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Letture Incrociate - Racconti : Rumore
Inviato da PetitPrince il 9/7/2007 11:04:39 (1566 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Soltanto il rumore del nulla, tutto intorno.
Quel rumore lo avvolgeva e lui lo sentiva e lo vedeva.
Lo sentiva nella casa, dove si trovava solo, e lo vedeva di là dal vetro della finestra. Da lì vedeva il giardino, le case intorno, e poi la vasta campagna, fino alla linea dei monti.



Su tutto questo incombeva il cielo oscurato. Sarebbe stato un pomeriggio luminoso ma in ogni lembo il cielo era coperto da nubi, ora grigiastre, basse e vicine tanto da schiacciargli la vista, ora tra il nero e il bluastro, lontane e gigantesche, immobili, a coprire come un manto metà del cielo, quello visibile dalla finestra
Non c’era un alito di vento a muovere le foglie degli alberi. Sembrava che nemmeno le nubi ne ricevessero la spinta, come se dovessero restare lì e scaricarsi su quei luoghi in eterno.
Rari uccelli lanciavano gridi ma nessuno di essi volava. Se ne stavano rintanati sugli alberi, o sotto le tettoie delle case.
Vedeva tutta la campagna, in profondità, colorata di nero. Il cielo cedeva la sua oscurità ad ogni cosa che gli sottostava. Alberi, prati, terreni, case assumevano tutti una gradazione di colore più cupa.
Il cielo era ridotto di volume dal peso delle nubi e gli dava la sensazione di uno spazio angusto. Tutte le piante stavano immobili, stagliate su quello sfondo oscuro. Gli parevano statue terribili a vedersi, perché sapeva che erano in realtà vive. Lo guardavano, pronte a fare qualcosa.
E lui ne sentiva lo sguardo. Sentiva pure quello dello massa scura che lo sovrastava.
Rimise la tenda davanti la finestra, smettendo quella vista, e si volse verso l’interno della casa. Anche la casa era più scura del solito. Gli ambienti erano poco illuminati, anch’essi immobili. Poteva distinguere i contorni delle cose ma non la pienezza del loro colore o delle forme. Troppo buio.
Gli piaceva vagare al buio o nella penombra.
- Perché non ho mai avuto paura del buio, come gli altri bambini? E perché agli altri quel terrore è scomparso, mentre a me è rimasto?
Avanzò pochi metri verso il tavolo al centro della sala da pranzo. Sbatté la punta del piede contro una gamba di una sedia e si fermò tastandosi il piede dolorante. Si guardò intorno riconoscendo i mobili e alcuni soprammobili e lì non riuscì più a muoversi.
- Lo sai che anche dove non c’è niente c’è rumore? Lo senti come in lontananza, di sottofondo, è come un lamento, atroce, l’urlo silenzioso di qualcosa che non ha parole. Non lo senti con gli orecchi, ma con la testa, come gli animali sentono suoni che noi non udiamo. A volte è come se lo vedessi. Ci sono cose che te lo dicono, questo rumore, anzi te lo fanno vedere, eppure sono immobili, o lontane. Non ne fanno, di rumore, ma è come se lo sentissi. Come fanno?
- Non lo so, non dirmelo, ti prego.
- Lo sai cos’è il rumore?
- È quello che senti.
- E come nasce? Come succede che gli orecchi ti vibrano e tu ascolti?
- È l’aria che si muove, avanti e indietro, e va ovunque e quando arriva nel tuo orecchio tu ne senti il rumore.
- Appunto. Capisci perché una cosa immobile non può farne? Eppure lo fa.
- Sicuro?
- Certo, non lo senti?
- Cosa devo sentire?
- Questo rumore. Ti sta tutto intorno. Non lo senti? Il lamento, quello che viene di lontano, là quasi dalle montagne, le hai viste dalla finestra, dal buio delle nubi, ferme, che ti parlano, si lamentano con te. Ascoltalo, non aver timore.
- Non sento niente!
Non c’era nulla nella casa che facesse rumore. Né televisione né radio, né ronzio di un qualsiasi elettrodomestico. Soltanto il frigorifero emetteva un lieve ronzio, ma non bastava. Troppo profondo il silenzio per lui.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
bubu
Inviato: 12/7/2007 14:33  Aggiornato: 12/7/2007 14:33
Just popping in
Iscritto: 5/4/2006
Da: Torino
Inviati: 14
 Re: Rumore
Ciao. A mio parere sei riuscito molto bene a descrivere la cupezza e la pesantezza che aleggia prima di un temporale. L'andamento lento del racconto ne aumentava la percezione, ma non ho capito il finale. Non hai dato modo di far capire con precisione ciò che stava vivendo il protagonista, o almeno, io non l'ho capito, e questo è un peccato. La trama mi è risultata vaga, ma forse era quello che volevi fare. Comunque ancora bravo per le tue capacità descrittive!!
ciao
_alessandro_
Inviato: 13/7/2007 10:12  Aggiornato: 13/7/2007 10:12
Home away from home
Iscritto: 15/3/2007
Da:
Inviati: 526
 Re: Rumore
Riesco ad immaginare il tempo che si ferma tutt'intorno. Ma in questa prospettiva devo necessariamente includere anche la temporanea cessazione del respiro del protagonista, altrimenti sentirebbe almeno il rumore prodotto dall'aria inspirata ed espirata e non avrebbe motivo di aver paura. Ma se non respirasse, se la sua mente soltanto fosse in grado di lavorare, ed il suo corpo morto come tutto il resto, non aprirebbe la tenda e non si farebbe male sbattendo il piede. Il silenzio assoluto non esiste a meno che tu non sia immerso nel vuoto assoluto e considerando le piante e le nuvole a far da sfondo mi pare proprio che non sia questo il caso.

Insomma, a parte qualche trascurabile errore di ortografia, se la tua intenzione era di descrivere il rifiuto della realta' da parte di un individuo reso folle dalla solitudine, costretto ad inventarsi anche una voce con cui parlare, lo reputo un buon lavoro.

Ciao e alla prossima
alessandro
agos
Inviato: 13/7/2007 13:08  Aggiornato: 13/7/2007 13:09
Just popping in
Iscritto: 8/2/2007
Da:
Inviati: 2
 Re: Rumore
Conosco bene quell'atmosfera che precede il temporale e ti posso dire di averla resa molto bene. Ho abitato per tanti anni un angolo del Piemonte dove i venti convettivi della pianura si arroccano contro le montagne valdostane dando luogo agli equilibri instabili che precedeono violenti temporali. Il silenzio, in quel contesto non è morte, è attesa, è vita sospesa, è fonte, per me, del fascino che molto spesso caratterizza la potenza della natura.
Ciao Agostino
margheghi
Inviato: 13/7/2007 16:59  Aggiornato: 13/7/2007 16:59
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: Rumore
Ciao.
Sei riuscito a rendere alla perfezione l'atmosfera di attesa, ansia e inquietudine che precede il temporale, quando tutto sembra fermarsi, assumere un tono cupo e l'aria farsi pesante.

Anche io non ho capito bene il finale, ma comunque ho letto il tuo racconto tutto di un fiato.

Complimenti.........
giosp
Inviato: 17/7/2007 9:29  Aggiornato: 17/7/2007 9:31
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: Rumore
È un buon pezzo: hai creato un personaggio e un ambiente interessanti, ti ho letto con piacere, anche se è da riprendere.

Ti dico cosa modificherei io: nel dialogo della prima pagina insisterei sul "Non sento niente", tipo:

- Certo, non lo senti?
- Cosa? (cancella anche "devo sentire")
- Questo rumore. Ti sta tutto intorno. Non lo senti?
- Non sento niente.
- Il lamento, quello che viene di lontano, là quasi dalle montagne, le hai viste dalla finestra, dal buio delle nubi, ferme, che ti parlano, si lamentano con te. Ascoltalo, non aver timore.
- Non sento niente!

O qualcosa del genere.

Toglierei il frigorifero e gli altri elettrodomestici, in modo da renderlo un po' più senza tempo. Sostituiscili con passi, cigolii, insomma, qualche altro rumore casalingo, hai un'ampia scelta.

La frase "Gli sembrava di essere tornato nel medioevo, in un posto sperduto delle campagne coltivate, senza alcun rumore oltre a quelli della natura" invece la toglierei proprio, è brutta.
E già che ci sei togli anche questa, è superflua: "Ci sarà mai qualcun altro che teme una cosa del genere?"

Nel dialogo conclusivo dovresti essere un po' più spigliato. Prova a modificare questa battuta così: "- Che non sei vivo, perché non hai una vibrazione che ti anima".

Bello il finale, e nel complesso tutto il brano. Complimenti
PetitPrince
Inviato: 18/7/2007 13:38  Aggiornato: 18/7/2007 13:38
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: Rumore
Ciao a tutti i miei commentatori! Intanto subito un grazie per i commenti positivi, che, letti così, in velocità, direi di poter condividere... purtroppo però ho bisogno che mi concediate un poco di tempo per leggere bene tutto quel che mi avete scritto per rispondere alle vostre domande...
alessandro, ti chiederei, se puoi, di indicarmi gli errori che hai trovato, perchè ho riletto almeno tre volte il racconto per evitarli... fammi sapere...
PetitPrince
Inviato: 18/7/2007 13:47  Aggiornato: 18/7/2007 13:47
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: Rumore
per bubu:
- la trama abbastanza vaga stava alla base del racconto, proprio per concentrarmi sulle sensazioni del protagonista, piuttsto che su altro;
- in che senso non hai capito cosa stava vivendo il protagonista? Cioè, soltanto nel finale non lo hai capito o nel racconto intero?
- a questo proposito ti dico già che il finale è volutamente un po' così, incomprensibile o vago... ma ne riparlerò un altra volta...
ecco, per chiarimenti ulteriori prego te e tutti gli altri di aspettare un po', direi una settimana... sorry!
PetitPrince
Inviato: 10/8/2007 16:27  Aggiornato: 10/8/2007 16:27
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: Rumore
Per bubu

Il finale dice soltanto che, nel momento in cui il protagonista percepisce un rumore (che stava aspettando) è liberato della sua paura, proprio perché il silenzio è rotto, e di conseguenza non ha più bisogno della voce inventata per cercare un po’ di sollievo.
PetitPrince
Inviato: 10/8/2007 16:28  Aggiornato: 10/8/2007 16:28
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: Rumore
per alessandro

Non so se sono riuscito a farlo capire, ma il protagonista non si sente sollevato dal rumore che produce lui stesso (respirando o muovendosi). È la mancanza di rumore “naturale”, di un rumore prodotto da qualcosa di esterno a lui (e che non sia meccanico, come il frigorifero) che lo inquieta, Insomma, non è un silenzio “assoluto” che lo spaventa (proprio perché non esiste, e comunque potrebbe sempre produrne lui, di rumore, come infatti fa inventandosi la voce… che però non riesce a chetarlo), ma semplicemente il silenzio della natura, perché gli pare che questa mancanza di vibrazione sia pure una mancanza di vita.
Di conseguenza il protagonista non rifiuta assolutamente la realtà, anzi la vive a fondo, soltanto che è terrorizzato da alcuni dei suoi aspetti (il silenzio appunto).
PetitPrince
Inviato: 10/8/2007 16:29  Aggiornato: 10/8/2007 16:29
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: Rumore
per agos e margheghi

Sono felice di essere riuscito a rendere bene l’atmosfera di attesa precedente un temporale, era proprio quello che volevo fare. Per quanto riguarda l’appunto di agos, che il silenzio non è morte, bensì vita sospesa, beh, è soltanto un’invenzione quella che io ho scritto qui, non è di certo una constatazione assoluta… sono felice che tu riesca a caricare un evento del genere di questi significati… purtroppo non ci riesce il mio protagonista…
PetitPrince
Inviato: 10/8/2007 16:29  Aggiornato: 10/8/2007 16:29
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: Rumore
per giosp

Grazie per i numerosi consigli:
sostituire gli elettrodomestici non mi è possibile, ti spiego perché: se mettessi passi, o cigolii, significherebbe la presenza di qualcun altro nella casa, e quindi un qualcosa di “naturale”, che recherebbe sollievo al protagonista. Se ci fosse un’altra persona in casa ecco che il rumore da questa prodotta sarebbe la cura al terrore del protagonista, non so se mi spiego, è proprio la mancanza di qualsiasi vibrazione prodotta naturalmente (anche da un uomo quindi) il problema.
La frase del medioevo, in effetti, non piace molto neanche a me… la modificherò.
Per quanto riguarda gli altri dialoghi, devo rifletterci un po’… terrò presenti i tuoi consigli… grazie per gli apprezzamenti comunque.
Ciantod
Inviato: 11/8/2007 0:04  Aggiornato: 11/8/2007 0:13
Quite a regular
Iscritto: 28/4/2007
Da:
Inviati: 218
 Re: Rumore
Mi sembra che le descrizioni all'inizio siano eccessive, il rumore del nulla non è una frase nuova, troppe espressioni poetiche che ripetono lo stesso concetto di buio, ecc..
Alcune mi sono piaciute, ma tutte insieme, un po' meno, soprattutto perchè insistono sugli stessi aggettivi.
I dialoghi non mi sono sembrati male, anzi mi sembrano buoni, molto più poetici della descrizione, come se in essi la poesia ti venisse spontanea o fossero stati scritti in momenti diversi rispetto al resto.
Io ho il problema opposto. Detesto sempre i dialoghi che scrivo.Mi viene sempre voglia di infarcirli di tutti i gesti che fanno e le moine e tutto il resto, invece pare che il dialogo debba dare informazioni in più che nel narrato non ci sono.
Pensa, nelle sceneggiature dal dialogo devi ricavare il carattere dei personaggi, in teoria dovresti identificarli subito e non aver bisogno di sapere chi dice cosa, perchè ognuno si esprime a modo suo, chi con frasi lunghe, chi con brevi, chi ripete sempre determinate parole, chi tende a scherzare, chi è più poetico o controllato, chi colto e chi rozzo.
Dira
Inviato: 9/12/2007 12:27  Aggiornato: 9/12/2007 12:27
Just popping in
Iscritto: 17/11/2007
Da:
Inviati: 9
 Re: Rumore
Mi ha colpito davvero tanto questo tuo racconto.
Innanzi tutto le descrizioni: così vivide, così dettagliate... sembra quasi di vederselo stagliare davanti quel paesaggio. Sembra quasi di essere lì, in quella stanza, con davanti quella finestra, e quel cielo.
E poi il protagonista, la sua angoscia, quasi palpabile. Quel silenzio che per lui diventa quasi un baratro... che diventa follia.
Mi ha fatto venire in mente una frase di Alda Merini: "Il silenzio a volte può dare alla testa, può diventare anche poesia. Ma troppo silenzio assomiglia all'abbandono".

Un bel racconto davvero... hai saputo indagare in poche righe un angolo di abisso dell'animo umano.
Complimenti!

PS: carino il tuo nick! Il Piccolo Principe è uno dei miei libri preferiti!
LeonardoC
Inviato: 1/1/2008 15:18  Aggiornato: 1/1/2008 15:18
Not too shy to talk
Iscritto: 1/12/2005
Da: Trebaseleghe (PD)
Inviati: 95
 Re: Rumore
Ciao! Ho letto questo tuo testo e...beh, forse non sono stato molto attento ma a mio parere è da sistemare sotto vari aspetti. In primis, qua e là ci son termini da rivedere o da precisare ("cose" ad esempio, "i gridi" degli uccelli...). Ho intuito che volevi rendere l'assenza di rumore, la cupezza, l'attesa di un temporale...ma non ho ben compreso tra chi avviene il dialogo (se tra due persone o solo tra il protagonista e se stesso....e, visto che ne è consapevole, magari farebbe meglio a preoccuparsi di sentire voci piuttosto che dell'assenza di rumori...) e l'angoscia che prova. Leggendo i commenti ho compreso che miravi a far vivere angoscia al tuo personaggio a causa dell'assenza di rumore "naturale" ma, a questo punto, non dovrebbe provarla ogni volta che non è a contatto con la natura? Anche quando dorme alla notte...mica dorme in un bosco no? Magari questo potrebbe essere amplificato dall'aggiunta di qualche ricordo, dallo scorcio del suo passato, traumi qualcosa così...altrimenti rimane un po' debole, a mio avviso ovviamente.
Alla prossima
masai
Inviato: 4/2/2008 13:43  Aggiornato: 4/2/2008 13:43
Just popping in
Iscritto: 29/1/2008
Da:
Inviati: 16
 Re: Rumore
Ciao, ho letto con attenzione il tuo racconto. L’ho riletto perchè alcune cose non mi tornavano.
Sono ai miei primi commenti per cui dirò semplicemente la mia impressione, senza “finezze letterarie” .
Secondo me l’inizio del racconto è un pò troppo pesante, è come se ripeti lo stesso concetto più e più volte usando similitudini diverse, a volte con un buon effetto, a volte no.
Anche la scelta delle parole mi è parsa, a volte, poco azzzeccata (il cielo oscurato, gli orecchi ripetuto).
Mi è sembrato come se volessi rendere l’idea del nulla, del silenzio, in maniera teatrale, quasi epica...ma a questo scopo mi pare quasi più adatto un saggio che un racconto.
La caratterizzazione del protagonista secondo me non è poi male, anche se i dialoghi, per quanto suggestivi siano, mi son parsi poco chiari a tratti (all’inizio non si capisce se sono in due o uno) e contradditori (Perché non ho mai avuto paura del buio, come gli altri bambini? E perché agli altri quel terrore è scomparso, mentre a me è rimasto?)
Mi pare che concettualmente qualcosa non torni, manca un filo logico che giustifichi l’angoscia che vuoi trasmettere.
Detto questo, bravo per come sei riuscito a rendere vivida l’atmosfera del testo, ma penso che, come racconto, ci sia qualcosa che puoi correggere e aggiungere.
Spero comunque di leggere altri tuoi racconti...
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