logo
 
OzBlogOz

Pubblicizza un corso o un concorso Vuoi pubblicizzare un corso di scrittura o di editoria o un concorso letterario su OZoz.it? Clicca qui!

Concorsi Letterari

Writers' Rooms



Pagina (1) 2 3 4 ... 6 »
Letture Incrociate - Racconti : In un racconto
Inviato da Abele_b il 13/10/2003 22:53:57 (3892 letture) Notizie dallo stesso autore


newsletter
Letture Incrociate - Racconti

MannaggiaqquestaqquelloalloloimpoalWalallallonfernodeglinfiernituoiconlarazzatutta,
mi apprestavo a rivolgere così parola a quell’oscurometto, piccolo ma con la faccia da adulto,che per vendermi chissacheccòsa,per Dinci per Diamine, mi aveva pestato un occhio di pernice situato pressappoco tra il parallelo e il meridiano tot e tot sull’emisfero quarto dito del piede destro. E son le prime miracolose parole che mi sono uscite fuori dalla cavità masticazionale,oggi e dopo ben 6 giorni. Parlo.Anche oggi,e dopo ben 6 giorni, c’è vita sulla terra ,passibile di testimonianza orale.

La mia(pur se per il biascichio prodotto dalla lingua,le orecchie stanno deducendo :forse ha dimenticato la protesi sul comò anche stamattina) ; tutt’è che ho voglia spesso di solitudine,e siccome lei ha punto di me voglia altrettanta, ogni volta che apro bocca, per parlare a qualcuno,del cui fatto sono timidissima,devo patire il dubbio che,per il troppo non parlare, mi si siano formate sgradevoli ragnatelucce ondeggianti a ogni gutturale,come lo shiva con ragni al posto delle mani.
Ma all’incirca una volta al mese mi dedico alla ricerca per le strade cittadine,di un orecchio gentile che si presti a contenere quanto ho accumulato dentro,come paziente teca di tradizioni orali.
E ogni volta mi scordo di assicurarmi che abbia indossato la dentiera,e ogni volta devo aver paura delle ragnatele.Mi affido allora al Caso.
Le parole sono uno strano tipo di segni, rimandano sempre a una certa qual parentela col mondo e con tutti i suoi uomini, anche quando si ha voglia affatto di solitudine,e dicono: qualcuno ha già provato ciò che io provo oggi,in questo momento- grande garanzia di umanità e continuità.Gli uomini sono parole;un giorno un dio -si racconta-trasformò la carne in verbo,e il caro verbo, così fatto fu.Poi,dopo lunghi secoli d’esercitazioni,vennero i quizzi sulla cultura , direttamente dall’America,e le parole somigliarono sempre più alla gente asfittica delle cinque e mezzo di pomeriggio,alle casalinghe con un sogno dimenticato nei cassetti deodorati di Lavanda Delle Beghine naftolm plus ,alle giacche degli uomini d’affari sporche di pensieri osceni di successo e di potere.
Le sette,le otto,questo ci vorrebbe ogni sera,quell’oretta bella tra le diciannove e le venti,ogni giorno,peccato non capitino tutte le sere,però il buon dio avrebbe potuto pensarci, con quest’equilibrio antientropico continuo che si ritrova al mondo,e paesi sviluppati e paesi sottosviluppati,e lavoratori e parassiti,,e uomo e donna e maschi e femmina e caos e ordine: avrebbe potuto inventarsi le sette e le otto gratis per tutti.
Essere donne mentre si invecchia dopo essere state a banchetto con la pazzia è una complicazione genetica di cui non ci si ricorda che in discesa,quando il presente sdrucciola senza più ritegno e il passato,alla fine,non si sa se sia stato un sogno o qualcosa di simile.Certo è che raccogliere i propri pezzi ogni mattino si fa sempre più faticoso,certo è che lo svanire delle tradizioni orali rende più difficile individuare i soggetti eventualmente prescelti alla destinazione delle mie memorie,forse ricordo troppo,e metto troppo poco la dentiera,ma in questo istante preciso,mentre porto a spasso le buste della spesa, dove sono i portaborse del presidente del consiglio, valà,di Lituania?e la mia amica d’infanzia Marichina dai 6 mariti?
Certo è che con questo caldo al mondo resteranno,e faccio per essere generosa,pochi lustri di vita.Poi partiranno tutti per le terre spaziali ,questi qua con la musica che entra dalle orecchie ed esce per le mandibole, questi qua che si credono di cambiare il mondo, assassini giovinastri di ogni età, ,fino ai settant’anni,meliussabbundàre,che ci risospingono ai margini del mondo,quelli che chiamano i giovini,che se ci pensavo io,fino a sei anni fa si che potevo ancora fargliela vedere,si…io..perché in fondo l’etàmmedia s’è allungata come il colesterolo nelle mie analisi,di anno in anno in anno che non ho più potuto mangiare melanzane sott’olio con lo zucchero a velo al mattino.
Fino a sei anni fa,facciamo otto và,ero ancora giovane,(e allora perché ho lasciato che mi fermassi?)
Ma adesso devo darmi pace,dottore dice,perché ho un’età,adesso si,ho un’età,e devo averne cura.
Da quando mi successe quella cosa ,sarà da allora che ho cominciato a non cambiare più le pile,a invecchiare.Ho un’età,io,e devo viverci dentro con agio.
“Frizzi lazzi e scorrerie lascio andar senza più ardore,chi vuol esser lieto sia!del doman non ho terrore”…




newslettertwittercalendarioforumpubblicità
Pagina (1) 2 3 4 ... 6 »
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
ozoz
Inviato: 14/10/2003 12:27  Aggiornato: 14/10/2003 12:27
Webmaster
Iscritto: 11/1/2003
Da:
Inviati: 3661
 Re: IN UN RACCONTO
Senza entrare nel merito della qualità del racconto (che non ho letto), ti consiglio di prestare più attenzione alle regole della dattilografia. Infatti, leggere un testo scritto come hai fatto tu è estremamente faticoso. La virgola e il punto devono essere seguiti da uno spazio (e non preceduti); dopo un rigo non può iniziare con la virgola; ci sono diversi righi saltati.
Cerca di rendere il racconto più leggibile e vedrai che ciò che hai scritto sarà più interessante
Ciao
Maurizio
Sjnkhro
Inviato: 15/10/2003 7:58  Aggiornato: 15/10/2003 7:58
Just popping in
Iscritto: 13/10/2003
Da: L'altra faccia del Pianeta delle Scimmie
Inviati: 18
 Re: IN UN RACCONTO
Citazione:
La vita è una scala ed ogni giorno un gradino solo l'ultimo giorno ti dice dove sei salito


Ciao, che psicologia e che soliloquio.
Mi accodo al pensiero espresso prima relativamente alla formattazione. Inevitabile espressione del momento di una pausa, d'un tutto d'un fiato, d'un contrasto. Espressi da una punteggiatura curata che, alla lunga, secondo il preciso stile di chi l'ha adoprata, ti arriva a far capire come che devi leggere ed interpretare.

A questo punto e solo a questo punto, ossia se il messaggio gli arriva puntuale, 'professionale' dirò: garanzia di certezza d'acquisire un sapere (altrimenti che ti legge a fare); informazione che, se non essenziale, almeno sia importante per la vita sua. E lo è la tua.
Peccato che, per 'la vecchia', così come per le due suore nere o la suora nera da sola, la scaramanzia indichi non la fortuna (a meno che non sia gobbuta), ma un pericolo.
La sua presenza, non piacevole e non garbata.

Io l'ho letto, ma, per farlo, come si diceva nel post precedente, ho fatto fatica.
Eppure la stoffa è chiara ed evidente.
Lo scorso fluido e l'enorme quantità di particolari, i pensieri e tutto quel che costruisce un mondo... sarebbe un capolavoro e potrebbe aprire gli occhi a molti che, pur non sapendolo, ugualmente si faranno vecchi (o vecchie) e avranno simil problemi della sorta di una dentiera mal messa (o addirittura dimenticata).

E credo, i veri problemi editoriali di cui si parla nel forum accanto, sian solo questi: pecche anche minime, sottili sperequazioni, crepe dello stile, non del tutto impeccabile. Ovvio che se uno è bravo e pure conosciuto ha colpito nel segno.

Ma ritengo impossibile sfugga un testo elaborato come si comanda (e la docente nel dedicato insegna, laureata ad hoc), all'attenzione pur superfiaciale dell'occhio redazionale.
Per poco che sia, un trafiletto, un'introduzione, poche righe quello cui arriva il manoscritto già le guarda. Anzi, professionista, s'accorge di tutto prima, almeno crede.
E come dargli torto. Se ha aiutato ad andare avanti una grande editoriale conservando il posto per decenni, magari, con i postulati indenni, della sua bravura.

Così, per tornare al testo, credo sia possibile, sfrondarlo dal principio di molto e ritrovarlo, in una forma adatta ad essere comunicata come 'vero messaggio', qualcosa di davvero importante che vuoi dire, non soliloquio da raccontare, incontinenza da non poter trattenere.

Cosa che deve necessariamente imparare a fare uno scrittore. Io non lo sono, come t'accorgi dall'inevitabile tendenza a far finire frasi e capitoli del testo in rima. Ma ci riuscirò lo stesso, magari con l'aiuto di qualcuno che mi critica a dovere, l'errore.

E.. un'ultima cosa. Il Finale. Qual'è?

Che sia un lieto fine no?
Se finisce male, a meno di essere dei drammaturghi (in questo caso non guardare me che ne ho paura e li sfuggo anche per strada se li riconosco) scade tutto ciò ch'è piaciuto prima.

Se invece no... si rivaluta. E prende a girare nei pensieri con immagini; rimugina, il lettore e apprezza e confronta con la vita sua per capire quanto può aplicare di ciò che gli è piaciuto (vedi, per questo valido esempio, Hesse, applica e non sbagli mai).

Un'altra, ultima parola ancora, questa volta nel mio campo meglio proprio, la scorrevolezza del testo.
Non è detto affatto che sia bello e scorevole un testo che dica facile quel che c'è da capire: come un professore che si sa spiegare.

Lui, che ha occhi da fissare e mani da seguire mentre muove lo scricchiolante, amato gesso alla lavagna, è un uomo. Che puoi amare e capire e seguire nei suoi giorni, tristi, neri.
E nei sorrisi, mesti o avari.
Oppure aperti, magari a te che gli hai dato soddisfazione senza più farti dimenticare.

Legato hai due vite con un filo che è quanto di più grande noi umani si possa sperare.

Un libro, invece, è il telefono con il quale, soltanto se sei bravo, hai l'impressione di parlare, da chissà quanto lontano, con l'autore.
Se vuole riceverti, ascoltarti... così potrai chiedergli della sua saggezza.

Non esiste un libro io credo, che non sia saggio. Resterà qualcosa di inedito. Così il tuo messaggio va visto in partenza, creduto grand'e vero fino in fondo ed allo definito col suo vero linguaggio.
Mai semplice, invero, raffinato, sottile, adatto all'occasione.
Seppure 'casual' che non sia 'sciatto'; vestito di panni da lavoro, come tanti oggi fanno, ma col look di moda.
Che altri tanti scambiano per la strizzatina d'occhio del potere.

E' sol la moda. E bisogna rientrare.

Essere 'eleganti'. Piacevoli allo sguardo e, allora, al gusto; al palato del lettore esigente.
Che non si perde niente, manco una virgola.

In breve. Abbiamo da credere di esserlo, dei veri autori di successo. E ad un passo quel che crediamo, dopo un poco davvero l'avveriamo. Succede.

E' la legge della vita. Se tu sai per certo, non mai sbagli o sbadigli. E vinci.

Ciao, se vuoi... una mano... il tuo testo m'interessa per un semplice motivo... del tutto vero. Fammi sapere

p.s. mi verrebbe un'ideuccia per chi ha voglia di lavorare un pò... oltre a commentare i testi degli altri che è interessante e positivo (ed insegna ad imparare dagli errori altrui come fosser miei), potremmo correggerci i testi, x chi ha tempo e voglia di farlo, a vicenda.
Copiandoli e ripostandoli.

Ditemi se vi piace. Magari qualcuno potrebbe vedersi corretto un testo e valutare quant'era buono... e adatto sol visto da un altro punto e così corretto e, diciamo, rifatto.

Una sorta di scrittura a quattromani, infine.
A dopo
Sjnkhro alias Leo
Abele_b
Inviato: 15/10/2003 8:41  Aggiornato: 15/10/2003 8:41
Just popping in
Iscritto: 13/10/2003
Da: Napoli
Inviati: 2
 Re: IN UN RACCONTO
Vi ringrazio per i commenti,sono stati entrambi oltremodo illuminanti...mi rendo conto che chi,leggendo il racconto,non abbia un pò di seria pazienza non riesce a capirci che poco,e questo,ovviamente,per la forma in cui è scritto.
Certo che non si può cominciare un rigo con un punto!!!Fatto è che,per la foga di sentirmi "letta",giudicata,indirizzata da persone che si sentono vicine la scrittura,non ho badato alla forma.Dovendo ridurre di molto il testo(per questioni di spazio indicate da ozblog),non l'ho "ripulito" di una punteggiatura "ereditata"dai righi che ho eliminato e non l'ho coronato di una sequenzialità che era contenuta in altri passaggi concettuali(eliminati),già senza dubbio coi loro difetti.
Il risultato è quest'ammasso indemoniato di parole e pensieri disordinati,e non solo perchè disordinato sia il personaggio di per sè,
ma perchè a questo suo sano,naturale disordine è andato ad aggiungersi un disordine non voluto,che mi è sfuggito di mano.
Risultato:disordine al quadrato.
Me ne sono resa conto appena ho visto il racconto pubblicato sul sito,ahiahiahi.
Ok,adesso vi mando il testo integrale....
(sto scherzando)
Grazie ancora,i vostri consigli mi saranno utilissimi per curare il "racconto lungo".
Ehm...un'ultima cosa.
Per leggere il finale bisogna concentrarsi sulle immagini...e se proprio non l'ho chiarito...non è drammatico.
A meno che i personaggi non l'abbiano cambiato dall'interno,senza far niente sapere alla sottoscritta.
baol70
Inviato: 23/10/2005 11:30  Aggiornato: 23/10/2005 11:30
Just popping in
Iscritto: 21/10/2005
Da:
Inviati: 7
 in un racconto
Mi associo ai commenti letti, per ciò che riguarda un uso più proprio della punteggiatura. Immagino che alcuni punti e virgole siano scappate via al momento dell’invio, come leggo dalla replica e per ciò posso capirti e darti solidarietà letterariaJ.
Per il resto poiché la scrittura per quanto mi riguarda è anche e a volte soprattutto istinto, talvolta lo sgrammaticamento ordinato invece che caos porta ordine.
Trovo diverse soluzioni all’interno molto interessanti, empaticamente comprensibili e anche stilisticamente apprezzabili. Sarà che per la sua natura il testo, ritengo, si propone di stimolare e non di racchiudere in inizio e fine una propria presa di posizione narrativa e filosofica tout court. Ove fosse nel segno tale mia opinione, in ciò con me è riuscito in pieno.
Amo meno ridondanze, e meno arzigogoli, quindi ho trovato difficoltà e qualche dubbio in merito al valore. Ma ciò ovviamente questa più che critica è considerazione meramente personale.
In ogni caso apprezzo una serie di rimandi continui, di nascosti riferimenti ad autobus che passano di frequente nelle vie dell’ordinario pensare e perchè no, scrivere.
Insomma, migliorabile, ma decisamente godibile.
Jackalex
Inviato: 15/3/2008 13:26  Aggiornato: 15/3/2008 13:26
Just popping in
Iscritto: 14/3/2008
Da: Dintorni di Varese
Inviati: 12
 Re: In un racconto
Sicuramente l'ho trovato difficile da leggere ma vista la tua spiegazione ne capisco ora il motivo.
Stupendo, la follia innocente che si nasconde tra le parole mi ha commosso, il finale mi ha lasciato un gusto agrodolce in bocca, quasi una madre che culla il figlio che non rivedrà più.
Login
Nome utente:

Password:


Hai perso la password?

Registrati ora!

Newsletter

Se vuoi ricevere la segnalazione di 1.000 bandi di concorsi letterari l'anno, iscriviti alle nostre newsletter Corsi&Concorsi!


Novità
  O  I  S 
Iscritti0025
Oggi · Ieri · Settimana

Utenti Online 49 utente(i) online (10 utente(i) in Notizie)

Iscritti: 0
Utenti anonimi: 49

Altro...

Membri Membri:
Oggi: 0
Ieri: 2
Totale: 5458
Ultimi: PasqualeSe

Utenti Online:
Ospiti : 49
Membri : 0
Totale: 49
Lista Utenti [Popup]

Link sponsorizzati

© 1999-2017 OZoz.it