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Manuali di Scrittura : I giovani scrittori a caccia di editori
Inviato da Laert il 30/1/2003 17:15:00 (25459 letture) Notizie dallo stesso autore


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Manuali di Scrittura

I giovani aspiranti scrittori hanno in genere del mondo dell’editoria un’idea distorta. Ad eccezione di quanti per ragioni familiari, personali o professionali sono stati a contatto con essa, in genere tutti ne sanno molto poco.
Il quadro è reso confuso da molte ingenue idealizzazioni e da molti pregiudizi infondati. Ne scelgo due particolarmente significative perché rappresentano un po’ i due poli opposti del pessimismo e dell’ottimismo.

L’innocente ottimismo. Gli editori sono sempre all’appassionata ricerca dei nuovi talenti. Leggono subito e con attenzione tutti i manoscritti che gli arrivano e quando trovano qualcosa che li convince la pubblicano due settimane dopo con ricco battage pubblicitario e mobilitazione degli autori della casa a produrre in quantità industriali recensioni lusinghiere sul nuovo talento. Per l’autore fama, successo ed agiatezza immediata...

Il pessimismo accigliato. Gli editori sono animati da un gretto spirito mercantile che li porta a prediligere la letteratura di consumo, tradurre gli stranieri, puntare sempre sui soliti nomi e non rischiare nulla su chi non si è già fatto una reputazione. Se di tanto in tanto sugli scaffali compare qualcosa di nuovo ci sono due possibilità: o chi firma è un raccomandato o si tratta della proverbiale eccezione che conferma la regola. Nella migliore delle ipotesi accolgono con fastidio e disprezzo i manoscritti degli sconosciuti.

Entrambe le immagini distorte possono essere corrette se cerchiamo di rispondere alla domanda: chi è un editore?

La mia risposta è che si tratta di un imprenditore che opera nel settore dell’industria culturale e che deve la sua sopravvivenza o prosperità al sagace impiego delle risorse tipiche di un imprenditore: apertura al nuovo, capacità di selezionare i prodotti da lanciare, intraprendenza commerciale, accortezza finanziaria, abilità nel gestire le risorse umane (editor, autori, traduttori, grafici... ).

L’alta qualità di un catalogo come quello di Adelphi può essere in parte attribuita alla straordinaria cultura e finezza del suo direttore editoriale, Roberto Calasso. Ma dietro un catalogo vi è prima di tutto una strategia editoriale, ovvero un tentativo di soddisfare un certo numero di lettori che vogliono buoni libri e sono disposti a sborsare una certa cifra con una certa ricorrenza (un target, tanto per introdurre un termine di marketing).

Va da sé che anche in questo campo ci sono buoni e cattivi imprenditori. Ma bisognerebbe giudicarli dalla capacità di formulare e realizzare con successo valide politiche editoriali, piuttosto che dalla loro prontezza a soddisfare i criteri di giovani scrittori inesperti.

Questi imprenditori operano inoltre su un mercato, quello in lingua italiana, che è molto difficile. Ho letto tempo addietro, con sbalordimento ed imbarazzo, che la quota di denaro che ogni italiano spende annualmente in libri è un sesto (un sesto!) di quella di un tedesco. Dovremmo riflettere attentamente su questo dato, le cui implicazioni vanno molto al di là del semplice recinto letterario.

Ma lasciamo da parte le statistiche ed esaminiamo il mondo dell’editoria in modo semplice e diretto.
Un piccolo episodio personale: ieri in libreria mi è capitato tra le mani il libro di una nuova scrittrice italiana. L’ho aperto, mi è sembrato interessante... poi sono andato al banco e ho pagato per un romanzo di Manuel Vazquez Montalban (autore notissimo e a me molto caro). La giovane scrittrice italiana, di cui ho persino dimenticato il nome, è rimasta sullo scaffale.
Morale: non le ho dato una chance.

Nella stessa libreria ho incontrato un amico, persona molto erudita, che ha preso un volume delle Vite parallele di Plutarco, edito nella collana Bur. E’ un appassionato di classici e un cliente affezionato della libreria. L’amico ideale per chi ha il gusto della conversazione colta.
Bene, bisogna dire che se i gusti di questo ottimo lettore fossero più generali non ci sarebbe più spazio per le voci nuove e la letteratura contemporanea, perché tutti leggerebbero solo classici.

I giovani aspiranti scrittori dovrebbero riflettere su episodi come questi prima di chiamare in causa l’ottusità degli editori che hanno rifiutato i loro manoscritti. Troverei più maturo da parte loro che accettassero le regole del gioco e imparassero ad entrare nelle grazie di un editore adottando il suo modo di pensare. Uno scrittore in definitiva è un creativo e dovrebbe essere in grado, oltre che di scrivere un libro, di attirare su di esso un’attenzione positiva.

Certo, chi fosse convinto di questo troverebbe indisponente l’atteggiamento di un grande editore come Feltrinelli che ha posto ogni cura ad impermeabilizzarsi dalle iniziative degli sconosciuti paria che spediscono le loro opere prime ma non hanno avuto la furbizia di entrare nelle conventicole letterarie tra cui, a quel che si dice, cerca i suoi nuovi autori.

Un atteggiamento opposto è quello di Minimum Fax. Nel suo sito Internet, in una lettera molto personale e priva di burocratese del suo direttore editoriale viene illustrata una minuziosa e dettagliata procedura per l’invio dei manoscritti. Sulle prime la mia reazione è stata di entusiasmo ed ammirazione. Più tardi mi è venuto il sospetto che si trattasse della versione edulcorata e gentile della politica di porte chiuse di Feltrinelli.
Puoi fare infatti una sola cosa: inviare un manoscritto, accusare ricevuta e aspettare quattro mesi per una eventuale risposta. Da quel momento è storia chiusa. Se l’unica mira di Minimum Fax fosse quella di togliersi di torno l’assillo dei giovani scrittori senza correre il rischio di alienarsi possibili acquirenti dei loro libri, bisogna dire che hanno escogitato il delitto perfetto.
C’è da dire a loro scusante che è una piccola casa editrice. Sarebbe assurdo pretendere un articolato servizio di lettura dei manoscritti. E se dedicassero davvero attenzione e rispetto ai lavori che ricevono meriterebbero solo plauso.

La mia preferenza va comunque a quegli editori che accettando il libero invio di manoscritti non definiscono procedure troppo dettagliate. Einaudi è tra questi.
Si dovrebbe presumere che uno scrittore che con lettere, email, estratti del suo libro, auto promozione su Internet o altrove riesce ad attirare l’attenzione sul suo lavoro merita di essere ascoltato.

I copy writer pubblicitari si spremono le meningi per giorni o per settimane intere per ideare il giusto messaggio che richiami l’attenzione del lettore su un nuovo prodotto o un’offerta speciale. Vi sono stupefacenti ricerche negli Usa secondo cui anche la semplice disposizione delle parole all’interno di una frase può comportare variazioni nell’ordine del 30% nell’ammontare delle risposte dei clienti.
E’ curioso che proprio gli scrittori, in teoria tecnici della parola, siano completamente all’oscuro di tutto ciò.
Se l’editore cerca di vendere i suoi libri ricorrendo al marketing, perché il giovane scrittore non dovrebbe fare lo stesso cercando di vendere i suoi manoscritti all’editore?

Nei prossimi articoli esamineremo più in dettaglio come tradurre in pratica tutto ciò.
Nel frattempo, se avete commenti...




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Autore Albero
Ospite
Inviato: 26/7/2003 19:53  Aggiornato: 26/7/2003 19:53
 Re: I giovani scrittori a caccia di editori
Io non generalizzerei, se fossi in te. Arrivare ad Einaudi... ma è una chimera, Feltrinelli? avevo i capelli neri quando cercai di contattarlo. Allora? Bisogna riscrivere la Storia della Letteratura Italiana. Chi la fa, lo Strega o il Campiello... oppure...oppure bisogna cercare altrove, nelle officine dei giornali, ai margini del grande circo. Aspetto la tua seconda puntata, ma con la prima devi correggere di moto quanto hai scritto.
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