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Letture Incrociate - Poesie : Cadute
Inviato da Shelly il 25/2/2008 7:50:23 (1468 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Poesie

Sempre

quando scivoli così

su laghi erbosi
e colline gelide
tra veloci nuvole nere

divori la quiete spinosa,
chiaro lampo d’estate
anche se buio è Natale.

Tutto

scivola violento

in me.

Come bere qualcosa
che uccide
come tamburo che rulla

e attende.




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Autore Albero
senza
Inviato: 27/2/2008 15:52  Aggiornato: 27/2/2008 15:52
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Cadute
che poesia contraddittoria! non so se sia voluto, se fosse questo il modo migliore per rendere uno stato d'animo, anchìesso confuso, e percorso da lampi di emozioni diverse
ma visto un Natale buio, o un'estate natalizia, o una quiete spinosa, che è un lampo dell'estate di prima
e poi c'è qualcuno che scivola, e poi chi scivola lo fa dentro di te... starai mica parlando di una volta che stavi per soffocare, ma poi per fortuna il boccone è sceso giù? ovviamente scherzo.
forse la chiave d'interpretazione è proprio l'ultima parola, forse volevi descrivere l'attesa, il prossimo avvicinarsi d'un vento, la paura l'inquietudine la gioia l'incontro tardivo il tempo che si stempera e poi riprende. se il caso è questo, la tua poesia non è male ( anche se qualche ulteriore indicazione al tempo non sarebbe andata male )
altrimenti non so proprio che dire; emozioni simili io le ho provate solo prima di rivedere amici lontani, carica d'aspettative ed aspettando il loro fallimento

Autore Albero
Kamil
Inviato: 1/3/2008 15:24  Aggiornato: 1/3/2008 15:24
Just popping in
Iscritto: 23/1/2008
Da: Torino
Inviati: 33
 Re: Cadute
Ho letto anche due poesie addietro, mi sembra che anche tu (come Qerubin) utilizzi l'elemento naturalistico-paesaggistico come pretesto per esprimere quello che invece è un paesaggio interiore. Così leggo: "su laghi erbosi / e colline gelide / tra veloci nuvole nere". Ma non ne sono certo. L'elezione delle parole è razionale, molto (forse troppo?) concentrata sull'aggettivo. E' infatti con quello che passa l'espressione emotiva (metaforica o meno): "quiete spinosa", "scivola violento". Nitida l'immagine finale: Tutto / scivola violento / in me. /
Come bere qualcosa / che uccide/ come tamburo che rulla /e attende. In comune con Qerubin trovo una certa volontà di comunicare per immagini e le immagini sono talvolta piuttosto riuscite. Le tue soprattutto, rispetto a Qerubin, mi sembrano più mature. Credo che l'immagine sia l'essenziale in poesia, il dato fondamentale. Il resto si impara, quello no. Forse i testi possono risultare un po' ingenui ma l'età è complice, credo tu sia ancora giovane. Col tempo, e con una serena umiltà nel lavoro, potresti giungere ad esiti interessanti.
Un'ultima osservazione, non so se sia utile, in tuo testo precedente (forse più vecchio, e ciò basterebbe a spiegare) si leggono parole come "speranzosa" e "stufa"... non vanno proprio. Per quanto l'esercizio di elezione dei termini (il "questo sì, quello no") sia opinabile e in certa parte soggettivo, esistono termini veramente impoetici, quantomeno in un testo lirico come quello in questione. Se invece fosse stato un inserto dialogico, la questione sarebbe diversa. Un semplice "stanca" suona molto meglio: forse è banale ma almeno non da fastidio alla lettura.
Kamil

Rispondi Autore Inviato
 Re: Cadute Shelly 2/3/2008 12:57

Autore Albero
MicheleSpi
Inviato: 2/3/2008 15:50  Aggiornato: 2/3/2008 16:10
Just can't stay away
Iscritto: 5/9/2006
Da:
Inviati: 252
 Re: Cadute
Ciao Shelly,
cavolo, allora veramente vai in giro su carrozze trainate da cavalli alati insieme a poeti del passato!

Tu " scivoli ", tu " divori " ma chi è quel tu? E poi dici : " Tutto scivola violento in me ". Quel tu è per me l'uomo.

L'allegoria che costruisci nella prima parte è fatta di immagini nette costruite da sostantivo e aggettivo; mi hai impressionato perchè in poche parole riesci a pennellare la scena :
scrivendo " laghi erbosi " vedo l'ondeggiare delle onde e poi su per le " colline gelide "e lo sguardo va al cielo dove il passare del tempo è rimembrato dal " veloce " andare delle " nuvole ", " nere " ( termine che si addice alla scena ) ; e lungo quel tragitto lo scivolare e la caduta che genera fa rumore divorando la " quiete spinosa " ovvero quella sensazione di tranquillità apparente, falsa, " spinosa "; la " luce " è solo un lampo ovvero breve, poi v'è il " buio " e questo è il continuo contrasto del vivere, mentre il tempo, le stagioni ( estate )passano.

Quel vissuto, quel "tutto " scivola violento; in questa parte centrale, il ritmo si ferma, rallenta grazie ai tre versi staccati e alla brevità degli stessi, quasi a voler sottolineare che queste sono le parole che rappresentano l'essenza della tua poesia.

Ecco quindi le due metafore finali;
la frase " come bere qualcosa che uccide " mi ha fatto riflettere; quel qualcosa che scivola è il tutto ovvero il vivere e questo lo paragoni ad un qualcosa che uccide; cavolo che guerriera!
Quel " come tamburo che rulla " non so perchè ma mi rimanda al battito del cuore, d'un cuore che " rulla ", che vive e " attende "; quest'ultimo termine è come una piccola fiammella di speranza.

Che dirti, già la prima lettura mi aveva trasmesso molte sensazioni, poi ho cercato di interpretarla e m'è piaciuta ancora di più sia per il significato ( chi non cade non si fa male, ma solo chi cade vive realmente il proprio tempo o no?.. cazzo, ancora l'influsso di Marzullo ) che per
il modo essenziale di esprimerlo, nonostante sono consapevole di poter aver detto delle cavolate. Vorrei darti qualche consiglio ma sono ancora troppo ignorante da un punto di vista tecnico per dirti dove poter migliorare. Credo che però in futuro potrei riuscire a farti incazzare.

P.S. : non volevo dirtelo, ma poi i vicini di casa
mi hanno costretto; la prossima volta che con le tue carrozze passi per i cieli di vie abitate fa meno " burdello " che 'a gente dorme.. e che cavolo..

Autore Albero
Kamil
Inviato: 3/3/2008 0:50  Aggiornato: 3/3/2008 0:50
Just popping in
Iscritto: 23/1/2008
Da: Torino
Inviati: 33
 Re: Cadute
Dico "lirico" nell'accezione più ampia, tutto quello che è stato scritto fino al 1960 è, in un certo senso, lirico. E dico "lirico" perchè non mi sembra di vedere particolari elementi formali o tematici che discostino il tuo testo dal genere lirico. Se ti interessa potresti dare un'occhiata all'introduzione di Testa a "Dopo la lirica", Einaudi, 2005. Spiega bene ciò che qui non è sede di approfondire (il rischio è sempre quello di sembrar maestrini). Tu e Qerubin siete gli unici due che qui mi hanno convinto, trovo abbiate modi simili seppure di "stili" forse non è ancora opportuno parlare. Ti spiegherei volentieri le motivazioni del mio accostarvi ma verrebbe lunga e forse questa non è la sede. Spero di poter leggere altro, buon lavoro
Kamil

Rispondi Autore Inviato
 Re: Cadute Shelly 3/3/2008 23:35
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