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Letture Incrociate - Racconti : Intimissimi
Inviato da bubu il 11/12/2006 12:19:53 (2183 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Sveglia alle cinque. Alcuni minuti per metabolizzare quella cinica suoneria polifonica del cellulare e poi, giù dal letto.


Mi son sempre domandato come facessero un tempo a svegliarsi ad un'ora precisa senza avere una sveglia. C'era sicuramente qualcuno che aveva il compito di svegliare gli altri ad un orario preciso...ma senza sveglia, mi chiedo, come facesse sto tizio a svegliarsi per poi svegliare. Qualcuno si sarebbe dovuto pur svegliare per poi chiamare tutti quanti...o no?
La risposta esatta è, che forse è meglio che alzo il culo dal materasso, perchè il pullman che mi porta a lavoro passerà tra quaranta minuti esatti.
Bocca impastata. Un'avvilente sensazione di non aver chiuso occhio per nulla mi rende l'umore ai minimi consentiti per legge.
Al buio mi avvio verso il bagno. Con una mano tengo le mutande, enormi e dall’elastico allentato onde evitare che mi arrivino alle ginocchia. Entro. A tentoni premo l’interruttore della specchiera, e una luce bianca e cattiva mi colpisce gli occhi ancora socchiusi. Fisso il water. Luccica schiaffeggiato anche lui dalla luce.
Piscio. Scoreggio. Mentre piscio e scoreggio mi guardo la pancia. Sta aumentando notevolmente negli ultimi mesi. Inizio ad assomigliare sempre di più a mio padre.
Finito di pisciare mi lavo la faccia, con acqua fredda, nel tentativo di scrollarmi di dosso il torpore notturno.
Niente. Sono rincoglionito e me ne tornerei a dormire di filato. Mi osservo allo specchio, nella speranza di vederci riflesso qualcun'altro, o meglio, la vita di qualcun'altro. Ma devo arrendermi all'evidenza. Quello sono io. Sul mio pallido e smunto volto, mio malgrado, i segni di una vita del cazzo, fatta di turni, panini mangiati al volo, noia e una gran voglia di rivalsa, nei confronti di un’esistenza che non sento mia, che non m’appartiene. Ruga, ruga...altra ruga, una ruga qui, una ruga più in là. Calvizie incipiente. In questo caso assomiglio a mio zio.
Nello vagare rassegnato sul mio volto, urto il bicchiere dentro il quale tengo lo spazzolino da denti. L’impatto a contatto col tappetino sotto il lavabo produce un suono sordo, vellutato. Tutto è successo in pochi secondi. Inebetito, guardo i cocci. Non ho le forze per incazzarmi. In qualcuno posso scorgere una lettera. In altri solo colori. Era un regalo di mia madre. Sopra c’era il mio nome. Andrea. Andrea e basta. Un qualunque Andrea del cazzo, con la pancia, il volto invecchiato e una calvizie incipiente. Sono Andrea, ma tu puoi chiamarmi, panzone, ciccione, rugoso, grassone, pelato, cojak, o come meglio credi. Sono convinto, che un semplice nome sia troppo riduttivo per identificare una persona. Una persona non è fatta di solo nome. Anzi, una persona non è il suo nome. Il nome è come una targhetta. Come quella che si legge su di un citofono. Lo leggo. Penso che mi piace o meno. Se ci chiamerei i miei figli oppure no, se ci chiamerei il cane. Penso a quale possa essere la sua origine. Da dove proviene la persona che lo porta. Rifletto su queste cose. Al nome, bisognerebbe aggiungere tutte quelle peculiarità che vanno a formare la persona in se stessa. Unica. Andrea culo piatto, dal girovita allargato, pelatino, timido, depresso, paranoico, presuntuoso, gentilone e un po’ mammone. Ecco così dovrebbe essere un vero nome! Questo sono io. Rido. Che pensieri che mi vengono di mattina presto. Mi gratto il culo. Una bella grattata e rido. Mi viene alla mente j-j il teso. Al suo nome appunto. E’ un mio collega. E’ passato un anno da quando lavoriamo nello stesso turno, e ancora non conosco il suo vero nome. Glielo hanno affibbiato da quando una pressa gli ha schiacciato una mano. La forza della pressa gli ha frantumato le falangi e gliele ha saldate insieme. E’ bastato un attimo e si è trovato con la mano destra, più larga di due centimetri, senza poterla più né chiudere, né aprire. Era rimasta tesa. J-j il teso.
Alzo la mia mano destra. La fisso. La ruoto e cerco di coglierne tutte le forme, la consistenza. Per pochi attimi, involontariamente, faccio mia quella menomazione, e mi ritrovo con una mano destra inutilizzabile. Spavento. Una sensazione di angoscia mi riporta subito alla realtà, e mi scopro seduto sul cesso a chiudere e aprire la mano, in rapida successione, come dovessi convincermi che la posso ancora usare. Sì. La posso ancora usare. E’ ancora viva. La sento pulsare. Posso ancora tenere la sigaretta, scolarmi una bottiglia di birra, sfogliare la gazzetta dello sport e fare zapping…posso ancora gingillarmi il pesce. Wow!




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
margheghi
Inviato: 12/12/2006 9:55  Aggiornato: 12/12/2006 9:55
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: Intimissimi
Ciao,
finalmente ti rileggo... e sempre con grande curiosità e piacere!!!!!!!!

Mi piace il tuo modo di scrivere ed anche questo racconto pur essendo particolarmente crudo e fastidioso in certi passaggi mi è piaciuto moltissimo.

Complimenti!...e a rileggerti prestissimo
marghe
sciafab1974
Inviato: 14/12/2006 10:11  Aggiornato: 14/12/2006 10:11
Quite a regular
Iscritto: 20/9/2006
Da:
Inviati: 197
 Re: Intimissimi
mi sono identificato molto in questo racconto. hai una prosa fluida ed elegante. non mi è mai capitato di svenire in bagno ma con il tuo racconto ne ho vissuto le sensazioni. cerca di far uscire anche per strada il tuo personaggio.
giuggiola
Inviato: 14/12/2006 20:14  Aggiornato: 14/12/2006 20:14
Just popping in
Iscritto: 11/12/2006
Da:
Inviati: 3
 Re: Intimissimi
Ciao bubu,sei veramente un ganzo! Adoro questi racconti narrati in maniera così cruda e così vera, lapidari, privi di fronzoli. E ci vuole coraggio e grande bravura per non renderli squallidi! e tu ce l'hai...
Shoen
Inviato: 15/12/2006 19:19  Aggiornato: 15/12/2006 19:19
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Intimissimi
La narrazione è incalzante, la prima persona è resa bene e il racconto scorre. Però la storia è inconcludente, e secondo me non ha un inizio felice: il tizio scoglionato che si guarda allo specchio di prima mattina - usando questo gesto come metafora del guardare in faccia una vita di merda - è ormai una figura abusata, che dà troppo senso di dejavu. Comunque, se l'avventura continua la leggerò con piacere.
strammaio
Inviato: 17/12/2006 13:50  Aggiornato: 17/12/2006 13:50
Home away from home
Iscritto: 21/10/2004
Da: Roma
Inviati: 882
 Re: Intimissimi
D'accordo con Shoen sulla figura stra-abusata dell'uomo allo specchio (chi non l'ha mai usata scaglia la prima pietra?!), ma il modo di raccontare è piacevole, ironia e tragedia si alternano in modod interessante. però ci sono delle sviste grammaticali e sintattiche che non capisco all'inizio scrivi: "...quella cinica suoneria polifonica del cellulare e poi, giù dal letto." la virgola forse va spostata a prima della e.
"mi rende l'umore ai minimi consentiti per legge". cambierei verbo, utilizzandone uno che esprime il concetto di abbassamento. magari un bel verbo crudo tipo "mi scaraventa in basso".
"Nello vagare" -

"Tutto è successo in pochi secondi. Inebetito, guardo i cocci. Non ho le forze per incazzarmi. In qualcuno posso scorgere una lettera. In altri solo colori. Era un regalo di mia madre."
c'è un cambio di soggetto tra le frasi 1-2-3 che non permette una facile comprensione della 3° frase. quella di mezzo sembra di troppo. forse occorre rivedere un pò tutto il passaggio.

ok, la ma estrina odiosa ha finito!
senza
Inviato: 17/12/2006 19:45  Aggiornato: 17/12/2006 19:45
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Intimissimi
non male, ma nemmeno emozionante
anzi, un po' noioso perchè troppo normale
troppi pensieri della persona normale che se visti da dentro sono speciali perchè soggettivi, nulla di vero, sono intersoggettivi.
se l'intento era descrivere la normalità ci sei riuscito, ma nel riuscirci non hai comunque molte lodi, è così vuoto di punti di vista il tuo racconto da annoiare
provi ad accennare un punto di vista quando parli del vicino, dei treni, ma sono solo considerazioni superficiali che non arrivano da nessuna parte, e questo mi fa credere che non ti sia impegnato abbastanza, che avresto potuto lavorare un po' di più e rendere questa normalità più vera perchè più profonda
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