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Letture Incrociate - Racconti : Vento
Inviato da Dauferio il 9/6/2006 11:00:32 (1810 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Una giornata in fuga dall’ufficio, come quelle rare che riesco a ritagliare a fatica nella mole di lavoro che assedia la mia vita.




Il motore romba costante sulla strada solitaria di questo giorno di marzo baciato da un sole timido, quasi primaverile.
Ormai non manca molto per giungere alla piccola casa in riva al mare che il nonno costruì nel cinquantatré tra dune deserte, luogo una volta solitario ed ormai tale solo nei mesi più freddi dell’inverno.
Tutto intorno, di là della strada costiera, file interminabili di nuovi edifici hanno sconvolto l’aspetto naturale di quel tratto di terra.
Solo verso la spiaggia, verso il mare tutto è come un tempo.
Amo il mare d’inverno, i pensieri viaggiano nel vento, a cavallo delle onde scroscianti e scure, in un senso leggero d’abbandono mistico, che ricarica l’anima lacerata e stanca.
In un attimo parcheggio l’auto fuori del cancello, lo apro e dirigo il mio passo verso la panchina di pietra del giardino, immersa fra aiuole d’oleandri e palme, traboccanti d’infestanti e abbandonati all’oblio della stagione.
L’atmosfera è imbevuta di luce e di calore inatteso per questo periodo dell’anno.
Seduto in quell’angolo del giardino, ove si frange l’assalto del vento, tolgo la giacca e chiudo gli occhi; il pensiero si dissolve in uno spettro variopinto di sensazioni fisiche di liberazione.
I raggi sembrano arrivare diritti al cuore attraverso la barriera permeabile della mia pelle, il confine stellare fra me ed il resto dell’universo, fra il mio tempo e quello scandito dagli orologi atomici.
Respiro profondamente l’aria frizzante e intrisa di salsedine, con quel senso di profonda gratitudine per essere al mondo, che giunge, come un fremito d’ali di farfalla, da dietro lo stomaco ed è capace di liberare la mente e i suoi pensieri, in un volo radente sulla superficie del mare.
Guardo la spiaggia di sabbia bianca modellata dal vento, in una verginità ritrovata.
In lontananza, una sottile linea di denso fumo si alza dalla sommità di una torre.
La lieve risacca rompe un silenzio insostenibile. Il sole non da tregua, né la rada vegetazione offre riparo dalla calura. L’acqua sulla battigia riverbera come cristallo.
All’orizzonte, mare e cielo si fondono in un unico movimento, abbracciato dalle ali aperte di un gabbiano che veleggia solitario nella brezza marina.
Il sudore scivola sulla fronte, s’insinua tra le sopracciglia e brucia i miei occhi stanchi e consumati di luce.
L’armatura pesa, il cuoio delle cinghie scricchiola ad ogni passo ed il tintinnio del metallo si confonde col galoppo furioso del mio cuore in tumulto.
Un frisone dalla lunga criniera mi segue a testa bassa, impolverato e fiero.
Sono giorni che vago per questa terra arsa e solitaria.
Ho perso le ragioni del mio essere qui… il papa, il re e i miei doveri di vassallo …
Gravi e sussurrati si levano i richiami della mia terra, dall’altra parte del mare, ove scorrono allegri e freddi i torrenti di montagna ed il verde dei boschi si perde gradatamente nelle valli ondulanti di grano immaturo.
Dov’è il Dio, per cui tutto questo è stato compiuto? Rivedo lo sguardo di quelli che ho incontrato in questo viaggio in Terra Santa, quello di coloro che ho combattuto e hanno visto la loro fine disperata dipingersi nei miei occhi grigi.
No, non giungerò vicino alla torre, né rischierò un dardo dai suoi custodi, prima di essere giunto a Gerusalemme ed aver pregato sul Santo Sepolcro, per lavare tutto questo dolore. Il sangue lambisce ormai i basamenti del Tempio. E’ tempo che le spade rimangano nei foderi.
Il vento agita i capelli lunghi, venati di bianco che dal capo scoperto si poggiano ribelli sul mantello di lana sottile, riverso sulle spalle, dono di mia madre al tempo della partenza.
Ho giurato sull’anima di mio padre di tornare a rivedere i suoi occhi lucidi di pianto, prima che il suo tempo o il mio siano compiuti.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
margheghi
Inviato: 9/6/2006 12:26  Aggiornato: 9/6/2006 12:26
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: Vento
Torvaianica......posso dire solo questo. Torvaianica e il suo cavaliere crociato.

Bello! Anzi bellissimo!

Delicato e allo stesso tempo forte racconto denso di emozioni antiche....in poche parole sei tu.

a rileggerti in altri racconti (le tue poesie sono belle ma preferisco i racconti)

P.S. se posso fare un appunto -mi vendico dei tuoi appunti fatti a me - in italiano non si dovrebbe dire imbevuto ma imbibito!!!!! Chi sai tu mi ha sempre ripreso su questo............. tanto che ora io "imbibisco" i biscotti nel profumato e forte tè egiziano.
Mercuzio64
Inviato: 10/6/2006 9:56  Aggiornato: 10/6/2006 9:56
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 2/3/2004
Da: Forlì
Inviati: 261
 Re: Vento
Una splendida e leggera descrizione si cela in questo racconto ben scritto.
Non ho molti appunti da fare tranne uno, più che altro stilistico (oserei dire: giusto per un tocco di raffinatezza in più. Se mai servisse a questo bel testo).
Perchè non utilizzare un linguaggio più arcaico, più vicino a quei tempi là, che il protagonista descrive nel suo pensiero, piuttosto che il linguaggio contemporaneo che hai usato?
Secondo il mio modesto parere avrebbe dato quel tocco in più di originalità e di interesse per un racconto che, in fondo, non dice niente ma, nemmeno, ha bisogno di dire qualcosa.
Comunque sia: i miei complimenti!
Dauferio
Inviato: 10/6/2006 16:30  Aggiornato: 10/6/2006 16:30
Just popping in
Iscritto: 15/5/2006
Da: Roma
Inviati: 48
 Re: Vento
Ringrazio molto per i commenti, certamente accetto il suggerimento riguardo alla lingua. Ho un solo problema, che l'io narrante e' lo stesso che inizia il viaggio in epoca moderna, e cambiare il linguaggio, che peraltro non e' mai diretto (mi avrebbe consentito di seguire piu' facilmente il suggerimento), mi risulta ancora difficile e ho dovuto scegliere di continuare nello stesso modo. Comunque grazie tante per l'idea. Provero'
Sphinx
Inviato: 11/6/2006 9:34  Aggiornato: 11/6/2006 9:34
Home away from home
Iscritto: 12/6/2005
Da: Firenze
Inviati: 570
 Re: Vento
Come ti è già stato detto, il racconto in se non dice niente, e non lo deve dire. Si tratta della descrizione di un filo di pensieri. Per questo, ti dico che secondo me il linguaggio usato va bene così. Richiami troppo classicheggianti sarebbero fuori luogo nella testa di una persona del nostro tempo, anche sotto forma di pensiero.

A rileggerti.
faust
Inviato: 12/6/2006 9:48  Aggiornato: 12/6/2006 9:48
Home away from home
Iscritto: 8/8/2005
Da: l'isola che c'è
Inviati: 854
 Re: Vento
Bello! sono scivolata nel sogno del cavaliere cullata dalle onde di quest'atmosfera marina che hai reso veramente bene.Tutto ciò mi è molto familiare perchè quando vado al mare e mi distendo sulla sabbia mi succede spesso di seguire pensieri di terre lontane e di occhi mai incontrati...A rileggerti
Dauferio
Inviato: 15/6/2006 6:54  Aggiornato: 15/6/2006 6:54
Just popping in
Iscritto: 15/5/2006
Da: Roma
Inviati: 48
 Re: Vento
Grazie molte a tutti, per essere la prima volta che scrivo, sono contento di tutte le attenzioni che avete voluto dedicargli. Vi ringrazio molto tutti.
Lebeg
Inviato: 30/6/2006 11:24  Aggiornato: 30/6/2006 11:24
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: Vento
Racconto curioso, Dauferio, e mi fa piacere potertelo commentare.
L'ho trovato interessante in certi versi, ma devo farti notare alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso.
Ho trovato la parte iniziale un po' troppo prolissa e dispersiva, le frasi sono un poco ridondanti e finiscono con l'essere noiose. Adesso la sto esagerando, ma si ha questa sensazione di un'enorme descrizione che non finisce mai, e le descrizioni spesso diventano noiose se non sono, non dico bene, ma ottimamente giostrate.
Poi, ad un certo punto, è arrivato il cavaliere, e allora non ci ho capito assolutamente niente, ma quello è di base un problema mio. Però forse avrei messo un qualcosa di più preciso per far capire l'inizio di un sogno o di una catena di pensieri, che so, gli occhi che si appesantiscono, i contorni della realtà che vanno a farsi un giretto, roba del genere. Davvero, quando arrivi a parlare del papa eccetera ho avuto l'impressione di aver cliccato da qualche parte e aver aperto un altro racconto!
E in effetti anche nel sogno succede poco, o comunque niente di troppo emozionante, ma qui non voglio metterci il dito.
Ultimo appunto: a me personalissimamente dà un po' fastidio sentire le persone autodescriversi nei flussi di coscienza. Perché il protagonista doveva dirmi, ad un certo punto, che ha gli occhi grigi? Per lui il colore dei suoi occhi è un fatto straconosciuto, e non mi sembra opportuno che lo pensi e lo ripensi ogni volta che parla dei propri occhi. E' vero, noi lettori non lo sappiamo, ma forse non è così necessario saperlo.
E ad un certo punto scrivi dà (voce del verbo dare) senza l'accento.
In conclusione non vorrei sembrare brusco, l'idea è interessante, e tutto sommato un passaggio così repentino dalla realtà al sogno ci può stare, ma forse qualche revisione lo avrebbe reso più coerente e fruibile.

A rileggerti
Dauferio
Inviato: 2/7/2006 13:22  Aggiornato: 2/7/2006 13:22
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Iscritto: 15/5/2006
Da: Roma
Inviati: 48
 Re: Vento
Ti ringrazio molto per il tempo che hai potuto dedicare a questo primo scritto e per i suggerimenti che sei riuscito a porgermi. Sono sempre utilissimi.
Mi fa molto piacere quello che mi hai scritto, a parte l'errore di battitura che, nonostante la mia attenzione maniacale, e' sfuggito.
Nella descrizione iniziale ho tentato di portare con me il lettore per mano, in un susseguirsi di frasi brevi che potessero evocare un'immagine, senza stancare. Faro' quindi una maggiore attenzione acche' cio' non succeda.
Il fatto che, ad un certo punto tu non sapessi piu' dove ti trovavi, e' per me un complimento, era cio' che volevo, suscitare questo cortocircuito temporale senza avvisaglie...un sogno, un tunnel spazio temporale, una visione? Questo lo lascio interpretare liberamente al lettore.
Il colore degli occhi del protagonista non e' un puro autoriferimento, bensi' uno degli elementi che costruiscono un po', in modo tenue, il significato sotteso al racconto. Gia', un piccolo significato c'e', anche se non e' stato rilevato.
Il grigio degli occhi contrasta con quello scuro, nero, degli occhi della donna che incontra. Il bianco e il nero, il presunto bene e il presunto male, Jin e Yang, se vuoi, la vita e la morte, quella che il protagonista ha determinato nei suoi avversari. Nonostante l'elemento scuro degli occhi , della vesti, tutto sommato i colori della diversita'negativa, quella donna e' fonte di amore, consolazione, soccorso, tanto da far comprendere al cavaliere che la Gerusalemme dei Cieli non e' nelle torri da conquistare, nella violenza della conversione coatta(non solo religiosa), bensi' nell'amore che al di la' delle diversita' riusciamo a donarci, anche in gesti semplicissimi (l'acqua del pozzo). Ognuno di noi puo' essere un cavaliere, anche nella vita piu' anonima (il protagonista torna a casa per la cena). Spero che questo possa dare un'idea di cio' che ho desiderato dire in questo primo racconto. Ti ringrazio ancora molto e provero' a rivederlo.
orazio
Inviato: 7/7/2006 15:45  Aggiornato: 7/7/2006 15:45
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Iscritto: 7/7/2006
Da:
Inviati: 11
 Re: Vento
Mi piacerebbe, più che il contenuto, commentare lo stile di questo brano. scritto che potrei forse definire d'annunziano per la precisione e la squisitezza dei dettagli...bellissima la descrizione paesistica all'inizio. mi permetterei di fare un appunto, attenzione anche ai lettori! infatti una stesura troppo prolissa e sgargiante di particolari anche insignificanti (o anche troppo imbevuti di "concetti", che è poi la stessa cosa!) potrebbe risultare per i sovraccitati lettori pesante....comunque i miei complimenti più vivi!!!
angelopoeta
Inviato: 26/10/2006 19:13  Aggiornato: 26/10/2006 19:13
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Iscritto: 25/10/2006
Da: il Salento, mondo perfetto e soffocante
Inviati: 11
 Re: Vento
Bellissime le tue descrizioni: il mare, la sabbia, il rumore del metallo pesante nella calura di un sole impietoso...sensazioni evanescenti e fantastiche che si mescolano al ricordo di un sogno, impalpabile come il velo leggiadro che avvolge la tua donna del mistero, sorridente e dagli occhi profondi come l'amore...grazie delle emozioni che hai regalato alla mia anima arsa dalla calura insopportabile di una tristezza passata.
angelopoeta
Dauferio
Inviato: 7/2/2007 19:07  Aggiornato: 7/2/2007 19:07
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Iscritto: 15/5/2006
Da: Roma
Inviati: 48
 Re: Vento
Ti ringrazio molto, angelo
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