leggere d'un fiato, è scritto bene..ho l'impressione che starebbe bene come inizio di una storia più lunga..forse l'avevi scritto con l'intento di continuare?
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