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Letture Incrociate - Racconti : Una sera al Roundhouse di Camden
Inviato da xantia il 9/12/2007 16:01:52 (1876 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Finalmente uscimmo!
Il tragitto in auto fu effettivamente breve, assai più complicato fu trovare un parcheggio, confusi nel dedalo di stradine che formavano l’originario borgo di Camden.




Sistemata l’auto, dopo non pochi tentativi, in una piazzetta lontana, Lisa, Michele ed io raggiungemmo il Roundhouse a piedi.
Il luogo era sconcertante!

Una fertile euforia aveva trasformato un rudere derelitto, freddo e polveroso, nel più straordinario punto d’incontro del fantasmagorico mondo giovanile della città. Si respirava un’aria di novità, che sublimava quei corrosi mattoni rossi in un tempio celeste, colmo di misticismo.
Un concentrato d’adolescenti mai visto vi s’affollava intorno. Molti erano assorti nelle attività più estrose. Ragazzi barbuti forgiavano orecchini, pendagli, collane, bracciali ed anelli. Altri annodavano poi tingevano magliette e jeans, con uno stravagante effetto di colori, schizzati da un nucleo trattenuto intatto. Artisti di strada disegnavano ritratti, c’erano venditori ambulanti, banchetti di libri e dischi usati, piatti e tazzine dipinte a mano, profumi, abiti riciclati, dolciumi, panini e mille altre minutaglie: tutte strane, tutte bizzarre.

Un tizio, bardato come un giocoliere, riusciva, non chiedetemi in che modo, a suonare, contemporaneamente, chitarra, armonica a bocca, trombetta, grancassa (caricata sulle spalle), piatti e campanelli (cuciti sulle gambe dei pantaloni): era un vero spasso!

Ogni dove si bruciavano incensi, annebbiando l’aria con il loro fumo azzurrino che si mescolava a quello più intenso dei joint alla marijuana; a tratti giungeva pungente alle narici una fragranza densa: era quella del balsamo indiano all’olio di patchouli, copiosamente utilizzato in quegli anni ribelli.

Lisa ci guidò dentro.
L’edificio si mostrava svuotato delle vecchie costruzioni cedendo il posto ad un vasto anfiteatro semi-circolare che s’allargava in anelli concentrici, costituiti da gradinate in robuste tavole di legno, fissate su tralicci di ferro. Avrebbero potuto contenere, ad occhio e croce, un migliaio di persone, forse il doppio, ma pigiandole come sardine in scatola.
Nell’arena centrale, a forma di mezzaluna, un’ampia piattaforma, alta non più di un metro, occupava la parte adiacente alla parete ed una lunga fila di barriere la separava dall’emiciclo assegnato agli spettatori.

Ci avvicinammo ad un gruppo di persone che stavano discutendo animatamente in un angolo.
Lisa individuò l’amico Kris addossato nervosamente ad un pannello elettrico. Kris, che era l’organizzatore dello spettacolo, si lamentava, con ampi gesti, per la poca energia disponibile, ma dalle spiegazioni di un operaio della Power Station si stava rendendo conto che la questione non era celermente rimediabile: valutato che per incrementare la forza erogata sarebbe servito un nuovo allacciamento dalla centrale, con cavi di maggiore portata.
Con un ultimo gesto sconsolato alla fine si congedò dai suoi interlocutori e si diresse verso di noi.

Lisa ci presentò.
Kris era un ometto grassoccio con bislacchi occhialini quadrati. Indossava un completo in cotone bianco, con giacca, gilè e pantaloni aderenti, camicia azzurra e papillon, un ampio cappello color panna serviva a nascondergli la pelata, al dito mignolo gli brillava un anello con rubino e dal lobo sinistro pendeva solitario un orecchino d’oro bianco a forma di croce.
Esauriti i saluti, c’informò, tra l’infastidito ed il disinteressato, che i soli riflettori utilizzabili sarebbero stati due basilari fari fissi: questo perchè gli amplificatori americani, particolarmente potenti, avrebbero divorato quasi tutta l’energia a disposizione.
Notai all’istante, ascoltando le sue parole, che il povero Michele, colto dal panico, era perfino impallidito. Il rischio era che non ci fosse più bisogno dei previsti aiuti elettricisti e che Kris, dati i problemi, sarebbe stato costretto, di conseguenza, a rinunciare alla nostra assunzione e ... addio concerto! Ma non fu così!
L’amicizia con Steve e Lisa era superiore al sopraggiunto intralcio, in sostituzione del lavoro d’elettricisti, ci avrebbe ingaggiato in qualità di personale addetto alla sicurezza del palco: ... se questa non era fortuna!




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.

Autore Albero
Light-85-
Inviato: 10/12/2007 23:43  Aggiornato: 10/12/2007 23:43
Just popping in
Iscritto: 28/11/2007
Da:
Inviati: 29
 Re: Una sera al Roundhouse di Camden
Molto bello, aggiungo solo una cosa:

"Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come realmente è: infinita"

Autore Albero
boriosi
Inviato: 19/12/2007 23:27  Aggiornato: 19/12/2007 23:27
Quite a regular
Iscritto: 19/5/2005
Da:
Inviati: 154
 Re: Una sera al Roundhouse di Camden
Che meraviglia questo racconto, mi ha fatto venire i brividi in più di una occasione. Davvero i miei complimenti, brava!

Autore Albero
travel-v
Inviato: 18/1/2008 10:08  Aggiornato: 18/1/2008 10:08
Just popping in
Iscritto: 8/8/2007
Da: lanzarote - canarie
Inviati: 43
 Re: Una sera al Roundhouse di Camden
Ho fatto fatica ad entrare nella storia perchè l'inizio l'ho trovato un pò lento, nonostante le belle descrizioni della gente e delle varie attività di Camden, invece hai raggiunto il satori con il concerto! Non ho parole, impressionante, come ha già detto qualcuno anche io ho avuto i brividi in più di un'occasione, hai saputo associare canzoni, messaggi e sensazioni. Insomma un cocktail di passione. complimenti.
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