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Letture Incrociate - Racconti : La Stazione
Inviato da margheghi il 28/8/2006 8:43:49 (2091 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Il signor Ernesto Piovani era in anticipo per il treno che doveva portarlo a destinazione. La stazione brulicava di gente come fosse un formicaio. Chi guardava il pannello con gli orari delle partenze, chi quello degli arrivi. Chi sbuffava per il ritardo del treno, chi imprecava per il treno appena perso.La voce, una fredda voce femminile con grande noia e senza nessuna intonazione o accento annunciava gli arrivi, i ritardi, le partenze e i cambi di binario.



Faceva freddo. Era inverno. Era mattino e dalla grande volta di vetro e ferro filtrava una fredda e soffusa luce. Il signor Piovani decise di andare a sedersi ad un piccolo tavolino del bar della stazione per ingannare l’attesa. Ordinò un caffè. Si tolse il cappello in feltro grigio e lo appoggiò con cura sulla sedia vicina. Poi prese il giornale e cominciò a leggere. Era un uomo di circa 70 anni. Aveva famiglia, una moglie che amava infinitamente, due figli, un maschio ed una femmina, 3 nipoti, ed un cane. Insomma non era nulla di diverso dal normale padre di famiglia.

Era dovuto partire all’improvviso. Una mattina mentre usciva di casa per andare a fare la solita passeggiata, senza rendersene conto si ritrovò in fila allo sportello della biglietteria della stazione. Aveva seguito il terribile e irrefrenabile impulso di comprare un biglietto per Castelmonte, il suo paese di origine.
“Andata per l’11 febbraio, ritorno per il 13. Tutte e due con prenotazione, seconda classe, grazie” Chiese al bigliettaio
“Per l’andata non ci sono problemi, per il ritorno……non posso farle la prenotazione. Per il 13 febbraio è previsto uno sciopero nazionale. Se vuole possiamo cambiare data.” Rispose una voce gentile al di là del vetro di protezione
“No, devo assolutamente rientrare per quella data. Sa….. la famiglia. Vabbè, non importa la prenotazione, mi faccia però lo stesso il biglietto di ritorno. Cercherò di arrangiarmi in un modo o nell’altro” disse con tono rassegnato il Signor Piovani.
Pagò, ritirò i biglietti, li controllò e se ne andò.
Chissà perché gli era venuta quella voglia irrefrenabile di tornare al suo paesetto. In fondo non c’era più nessuno che lo aspettava. I suoi genitori erano morti anni prima. Sua sorella viveva a Roma, felicemente sposata e godeva di ottima salute. Lì era rimasta soltanto la vecchia zia Rosa, sorella di sua mamma. Ormai aveva più di 90 anni, non si era mai sposata. Era stata fidanzata da giovane, ma il ragazzo che amava non era mai tornato dalla Russia durante la seconda guerra mondiale. Era stato dato per disperso. Nessuno ne aveva mai trovato il corpo o una croce che potesse confermare il suo destino e così la vecchia zia Rosa aveva continuato a sperare e ad aspettare e nell’attesa i capelli le erano diventati bianchi e il viso si era coperto di rughe.

La sera del 10 febbraio, Ernesto Piovani rientrò a casa come suo solito dopo la passeggiata serale. Appese il cappotto grigio, appoggiò il cappello di feltro sul mobile in ingresso. Salutò la moglie e andò in camera a sistemare le sue cose per il viaggio. Preparò una piccola borsa. Non sapeva bene cosa gli sarebbe servito, certo sarebbe stato via poco. Due camice ed un ricambio di pantaloni più la biancheria potevano bastare. Gli venne in mente che forse doveva prenotare l’albergo, ma poi pensò che per due notti non ci sarebbe stato problema a trovare una stanza all’hotel Postiglione.

A cena come ormai da anni, erano solo lui e la moglie Anita. Un piatto di minestrone, un involtino e un’arancia. Questo era il tutto. Già si pregustava la deliziosa pasta fatta in casa tipica del suo paese, condita con il ragù di lepre e accompagnata da un sincero vino rosso.
Finita la cena. Nel silenzio delle parole, ma tra il rumore dei piatti e delle stoviglie che la moglie disponeva nella lavapiatti Ernesto Piovani andò in salotto a sedersi sulla sua solita poltrona con il solito giornale; era la solita serata. Poco dopo la moglie lo avrebbe raggiunto e avrebbero cominciato a chiacchierare della giornata appena trascorsa.

Il mattino successivo, svegliatosi di buon ora. Si preparò con cura, chiuse la piccolissima valigia, salutò la moglie, si mise il cappello, il cappotto prese i guanti ed uscì. Dalla strada si voltò solo un attimo a guardare la finestra aperta della camera da letto, come se volesse portare per quel viaggio questo ultimo ricordo.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Sphinx
Inviato: 28/8/2006 17:53  Aggiornato: 28/8/2006 17:54
Home away from home
Iscritto: 12/6/2005
Da: Firenze
Inviati: 570
 Re: La Stazione
Rischio di ripetermi, ma il commento che ti posso fare per questo racconto è molto simile a quello che ti scrissi per "La Penna".

Non ho niente da dire su come scrivi, a parte le solite piccole imprecisioni dovute alla solita poco attenta revisione (è un errore che faccio spesso pure io).

Non me ne volere, ma il finale non risulta molto ad effetto come vorresti. Già dalla seconda pagina si intuisce che l'uomo è morto e che se ne sta andando per sempre.

Una curiosità... Ti piacciono i treni? Anche questa storia finisce con un treno come la precendente.
Sto scherzando ovviamente.

A rileggerti.
margheghi
Inviato: 29/8/2006 7:40  Aggiornato: 29/8/2006 7:40
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La Stazione
....................se mi piacciono i treni?
Sono una pendolare, e così la maggior parte della mia vita dipende da quei vagoni e locomotori che si alternano tra puntualità e ritardi.

grazie comunque per il commento, ma il mio finale non voleva essere ad effetto nè tanto meno a sorpresa, purtroppo quel treno sappiamo tutti di doverlo prendere, l'unico problema è riuscire a capire l'orario di partenza per non dimenticare nulla e riuscire a fare tutto.
momo70
Inviato: 1/9/2006 17:22  Aggiornato: 1/9/2006 17:22
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: La Stazione
Nel complesso il racconto mi è piaciuto. Probabilmente molto conta il fatto di essere un pendolare.

Le scene nella stazione sono tutte belle. Devo dire che nelle descrizioni sei molto minuzioso, quasi maniacale. Il punto è che si dovrebbe trovare il modo di separare il necessario dal superfluo.

La scena di lui che rincorre l'immagine dei propri cari dai finistrini mi ha ricordato la scena finale del Dottor Zivago.
Mi è piaciuta l'ingenuità dei morti che ancora si credono vivi. Non capisco però come nelle ultime scene del racconto, solo il protagonista scopre la sua condizione, nel senso che gli altri ci si sono rassegnati da un pezzo.

L'introduzione mi piace, la parte centrale un po' prolissa, e l'epilogo è da film. Bello

alla prox - by Mo
margheghi
Inviato: 2/9/2006 11:38  Aggiornato: 2/9/2006 11:38
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La Stazione
Grazie, per il commento!
In effetti l'essere pendolare aiuta a capire quel mondo misterioso della stazione fatto di annunci, gente che corre, gente che aspetta e treni in partenza ed in arrivo.

Per rispondere alla tua domanda: non tutti sono coscienti di essere morti. Per esempio quel signore che cercava a tutti i costi di mettersi in contatto con la moglie e che non ci riusciva. Per quanto riguarda la rassegnazione.....alcuni ne sono più consapevoli degli altri, tutto qui.

a presto by Ma (se mi concedi il gioco)
yole33
Inviato: 8/9/2006 19:34  Aggiornato: 8/9/2006 19:34
Just popping in
Iscritto: 13/5/2005
Da: germany
Inviati: 4
 Re: La Stazione
Bello! mi piace il finale (anche se un po' triste), ma forse levigherei le descrizioni della parte centrale (ex la voce fredda femminile, le descrizioni troppo dettagliate della stazione...) che distraggono un po' dalla lettura. Nel complesso la struttura del racconto mi sembra ben organizzata.
A presto,
Yole
matemati
Inviato: 18/9/2006 20:48  Aggiornato: 18/9/2006 20:48
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: La Stazione
Più che buono!
Scritto in un bello stile pulito, con molta attenzione ai particolari, di cui nessuno superfluo: tutto concorre a creare l'ambientazione e l'atmosfera, prima realistica poi sempre più estraniata...ma non tanto da intuire il finale troppo presto, almeno io non me l'aspettavo (sarò duro )
Ben ritratto il protagonista, ti ci affezioni senza sapere esplicitamente niente del suo carattere, solo basandosi sulla sua descrizione e i suoi gesti.

Se vogliamo proprio correggere qualcosa:


Citazione:
una madre che teneva in braccio un bambino piccolissimo che salutava il marito


così sembra che il bambino saluti il marito

Citazione:
Non una parola si sentiva.


Frase un po' troppo "poetica" rispetto allo stile del resto.

E magari qualche revisione alla punteggiatura non guasterebbe.
Ma nel complesso, bene!
sciafab1974
Inviato: 20/9/2006 14:35  Aggiornato: 20/9/2006 14:35
Quite a regular
Iscritto: 20/9/2006
Da:
Inviati: 197
 Re: La Stazione
ho scelto questo racconto ma non sapevo che eri lo stesso autore della PENNA.

“La stazione brulicava di gente come fosse un formicaio”.
E’ un cliché, una figura vista e rivista… sembra che solo le formiche brulichino…

“una fredda voce femminile”
Avrei evitato l’aggettivo fredda… si ma come e’ fredda? Mostra il freddo.
E’ anche un cliché, facci caso le voci sono fredde-calde…

“Faceva freddo. Era inverno. Era mattino e dalla grande volta di vetro e ferro filtrava una fredda e soffusa luce. Il signor Piovani decise di andare a sedersi ad un piccolo tavolino del bar della stazione per ingannare l’attesa.”
Mostra.
Avrei detto:
Piovani infagottato nel suo cappotto anni 50 si infilò in un bar affollato, ordinò un cappuccino caldo che avrebbe sorseggiato nell’attesa del suo dannato treno. Avrebbe letto il giornale, se la confusione non l’avesse ostacolato.
(non ho detto che fa freddo, né che era inverno e ne che era mattina)

Tutto l’elenco delle parentele l’avrei evitato.
Il tema non mi è ben chiaro.
margheghi
Inviato: 20/9/2006 15:06  Aggiornato: 20/9/2006 15:09
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La Stazione
Ciao
ebbene sì confesso sono la donna dei cliché oltre a essere la stessa persona che ha scritto la Penna.............

Riguardo a questo racconto tengo conto delle tue osservazioni. Per quanto riguarda la voce fredda, è vero le voci sono sempre fredde o calde, ma quella degli annunci ferroviari è una voce meccanica, fredda, atona e asettica - dal momento che sono una pendolare ho ben in mente la sensazione che si prova ad ogni annuncio.
Mi permetto invece di sottolinerare che "tu" avresti detto in un modo diverso dal mio semplicemente perchè hai un altro stile e gli stili sono diversi perchè siamo tutti diversi.
Tu avresti messo cappotto anni '50, io no.
Il tuo caffè era affollato, quello del mio Signor Piovani, no.
La folla impediva all'anziano uomo di leggere il giornale.
Nel mio racconto no, solo una donna lo interrompeva.

Come ultima cosa per quanto riguarda il tema..........è molto semplice, è il classico vecchio tema, un CLICHE' diresti tu. E' il tema più caro all'uomo: la MORTE e la stazione altro non è che il luogo dove si ritrovano le anime prima di partire per il "non essere".
Se ti capita leggi, per me è uno dei libri più belli in assoluto, POEMA A FUMETTI di Buzzati, anche lì si parla di stazioni e di treni, come vedi nulla di nuovo.............solo il solito vecchio clichè.

Comunque grazie e spero tu non te la prenda per la mia risposta
daniel
Inviato: 20/9/2006 20:08  Aggiornato: 20/9/2006 20:08
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 28/6/2004
Da:
Inviati: 779
 Re: La Stazione
Bello.
Ben scritto.
Scorrevole.
Un paio di sviste che ti hanno già segnalato...
Complimenti.
Vincenzo68
Inviato: 2/10/2006 19:37  Aggiornato: 12/10/2006 17:09
Not too shy to talk
Iscritto: 21/9/2006
Da: Palermo
Inviati: 55
 Re: La Stazione
Mi piace!

C'è un giusto equilibrio, a parer mio, (parere di lettore e non di scrittore, chè non lo sono )
nelle descrizioni : nè troppo massicce nè troppo labili. Ho avuto la sensazione, leggendo
il tuo racconto, di essere lì, fisicamente, con il grande orologio della stazione, le cabine
telefoniche fuori uso, la fredda voce dell'impiegata nelle sale d'aspetto dove qualcuno si alza
e si allonta, o sbuffa, ad ogni avviso.

Anche i dialoghi e il personaggio del protagonista mi sembrano molto ben costruiti.
sono d'accordo con matemati : ti ci affezioni al protagonista.

E adesso, le cose che non mi sono piaciute. Ti faccio queste osservazioni, con lo
spirito di un amico al quale tu abbia dato il tuo manoscritto da leggere prima
della stesura definitiva.
E' il tipo di consigli e critiche che vorrei sentire, se fossi uno scrittore.
Penso che osservazioni generiche del tipo "è molto buono" o "dovresti sviluppare
meglio il tema" non servano a molto...

...Oh, m***a! Basta con le giustificazioni.

Trovo l'uso degli avverbi di modo, soprattùtto nei dialoghi, un pò fastidioso.
Qui :
"”Sono le dieci meno venti. Rispose lui gentilmente."
penso che starebbe meglio così :
"”Sono le dieci meno venti.” Rispose lui.".

Qui :
"Silenziosamente e compostamente presero ciascuno il proprio posto, ..."
addirittura due avverbi ( con quel "silenziosamente" che compare spesso lungo il
racconto ).

Intendiamoci, scrittori affermati ne fanno largo uso; altri non li usano
quasi mai. Io preferisco questi ultimi.

Infine, due cose che cambierei :

Qui :
"Poi vide una famiglia, una madre che teneva in braccio un bambino piccolissimo che salutava il marito."
Così :
"Poi vide una famiglia; una madre, teneva in braccio un bambino piccolissimo, salutava il marito."

e qui :
"Aveva ancora cinquanta minuti di attesa. Decise quindi di andare in sala di attesa."
così :
"Aveva ancora cinquanta minuti. Decise quindi di andare in sala di attesa."
La parola "attesa", ripetuta in un periodo così breve, mi sembra che stoni un pò.


Spero sinceramente ( argh!! un avverbio! ) di rileggerti presto.
Ciao
margheghi
Inviato: 3/10/2006 7:45  Aggiornato: 3/10/2006 7:45
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La Stazione
Ciao Vincenzo,

grazie per i commenti. Confesso che "l'avverbio" ha un grande ascendente su di me, tanto da non riuscirne a volte a farne a meno.

Cercherò - tenendo conto dei tuoi consigli di lettore/amico - di essere meno "avverbiosa" e "avverbante" la prossima volta.

ciao
rosalinda
Inviato: 12/10/2006 16:28  Aggiornato: 13/12/2006 17:02
Just can't stay away
Iscritto: 7/10/2006
Da:
Inviati: 324
 Re: La Stazione
Niente male,nell'insieme.
Anche se ne parli poco,ti resta in mente l'immagine della cena casalinga.
C'è qualche svista,qua e là,nulla che non si possa rivedere con maggiore attenzione.
Vincenzo68
Inviato: 12/10/2006 17:06  Aggiornato: 12/10/2006 17:06
Not too shy to talk
Iscritto: 21/9/2006
Da: Palermo
Inviati: 55
 Re: La Stazione
Ciao Rosalinda,

hai assolutamente ragione! Chiedo scusa a te e a tutti quanti per non esserci arrivato da solo.
Rimedio subito: inserirò degli asterischi al posto di quella brutta parola. Non la cancello del tutto altrimenti, chi non ha ancora letto questa discussione, rischierebbe di non capire questo tuo intervento.

Ciao e scusami ancora.
rosalinda
Inviato: 12/10/2006 17:23  Aggiornato: 13/12/2006 17:05
Just can't stay away
Iscritto: 7/10/2006
Da:
Inviati: 324
 Re: La Stazione
Ho registrato i commenti fatti a questo racconto e li ho trovati molto utili anche per me.
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