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Letture Incrociate - Racconti : Elucubrazioni di uno spirito poetico
Inviato da orazio il 17/7/2006 7:08:44 (2356 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

La notte cospargeva con i suoi tenebrosi raggi le insenature della città su cui i lampioni, come attente sentinelle, cercavano di portare la giornaliera razionale tranquillità, con il loro trasluccicare festoso e altezzoso.





La notte, magica per gli spiriti ribelli, che nel nulla intravedono il tutto e nella pienezza di situazioni non trovano nemmeno un barlume di esperienza. La notte che tutto cela e che tutto permette di immaginare, fedele compagna degli spiriti più audaci ed intima nemica dei vili che in lei vedono sé stessi, il proprio animo e, in definitiva, i propri fantasmi. La notte che maschera delitti ed atti osceni ma che, come sul palco del più luminoso teatro parigino, mette a nudo le cicatrici di anime maligne.
In uno di questi oscuri viottoli si erge, di spalle all’insegna della più malfamata osteria del sobborgo, un’ anima solitaria. Che pensa.
La luce fioca dipinge il suo corpo per così dire in chiaroscuro, specchio della sua anima, candida come la neve nell’odio misantropo e scura, nella mitezza, come la notte. E lui pensa. Figura grande. Il fumo della sigaretta accesa va ad oscurare la poca luce presente, tutti i suoi muscoli aspirano con odio e amore l’anima della sigaretta stessa che viene quasi disintegrata dalla potenza di una ferrea volontà. La storia della sua vita.
Lui non aveva mai avuto la necessità (che appartiene solo agli umani) di avere amici, ma aveva avuto il bisogno di avere sé stesso e si era convito che per raggiungere questa preziosa meta era vitale conoscere altre persone (per così dire, amici) e succhiare via a questi lo spirito. Del resto non aveva mai avuto grande stima degli esseri umani che considerava a lui inferiori, come inferiore era qualsiasi cosa cui un essere umano poteva dare vita. La solitudine era il pasto che preferiva consumare, la sua genialità l’orto che più amava coltivare.
Per raggiungere quella che ormai lui definiva per sé stesso “meta” era stato persino disposto ad umiliarsi andando in psicoterapia; così, grazie alla sua straordinaria intelligenza, aveva scoperto tutti i più intimi nascondigli del suo animo; e aveva rimosso gli altri, il mondo.
Tra le tante paure che aveva avuto da piccolo, molte erano scomparse grazie al suo cammino di uomo, ma ne era rimasta una. La morte. Non omnis moriar.
Scriveva storie intense, dipingeva quadri metafisici, musicava canzoni ermetiche. Ma si annoiava. Tutto gli riusciva così assolutamente bene che non aveva stimoli, era, in breve, intimamente distrutto e macellato dalla sua genialità e dalla sua perfezione. Dio solo sa quanto sia importante per l’uomo avere un nemico degno con cui confrontarsi, da superare, una volta superati da esso. Le persone comuni trovano “l’avversario” fuori di sé, dal momento che esistono individui in grado di sfidarli, di superarli, divenendo quindi stimoli; le persone divine, invece, non essendoci persone più elevate di loro, non vedono stimoli in altri ma solo ed unicamente in sé stesse, e si sfidano. A volte vincono ed altre perdono. Nel primo caso l’esito della battaglia è devastante: la vita, priva di mete, diviene insopportabile e pesante e, nello spirito, inizia a far capolino l’idea di non essere perfetti perché vinti e battuti da una forza che, raramente, si riconosce come propria. L’inconscio.
La sigaretta si consumava, come i ricordi della sua storia. Nessun nemico, nessun ostacolo ormai vede nella propria dissoluzione nel Tutto. Eroe per una notte. La luce, le tenebre, l’asfalto umido delle strade, il silenzio angoscioso, la triste musica in sottofondo, il leggero muoversi del mare, la puzza di rifiuti e il dolce profumo di salsedine, il sudore che gli bagna soavemente la pelle, gli occhi umidi, tutto lo porta verso la sua meta, l’ultima. Bisogna uccidere il nemico che l’ha battuto. Avverte il malvagio a fior di pelle è dentro di lui lo pervade. Serve un sacrificio, per batterlo. L’autodistruzione. L’angoscia non gli permette di respirare, i vestiti sono madidi di sudore. Il mare ora è più lontano, più distante, più in basso.
Come un amico, anche in lontananza fa sentire la sua voce, la sua opinione, il suo supporto. La sigaretta, ultima anima risucchiata, chiede supporto alla strada.
Per la prima volta nella sua vita soffre di solitudine ma....ecco....un pensiero gli tiene compagnia, tutte le anime di cui si è nutrito nella sua vita gli danno il loro supporto, e non lo fanno sentire solo.
Ora l’aria lo abbraccia, lo culla. Amica aria. Ora lo raccoglie l’acqua e lo bacia con le sue labbra salate. Ora, Nulla. Solo un grido, EGO.




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Autore Albero
orazio
Inviato: 20/8/2006 8:50  Aggiornato: 20/8/2006 8:50
Just popping in
Iscritto: 7/7/2006
Da:
Inviati: 11
 Re: Elucubrazioni di uno spirito poetico
Di nuovo ri-saluto tutti gli utenti del forum....volevo semplicemente, con questo scritto, rispondere alla "feroce" (!!!!!) critica mossami da dotterel. innanzitutto mi colpisce il fatto che una persona che si definisce "sostenitrice" del forum critichi in modo così pesante, e senza ironia, lo scritto di un "primino" ma del resto....il mondo è bello perchè è vario!!!!! cmq ognuno ha il diritto di scrivere ciò che pensa, perciò...non riesco a capire perchè la mia risposta tu l'abbia interpretata (facendo psicologia spicciola, a parer mio) come dimostrazione di perfezione del mio racconto, cercavo semplicemente di spiegarMI e di spiegarVI le sfumature che potevano esserci sotto, tutto qua, senza arroganza nè presunzione. accetto, e qui mi ripeto, tutte le critiche che, spero, mi saranno d'aiuto.
Tu dici che le sensazioni sono sempre le stesse (noia, solitudine, senso di superiorità), evidentemente le sensazioni nn possono essere telecomandate, perciò se sono queste le emozioni che i giovani sentono fanno bene ad esprimerle, per vincerle. il mio scritto non ti sembra dei più originali, dici, benissimo, ne prendo atto come prendo atto del commento di Alco o di Psiconauta...certo mi rende felice il fatto che lo scritto abbia suscitato l'interesse dei lettori. ho provato a descrivere le emozioni di un uomo non perchè sia più facile rispetto allo scrivere romanzi per cui è necessaria documentazione (più facile???????) ma semplicemente pechè mi piace quel tipo di scritto.
Ah a proposito, già che ci siamo...."tenebrosi raggi" è una figura retorica che si chiama "ossimoro"....
Spero mi delizierai con una critica ancora più "feroce" nel mio prossimo racconto, sempre che me lo pubblichino...del resto...con le critiche si cresce!!!
Ti saluto...

Rispondi Autore Inviato
 Re: Elucubrazioni di uno spirito poetico Lebeg 20/8/2006 10:57
 Re: Elucubrazioni di uno spirito poetico Alco99 26/8/2006 8:52
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