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Letture Incrociate - Racconti : La barbabietola
Inviato da Rovaris il 28/4/2006 8:04:32 (1933 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti



Tutto gli parve divino; i suoi discorsi erano ritenuti interessanti e prodigiosi da quella nuova, impalpabile compagna ed egli
udiva finalmente dentro di sé una potenza carismatica e una gioia di vivere che mai aveva conosciuto. Vespri ed aurore si susseguivano audacemente trascinati da una furia veemente, pensieri fermentavano all’occorrenza e restavano immoti nella necessità di riposo. Il mondo correva freneticamente, impazzito, tante minuscole particelle lo abitavano e viaggiavano impazzite scontrandosi l’una contro l’altra per screzi, giunterie, sudiciume; si urtavano, si scontravano, si odiavano. Ma in compagnia di Solitudine un’astrazione benevola e sacrosanta lo rassicurava, lo purificava. Spesso sedeva sulla nera pelle del suo divano nel colmante intento di giungere ad una ambitissima pienezza d’animo; ore ed ore, gocce dissolte ma, meraviglia, soavemente. La vita non divenne felicità, ma benessere; perpetua perlustrazione all’interno del proprio animo, con il preciso fine di renderlo voluttuosamente limpido. Ci fu poi un lampo ( come in ogni trama un lampo sconvolge, meraviglia, accoppa). D’ un tratto, come ogni storia d’amore, quella relazione divina cessò. La sua seguace dea ( Oh Solitudine! Maestà! Porpora e pece! Vita e morte! Pace e guerra!) smise di accondiscere alle sue volontà (troppo amore duole!) e la sua presenza divenne un tagliente frammento di ambascia e disperazione. L’uomo divenne mesto; all’interno della sua casa udiva spiritelli beffardi, rumoreggiavano, scutrettolavano nell’invisibile causando folate di vento sulla sua pelle, lo punzecchiavano sul volto malignamente. Ogni rumore era terrore, quella solitudine liberatoria era ora terrore intrappolante. Spesso pregava per scacciare via quei demoni che lo facevano impazzire ( quella pazzia maledetta ma inebriante e voluttuosa), inviavano segnali provocanti, accusatori, surreali. La polvere sul comò, fitte allo stomaco, cenere impertinente, la scadenza degli yogurt nel frigo; opera loro, demoni infami. Lo tormentavano (ma pazzia era fomite di tormento). Un giorno un ortaggio, una comune barbabietola, fu intravista al di sotto del divano, mentre il nostro uomo tentava di raccogliere imponderabili pulviscoli(Follia! Puntigliosa follia!). Era d’un colore obbrobrioso, resa marcia da anni e anni di secreto ristoro( tre anni prima gli era caduta dalle mani mentre giocherellava e si era poi dimenticato di raccoglierla). Ebbene era ora inviata da fantasmi esiziali; era una premonizione, un dannato simbolo di sventura. Vagolò in preda ad un panico intriso di una potenza spezza- fiato; si rinchiuse a chiave nel bagno, chiuse veementemente tutte le serrande per non lasciare entrare alcun raggio di luce vitale. Angoscia però lo avvinghiava a sé, lo torturava con spietatezza lancinante. Istintivamente ( ancora lui l’istinto) prese a correre incessantemente, prima sui dieci metri quadri del suo bagno, poi per casa, infine sfidò la porta ed uscì sospinto da un vile coraggio. Il contatto con la luce del sole fu liberatorio, rilassante. Gli parve di scovare un lieve conforto, un’àncora di salvataggio nell’asfalto bagnato, nel postino immerso tra le sue carte, nell’insegna del bar vicino la sua casa. Decise di prendere l’automobile per depurarsi ulteriormente da ogni traccia di follia tramite una evanescente altalena distrazione- rilassamento; imboccò la statale con fare sollevato, sempre più distante dalle presenze oscure della sua casa e dalla sua presunta ex compagna Solitudine ( anche se era al suo fianco e ghignava di gusto). Caso o forse Destino compì però un maldestro atto, produsse un tragico dipinto;
le vetture sulla strada erano numerose e procedevano con lentezza, il sole dopo la pioggia pareva proiettare raggi umidi e soffocanti. L’uomo apprese a sorpassare, come nuovamente integrato in vita. Due auto furono sorpassate, poi fu la volta di un autocarro. Infine (fine!) dinanzi a sé trovò un camion ma non potette sorpassarlo in quanto nel pieno di una curva. L’uomo immerso in una
curiosa distrazione tentò di comprendere il materiale trasportato; il verde era preponderante, pareva un grosso carico di ortaggi. Rimirò sospinto da un brivido di tensione e infine capì…barbabietole. Quei vituperati demoni l’avevano seguito anche al di fuori di quelle quattro mura, lo tormentavano turgide di liquido oscuro di presagio, volevano la sua fine! Volevano il suo addio! Volevano punirlo per aver tentato quella grottesca astrazione, per aver sposato solitudine! L’uomo fu assalito da un orrore mortuario, il suo animo si contorse in un tremito di disperazione. Doveva sorpassare quel camion ( sotto consiglio dell’istinto), doveva farlo per lasciarsi dietro quei diavoletti, quelle rotonde verdure, quelle presaghe beffe. Erano impregnate di morte quelle barbabietole, soltanto fuggendo poteva evitarla. Sorpassò il camion ad elevatissima velocità ma la curva fu spietata. Le due vetture si scontrarono, l’urto fu devastante; le anime congedarono i corpi. Un aereo guidato da tre diabolici esseri di nome Solitudine, Istinto e Sole,volò sulla scena. C’era un uomo morto immerso tra centinaia di barbabietole. I tre piloti sghignazzarono felicemente.




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Autore Albero
faust
Inviato: 28/4/2006 13:48  Aggiornato: 28/4/2006 13:48
Home away from home
Iscritto: 8/8/2005
Da: l'isola che c'è
Inviati: 854
 Re: La barbabietola
Complimenti! Il tuo racconto ha un buon ritmo ed è ricco di particolari. Riesci a rendere bene il dialogo del protagonista con il suo mondo interiore. Peccato che non si sia servito di Solitudine per trovare le forze per affrontare una nuova vita priva dei fantasmi del passato.
A rileggerti
Sphinx
Inviato: 29/4/2006 8:48  Aggiornato: 29/4/2006 8:48
Home away from home
Iscritto: 12/6/2005
Da: Firenze
Inviati: 570
 Re: La barbabietola
Non so come dirtelo, ma questo brano, pieno com'è di vocaboli volutamente vetusti, mi ha fatto sganasciare.
Soprattutto il modo soave in cui descrivi la non soave pulizia delle cavità nasali...

In sintesi... pura follia.

A rileggerti
Lebeg
Inviato: 2/5/2006 23:03  Aggiornato: 2/5/2006 23:29
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: La barbabietola
Ciao Rovaris.

Ho trovato la lettura del tuo racconto un'esperienza prostrante. Non so che metodo hai usato per trovare delle parole così complicate, non so come accidenti hai trovato "scutrettolare", non so come io faccia ad essere così ignorante insomma.
Mi dispiace essere così duro, ma il tuo racconto è veramente troppo pesante, grava micidialmente sulle spossate mie spalle arcuate.
Già dopo la prima pagina, vedi che ce ne sono altre due e dici "oddio, e io come ci arrivo alla fine???".
L'idea delle barbabietole è abbastanza ben congegnata, ma così tutto quanto si appesantisce, si appesantisce veramente troppo, ed è un peccato.
Il mio consiglio spassionato è quello di avvicinarti un po' di più al lettore, sfrondare il testo da tutti quegli arcaismi e vedere cosa puoi cavarne fuori.
Mi ero preparato una serie di appunti più specifici, ma andando avanti con la lettura mi sono accorto che avrei scritto una decina di pagine di commento. Se davvero (ma davvero davvero) ci tieni posso scriverteli comunque, ma sono assolutamente non-necessari

A rileggerti
dotterel
Inviato: 4/5/2006 11:19  Aggiornato: 4/5/2006 11:33
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 25/10/2004
Da: Montopoli di Sabina
Inviati: 792
 Re: La barbabietola
Divido lo stile dalla trama. Il tuo stile e' molto personale, e' incisivo e al tempo stesso crei delle belle immagini al confine con la poesia. In certi punti trasporti il lettore dove vuoi tu senza fatica. Alcune riflessioni, come quella sull'amicizia, potrebbero essere interessanti se sviluppate ulteriormente.
Il limite del tuo racconto secondo me sta nella tematica, che nonostante l'idea originale della barbabietola e una discreta dose di lirismo nel finale, e' trita e ritrita. Nello specifico sembra che le persone giovani siano fissate con
1) il senso di alienazione dagli altri, ma senza che nel racconto si scavi minimamente sul perche' il protagonista e' diverso dagli altri. Perche', ad esempio, non critica anche lui allegramente l'amico assente, pur facendo parte di un gruppo di persone la cui sensibilita' e' relativa. Perche' non si e' scelto un gruppo di amici diverso se lui e' superiore?
2) il rifugio nella solitudine, ma non si sa come faccia il protagonista ad ottenerla e percio' a non lavorare ma campare lo stesso, ne' si sa se i parenti si chiedano che fine ha fatto, insomma una situazione avulsa dalla realta'
3) la morte violenta
Ora, se ci pensi, questo tipo di racconto e' il piu' facile da scrivere, ma solo apparentemente, perche' chi scrive attinge alla propria esperienza e non ha bisogno di documentarsi con impegno su niente, e forse per questo e' tra i piu' trattati. Ma poniamo anche che tu sia l'unico a scriverne. Se una persona diventa pazza e poi si uccide, la complessita' dei suoi pensieri e delle sue contraddizioni emotive non sono facilmente individuabili e per rendere il racconto verosimile, ma anche interessante, occorre tanta maestria e anche molto scavo, molta conoscenza dell'animo umano. Cio' che tu scrivi sembra una spiegazione razionale di fatti che razionali non sono. Gli eventi si snodano in maniera trppo semplicistica: esce, vede il camion di barbabietole, immagina gli spiritelli, supera, muore. Non si puo' parlare di una morte, di un suicidio, in termini cosi' leggeri, perche' e' un evento rarissimo nei giovani e non puo' semplicemente scaturire dalla disillusione di una persona riguardo all'amicizia o al rapporto con la sua ragazza, senno' meta' della popolazione si ammazzerebbe. Cosi' com'e' scritto il lettore e' costretto ad accettare che il protagonista si uccide, ma non ha appreso un granche' sul fenomeno del suicidio e sui misteri dell'animo umano.
Dopo aver detto tutto questo penso che tu abbia comunque del talento, forse soprattutto poetico, non so se scrivi anche poesia. E penso che lavorando molto potresti produrre cose belle. Hai una buona padronanza della lingua e si avverte il gusto che hai per la scelta dei vocaboli e la costruzione delle frasi, e sarebbe un peccato che le tue potenzialita' e l'evidente passione che hai andassero sprecate. Non ultima tra le tue qualita' riesci a fare un'operazione difficilissima, cioe' descrivere senza annoiare, come fai nell'incipit e a proposito della ragazza.
Ciao ciao, spero di leggere altre cose tue in futuro
margheghi
Inviato: 10/5/2006 12:55  Aggiornato: 10/5/2006 12:55
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La barbabietola
Ciao,
che dire.....è sempre difficile commentare qualcosa scritto da altri soprattutto quando non si è nessuno.
A me il tuo racconto è piaciuto. Mi è piaciuto l'inizio, la fine ed il crescendo del senso di ansia. Per certi aspetti è quasi claustrofobico, lui prigioniero del suo sentire. Bella e originale anche l'idea della barbabietola abbandonata e dimenticata.
Se devo fare un appunto, i "vocaboli" desueti e troppo ricercati rallentano e a volte interrompono il fluire sempre più incalzante del racconto.
Spero di leggerti presto nuovamente
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