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Letture Incrociate - Racconti : Uragani Mediterranei
Inviato da boriosi il 26/3/2007 7:04:12 (1862 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Il temporale che si abbatté su di noi lo scorso diciassette luglio, e che cambiò radicalmente le prospettive della nostra estate al mare, si annunciò dapprima con un vento implacabile e potente.


Era sera, c’era molta gente in strada, e quasi tutta apparentemente felice. A ben vedere non c’era una sola persona che non fosse sorridente, mentre dai giardini sul retro degli hotel, dai bordi delle piscine, dai viali sul lungomare, risuonava musica mediterranea e s’incrociavano danze latine e balli da discoteca. La prima raffica di bora sollevò appena la gonna leggera di qualche ballerina, la seconda fischiò nelle orecchie e portò via gli asciugamani appesi ai balconi degli alberghi.
La terza scatenò il finimondo.
La musica sparì come d’incanto, travolta e trasportata chissà dove da quel treno impazzito che arrivava dal mare. Le prime a volar via furono le sedie di plastica fuori dagli hotel, poi cominciarono a staccarsi pezzi di grondaia, e i teloni dei bar cominciarono a sbattere come se fossero vivi. Pensai che non poteva essere vero, non era un uragano, non eravamo in un isola tropicale. Da terra si sollevava polvere e sabbia, e polvere e sabbia vanno sempre dritte negli occhi, tranne che in quelli delle donne più belle. La gente cominciò a scappar via, i suonatori di piano bar staccavano in fretta i cavi e richiudevano le tastiere, mentre il vento trascinava con sé testi e spartiti. Un piccolo volume di musiche sudamericane giunse spontaneamente fino ai miei piedi; lo raccolsi con disinvoltura, infilandolo al sicuro sotto la mia camicia bianca preferita. E intanto Ana cercava di resistere al vento aggrappandosi a me, e il cielo stellato ormai era solo un ricordo, e la pioggia cominciava a cadere, incessante, sempre più forte, a bagnarci la fuga. Rientrammo in fretta in albergo, mentre il portiere impazziva nel ritirare al coperto le sedie e i tavolini, e la sala video si riempiva di persone bagnate dalla testa ai piedi in cerca di un posto a sedere. Avremmo voluto prenderci qualcosa da bere, ma il bar era troppo affollato e così desistemmo all’istante. Nei volti della gente vedevo un’incrollabile fiducia negli esiti positivi di quel temporale. C’era una sorta di convinzione diffusa che tutto, molto presto, sarebbe tornato quieto, e il bel tempo, il sole, il caldo, avrebbero ripreso il loro posto tra le sdraie e gli ombrelloni. Tutti andarono a letto con quella certezza, molti addirittura nel timore che quella pioggia improvvisa avrebbe portato ancora più afa alle già soffocanti giornate di luglio. Io e Ana c’infilammo a letto che il temporale era ancora all’apice della sua intensità. Con le finestre aperte e le tapparelle abbassate, ci facevamo accompagnare nel sesso dai battere della pioggia e dai levare del vento.
Più tardi, nel pieno della notte, mentre Ana dormiva, mi alzai dal letto e le scrissi questa lettera d’amore: E’ cosa rara, per me, comunicarti qualcosa scrivendo. Parlo così tanto durante il giorno. E ancora più raro è farlo di notte, mentre tu dormi, dopo una sera trascorsa come molte altre già ne sono trascorse. Eppure non riesco a dormire, chissà per quale ragione, sebbene dopo l’amore l’unica certezza che di solito mi resta è quella di un sonno profondo. Ma questa notte non è così, amore mio, e se in questo preciso momento tu dovessi svegliarti all’improvviso e mi chiamassi, getterei via questa pagina all’istante, così che tu non potrai mai sapere il perchè della mia insonnia. L’amore mi stanca, come il lavoro, e tu sei la stanchezza che mi porto dietro e di cui mi compiaccio. Ma non questa notte, amore mio, dove tu non mi sei bastata, dove ogni istante s’è consumato per me troppo in fretta. Per la prima volta, stasera, ho capito cosa vuol dire non averne abbastanza. Per la prima volta, stasera, ho capito che averti non è solo un desiderio saltuario, ma una volontà che intendo portare avanti.
Per la prima volta, stasera, sento forte la paura di perderti.
Il temporale si era placato, me ne accorsi in quel momento. Ana muoveva le lenzuola. Lentamente si stava svegliando. Piegai la lettera, la misi nel portafoglio e m’infilai nel letto con la leggerezza di un gatto.
Ana si voltò verso di me.
“Sei sveglio?” disse con un sussurro di voce, mentre io fingevo di dormire.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.

Autore Albero
daniel
Inviato: 27/3/2007 12:27  Aggiornato: 27/3/2007 12:27
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 28/6/2004
Da:
Inviati: 779
 Re: Uragani Mediterranei
Ciao.
Me lo sono letto un paio di volte
Perchè qualcosa mi sfuggiva
E mi sfugge ancora.
Si intravede una malinconia
Credo
Un "qualcosa" in questo rapporto che non funziona,
Ma, almeno io, non riesco a capire.
Cerco di spiegarmi:
C'è una specie di uragano, lui capisce di volere molto di più dal suo rapporto, scrive una lettera, il giorno seguente sono di nuovo lontani a passeggio sulla spiaggia e infine, forse, lei ha addirittura cestinato le parole d'amore.
Al lettore manca la parte centrale, almeno secondo me, necessaria ad entrare nella pisicologia dei personaggi.
Ad esempio non ho capito cosa gli ha portato l'uragano.
Per il resto mi sembra che sia scritto piuttosto bene e non ho particolari errori da segnalarti.
Dan

Autore Albero
senza
Inviato: 27/3/2007 14:11  Aggiornato: 27/3/2007 14:11
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Uragani Mediterranei
non è molto chiaro il significato di questo racconto, se non l'avessi suggerito non mi sarei accorta che il protagonista si è dannato per giorni ( sopra infatti lo descrivi come tranquillo per via del tempo ), e non mi sarei nemmeno accorta del carattere decadente
" Ritornando un giorno dopo l’altro sui nostri passi, sulle tracce di noi stessi, di quello che eravamo appena il giorno prima" questa frase mi è piaciuta molto, il resto invece lo trovo modesto ma sopratutto poco comunicativo
questo racconto sembra infatti la scusa per scrivere quella lettera ( che di sicuro non avrei citato del tutto, sembra che l'autore si compiaccia del proprio sentimentalismo ), sperando magari che così lei la trovi per caso in una pagina che descrive un episodio reale
per il resto, non giustifico il titolo, gli elementi sembrano un po' pizzicati a caso e poco uniti

Autore Albero
boriosi
Inviato: 2/4/2007 20:44  Aggiornato: 2/4/2007 20:44
Quite a regular
Iscritto: 19/5/2005
Da:
Inviati: 154
 Re: Uragani Mediterranei
intanto grazie di aver letto il racconto e di averlo commentato. l'ho inviato su letture incrociate perchè avevo molti dubbi sulla sua riuscita, e voi li avete confermati. dovevo solo decidere se conservarlo nel cassetto o gettarlo nel cestino. farà la fine che merita. grazie a voi del forum, e buona pasqua a tutti.

Autore Albero
Vale_freedom
Inviato: 5/4/2007 13:31  Aggiornato: 5/4/2007 13:31
Not too shy to talk
Iscritto: 3/4/2007
Da:
Inviati: 94
 Re: Uragani Mediterranei
L'inizio mi è piaciuto, prometteva bene. Mi sembrava l'inizio perfetto per una bella storia, per qualcosa di forse un po' classico ma molto piacevole da leggere. Mi piace la descrizione del temporale, la sensazione di cuccia data dall'idea della pioggia fuori. Ma quando sono arrivata alla fine, sono rimasta a bocca aperta. "E poi?" ho pensato. Mi dispiace, ma proprio non riesco a capire il senso. D'altro canto, mi ha colpito perché sconvolge qualunque tipo di aspettativa. Insomma, non è un racconto classico e questo mi piace. Tirando le somme, direi che si può riassumere tutta la mia idea del tuo racconto con le parole "opinione contrastante".

Autore Albero
Shoen
Inviato: 6/4/2007 16:39  Aggiornato: 6/4/2007 16:39
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Uragani Mediterranei
Ti dirò: a me non è dispiaciuto. Anche se lascia un po' di cose in sospeso, nel complesso mi sembra abbastanza equilibrato e questo compensa la sensazione di "vaghezza". Fa' attenzione a un paio di sviste (tipo "un isola") e, se posso darti un consiglio, la lettera che il protagonista scrive ad Ana mettila in corsivo o qualcosa del genere, perché si confonde un po' con il testo che segue; sempre a proposito della lettera, secondo me sarebbe stata più efficace se fosse stata più breve. Questo anche perché il racconto è molto corto e un testo così lungo inserito al suo interno rischia di pesare troppo.


Rispondi Autore Inviato
 Re: Uragani Mediterranei boriosi 7/4/2007 21:14
    Re: Uragani Mediterranei Shoen 9/4/2007 16:26
      Re: Uragani Mediterranei boriosi 9/4/2007 17:11

Autore Albero
giosp
Inviato: 24/4/2007 14:32  Aggiornato: 24/4/2007 14:32
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: Uragani Mediterranei
Non mi riesce facile commentarlo come un racconto. Non lo definirei tale, oserei paragonarlo a qualcosa fra una pagina di diario e una biografica nostalgica. Perché è questo che ho letto: tanta nostalgia, un sentimento troppo triste per essere amore.
La metafora, se così si vuole definire, è molto velata, a tal punto da doverla ricostruire.
Per il resto è uno scritto senza infamia e senza gloria.
Se accetti un consiglio, non portare quello che scrivi al bivio: cassetto-cestino. Piuttosto fatti un secondo cassetto dove mettere tutto ciò che di meno buono (o brutto) hai scritto. Poi magari non rileggerai niente. Ma non buttarlo via, comunque.

Autore Albero
streethawk
Inviato: 24/4/2007 15:43  Aggiornato: 24/4/2007 15:43
Just popping in
Iscritto: 6/9/2006
Da:
Inviati: 41
 Re: Uragani Mediterranei
L'ho letto d'un fiato,scrivi in modo piacevole.La prosa è scorrevole,sai creare immagini poetiche,a tratti nostalgiche.Mi sembra che la tempesta sia usata come metafora dei sentimenti riportati nella lettera,quindi io non direi affatto che è fuori contesto inserirla.Mi piace molto tutta la prima pagina e mezza,il ritmo scorre bene,sullo stesso tempo.Poi ho come avvertito un brusco passaggio,le descrizioni non mi sono sembrate molto attinenti alla narrazione,per quanto continuassi a scrivere dello stesso ambiente.Mi sembra che tu abbia avuto una fretta incredibili di parlare di fatti successi in altri giorni,accennandoli appena,perchè ti premeva passare al finale.in poche parola ad un passo dalla fine hai messo un riempitivo.Secondo me potevi soffermarti di più su quel singolo giorno,o sulla sera e l'indomani,avrebbe dato meno l'idea di sentirsi spaesati nel leggere.In fondo ti interessava descrivere quell'unico momento della loro storia,se volevi parlare di passeggiate in spiaggia,il flashback andava messo molto prima,tra la fine della prima pagina e l'inizio della seconda.Altrimenti non si capisce bene qual è il punto di svolta della storia ed il collegamento con la lettera si perde.
Una domanda:negli occhi delle donne belle sabbia e polvere non finivano per rispetto alla bellezza o perchè portavano gli occhiali da sole?E' una battuta

Autore Albero
cesaremimmi
Inviato: 11/1/2009 10:24  Aggiornato: 11/1/2009 10:26
Quite a regular
Iscritto: 23/6/2008
Da:
Inviati: 128
 Re: Uragani Mediterranei
Non lo devi cestinare, questo racconto. Più che un racconto di qualcosa di realmente accaduto sembra un sogno. Per esempio quando scrivi: polvere e sabbia vanno sempre dritte negli occhi, tranne che in quelli delle donne più belle; oppure: raccolsi il piccolo volume, infilandolo sotto la mia camicia bianca preferita, usi dettagli – che fosse bianca e che fosse la tua preferita, oppure quella cosa della sabbia che non finisce negli occhi di certe donne.. perché? Perché nel sogno tu possa vedere i loro occhi, perché i loro occhi sono schermati da occhiali da sole? Ma perché, una bruttina non se li può mettere gli occhiali da sole? - che non contano ai fini della narrazione, cioè non incidono sulla sequenza degli accadimenti, ma contano soggettivamente, o in una visione onirica, dove i particolari anche più strani non solo sono accettabili, ma addirittura significanti qualcosa d’altro o qualcosa in più. La lettera che il protagonista scrive alzandosi dal letto: non gliela farei scrivere, ma solo pensare. Spezzerebbe meno la narrazione, anche se questo ti obbligherebbe a cambiare il finale, cioè a dedurre da alcuni segni soltanto ( va più che bene che lui cerchi nel cestino, ma potrebbe cercarlo anche in certe parole di lei che somiglierebbero a un commiato, che so ) che Ana non sarebbe rimasta. Questi sono i miei consigli, che però devi accettare con beneficio d’inventario. Quel che mi è piaciuto invece è come scrivi. In certi momenti sembra proprio prosa poetica. Poeme en prose, come si dice. La parte più riuscita, a mio giudizio, è la terza, cioè dopo la lettera, il trascinarsi delle vacanze un giorno dopo l’altro.
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