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Letture Incrociate - Racconti : Vittoria e sconfitta
Inviato da Vale_freedom il 14/4/2008 8:43:04 (1773 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Era un’estate calda, perfino più del solito. Il sole aveva bruciato per tutto il giorno gli ulivi e le rocce, rendendoli bollenti; la terra era arida e spaccata e il suolo coperto di sterpaglie secche e ingiallite. Il panorama era di una bellezza calda, mediterranea e, a suo modo, accecante.

Le colline si estendevano selvagge e disabitate sotto un cielo privo di nuvole, gli uccellini cantavano dolcemente insieme alle cicale e il primo refolo d’aria della sera soffiava delicatamente in mezzo alla calura. Era quasi il tramonto. Ad ovest, sul mare, il sole stava iniziando a calare, colorando il cielo azzurro intenso; la luce si faceva meno chiara e il clima più sopportabile.
Era il momento della giornata che Alefna preferiva. Stava appollaiata su una roccia, il corpo snello coperto dalla veste bianca e leggera, i lunghi capelli neri e ricci raccolti frettolosamente in cima alla testa, per cercare di sfuggire al caldo. I grandi occhi viola seguivano il percorso lento del sole; le due ali lilla da ninfa riposavano avvolte attorno al suo corpo. La sua beltà accecante avrebbe lasciato immobile ed estasiato qualsiasi essere umano, ma non era in grado di renderla felice.
Era una ninfa che amava disperatamente la solitudine. Viveva nei meandri più selvaggi di quella terra, insieme alle sue compagne, ma era la più giovane e sapeva di non essere uguale a loro e di non avere alcuna possibilità di diventarlo. Del resto, neppure lo voleva. Innanzitutto, non poteva resistere a lungo lontano dal mare: quella limpida distesa di acque brillanti la ammaliava, la seduceva; aveva bisogno di respirare il suo odore salino, di sentire lo spirito spaziare oltre i limiti della vista, all’orizzonte. Le sue compagne erano invece ninfe dei boschi, nate per essere tali, che amavano le polle limpide d’acqua dolce e l’ombra leggera e protettiva degli ulivi; lei bramava la forza delle tempeste e la tranquillità intensa di quella tavola blu, mentre loro volevano il leggero mormorio del vento fra gli alberi. Inoltre, Alefna voleva andare oltre il loro pratico senso della vita, oltre i loro canti e le danze davanti al falò; voleva vedere che cosa c’era più in là.
Il suo carattere scorbutico, impetuoso ed intenso le rendeva più che mai difficile rapportarsi con le altre; così, trascorreva la maggior parte del tempo in compagnia di se stessa. Non conosceva l’amore; come le sue compagne, era nata da uno degli ulivi più grandi e belli della regione, sola, con l’unico fine di godere della vita e della natura. Desiderava silenzio, contemplare il mondo attorno a lei e pensare a contrade lontane, ad altri boschi e ad altri cieli. Reagiva con rabbia quando cercavano di trascinarla nella loro gaiezza semplice, nelle loro risate e nei loro noiosi lavori femminili.
Tutte le ninfe sapevano combattere, ma nessuna bene quanto lei. Usava la spada e il corpo come una furia vendicatrice, e quando si librava in volo non c’era nessuno che potesse starle alla pari. Amava la sensazione fugace ed esaltante che le dava la vittoria, adorava mostrare il suo corpo che si muoveva con selvaggia violenza, abbandonato, forte, leggiadro e disumanamente bello: era la sola altra cosa che le piacesse, oltre al silenzio e alla solitudine.
Tuttavia, era profondamente legata alle altre ninfe. La loro era un’unione che trascendeva la comprensione umana; un contatto telepatico che si manteneva attraverso le miglia di distanza e che scorreva profondo sotto gli altri sentimenti. Alefna non avrebbe mai potuto fare realmente a meno delle sue compagne, così come loro di lei; erano come una grande famiglia che non poteva essere separata. Il bene che si portavano era supremo e il loro vincolo inestricabile: Alefna era in grado di tenerle fuori dalla sua mente e di solito lo faceva, ma non poteva rinnegarle né avrebbe mai voluto farlo. Erano entità indipendenti legate come un uno a se stesse e alla natura che le circondava.
Fu così che, stando seduta innaturalmente immobile sulla sua roccia, quella che sempre l’aveva ospitata quando veniva ad ammirare il tramonto, trasalì di colpo. Furono prima piccole fitte di dolore, che poi divenne sempre più intenso, alla testa e a tutto il corpo; non riusciva a muoversi, ad urlare, c’era soltanto il dolore, apparentemente implacabile ed infinito. Crollò addirittura a terra, cercando di combatterlo, ma senza successo.
E poi, finì di colpo, per essere sostituito da uno sconfinato senso di vuoto. Alefna protese disperatamente la mente, alla ricerca di quel contatto così forte, familiare e rassicurante; ma non trovò niente. In un attimo di terribile smarrimento, comprese che cosa doveva essere successo. Il dolore e la sporcizia avevano raggiunto anche i loro tranquilli, caldi luoghi di beatitudine.
Non ebbe esitazioni. Si levò in volo e si mosse rapida come la folgore, addirittura troppo per l’occhio umano, con il terrore che le stringeva la gola e la certezza e la speranza che si combattevano nella sua mente.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
LISETTA
Inviato: 14/4/2008 10:52  Aggiornato: 14/4/2008 10:52
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Iscritto: 26/3/2008
Da: canaro (RO)
Inviati: 16
 Re: Vittoria e sconfitta
Ciao! ho appena letto il tuo racconto: conciliare la mitologia, la storia e l'arte in una fiaba è una trovata originale e richiede una buona dose di conoscenza e di abilità. Nell'insieme penso che sia un buon lavoro, anche se devo dire, ma probabilmente è solo una mia impressione, il tuo racconto cambia spesso... direzione (passami il termine). Nella prima parte quando racconti che la protagonista tende le ali per cercare il contatto con le altre ninfe e non lo trova e capisce che il dolore e la sporcizia hanno raggiunto anche i luoghi più tranquilli, beh, sembra che la storia volga verso un tema ecologista (tanto, giustamente, in voga di questi tempi). Poco dopo, quando parli della guerra e del massacro delle ninfe sembra che tu ci voglia condurre verso una morale pacifista e di condanna alla guerra, poi nel finale c'è il delizioso colpo di coda in chiave "artistica" (Anche se in realtà, la Nike non era stata costruita come statua fine a se stessa, ma era una di quelle sculture femminili che ergendosi sulla prua delle navi, si credeva avessero il potere di proteggerle). Insomma è un racconto che a mio avviso cambia registro più volte ma non è detto che sia un male. Tornando al passaggio in cui Alefna non trova più il contatto con le sue simili, forse dovresti approfondire quello che prova, il suo smarrimento, l'incredulità, ecc.: trovo troppo rapido il passaggio tra pensiero ed azione. Scusami se mi sono dilungata troppo, lavoro originale comunque
A rileggerti!
bettarn37
Inviato: 14/4/2008 13:10  Aggiornato: 14/4/2008 13:10
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Iscritto: 17/3/2008
Da: roma
Inviati: 20
 Re: Vittoria e sconfitta
innazitutto ciao! credo che il tuo sia un racconto complesso... leggendolo ho avuto la sensazione che proprio per la sua complessità ti sia sfuggito di mano. concordo con lisetta circa i cambi di registro, le parti che non hai sviluppato (alefna smarrita), ma soprattutto, e sicuramente è un mio limite, non ho capito dove volevi andare a parare! conciliare arte, mitologia, umanità non è facile! e come hanno fatto gli uomini a uccidere le ninfee se non potevano vederle? onestamente ho trovato interessanti le interruzioni e le riprese, ma nel complesso mi ha lasciata un pò così... sicuramente è ben scritto, anche se le descrizioni iniziali, sempre secondo me, potevano essere meno particolareggiate. insomma, sarà che non ne ho compreso il senso, sarà che ho trovato eccessiva la sintesi che hai tentato, devo ammettere che non mi ha fatto impazzire.
ma è solo un'opinione! a rileggerti Betta
francesco130
Inviato: 16/4/2008 20:18  Aggiornato: 16/4/2008 20:18
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Iscritto: 3/2/2008
Da: vicino roma
Inviati: 20
 Re: Vittoria e sconfitta
se non mi sbaglio è riferito alla nike di samotracia. veramente bello come racconto. azzeccato anche il mix di mitologia, storia e sovrannaturale. un perfetto mix di cultura greca e cultura del nord europa. Anche il modo di scrivere è fatto molto bene. Se tutta la storia fosse spiegata così la saprei 1 po' meglio
gatto
Inviato: 24/4/2008 18:15  Aggiornato: 24/4/2008 18:15
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Iscritto: 22/4/2008
Da:
Inviati: 10
 Re: Vittoria e sconfitta
di qesto racconto mi piacciono le parti descrittive. di meno il profilo dei personaggi che mi è sembrato poco approfondito..ma è solo un parere a caldo..forse merita di essere riletto
Vale_freedom
Inviato: 13/5/2008 13:10  Aggiornato: 13/5/2008 13:10
Not too shy to talk
Iscritto: 3/4/2007
Da:
Inviati: 94
 Re: Vittoria e sconfitta
Ciao a tutti!! Innanzitutto grazie per i commenti.
Per prima cosa, volevo precisare questo: l'idea non era quella di sviluppare un tema in particolare a livelli attuali (come per esempio l'ecologia) ma semplicemente quella di raccontare la storia di una statua che mi piace moltissimo.
Per il resto, credo che le critiche siano piuttosto fondate; vedo che ci sono alcune cose che andrebbero riviste. In conclusione, un ringraziamento sia per i complimenti che per le critiche costruttive!! Un saluto a tutti_Vale
Heraklone
Inviato: 18/8/2008 9:47  Aggiornato: 18/8/2008 9:47
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Iscritto: 1/7/2008
Da:
Inviati: 2
 Re: Vittoria e sconfitta
Il racconto è scritto in una prosa scorrevole, il richiamo ai classici greci è evidente, ma vi sono alcuni errori storici ad esempio la siria non esisteva nel 191 ac questa nazione è sorta molto tempo dopo, Antiocho 3 era il re dell'anatolia che lasciò il suo regno ai romani all'incirca in quelle date. Rodi da tempo aveva perso la sua condizione di maestà dei mari nel 191 ac il mondo era già preda delle guerre puniche Roma iniziava a estendere i propri confini in quelle terre poichè mentre le legioni di Scipione l'africano si preparavano al sacco di Cartagine le legioni di pompeo magno anettevano l'acaia ovvero l'oderna grecia alla repubblica romana. Nel complesso anche se vi sono delle inesatteze storiche questo racconto è appassionante e trovo una profonda forza descrittiva dei panorami e dei paesaggi invece lo trovo carente per quanto riguarda la descrizione dello scontro navale
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