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Letture Incrociate - Racconti : Al caffè
Inviato da manueffe il 11/12/2006 13:19:46 (1623 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Chissà perchè uno scrittore è quasi sempre attratto dall'antico, luci soffuse, atmosfere ingiallite.



Ogni volta che mi trovo a Firenze mi sembra sempre di vivere in un sogno.
La città è piena di angoli che ti riportano indietro nel tempo.
Sono seduta in un piccolo caffè del centro, mi guardo intorno e l'arredamento mi ricorda quello dei films ambientati nell'ottocento, i tavolini sono molto piccoli e intimi e sto sorseggiando un te caldo, ho girato per tutta la città e fuori fa molto freddo.
Le pareti del caffè sono stracolme di dipinti e le luci agli angoli creano una bella atmosfera, inizio a guardarmi intorno e comincio a immergermi nella vista di quei quadri, ognuno di loro raffigura un momento di vita all'interno del caffè.
Il mio sguardo si ferma su un dipinto, raffigura una scena molto particolare, a mio avviso troppo complessa per essere immortalata in un quadro. La mia opinione in merito però non è rilevante, non saprei dipingere nemmeno una margherita.
Ci sono tre uomini seduti ad un tavolo, indossano degli abiti molto fini, ma hanno un aspetto trasandato, sul tavolino ci sono delle carte sparse, uno dei tre uomini ha un foglio davanti e impugna un pennino.
Il quadro però non raffigura solo il tavolino, si vede almeno mezza stanza, ci sono degli altri uomini dipinti, non una folla, ma da l'idea della confusione. Un ragazzo, sembra di giovane età, sta in piedi, appoggiato alla parete con le spalle e si appoggia il mento su una mano, sulla sinistra un altro uomo si dirige verso gli altri tre col dito puntato verso di loro, dà l'impressione di aver avuto un'idea e ora che lo osservo con attenzione mi sembra quasi di sentire la sua voce.
Ad un certo punto distacco gli occhi dal quadro e mi volto verso il bancone, il caffè è semivuoto, c'è un uomo sulla trentina che parla con il barista. E' vestito in modo insolito, porta una lunga giacca in velluto verde e sopra le mani spunta fuori una camicia bianca. E' incredibile, i polsini sono chiusi da gemelli d'oro, ma come si e conciato quell'uomo?
La mia attenzione si porta poi sull'ingresso del caffè. Entrano altri quattro uomini con abbigliamento similie al primo.
Sorseggiando il mio te caldo penso che si tratti di una ricorrenza particolare, sicuramente indossano un costume d'epoca.
Vedo che si dirigono verso la saletta dove sono seduta io e si siedono al tavolino di fronte a me.
Cominciano a discutere animatamente, poi uno di loro prende un pennino dal suo borsello e comincia a scrivere su un foglio.
Gli altri intanto continuano a discutere e di tanto in tanto si voltano verso l'uomo col pennino, sembra gli dicano cosa deve scrivere, provo a seguire i loro discorsi, ma non riesco a capire quello che si dicono, parlano un dialetto molto stretto.
Uno dei tre uomini che stanno seduti si distrae un momento dalla conversazione, dopo aver sorseggiato il suo caffè si volta e mi nota, io non so che fare, sono seduta a questo tavolo con una tazza di te ed un blocchetto dove appunto i miei pensieri, il suo sguardo si ferma su di me per un interminabile momento, accenna un sorriso, io non so che fare, sorrido.
Mentre il mio sguardo è tenuto bloccato dal suo quasi come se ne fossi ipnotizzata, sento la voce alla mia destra.
"Signorina, signorina", mi sento sfiorare il braccio "signorina".
"Si?" rispondo con sorpresa.
"Signorina mi scusi, si sente bene?"
"Si" rispondo con tono sorpreso e confuso, " scusi ancora, le sta squillando il cellulare ormai da dieci minuti e lei non distoglie lo sguardo dalla parete, così ho pensato che non si sentisse bene".
"Oh, la ringrazio," rispondo con un certo imbarazzo "probabilmente ero sovrapensiero".
Rispondo al cellulare, è Sabrina che mi chiede se stasera vado fuori con lei, le rispondo che sono fuori casa per due giorni, poi la saluto e mi volto nuovamente verso il tavolo di fronte, con stupore mi accorgo che non c'è nessuno, mi giro intorno, il caffè è vuoto, mi volto verso il bancone, il barista sta sistemando i bicchieri appena asciugati.
Vado verso il barista: " le persone che erano nella saletta sono andate via?" "si, le due signore sono andate via almeno da un quarto d'ora".
"Le due signore?" chiedo sempre più confusa, "si signorina, perchè, ha bisogno di qualcosa?"
"...mi fa un caffè per cortesia? Poi mi faccia il conto grazie".
Torno al mio tavolo, sistemo nella borsa il mio blocco di appunti e cerco di restare calma, respiro profondamente e bevo d'un fiato il mio caffè, poi con un certo timore mi volto verso il dipinto che stavo osservando prima e noto che il volto di uno degli uomini raffigurati è voltato verso di me e sorride.
Mi stropiccio gli occhi e lo riguardo, incredibile, il suo sguardo non è più su di me ma osserva l'uomo di fronte. Decido di andare fuori da quel caffè, ho proprio bisogno di prendere un pò d'aria.
Saluto il barista e mi dirigo con passo affrettato verso il vialetto esterno.
"Arrivederci signorina e torni presto a trovarci".
Mi volto verso di lui con aria interrogativa.
" Stia tranquilla, è tutto a posto".
Tutto a posto? Cosa è a posto? Si sarà accorto di quello che mi è successo? Ma cosa mi è successo! ....forse è meglio che torni in albergo, ho proprio bisogno di dormire.




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Autore Albero
margheghi
Inviato: 12/12/2006 9:28  Aggiornato: 12/12/2006 9:28
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: Al caffè
Carino........
o così io l'ho trovato. Carino, scorrevole, surrelae e un po' magico. Insomma ha tutti gli ingredienti che piacciono a me.
Inoltre è corto, o per lo meno della lunghezza giusta, non ti stanca e quando arrivi alla fine ne vorresti ancora solo un pezzettino!

brava
marghe

Autore Albero
giuggiola
Inviato: 14/12/2006 20:34  Aggiornato: 14/12/2006 20:34
Just popping in
Iscritto: 11/12/2006
Da:
Inviati: 3
 Re: Al caffè
Carino, scorrevole, magico. Leggero come una piuma. Forse a volte un po' zoppicante nella lettura, ma mi piace.

Rispondi Autore Inviato
 Re: Al caffè strammaio 17/12/2006 13:34
    Re: Al caffè Musashi 19/12/2006 15:10

Autore Albero
manueffe
Inviato: 20/12/2006 7:54  Aggiornato: 20/12/2006 7:54
Just popping in
Iscritto: 5/10/2006
Da:
Inviati: 13
 Re: Al caffè
Bè, non posso che ringraziare tutti voi per due cose distinte, intanto per i complimenti, che sono come una spinta a scrivere più spesso, poi vi ringrazio per i preziosi consigli che mi avete scritto perchè come ben si sa ce n'è davvero bisogno, insomma mentre si scrive secondo me ci si concentra su un aspetto e spesso se ne tralasciano degli altri non meno importanti e vostri occhi servono a questo.
Grazie e a presto!!!!

Autore Albero
giosp
Inviato: 2/1/2007 8:58  Aggiornato: 2/1/2007 8:58
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: Al caffè
È un buon dipinto (mi piacciono molto questi scritti in cui non c'è in realtà una storia), l'atmosfera è ottima, il ritmo scorrevole.
Ritmo che sarebbe migliore se, come ti è stato già suggerito, usassi la punteggiatura in modo corretto.
Altre piccole osservazioni:
- Nel descrivere il quadro parli di un ragazzo che sembra di giovane età. Sfido io, se è un ragazzo è giovane di sicuro. Potresti azzardare un'età, tipo "Un ragazzo sui dodici anni sta in piedi...", come pure tralasciare l'osservazione.
- Nello spostare lo sguardo, ne fai quasi una cronaca: "Il mio sguardo si ferma su un dipinto", "Ad un certo punto distacco gli occhi dal quadro e mi volto verso il bancone", "La mia attenzione si porta poi sull'ingresso del caffè", "Vedo che si dirigono verso la saletta". Provo a darti qualche alternativa, poi vedi tu.
Nel primo, potresti provare con "Uno di quei dipinti raffigura una scena molto particolare..."
Nel secondo dire che distacchi gli occhi dal quadro forse è necessario, dato che hai detto che i dipinti immortalano scene da caffè e quindi il bancone potrebbe esserci anche lì... però "Ad un certo punto" è un'espressione troppo fiabesca, secondo me puoi cancellarla e lasciare "Distacco gli occhi dal quadro e mi volto verso il bancone"
La terza frase: "Nel caffè entrano altri quattro uomini con abbigliamento..."
Nella quarta, togli "Vedo che"
- La conversazione al cellulare, mah, non c'entra niente con l'atmosfera magica del bar. La liquiderei più o meno così: "Rispondo al cellulare. Finito, mi volto nuovamente verso il tavolo di fronte..."
- Fa attenzione, in poche righe scrivi "ho proprio bisogno di prendere un po' d'aria" e "ho proprio bisogno di dormire". Una delle due va modificata, e non è la seconda, la trovo un'ottima conclusione. Magari la prima potresti renderla così: "Decido di andare fuori da quel caffè: un po' d'aria mi farà bene" (ah, po' va con l'apostrofo, non con l'accento)
- "Si sarà accorto di quello che mi è successo? Ma cosa mi è successo!" è proprio necessario?

Rispondi Autore Inviato
 Re: Al caffè rosalinda 3/1/2007 10:40
    Re: Al caffè giosp 3/1/2007 15:46

Autore Albero
sciafab1974
Inviato: 3/1/2007 9:33  Aggiornato: 3/1/2007 9:33
Quite a regular
Iscritto: 20/9/2006
Da:
Inviati: 197
 Al caffè
mi piace come scrivi, semplice, lineare, scorrevole senza ricercare termini particolari con periodi brevi insomma metti a proprio agio un eventuale lettore. mi sarei soffermato di più sulla descrizione del bar, suoni, rumori, odori, ecc. ecc. tatto, insomma i cinque sensi per aiutare il lettore a sedersi vicino a te, che poi e' quella la magia dello scrivere - mi piace quando il lettore si siede accanto allo scrittore e riesce a vedere quello che vede lui... non ti dico nulla riguardo alla punteggiatura per quello ci sono gli editor ed io stesso la uso come mi pare e piace.
il desiderio del protagonista è il desidero del lettore quello di vedere come va a finire la storia. lo aiuti ad arrivare fino alla fine del racconto.
unico neo che mi indispone...
e' la frase iniziale:

"Chissà perchè uno scrittore è quasi sempre attratto dall'antico, luci soffuse, atmosfere ingiallite."
questa, secondo me è una tua considerazione... avresti fatto meglio a scrivere:
io sono attratta da queste atmosfere...
è cmq brutto fare di tutta un'erba un fascio...

Autore Albero
orazio
Inviato: 3/1/2007 19:02  Aggiornato: 3/1/2007 19:02
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Iscritto: 7/7/2006
Da:
Inviati: 11
 Re: Al caffè
Tuffandomi in quest'atmosfera artistica (e nell'amatissima Firenze!) torno ad aver voglia di commentare. E lo faccio.
Il racconto mi è piaciuto per il suo stile semplice ed elegante, ma soprattutto per come è in grado di farmi sentire dentro quel caffè, a guardare quel quadro. Bella anche l'idea dell'arte(e dei pensieri, in fondo!) che riescono a estraniarci dalla realtà banale che ci sta intorno, fino quasi a farcela dimenticare, o a farcela vivere "magicamente", come nel tuo caso.
Da parte mia, i più sinceri complimenti ......

Autore Albero
manueffe
Inviato: 6/1/2007 12:02  Aggiornato: 6/1/2007 12:02
Just popping in
Iscritto: 5/10/2006
Da:
Inviati: 13
 Re: Al caffè
Grazie di cuore a tutti per i complimenti, e anche per le dritte sulle migliorie da effettuare, sono consapevole dei miei limiti, e la punteggiatura è un mio difetto, soprattutto perchè tendo ad allungare le frasi per essere il più possibile chiara, quando scrivo cerco in ogni modo di entrare nel personaggio e nel luogo che descrivo, ma mi sembra sempre di tralasciare qualche particolare che vedo o che sento. In ogni caso dai vostri commenti mi è chiaro che avete recepito ciò che volevo far recepire, nelle atmosfere nelle sensazioni. Questo mi rende soddisfatta, non so se prenderò nuovamente in mano questo racconto per rivederlo, quando finisco un racconto non mi è facile rimetterlo a posto, ho sempre la sensazione che perda le luci e le ombre originarie, questo è un altro mio limite, ma sicuramente per i prossimi farò molta più attenzione a ciò che mi avete suggerito.
A presto

Autore Albero
lucyg
Inviato: 14/1/2007 21:10  Aggiornato: 14/1/2007 21:10
Just popping in
Iscritto: 14/1/2007
Da:
Inviati: 3
 Re: Al caffè
Surreale ma bello...dimostra come il racconto gotico può ambientarsi anche nelle nostre moderne città.Molto bello il soggetto della scrittrice!
Una pecca: all'inizio sembra quasi la lista della spesa...potevi magari dargli un ritmo più incisivo.
Comunque complimenti,Lucia
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